venerdì 28 marzo 2008

Altre piattaforme al largo di Ortona. Vogliono estrarre petrolio e lasciare inquinamento.

Il Centro Oli che l'Eni vorrebbe impiantare ad Ortona, praticamente uguale a quello già da anni in funzione a Viggiano, con i danni che i cittadini di quel territorio subiscono e raccontano, è stato per il momento fermato. Almeno fino al 31 dicembre prossimo.
E' stato fermato per ora il petrolchimico, ma si nota l'intensificarsi delle estrazioni petrolifere, specie in mare. Proprio al largo di Ortona, sono partite le estrazioni di petrolio, con piattaforme semisommergibili. Ed ora solo al largo di Ortona se ne contano 7 di piattaforme.

Nuove fonti di inquinamento si vanno ad aggiungere, come spiega la professoressa dell'Università dello stato della California, Maria Rita D'Orsogna nel suo blog, dovute alla normale attività estrattiva. Sostanze inquinanti delle quali la normale attività di estrazione non può fare a meno di utilizzare e la cui composizione chimica, è guarda caso segreta.
Così come è apparso evidente che dietro la sospenzione delle attività di realizzazione del petrolchimico dell'Eni, vi erano motivazione elettorali, altrettanto evidente è la scelta politica di ridurre l'Abruzzo a regione da sfruttare energeticamente.
Non è un caso che al largo della costa abruzzere già da tempo di estragga petrolio e gas e che le intenzioni vadano verso l'incremento della produzione, oltre che nella realizzazione di nuovi e devastanti progetti (vedi articolo de L'Espresso).
Una scelta politica silenziosa, strisciante e meschina che ridurrà quella che oggi è chiamata Regione Verde d'Europa, a regione colonizzata. Perchè le risorse energetiche estratte faranno i profitti dei colonizzatori come l'Eni, mentre quando non sarà più conveniente lo sfruttamento del territorio, lo abbandoneranno lasciandosi alle spalle aree ridotte a deserti. Lasceranno cioè in eredità agli abitanti, terre dove non sarà più possibile fare alcuna attività e dove gli unici dati in incremento, saranno quelli relativi a malattie ed inquinamento.


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Da domani i candidati politici la finiranno di dare i numeri

Ultime ore di divulgazione di sondaggi elettorali e poi ... poi non si sa bene cosa dovremo stare a sentire, di questa scialba campagna elettorale. Infatti la legge n. 28 del 2000 vieta, nei quindici giorni precedenti la data delle votazioni di rendere pubblici o, comunque, diffondere i risultati di sondaggi demoscopici sull'esito delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori.
Il divieto vale ovviamente anche per tutti i sondaggi effettuati prima dei quindici giorni che precedono il voto. Per cui non potranno più essere divulgati i dati della caterva di sondaggi commissionati.

I nostri politici la finiranno di dare i numeri a loro esclusivo uso e consumo, finalizzati alla mera tattica politica. Solo che dubito che si potrà cominciare ad ascoltare qualche proposta concreta per il futuro governo. Non sono sicuro che da domani si comincerà a parlare ed a confrontarsi sui programmi. Non mi aspetto dibattiti tra due o più candidati, che entreranno finalmente nel merito delle cose, evitando i soliti slogan propagandistici.
Da domani mi aspetto un'ulteriore caduta di stile della campagna elettorale, maggiori volgarità, offese da prime pagine, unici metodi per riempire il buco nero della politica. E quando si avrà l'occasione di alzare il livello del dibattito politico, la si perderà quell'occasione a favore della sterile propaganda.
E se questo è ciò che ci aspetta, credo proprio che sarò costretto a rimpiangere quel dare i numeri dei candidati politici. Vuol dire che mi accontenterò delle estrazioni del lotto.


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venerdì 21 marzo 2008

Basta con le discriminazioni, firma anche tu la proposta di legge promossa da Anmic

[Dall'ottimo blog Il Vaso di Pandora della brava Tisbe, copio e divulgo questa importante iniziativa, che mi vede aderire con convinzione]

Cari amici blogger, vi chiedo un aiuto per mettere fine ad una discriminazione che dura da troppo tempo. Vi chiedo di diffondere l'iniziativa di cui parlerò in questo post e di firmare voi stessi.
L'Anmic è un'associazione che sostiene, con grande professionalità ed interesse, gli invalidi civili con assistenza legale, consulenza interpretazioni leggi, assistenza compilazione domande... e tanti altri servizi.
Ebbene la Anmic ha avanzato una proposta di Legge di iniziativa popolare per equiparare le pensioni degli invalidi civili alle pensioni minime.



FIRMA ANCHE TU, COME FARE:
L’ANMIC ha avviato un’importante iniziativa legislativa popolare per l’incremento delle pensioni e degli assegni degli invalidi civili.
Se vuoi aderire alla raccolta delle firme promossa dalla nostra Associazione devi rivolgerti alla sede ANMIC della tua provincia.
Ti saranno indicati giorni ed orari in cui recarti presso le nostre sedi, portando con te il documento di identità.
Confidiamo nel tuo sostegno e nella tua collaborazione.
SCARICA IL FILE IN F.to WORD DI TUTTE LE SEDI DOVE POTER FIRMARE


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Secondo Berlusconi si muore sul lavoro per colpe delle vittime. All'indecenza non c'è mai fine!

"Bisogna andare nella direzione dell'informazione, della prevenzione e della formazione: è quello il grande lavoro che si deve fare, anche perchè molti incidenti capitano per un comportamento colpevole degli interessati". Lo ha detto Silvio Berlusconi, parlando alla platea degli invalidi e dei mutilati sul lavoro, a proposito della sicurezza sul lavoro. "Su questo io credo dovremmo veramente metterci d'accordo - ha aggiunto Berlusconi - su come per certi lavori stabilire delle attività formative obbligatorie"
[fonte www.apcom.net]

Capito? 1300 morti l'anno, oltre un milioni di infortuni, di cui centinaia di migliaia invalidanti in modo permanente, sono in tanti casi provocati da comportamenti colpevoli, non delle aziende che non fanno prevenzione, e nemmeno dei datori di lavoro che risparmiano in dispositivi di protezione.

Secondo il Berlusconi-pensiero quegli infortuni e quelle morti sono spesso causa di comportamenti colpevoli delle vittime. Per questo, lo psiconano è "convinto che non si debba andare nella direzione della repressione".
Certo che se i colpevoli delle morti sul lavoro sono le vittime stesse, diventa difficile fare repressione. Ma è oltremodo strano sentire parlare in questi termini, uno che vorrebbe ripulire le strade, da ogni cosa che possa turbare il senso di sicurezza degli italiani. E chissà perchè, la repressione prende sempre e solo la strada, che porta dritti a colpire i più deboli, mentre si ferma quando ha di fronte un potere forte. Anche in questo caso. Di fronte alle evidenti mancanze da parte delle imprese (parte forte in causa nella tragica guerra quotidiana del lavoro) nella tutela dell'integrità fisica dei lavoratori, la spada della repressione deve fermarsi.
Certamente, affinchè possa realizzarsi una reale ed efficace lotta agli infortuni sul lavoro, si deve percorrere la strada della prevenzione in primo luogo e della formazione ed informazione dei lavoratori. Solo che prevenzione, formazione ed informazione sono obblighi in carico alle aziende, ma guarda caso, proprio su questi elementi le imprese sono spesso inadempienti. Non si capisce allora, a chi si rivolga Berlusconi quando invoca la necessità di svolgere quelle attività.
Si capiscono invece chiaramente, le intenzioni dello psiconano, visto che il senso delle sue parole può essere riassunto in tre elementi: 1) le cause delle morti sul lavoro sono da ricercare nei comportamenti delle vittime; perciò 2) nessuna azione di repressione verso le aziende, che non hanno colpe e conseguente depenalizzazione degli inadempimenti; 3) fare prevenzione, formazione ed informazione, ma non a carico delle aziende.
Le solite argomentazioni di chi vuole continuare indisturbato, a fare profitti sulle spalle dei lavoratori e troppo spesso anche sulla loro pelle.


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mercoledì 19 marzo 2008

Fini e Veltroni fanno a gara di altruismo ... e di ipocrisia!

Di programmi per il prossimo governo è bene non parlare. D'altronde, è cosa nota, gli impegni presi dal PD e dal PdL sono molto simili tra loro ed antrambi rispecchiano le richieste di Confindustria, elencate dall'ex presidente dell'associazione degli industriale Luca Cordero di Montezemolo.
E allora meglio puntare su altro, per convincere la massa di indecisi, che sembrano essere in numero molto maggiore rispetto alle precedenti elezioni. E su cosa puntare? Niente di più semplice di buttarsi su sul vecchio e mai sorpassato, facile populismo.

Così, mentre Veltroni intrattiene la piazza di Varese con i suoi "ma anche" e con richiami al patto operai-imprenditori (sic!), Fini lo chiama ipocrita, perchè «Veltroni propone di ridurre l'indennità ai parlamentari», ma lui, Veltroni, a «52 anni percepisce una pensione di 5.216 euro netti al mese». Veltroni non manca ovviamente di replicare che «Fini ha perso un'occasione per stare zitto. Avevo chiesto di poter rifiutare quei soldi ma non è possibile. Così li ho spesi nelle cose in cui credo».
E allora, via con la corsa alla candidatura di migliore benefattore. Veltroni si candida a leader dei mecenati per avere «dato 100.000 euro in beneficenza». Ma è incalzato dal caritatevole Fini, che ha detta del suo entourage «guadagnando il doppio del segretario del Pd avrà certamente contribuito con cifre doppie delle sue ad aiutare chi è meno fortunato».
Mi chiedo se questi due personaggi politici, discutendo delle loro facili pensioni e dei loro lauti compensi, si rendano conto di quanto percepisce mediamente un pensionato o di quale sia lo stipendio ed il salario della stragrande maggioranza dei lavoratori in Italia. E neppure credo si rendano conto, i due politicanti, che quelle pensioni e quegli stipendi e salari generalmente percepiti, non bastano a condurre una vita dignitosa.
Mentre Fini e Veltroni si lanciano frecciate sulle loro pensioni, in Italia ci sono migliaia di pensionati che cercano di calmare i morsi della fame rovistando nella spazzatura.
Questi due politicanti, anzichè fare a gara in un presunto campionato italiano di filantropia, farebbero bene a rileggersi i loro programmi, dove la parola "pensione" è nominata una volta sola in quello del PdL e mai in quello del PD. Mentre le parole stipendio o salario mai sono citate nel programma del PdL ed una volta sola in quello del PD. Uno pari ... palla al centro. La sfida può continuare, ma gli spalti si stanno svuotando!


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martedì 18 marzo 2008

La Chiesa non schiera ... dovrà essere la politica a schierarsi con la Chiesa

I vescovi italiani sottolineano di non schierarsi con alcun partito politico ma chiedono «agli elettori cattolici, ai candidati cattolici e ai futuri eletti di richiamarsi ai valori fondamentali della Chiesa» e tra questi «la difesa della vita» e la tutela della famiglia tradizionale. Se il voto spesso si orienta sulle «urgenze del quotidiano», per i credenti - ha detto Betori - «le urgenze vanno sempre proiettate su un orizzonte di grandi valori». [fonte www.corriere.it]

Ah ... bene. Meno male che la CEI non si schiera apertamente a fovore di questo o quel partito politico. Certo che in caso contrario sarebbe stata una evidente ingerenza, nella vita politica italiana, da parte dei vescovi.

Ora, i vescovi cattolici, non si schierano più. Dicono di tenersi lontani dalla vita politica italiana. Dicono i vescovi, di non volere interferire nelle scelte che investono la vita pubblica e la sfera privata dei cittadini italiani. Loro, i vescovi, se ne staranno buoni a predicare di cose religiose. E mentre loro penseranno ai valori cattolici, dovranno essere i partiti politici a schierarsi con la CEI. Non dovranno interferire, i politici cattolici, nella definizione della scala dei valori, che sarebbe una grave invadenza della politica nella sfera religiosa. Dovranno, i politici cattolici, richiamarsi ai valori fondamentali della Chiesa ed accettarli, senza discutere.
Soprattutto, senza discutere di famiglia tradizionale, fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna, che attraverso consueti e ben codificati rapporti sessuali e possibilmente senza godere troppo, concepiscono una o più volte. Ed ogni volta, si consideri vita ogni spermatozoo impiantato in un ovulo e lo si porti alla nascita. Non importa se quella che potrà diventare vita autonoma sarà voluta oppure no, se potrà realmente godere di una vita o non ne avrà la possibilità, se sarà frutto di un amore o meno. Qualla che potrà diventare una vita autonoma, dovrà per forza essere accettata all'interno della famiglia tradizionale, che deve per forza essere fondata sul matrimonio.
Ma a questi valori cattolici, i politici italiani dovranno richiamarsi da soli, senza aiuti da parte della Chiesa. Perchè la Chiesa non schiera, altrimenti sarebbe una evidente ingerenza nelle scelte politiche di uno Stato laico. (sic!)


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I giochi olimpici oscureranno la repressione

Come in ogni azione di repressione da parte di un determinato potere, anche per la vicenda tibetana di questi giorni, è in corso una vera e propria propaganda. Così, mentre il Dalai Lama accusa il governo cinese di compiere un «genocidio culturale», il primo ministro cinese parla di rivoltosi che hanno compiuto «saccheggi e incendi» ed hanno ucciso «in modo estremamente crudele cittadini innocenti». Intanto il governo cinese ha ora propibito l'accesso internet al sito Youtube, dopo che in rete sono comparsi diversi filamti amatoriali sulla repressione cinese in Tibet.
Rimane la certezza di una violenta e sistematica violezione dei diritti umani nei confrotni dei Tibetani, per le quali in questi giorni si elevano indignazioni da più parti. Ma alzi la mano chi conosce reali e concrete manifestazioni di protesta o presa di posizioni da parte di governi o altri centri di potere, che non siano semplici parole di condanna.

Nessuno di quei potentati che si mettono in fila per esprimere a turno parole di condanna, hanno mai fatto notare un'incrinazione nei rapporti politici ed economici con la Cina. Non è conveniente visto che, seppure si notano rallentamenti nell'economia cinese, rimane pur sempre un mercato da continuare a sfruttare. Dove poter importare prodotti per una popolazione molto numerosa; dove poter impiantare ancora per un po' fabbriche con mano d'opera a basso costo; dove quest'anno si svolgeranno le olimpiadi, fonte di guadagno per diversi poteri economici.
Sembra infatti siano stati spesi, per i prossimi giochi olimpici, circa 37 miliardi di dollari e di più ne frutteranno, secondo le stime. E' difficile allora immaginare un boicottaggio delle prossime olimpiadi. Potrebbe darsi che qualche atleta, spinto da personali convinzioni, decida non partecipare, ma resterebbe un caso isolato, che produrrebbe al più un piccolo spazio nei giornali o un accenno in qualche TG, per poi finire dimenticato il giorno successivo. Mentre un'azione di boicottaggio, per avere effetti concreti, dovrebbe partire dai comitati olimpici nazionali ed internazionali; dai governi; dalle federazioni sportive.
Possiamo stare pur certi che ciò non avverrà ed allora assistiamo oggi alle solite, ipocrite, insensate, inutili e nemmeno troppo dure parole di condanna verso la repressione cinese nei confronti dei tibetani; tra qualche mese, quando tutto sarà già dimenticato o scientemente oscurato, ci sarà concesso di goderci i giochi olimpici all'insegna del "volemose tanto bene", animati da penetrante spirito decoubertiniano.
Possiamo essere certi, che quell'evento non sarà disturbato dal fruscìo di tonache arancioni, che si muovono in corteo sulle strade; tantomeno dallo scoppio dei fucili della repressione cinese.




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lunedì 17 marzo 2008

La famiglia secondo le convinzioni di un clericofascita

Chissà, forse Cirrapico, ex(?)fascista dell'ultima ora e candidato nelle file del PdL, se la sarà presa con lo psiconano, che pochi giorni fa aveva detto che il Ciarra è un candidato tra altri mille e che perciò conta come il due di coppe, quando la briscola è bastoni. Oppure no. Certamente il Ciarra è proprio così, clerico-fascista mai pentito, estimatore di Almirante e Benedetto XVI, sua stella polare.
Rimane il fatto che l'editore, imprenditore, pluricondannato, candidato del PdL Ciarrapico, ha rilasciato questa intervista esclusiva concessa a Petrus, quotidiano on line sul pontificato di Benedetto XVI, nella quale definisce ciarpame ogni unione che non sia vincolata da un matrimonio.

La famiglia tradizionale che il clericofascista Ciarrapico probabilmente intende, unica secondo lo stesso ad elevarsi dal ciarpame, sarebbe formata da un uomo ed una donna, uniti in matrimonio davanti ad un altare, con il marito che lavora mentre la donna accudisce la casa ed alleva la prole, rigorosamente numerosa e possibilmente di sesso maschile.
Il fascista Ciarrapico, deve avere dimenticato di staccare qualche pagina dal calendario, non essendosi accorto che le famiglie hanno assunto nel tempo varie forme: ristrette ed allargate, etero ed omosessuali, miste. Una varietà di nuclei familiari che ha probabilmente contribuito ad una crescità culturale, fondata sulla conoscenza ed accettazione delle diversità.
Considero pericolose certe affermazioni, già sentite in altri termini forse con meno volgarità ed aggressività, non credo che si possa pretendere da un personaggio come Ciarrapico, un'apertura verso altre culture, verso diversi modi di intendere la famiglia, men che meno un'accettazione di altri modi di vivere la sessualità diversi da quelli lui considerati. Ma allo stesso tempo, non credo che possano essere accettate lezioni di moralità su questi temi (ma probabilmente nemmeno su altri), da un personaggio condannato in via definitiva per sfruttamento di lavoro minorile.


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La forza di un sorriso contro il neuroblastoma

Con questo post, manifesto la mia adesione ad una bella iniziativa ideata da Comicomix ed intitolata "Un sorriso lungo un anno". L'iniziativa è nobile e si prefigge di sostenere la lotta al neuroblastoma, un tumore dell'infanzia che rappresenta la prima causa di morte in età pediatrica.
Bel titolo per una grande iniziativa, che ricorda il valore di un sorriso.

Non delle fragorose risate che ormai troppo spesso, si sentono grasse per inutili volgarità. Questa iniziativa richiama al valore di un sorriso, come gesto semplice di comunicazione, di confronto e di apertura agli altri. Un gesto semplice di cui si sente la mancanza e sempre più la necessità e di cui dovremmo tornare ad impararne la spontaneità.
Un gesto semplice ma pieno di significato, il sorriso, la cui forza non saprei descrivere meglio di come ha fatto, uno dei miei poeti preferiti.


Il tuo sorriso
Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

Pablo Neruda


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Quel polipone di don Calogero Marollo vuol colpire ancora ...

[dal blog semidiceviprima, ricevo questa ottima segnalazione. Uno scoop non smentibile, che sono lieto di pubblicare]

SEMPRE a FRECA’ E STRILLA’?

Di C.I.A. non c’è una sola. C’è anche una C.I.A. Consorzio Imprese Abruzzesi che è un Consorzio con attività esterna con sede ad Ortona. Ha come oggetto sociale l’acquisizione di lavori e forniture nel settore dell’energia e si prefigge lo scopo di creare una struttura dinamica in grado di offrire servizi globali in relazione agli investimenti che la società Eni divisione Agip e’ in procinto di sviluppare nel Centro Sud d’Italia ex settore DORT ORPR etc.

In altri termini: anche il Centro Oli!! La costituzione è lontana ,il 2002;il Fondo consortile è modesto: € 10.000. Ma indovinate chi c’è tra le imprese componenti il consorzio(sono 10 in totale)? La SMI e la Marrollo Costruzioni. E sapete chi c’è tra gli amministratori? Come Vice Presidente Canci Francesco Paolo,fido di Calogero Marrollo; come consigliere lo stesso Calogero Marrollo. Cioè l’ineffabile Presidente della Confidustria Abruzzese che si è molto risentito della perimetrazione della costa teatina. Forse qualche piccola ragione può avanzarla. Lui esterna come Presidente della Confindustria. Ma non sarà che alza la voce perché - alla faccia dei codici etici di Confindustria - ci sono SUOI affari che vengono meno? Come BuySell insegna, lui non si fa mancare niente. SEMPRE a FRECA’ E STRILLA’?

P.S.: sull’ultimo numero dell’Espresso nel servizio sui finanziamenti ai partiti per il 2006 e 2007, a parte le generose dotazioni di Toto, non può sfuggire che Bluserena SpA Montesilvano (PE) ha finanziato mezzo mondo politico abruzzese (ex DS e ex Margherita,in primis). Voi direte che c’è di strano? Credo che i Maresca di Bluserena SpA abbiano anche corposi interessi nella sanità abruzzese…




Qui il resto del post


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venerdì 14 marzo 2008

Marrollo contro i vincoli naturalistici sul Parco Nazionale della Costa Teatina



[Vasto (CH) - Punta Aderci Uno degli scorci più belli del Parco Nazionale della Costa Teatina]

E' dovuto solo passare un po' di tempo. Solo pochi giorni e le prime, dure critiche alla legge regionale che ha sospeso, fino al 31 dicembre 2008, ogni rilascio di autorizzazioni a costruire nuovi insediamenti industriali insalubri di prima classe, sono puntualmente arrivate.
A dire il vero, c'era da aspettarsi anche da chi potessero arrivare. Da chi ha maggiori interessi anche all'insediamento del Centro Oli dell'Eni: la parte padronale. Infatti, la legge regionale sospende di fatto anche ogni iniziativa intesa a costruire il petrolchimico.

Ed in particolare, ad attaccare la legge regionale è, manco a dirlo Calogero Riccardo Marrollo, presidente di Confindustria Abruzzo.
In sostanza Marrollo dice che la legge blocca lo sviluppo della regione. Poichè di fatto sono sospese le autorizzazioni per l’insediamento di nuove industrie insalubri classificate di prima classe, c'è da chiedersi cosa intenda per sviluppo Marrollo e l'Associazione da lui presieduta.
Evidentemente, come ci hanno abituato gli industriali, per sviluppo deve intendersi incremento del profitto, nel modo più facile e più rapido. Che questo sviluppo passi per la distruzione di un territorio e per l'azzeramento del diritto alla salute dei cittadini, poco importa.
E' evidente anche, che oltre al modello di sviluppo finora adottato, chi detiene le redini del sistema produttivo non ha voglia di andare. Un sistema produttivo che sfrutta fino ad esaurirla, ogni risorsa disponibile.
Solo ragionando con la logica padronale, si possono considerare dannosi dei limiti imposti per legge, con il fine di proteggere un'area di elevato pregio ambientale, come quello del Parco Nazionale della Costa Teatina.


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La campagna elettorale come una partita di poker

Un continuo show, questa campagna elettorale 2008. Colpi di scena a ripetizione e rilanci, come si stesse giocando una partita di poker.
Da quando è praticamente partita la campagna elettorale, non è stato altro che un susseguirsi di inseguimenti al sensazionalismo.
Veltroni lancia il PD che corre da solo alle prossime elezioni, Berlusconi crea il PdL partito unico della destra. Poi il PD non corre più da solo e il PdL non è un partito unico.
Allora Veltroni realizza un programma, snello e di pochi punti e Berlusconi dice di essere stato copiato (a dire il vero, sembra avere ragione). Veltroni comincia a girare in pullman e Berlusconi tira fuori 200 camper.

E avanti con la stessa logica, quando si parla di candidature: uno Colaninno, l'altro la Brambilla; uno il generale Del Vecchio, l'altro l'ex generale Speciale; uno Achielle Serra, l'altro Scelli.
Solo che non basta, i colpi di scena delle candidature possono cominciare ad annoiare ed allora bisogna inventarsi altro e diventa lecito anche riabilitare il fascismo e qualche camerata.
Discorsi? Pochi, elaborati tra offese lanciate da una parte all'altra. Fini è una valletta e uno sguattero. Veltroni come Hudini ma anche Zelig e via discorrendo.
Ma in sostanza, nella cabina elettorale, come andremo a scegliere? Sulla base di cosa? Quali sono i programmi con i quali i candidati dei due maggiori partiti, si candidano a governare? Sono stati pubblicati, poco diffusi e meno ancora discussi. Forse perchè tanto simili, da sembrare scritti dalle stesse mani ed entrambi molto vicini al decalogo di Confindustria.
Forse per questo nè al PD, nè al PdL, conviene discutere di programmi. Però almeno ogni tanto se ne può parlare, o farne parlare. Ed a questo ci ha pensato Berlusconi, quando ha stracciato il programma del PD.
Non riesco ad attribuire meriti allo psiconano. Ma uno, per una volta, bisogna riconoscerglielo: è stato l'unico che, in un modo o nell'altro, ha fatto parlare di programmi elettorali.
Poveri noi!


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Se vuoi migliorare la tua vita da precario, devi prostituire la tua vita. Parola dello psiconano.

Silvio Berlusconi, ospite ieri sera al Tg2, risponde con una battuta alla domanda di una giovane studentessa. La ragazza si rivolge al Cavaliere per chiedere come il Pdl intende aiutare le giovani coppie chevogliono mettere su famiglia senza un posto fisso. «Io, da padre - ha risposto Berlusconi sorridendo - le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere; e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere».
(fonte RaiNews24)

Hanno destato sconcerto queste parole dello psiconano. Perchè evidenziano una lontananza della politica dalla realtà. E' vero, quanta poca considerazione, per la drammaticità di una vita da precari. Quanta poca consapevolezza, delle difficoltà quotidiane che un precario è costretto ad affrontare, da cui molte volte rimane irrimediabilmente sconfitto.
Ma in un certo senso ed anche se involontariamente, Berlusconi ha descritto perfettamente la realtà di una vita precaria.

Cosa ha detto in sostanza lo psiconano? Volendo decifrare quelle parole, Berlusconi ha praticamente detto alla ragazza, che il mercato del lavoro è questo: precario, sottopagato, sfruttato e buttato via quando non serve più. Un lavoro usa e getta, che bene si adatta alla nostra epoca di consumismo sfrenato. Il mercato questo esige e questo bisogna dargli, modificarlo è impossibile e poi lo psiconano, ovviamente non ha alcuna voglia di cambiarlo questo sistema.
E allora qual è il rimedio secondo Berlusconi? Vendersi, anzi, sverdersi. A chi? Ovvio, ad uno che ha disponibilità di denaro. Svendere la propria vita o la propria professionalità. Svendere i propri progetti di vita ed i sogni di un futuro diverso. Rinunciare ai propri bisogni di persona libera ed indipendente, abbandonadosi alla potenza economica di qualcun'altro.
Non è forse questo ciò che già avviene? Nel sistema di produzione attuale, i lavoratori non sono forse già costretti a svendersi? Non sono forse già costretti i lavoratori, a "prostituire" la propria vita a chi può permettersela, cioè ai padroni?

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giovedì 13 marzo 2008

Lavoro senza valore e persone svuotate della dignità

Il lavoro continua a fare vittime.
A Chivasso Antonio Stramandinoli, manutentore di 37 anni, muore colpito al petto da un grosso pistone del macchinario sul quale stava intervennendo.
A Torino, Luigi Roca, operaio di 39 anni, si toglie la vita dopo il mancato rinnovo del contratto. Ha lasciato alla moglie ed ai due figli una lettera, nella quale dice: «Sono triste perché mi sono stati tolti il lavoro e la mia dignità, perdonatemi».
Altre centinaia di persone muoiono ogni anno di lavoro, nel silenzio generale e nell'anonimato. Sono i morti per malattie professionali, quelle che colpiscono silenziosamente, dopo anni di duro lavoro esposto ad un rischio. E' il caso, ad esempio, dei morti di tumore per esposizione all'amianto.

Morti sul lavoro, per incidenti che possono essere evitati; morti di lavoro per esposizione, prolungata e continuativa ad agenti cangerogeni; morti per il lavoro che non c'è, o che c'è a determinate condizioni, ma non per tutti. Non per chi ad esempio è uscito dal mercato del lavoro ed è considerato, troppo vecchio per essere reinserito e troppo giovane per essere pensionato.
La parola lavoro distante dalla morte solo per una preposizione. Ad accomunare tutte quelle morti, è che sono causate dal lavoro. Dal lavoro organizzato solo per il profitto. Un lavoro che assume valore solo in quanto mezzo di accumulazione del capitale.
Il lavoro ancora considerato una merce e come tale, da usare, sfruttare, consumare e poi buttare via quando diventa inutile al profitto. Oggi, nell'epoca del consumismo, questo concetto viene esasperato ed allora il lavoro diventa un prodotto usa e getta. Ed avendo la caratteristica dell'usa e getta, è inutile investire su di esso.
Così diventa inutile investire nella protezione contro gli infortuni; inutile investire nella prevenzione contro i danni alla salute, provocati dall'esposizione ad un rischio lavorativo; inutile investire sulle professionalità, tanto oggi servono, domani chissà.
In questo sistema produttivo, la persona regredisce a contenitore della merce lavoro. L'uomo è svuotato della propria dignità. E quel vuoto lo uccide.

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mercoledì 12 marzo 2008

Aspettiamoci un Parlamento peggiore di quello precedente

Ha fatto parlare e tanto, la candidatura dell'editore Ciarrapico (tra le pubblicazioni quasi solo libri che inneggiano al fascismo), perchè non ha mai rinnegato il ventennio, salvo poi correzioni dell'ultima ora. Certo che ritengo pericolosa questa continua legittimazione di personaggi che, nel migliore dei casi non rinnegano il fascismo, in altri lo rimpiangono. Fatti di cronaca, che dovrebbero essere continuamente aggiornati, di vigliacche azioni di gruppi neofascisti, avvengono già quotidianamente.

Berlusconi considera la candidatura di Ciarrapico necessaria ed è ovvio a cosa la si ritiene necessaria: attrarre i voti de La Destra e simili, in un Lazio orientato a destra. In sostanza una candidatura "pubblicitaria" (ma per il caso specifico, si dovrebbe forse dire di propaganda).
In questo senso, quanto davvero è diverso il metodo del PD nella formazione delle liste elettorali? Secondo me, non molto.
Osservando come sono stati scelti i nomi per le liste elettorali, ma ascoltando quello che fino ad ora i leader di PD e PdL hanno avuto da dire, è evidente a mio parere una stessa filosofia propagandistica.
Certo che il sistema elettorale ha influenzato - e molto - i metodi, i programmi ed i nomi per questa campagna elettorale, che risulta sempre più orientata a scelte che hanno l'unico scopo di fare parlare. Una campagna elettorale condotta come fosse un continuo gossip.
A subirne le conseguenze saranno gli italiani, che si ritroveranno un Parlamento privo di personaggi in grado di orientare la politica verso le reali esigenze del Paese. Non che ultimamente l'Italia potesse vantare un gran numero di parlamentari dielevato spessore. Ma immagino il prossimo Parlamento, una delle peggiori rappresentazioni istituzionali della storia della Repubblica italiana.
Ci ritroveremo un Parlamento che sarà composto di rappresentanti di questo o quel leader di partito, di questo o quall'altro partito privo di ogni rappresentanza sociale, che faranno finta di farsi carico di programmi che volutamente richiamano ad una impossibile pace sociale. Certamente in questo Parlamento non siederanno deputati e senatori in grado di essere espressione della società italiana, notoriamente complessa e volutamente semplificata nelle gioco delle candidature.
Aspettiamoci qualcosa di peggio, di quanto ci stiamo lasciando alle spalle!

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Se 64 notti vi sembran poche, provate voi a lavorar

Linea dura di Confindustria sul decreto legislativo che il Governo sta preparando per esercitare la delega sui lavori usuranti (che scade il 31 marzo). Il provvedimento messo a punto dal ministero del Lavoro viene definito da Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria per le Relazioni industriali, «elettoralistico» nel suo tentativo di «far saltare il tetto al lavoro notturno».
«Affermare che rientri nel concetto di lavoro usurante anche chi fa 64 notti l'anno – aggiunge Bombassei – non ha alcun riscontro con i parametri che erano stati previsti dal Protocollo sul Welfare del luglio scorso».

(fonte www.ilsole24ore.com)

C'è da chiedersi fino a che punto un lavoratore debba essere spremuto, per meritarsi un giusto riposo, una giusta pensione.

E' evidente che il ragionamento di Bombassei, trova una logica solo se inserita in un'ambito puramente capitalistico, dove non si assume, per dato e certo, il primato del diritto alla salute ed a condizioni di lavoro umane. E' il profitto e l'accumulazione di capitale che segnano il passo e sono considerati prioritari su ogni altra considerazione.

Ormai diversi studi scientifici hanno determinato che il lavoro su turni genera danni alla salute. In particolare è stata riscontrata un'alta percentuale di casi di ipertensione arteriosa, in soggetti che svolgono lavoro a turni ed è stata osservata una stretta associazione tra lavoro a turni e malattie cardiovascolari. Inoltre, dallo studio delle costanti fisiologiche coinvolte dallo sfasamento dei ritmi circadiani è risultato come non sia possibile un adattamento completo dell'organismo allo sfasamento degli orari.
E poi, oltre allo stress fisico e psichico, esiste un fattore umano da non sottovalutare, quando si parla di lavoro organizzato su turni: la componente sociale. Il lavoro su turni costringe il lavoratore ad orari che non coincidono con quelli per i quali è organizzata la vita sociale. Il turnista è perciò costretto suo malgrado ad una condizione di solitudine forzata, accrescendo il suo disagio.

Ma nonostante tutto Confindustria continua a richiede il limite minimo di 80 turni notturni (quota praticamente impossibile da raggiungere), per considerare il lavoro usurante, altrimenti si esporrebbero «i conti pubblici a gravi rischi». Ovviamente, tutte le valutazioni padronali ricadono nell'ambito del mercato e del capitale, privando di ogni considerazione le condizioni di vita e di salute del lavoratore.
Ma d'altronde, cosa importa a Confindustria. Per i padroni, è la crescita economica che determina la grandezza di un Paese e la crescita la fanno le imprese, le quali hanno bisogno, per essere competitive, di maggiore produttività e di sfruttare al massimo gli impianti, di cui l'uomo è ormai solo un'appendice. Per questo l'uomo deve seguire il ciclo di produzione degli impianti e quindi secondo i padroni non può essergli riconosciuta una condizione usurante, prima del completo ammortamento. Dell'uomo, non della macchina.

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martedì 11 marzo 2008

Liberi di torturare. G.W. Bush segna ancora la sua presidenza

George W. Bush, è riuscito a segnare nuovamente la sua presidenza degli USA, continuando sulla scia dell'assoluto mancato rispetto delle dignità umana.
Questa volta, il presidente USA ha posto il suo veto alla proposta di legge del Senato americano, di limitare la tortura inflitta negli interrogatori condotti dalla Cia.
Attenzione: quella legge non avrebbe abolito queste pratiche inumane, ma ne avrebbe solo limitato il numero di quelle consentite e considerate "leggere". Tra queste figura il waterboarding (una simulazione di annegamento), considerata essenziale nell'attività di intelligence.
Secondo i sostenitori delle torture leggere, si tratterebbe di tecniche che non dovrebbero arrecare danni permanenti.

In realtà, i danni provocati dalle "torture leggere", sono del tutto simili ai danni da stress post traumatico, provocati alle vittime di torture fisiche. Queste considerazioni sono state le risultanze di uno studio condotto da Metin Basoglu del King’s College di Londra, pubblicato sull'Archives of General Psychiatry ed offerto a consultazione gratuita.

Questo veto dello sceriffo americano George W. Bush, dimostra quanta strada ancora rimane da fare, affinchè la dignità umana sia considerata un valore irrinuciabile, in ogni luogo della terra. Una nuova macchia si è aggiunta sull'amministrazione Bush, che ha deciso che per condurre la "guerra al Terrore", debba essere utilizzato qualsiasi metodo, compresi quelli che calpestano il rispetto per la dignità umana.
Ricordiamocelo, prima di sostenere un presunto alto valore morale dell'amministrazione americana, nella difesa della democrazia mondiale. Chi sostiene pratiche di tortura fisica o psichica, non può essere incluso nell'alveo della civiltà umana, nemmeno quando si tratta dell'imperatore americano George Walker Bush.

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lunedì 10 marzo 2008

Neocolonialismo dell'Eni

Nella puntata di Annozero del 6 marzo scorso, è andato in onda un reportage sul petrolio lucano. Più precisamente, sull'utilizzo che l'Eni ne sta facendo di quel petrolio.
In estrema sintesi, l'Eni è arrivata in Basilicata, ha trivellato il territorio con centinaia di pozzi per l'estrazione del prezioso minerale, ha impiantato a Viggiano un Centro oli, dove esegue la prima lavorazione del petrolio.
Per l'utilizzo di quel petrolio, l'Eni paga agli enti locali lucani, delle cosiddette royalties, cioè sborsa un tot per ogni barile estratto.
La Regione Basilicata, percepisce annualmente diversi milioni di euro dall'Eni, che ovviamente vanno a rimpinguare le casse regionali. Possono per questo ritenersi fortunati i lucani?

Viste le conseguenze di avere l'Eni in casa, la domanda assume la forma retorica e la risposta non può che essere: NO! Non sono affatto fortunati.
Diverse aree della Basilicata, risultano snaturate da trivellazioni che hanno irrimediabilmente danneggiato quei territori. Nei pressi di Viggiano, l'aria risulta praticamente irrespirabile, le emissioni prodotte dalla lavorazione del petrolio hanno contaminato i terreni circostanti e per questo, diverse famiglie hanno perso il proprio lavoro di contadini. Altre sono state costrette (o lo saranno a breve) a lasciare le proprie abitazioni, costruite con decenni di fatiche di lavoratori emigranti.
Intanto l'Eni continua industurbata le proprie attività, occupando nel proprio stabilimento non più di trenta persone, delle quali quasi nessuna del posto.
In estrema sintesi, l'Eni si è insediata in un territorio e ne sta succhiando le risorse. Altre possibili fonti di ricchezza, quali agricoltura, prodotti tipici, turismo, stanno lentamente venendo meno, a causa della distruzione del territorio. A fronte di tutto questo, gli enti locali della Basilicata, percepiscono dall'Eni il 7% dei proventi petroliferi. Inutile stare a valutare se quella è una percentuale alta o meno, perchè prima di tutto bisognerebbe stimare il valore di un territorio, al quale non credo possa essere assegnato un prezzo.
Tutto quanto stanno già vivendo gli amici lucani, è la prospettiva di un futuro che potrebbe toccare anche agli abruzzesi, se sulla costa di Ortona venisse realizzato un centro oli, praticamente identico a quello di Viggiano e sempre di proprietà Eni.
Anche alla regione Abruzzo spetterebbero delle royalties, ma anche in questo basterebbero a risarcire nemmeno una minima parte dello scippo di un territorio dall'elevato pregio naturalistico. Poi, quando tra quindici anni le riserve petrolifere abruzzesi saranno terminate, non resterà che un territorio ridotto ad un colabrodo, terreni contaminati, una costa distrutta ed una popolazione più povera ed ammalata (guarda questo "intervallo"). Mentre l'Eni avrà fatto grandi profitti.
Non so voi, ma io tutto questo lo chiamo colonialismo!

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Sembra che qualcuno stia utilizzando il mio voto. Ma ancora non so chi e come.

E' stato detto e ripetuto, che quella con la quale andremo (o non andremo) a votare, è una pessima legge elttorale. Una legge antidemocratica, definita una porcata dallo stesso ideatore, il senatore leghista Calderoli, cioè uno che non potrà essere ricordato come un difensore della democrazia e garante del pluralismo, visto che vorrebbe "vietare per legge il partito comunista" (sic!).
Una legge, si diceva, profondamente antidemocratica, innanzitutto perchè priva i cittadini della possibilità di decidere a chi assegnare la propria preferenza.
Ma nel corso di questa campagna elettorale appena iniziata, altre frasi e vicende, mi hanno fatto riflettere.

Tra queste vicende, certamente mi ha lasciato esterrefatto, quella che riguarda l'accordo tra PD e PdL, per fare decadere la par condicio e garantire maggiore visibilità alle forze politiche maggiori. Io, a quanto pare da perfetto ingenuo, ero convinto che la forza politica di un singolo partito, si potesse misurare solo dopo il 14 aprile, data delle elezioni e che democrazia volesse che ai nastri di partenza, tutti si potessero presentare sulla stessa linea. Non credevo che prima di quella data si potesse vantare una superiorità politica, visto che i consensi di ognuno dei partiti in lista, possono essere contati solo all'apertura delle urne.

Non sono da meno i richiami al voto utile per PD e PdL, giustificati con la presunzione che i partiti cosiddetti minori, saranno condannati all'opposizione. E come se fosse scontato che un partito che non si chiami PD o PdL, non possa in maniera assoluta aspirare al governo del Paese, si comportano anche giornali e TV. Ma io continuo a chiedermi chi abbia deciso che a governare sarà il PD oppure il PdL. Dipende da come gli italiani voteranno! Una frase, quest'ultima, che dovrebbe apparire scontata, ma davvero può essere considerata tale?

C'è anche una vicenda tutta interna al PD che mi ha lasciato a bocca aperta e riguarda la protesta radicale (e di Pannalla in particolare), dovuta al mancato impegno del PD di garantire 9 seggi ai radicali, - come invece promesso - , che dovranno accontentarsi di 6 seggi. Ora, chi garantisce che quei seggi saranno aggiudicati dal PD? Non dovrebbero essere gli elettori, con il proprio voto, a decretare chi debba se ad andare in Parlamento, dovrà essere uno candidato del PD o uno di un'altro schieramento? Ma questo non potrà che sapersi solo dopo il 14 aprile.

Tutte quste vicende, questi accordi politici, queste affermazioni e giochi tra partiti, vengono portati avanti come se il voto degli italiani non contasse niente. Tutto come se già fosse conosciuto l'esito delle elezioni. Tutto come se il 13 e 14 aprile prossimi, i cittadini italiani, altro non facessero che recarsi alle urne per replicare un decisione già presa.
Tutta la politica italiana, si muove come se qualcuno avesse già utilizzato il voto degli italiani, solo che ancora non è dato sapere chi l'abbia utilizzato e come. Per saperlo si dovrà aspettare il 14 aprile.

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venerdì 7 marzo 2008

Michele Fabiani: un anarchico in cattività

Navigando nella rete, mi sono imbattuto nella vicenda di Michele Fabiani, giovane anarchico si Spoleto, arrestato il 23 ottobre 2007 insieme ai quattro suoi amici Andrea Di Nucci, Dario Polinori, Damiano Corrias e Fabrizio Reali Roscini. Tutti arrestati nell'ambito della cosidetta "Operazione Brushwood" con l'accusa di far farte di una cellula anarco-insurrezionalista denominata COOP-FAI.
Qui riporto una lettera di Michele Fabiani, divulgata dal comitato 23 ottobre. Da diffondere quanto più e meglio si può!
Altre ed aggiornate informazioni, possono essere reperite anche in dal blog Liberate Michele Fabiani.

Sono Michele Fabiani, "detto Mec", come direbbero i giudici, eh eh. Vorrei che questo scritto girasse il più possibile, non so ancora se potrò fotocopiarlo o se dovrò ricopiarlo a mano per cercare di mandarlo il più possibile in giro. Dalla seconda media mi chiamano Mec perchè per spirito di contraddizione tifavo la Maclaren.... e così ho appena scoperto che di sfortune ne ho avute di 2 in 2 giorni: la macchina di Agnelli e Montezemolo vince i mondiali e io finisco in galera. Martedi 23 ottobre 5 brutti uomini (2 erano cosi' brutti che si sono messi il passamontagna) irrompevano in casa mia, la mettevano completamente sottosopra e mi arrestavano in base all'articolo 270bis (scritto dal ministro Rocco per Mussolini). I reati associativi come l'art. 270 bis e 270 permettono di arrestare qualcuno non per cio' che ha fatto, ma per come la pensa, perchè fa parte di qualche fantomatica associazione. Basti pensare che uno di noi 5, rinchiusi in isolamento giudiziario da quasi 4 giorni e da oggi in E.I.V., è accusato solo di aver fatto una scritta su un muro! Ci pensate? Tre volanti (a testa), i mitra, i passamontagna, la scorta aerea dell'elicottero, le telecamere, il carcere, l'isolamento, l'e.i.v., per una scritta su un muro! Sono poi stato portato alla caserma dei carabinieri di Spoleto e poi a quella di Perugia, infine da quella di Perugia al carcere. Il primo momento propriamente comico è stato il trasferimento tra la caserma di Perugia e il carcere: chi guidava la macchina, forse impressionato, si è sbagliato strada e abbiamo fatto 2 volte il giro intorno alla stazione ferroviaria. In carcere mi stanno trattando bene, non mi hanno mai toccato (in tutti i sensi, neanche per gli spostamenti). La cella è molto sporca, c'è un tavolo appeso al muro con un armadietto inchiodato ed un letto inchiodato per terra ed alla parete. Oggi è caduto l'isolamento e abbiamo anche la tv. Resta il divieto di comunicare tra noi, che è la cosa peggiore. Ho visto le immagini del TGR Umbria che eravate fuori durante gli interrogatori: eravate tanti! Sono stato tanto felice, purtroppo da dentro non vi abbiamo sentito. Ho risposto alle domande non perchè io riconosca un qualche valore alla magistratura, ma per il semplice motivo che nelle motivazioni del nostro arresto c'erano scritte talmente tante (omissis) che ho ritenuto importante contraddirle subito, pur senza essermi mai consultato con gli avvocati, per la corretta esposizione dei fatti, per la libertà di tutti noi. Talmente tante erano le falsità, le contraddizioni, gli errori grossolani che era di importanza strategica distruggerle immediatamente. Nessuno tema o si rallegri: io ero, sono e resto un prigioniero rivoluzionario. Lo ero, un prigioniero ed un rivoluzionario, anche prima di martedi: siamo tutti prigionieri, tutti i giorni. Quando ci alziamo la mattina per andare a lavorare, quando passiamo gli anni più belli della nostra vita sprecati su una macchina, quando facciamo spesa, quando non possiamo farlo perchè mancano i soldi, quando li buttiamo via i soldi per delle cazzate (vestiti, aperitivi, sigarette non c'è differenza) quando guardiamo la tv che ci fa il lavaggio del cervello, che cerca di terrorizzarci con morti, omicidi, rapine (quando in 15 anni gli omicidi sono diminuiti del 70%) così che noi possiamo chiedere piu' telecamere, piu' carceri, pene sicure, quando se c'è una pena davvero sicura a questo mondo è quella che incatena lo sfruttato alle sue condizioni. Io non ho mai detto "SONO UN UOMO LIBERO", in pochi possono dirlo senza presunzioni. Se io fossi un uomo libero, andrei tutti i giorni sulla cima del Monte Fionchi, in estate con le mucche e le pecore e in inverno con la neve, e dopo aver raggiunto faticosamente le cime...guardare a nord ovest, la valle Umbra o Valle Spoletino come si diceva una volta, poi a nord est la Valnerina e il Vettore quasi sempre liscio dietro, e poi via verso est tutti gli appennini che cominciano da lì, fino a sud dove ci sono quelle meravigliose foreste... E forse, ripensandoci, neanche lì sarei davvero libero. Perchè la valle Umbra è piena di cave, di capannoni, di fabbriche, di mostri che devono essere combattuti. Ma mancano gli eroi oggi mentre di mostri ce ne sono anche troppi. Quindi io non sono un uomo libero, il dominio non è organizzato per prevedere uomini liberi. Però sono un rivoluzionario, un prigioniero rivoluzionario. Io sapevo gia' di essere un prigioniero, prima che un giudice me lo dicesse. Certo, questa prigione è diversa da quella fuori: qui vedi tutti i giorni, in maniera limpida, simbolica e allo stesso tempo materiale quali sono i rapporti di forza del dominio; dove c'è chiaramente e distintamente l'uomo, con i suoi sogni, i suoi amori, il suo carattere, e il sistema, le sbarre, le catene, le telecamere, le guardie. Potremmo dire, ironicamente, che da un punto di vista politico-filosofico qui le cose sono piu' semplici: il sistema cerca di annientare l'individuo, l'individuo cerca di resistere. Ovviamente l'uomo qui sta peggio. E' inutile fare retorica. Dopo qualche giorno la gabbia te la trovi intorno alla testa, è come se avessero costruito un'altra piccola gabbietta, precisa precisa intorno alla tua testa. Con il cervello che ragiona ma non ha gli oggetti su cui ragionare, con la voglia incontenibile di parlare e non c'è nessuno, di correre e non c'è spazio, quando mi affaccio alla finestra vedo un muro con altre sbarre, non si vede un filo d'erba, una collina (neanche durante l'aria, che passo solo in una stanza piu' grande), fuori dalla tua gabbia c'è un altra gabbia. La mia paura è che questa sensazione mi rimanga anche quando esco. Che la lotta per non impazzire diventera' il fine della mia vita. Nel carcere "formale" l'uomo combatte contro se stesso, mentre nel mondo fuori il rivoluzionario deve combattere una guerra contro entita' oggettive. La mia paura è che ci si dimentichi di questi 2 livelli di scontro, che anche quando usciro' ci sarà questa gabbia intorno alla testa che mi ............ e mi dice di non prendere a calci la porta della cella e di mettermi ad urlare. Non solo l'uomo antropofizza il mondo, ma in galera l'uomo antropofizza anche se stesso: come distruggiamo le montagne, così qui distruggiamo la nostra mente, costruendo fantasmi contro cui scontrarci. Il rapporto è tutto mentale qui. E' di questo che voglio liberarmi, voglio uscire e continuare ad avere una capacità di analisi oggettiva della realtà. Qui questa capacità rischio di perderla. Mentre fuori, innaffiando un seme e facendo crescere una pianta, si ha un'interazione fisica con il mondo qui lo scontro è tutto psicologico. Lo scontro è fisico solo ad un primo livello, con i muri che non mi fanno uscire, ma in realtà la guerra è anche con i nostri fantasmi. I muri sono troppo materiali per essere reali. Sbagliano i marxisti quando riconducono tutto alla materia. La realtà è una sintesi in cui l'uomo colloca se stesso tra il mondo e le sue idee. In galera purtroppo questa sintesi è pericolosamente, patologicamente, troppo incentrata sulla mente. Ai compagni che scrivono che non trovano parole dico di trovarle queste parole che ne abbiamo troppo bisogno. Scriveteci a tutti e 5! Vorrei che qualcuno dicesse ad Erika che le mando un bacio.
Mec, Un anarchico in cattivita' 26/10/07"


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Niente paura padroni: in galera non ci finirete mai!

Montezemolo aveva detto: «Se il testo unico sulla sicurezza passa così com'è avremo l'ultimo atto di una sinistra demagogica», perchè «il provvedimento punta tutto e solo sull'inasprimento delle sanzioni». Il capo dei padroni, aveva detto di preferire prevenzione e formazione, rispetto alle sanzioni.
Detto, fatto. Il Governo ha approvato il Testo unico, modificando il previsto schema sanzionatorio ed alleggerendo le sanzioni stesse. Infatti, l’arresto scatta solo per il datore di lavoro che non abbia effettuato la valutazione dei rischi, in aziende ad alto rischio. Ma se il datore di lavoro, dopo essere stato scoperto inadempiente si dovesse mettere in regola, la pena viene sostituita da un'ammenda.

A qualcuno di voi, è stata mai ridotta una contravvenzione per divieto di sosta, per avere dimostrato che da bravi cittadini, da quella contravvenzione in poi, avete parcheggiato solo dove consentito? No, vero? E parliamo di una mancanza davvero insignificante, rispetto ad inadempienze in materia di sicurezza sul lavoro!

Comunque, siccome non voglio apparire demagogico, dico anche che Montezemolo ha ragione, quando dice che è necessario intervenire sulla prevenzione e sulla formazione. Anzi, per dimostrare il mio impegno contro atteggiamenti demagogici, voglio dare un aiuto aMontezemolo ed agli altri industriali. Come? Ricordando loro che la prevenzione e la formazione, sono attività in carico all'impresa. Ma a causa della continua ed affannosa riduzione del costo del lavoro, unica strada conosciuta dalla parte padronale per l'aumento di produttività, i costi sulla prevenzione sono quasi sempre i primi ad essere tagliati. Prevenzione sarebbe stata ad esempio, la corretta attività di manutenzione degli impianti antincendio alla ThysseKrupp. L'acciaieria decise di tagliare quei costi - di prevenzione - e sappiamo tutti come andò a finire.

Comunque, Montezemolo a parte, si può essere soddisfatti solo in parte per questa prima approvazione al testo unico sulla sicurezza. E' infatti presto per cantare vittoria, perchè maggio 2008 è vicino ed in quel mese, se il decreto non avrà terminato il suo iter, tutto il lavoro fin qui svolto andrà perduto. Mentre l'iter è ancora molto lungo e complesso che prevede ancora:
- primo parere delle Commissioni competenti di Camera e Senato
- parere delle Regioni entro metà marzo
- seconda approvazione in Consiglio dei Ministri
- secondo parere delle Commissioni competenti di Camera e Senato
- parere del Consiglio di Stato
- terzo e definitiva approvazione del Consiglio dei Ministri, che tenga conto degli eventuali ulteriori pareri di Camera, Senato e Consiglio di Stato e Regioni
- firma del Capo dello Stato
- pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Una vera e propria corsa contro il tempo!

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giovedì 6 marzo 2008

Sono imprenditori o caporali?

Non ne vogliono setire parlare ai vertici padronali, di inasprimento delle sanzioni per chi non adempie agli obblighi in carico all'impresa, in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.
Addirittura (e qui ci scapperebbe un sonoro verso di disapprovazione), si correrebbe il rischio, secondo la CNA di «ottenere l'effetto opposto rispetto ai desiderata, spingendo verso il sommerso molte realtà produttive di piccole dimensioni nelle quali peraltro si concentra il 90% degli incidenti».
Capite qual è la minaccia padronale? In sostanza dicono: «se inasprite le sanzioni per inadempienze sulla sicurezza, allora ci rifugiamo nel sommerso».

A mettere in pratica la loro minaccia, i padroni credo farebbero anche presto, visto che sembra sappiano bene come si naviga nel sommerso. D'altronde i dati parlano chiaro: a tutto il 2007, sono state controllate 342.363, delle quali 218.023 sono risultate irregolari. Sempre durante le ispezioni, sono risultati lavoratori non in regola per 276.275 unità dei quali 140.555 in nero.
Viene da dire allora, che quella del CNA, più che una minaccia è già la rappresentazione della realtà. La realtà è che i lavoratori al sommerso sono già spesso costretti, con l'aggravante che mentre per gli operai il lavoro nero ed irregolare (insieme al precariato) rappresenta una delle cause delle morti sul lavoro, ai padroni quelle stesse irregolarità da loro compiute e grazie alle quali spesso gonfiano i loro conti in banca, può costare, quando sono tanto sfortunati da essere scoperti, praticamente solo un po' di soldi meno in tasca.
Lavoratori che già quando sono regolari, percepiscono i salari più bassi d'Europa (Portogallo a parte), quando sono stretti nella morsa del lavoro nero ed irregolare percepiscono compensi da fame, senza poter pretendere il rispetto di orari di lavoro o delle norme di sicurezza.
Solo nel 2007, oltre il 60% delle aziende ispezionate, sono state scoperte ad impiegare migliaia di lavoratori, sfruttati, sottopagati, privati dei loro diritti più elementari, compreso quello alla salute ed all'integrità fisica e morale.
Cari imprenditori, sapete come si chiama tutto questo in una parola? CAPORALATO.

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Parco Nazionale della Costa Teatina: una scelta dal basso



(Da Fabio Smargiassi, consigliere comunale del PRC, ricevo il seguente comunicato)

La discussione sul parco nazionale della costa teatina sbarca in consiglio comunale. Le Amministrazioni Comunali della Costa sono chiamati a esprimere il loro parere sulla perimetrazione futura del Parco.
Il circolo di Rifondazione Comunista di Vasto ribadisce la totale convergenza con i confini proposti dalla Regione Abruzzo che con intelligenza li ha tracciati sino all'A 14 inglobando la maggior parte del territorio di Vasto. Al contrario delle maggiori forze politiche che gridano all' "ingessamento del territorio", noi crediamo che questo porterà un'importante opportunità di sviluppo, permettendo un consistente flusso di finanziamenti europei verso progetti orientati a politiche di valorizzazione del territorio.

Con coerenza intellettuale e politica crediamo però nella partecipazione attiva dei cittadini vastesi.
Così come avrebbero avuto il diritto di esprimersi sull'ampliamento o meno del porto commerciale e turistico, dovrebbero essere consultati anche su questo argomento portando al centro della discussione politica le opportunità del Parco e il nuovo volto di una città sino ad oggi politicamente ambigua sulle scelte di sviluppo.
Nè si possono ignorare tutte quelle associazioni e singoli cittadini che con il loro costante impegno hanno portato a risultati, sin'ora solo sulla carta, quali Il Sistema delle Aree Protette della Costa Teatina con la neo Riserva (gia SIC) Dune di Vasto Marina e la Riserva Naturale di Casarsa.
Come PRC attiveremo al più presto incontri nei quartieri.
Crediamo nella partecipazione di tutti e siamo convinti delle nostre posizioni politiche e di poter avere un positivo riscontro dalla cittadinanza.

Il Circolo PRC "Sante Petrocelli" di Vasto


Sulle enormi potenzialità della Parco Nazionale della Costa Teatina, non credo possano essere avanzati ragionevoli dubbi. Ma quelle stesse enormi potenzialità, sono state già in parte intaccate da scelte politiche che non hanno di certo favorito la tutela della costa. Ultimo esempio, le cui responsabilità politiche ricadono anche sul PRC di Vasto, è stata l'approvazione data alla ditta Molino, per nuove colate di cemento proprio su una zona SIC alla Marina di Vasto. Ed intanto nuove minacce alla conservazione del territorio, arrivano ad esempio dal progetto di raddoppio del porto di Punta Penna e dall'implementazione degli stoccaggi di sostanze pericolose, da parte della Fox Petroli, il cui stabilimento è ubicato a ridosso del mare, praticamente nella riseva naturale di Punta Aderci.
Non si può non constatare come la politica abbia fatto - e stia facendo - la sua parte, per compromettere irrimediabilmente la salute di un territorio tra i più belli in Abruzzo.
In questo quadro, una piena, consapevole, democratica ed incisiva partecipazione popolare, non può che vedermi favorevole.
Speriamo solo che alle buone intenzioni, almeno questa volta corrispondano fatti concreti.

P.S.: nella foto, uno scorcio della riserva naturale di Punta Aderci di Vasto. Una delle aree costiere più belle d'Abruzzo.

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mercoledì 5 marzo 2008

Ascolti Guidalberto Guidi ... quei lavoratori imprudenti, fanno le sue ricchezze

Non so voi, ma io sono stanco, ma sempre allo stesso modo indignato, nel sentire ancora, sempre uguali, inesatte, insensate, ciniche parole padronali, specie quando snocciolano alla rinfusa qualche dato. E vai con i numeri, citati come stessimo parlando del numero di mele rosse in un cesto di mele verdi.
Ci sono industriali alla Guidalberto Guidi, presidente dell'Anie che si divertono, come già aveva fatto Bombassei poche settimane fa, a ridimensionare la portata delle morti sul lavoro.
Così Guidi sale in cattedra e dall'alto della sua posizione padronale, gioca con i dati, emette sentenze e propaganda soluzioni.

Nella sua intervista rilasciata al Corriere della sera (in fondo al post) e pubblicata oggi Guidi afferma, in linea con il pensiero di Confindustria, che la maggior parte degli infortuni sul lavoro sono stradali. Come se autisti, camionisti, taxisti, rappresentanti, non fossero lavoratori ... ma che razza di considerazione!Ma il peggio del Guidi-pensiero, arriva quando afferma che la maggior parte degli infortuni avviene per imprudenza o scarsa attenzione dei lavoratori.
La colpa della morte di centinaia e centinaia di lavoratori, Confindustria vorrebbe farla ricadere sulle stesse vittime.

Magari quando i lavoratori riescono a sopravvivere al proprio lavoro, le stesse imprudenza e scarsa attenzione sono fonte della loro scarsa produttività ... vero Guidi?
E perciò, visto che le aziende non sono responsabili delle morti sul lavoro, che senso ha inasprire le pene? E poi per cosa, per inadempimenti ad obblighi, che se rispettati frenerebbero le iniziative aziendali e con esse lo sviluppo e la crescita del Paese ... vero Guidi?
Ed allora intanto che si affossi la legge delega in materia di sicurezza, in attesa dei decreti attuativi dall'agosto del 2007 ... giusto Guidi?

Ascolti Guidalberto Guidi ... si ricordi che quei lavoratori imprudenti e scarsamente attenti, contribuiscono ogni giorno all'incremento delle sue ricchezze. Quei lavoratori imprudenti e scarsamente attenti, le permettono la vacanza esotica, l'auto di lusso, qualche gioiello per sua moglie e se lei volesse, anche qualche svago lontano da occhi indiscreti. Quei lavoratori, che lei definisce imprudenti e scarsamente attenti, pagano al prezzo del proprio sudore e fatica, molti suoi agi. Ma al mercatino del lavoro, il sudore e la fatica sono inadeguatamente quotati e perciò spesso i lavoratori, pagano il prezzo dei suoi averi anche con il sangue. Se lo ricordi la prossima volta ...



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Centro oli di Ortona. Sospensione "elettorale"

Il popolo del NO al Centro Oli che l'Eni è intenzionato a costruire ad Ortona, può prendersi una boccata d'ossigeno, perchè il consiglio regionale, riunitosi ieri in seduta straordinaria, ha deciso di fatto per la sospensione dell'iter.
Infatti, chiamato ad esaminare i progetti di legge sui provvedimenti a tutela della costa teatina e sulla istituzione della riserva naturale Feudo di Ortona, il consiglio regionale ha votato alcuni emendamenti che sospendono, fino al 31 dicembre 2008, ogni rilascio di autorizzazioni a costruire nuovi insediamenti industriali insalubri di prima classe.
Solo una boccata d'ossigeno per il popolo del NO, perchè questa classe politica, dopo mesi di tira e molla, ancora non è stata capace di prendere una posizione chiara e non è possibile quindi abbassare la guardia. Ed oggi c'è da aspettarsi ancora meno, con una campagna elettorale che sta entrando nel vivo.

Poichè in ogni campagna elettorale, qualunque argomento può essere usato come catalizzatore di voti, non sarà possibile aspettarsi dichiarazioni politiche sul caso Centro oli. Come potrebbe, una classe politica che vive per se stessa, prendere una posizione, quando schierandosi a favore perderebbe certamente molti consensi, mentre prendendo una posizione contraria alla costruzione del petrolchimico, si troverebbe di traverso alcuni poteri forti? Ed allora, per i politicanti nostrani, meglio sospendere ogni decisione ed intanto ancora meglio, per il loro tornaconto politico, sarà tacere.

Ma sarà bene che il popolo abruzzese continui a farsi sentire. Proprio ora a maggior ragione che una campagna elettorale, estremamente importante per la sopravvivenza politica di alcuni personaggi, è in pieno svolgimento. I comitati del NO, le associazioni ed i singoli cittadini, faranno bene ad incalzare la politica e costringerla ad esprimersi nel merito del Centro oli dell'Eni.
Al contrario, il rischio è quello di un assopimento generale sull'argomento, perchè dieci mesi sono lunghi da passare e la memoria molto spesso è invece cortissima. Al risveglio dall'assopimento, gli abruzzesi potrebbero svegliarsi in un incubo che nel frattempo è diventato realtà. Nel torpore generale, la politica potrebbe avere gioco facile, nel prendere decisioni senza essere notata nelle buie ed ovattate stanze del potere.

Un'ultima cosa, proprio a proposito delle stanze del potere. Nel consiglio regionale di ieri, è stata impedita la partecipazione cittadina. Il potere politico ha deciso che il consiglio regionale si sarebbe dovuto svolgere a porte chiuse. Non vogliono essere osservati nè sentiti, i nostri politicanti che probabilemente hanno molto di cui vergognarsi.
Rimane la sensazione di vivere in una democrazia apparente.

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martedì 4 marzo 2008

Il programma di Confindustria è uguale a quelli di PD e PdL




Come già aveva fatto poco prima delle precedenti elezioni, anche questa volta Confindustria, per bocca del suo presidente Montezemolo, ha tirato fuori la formula magica per rilanciare l'Italia. L'unica differenza, tra quanto esposto in questi giorni ed il programma industriale del 2006, sta nel numero di punti di programma, che questa volta è aumentato.
Ovviamente, il programma di Confindustria è, come al solito assolutamente imparziale dal punto di vista politico ed infatti esponendolo, Montezemolo di rivolge al PD, al PdL ed all'UDC. Alla faccia dell'imparzialità politica!
Rimane comunque evidente la totale parzialità sociale, visto che con un programma così, i lavoratori italiani saranno costretti ad emigrare in un Paese ad economia emergente.
Comunque, nonostante l'imparzialità, ho confrontato il programma di Confindustria, con quello del PD e del PdL.
Ora mi rimane da capire, chi ha copiato l'altro ...

Riforme e liberalizzazioni
Confindustria: federalismo fiscale - privatizzazione del patrimonio immobiliare degli enti locali - liberalizzazioni e privatizzazioni a livello nazionale e locale.

Partito Democratico: vero federalismo fiscale - liberalizzare telefonia, trasporti, distribuzione dei carburanti - Servizi pubblici di qualità in mercati aperti.

Popolo delle Libertà: realizzare il federalismo fiscale - liberalizzazione servizi privati e pubblici.

Riduzione delle imposte
Confindustria: riduzione dell’Ires di 3,5 punti - eliminazione delle addizionali regionali Irap - diminuzione della pressione fiscale complessiva dal 43,3% al 42% - riduzione di 5 punti del cuneo fiscale e una lotta più vigorosa all’evasione secondo il motto "pagare tutti per pagare meno".

Partito Democratico: favorire la capitalizzazione con sconti d’imposta alle imprese - incentivi alle piccole e medie imprese - migliorare il forfettone - "pagare meno, pagare tutti"

Popolo delle Libertà: graduale abolizione dell’IRAP - diminuzione della pressione fiscale sottoil 40%

Lavoro, contratti, salari, produttività
Confindustria: detassazione dei premi di risultato e degli straordinari - collaborazione fra lavoratori e imprese.

Partito Democratico: meno tasse sulla quota di salario derivante dalla contrattazione di secondo livello - lavoratori e imprenditori insieme

Popolo delle Libertà: detassazionedi straordinari - incentivi legati a incrementi di produttività

Semplificazione
Confindustria: riduzione degli ostacoli burocratici, indicati come il principale motivo di non attrazione degli investimenti esteri in Italia

Partito Democratico: imprese più forti per competere meglio, contro la burocrazia

Popolo delle Libertà: eliminazione di adempimenti burocratici e fiscali superflui e costosi

Energia e ambiente
Confindustria: oltre all’efficienza energetica, alle infrastrutture e ai rigassificatori, si chiede la razionalizzazione del mix delle fonti e la necessità di puntare sul nucleare di nuova generazione

Partito Democratico: più impianti di rigassificazione e infrastrutture di trasporto e stoccaggio del gas

Popolo delle Libertà: realizzazione dei rigassificatori, diversificazione degli impianti elettrici ad olio combustibile attraverso il carbone pulito e partecipazione ai progetti europei di energia nucleare di ultima generazione

Infrastrutture
Confindustria: puntare sulla Torino-Lione, sulle ferrovie e alle autostrade nel Sud

Partito Democratico: sì ad infrastrutture moderne e sostenibili come TAV Lione-Torino-Trieste

Popolo delle Libertà: priorità al Ponte sullo Stretto di Messina e all’Alta Velocità ferroviaria

Istruzione, università
Confindustria: promuovere la competizione fra le scuole - riconoscere il merito tra gli insegnanti e di aumentare al 30% i fondi pubblici attribuiti all’università in forma concorrenziale

Partito Democratico: investire sugli insegnanti premiandone la loro
carriera professionale il merito è l’impegno - più autonomia, per valutare i risultati e assegnare i fondi (almeno il 30%) tramite valutazione dell’Agenzia Nazionale

Popolo delle Libertà: aumenti retributivi a criteri meritocratici agli insegnanti più preparati e più impegnati - rafforzamento della competizione tra atenei, premiando qualità e risultati

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Ancora morti sul lavoro e ancora solite inutili parole

"Una nuova strage sul lavoro". Con questa frase oggi si aprono quasi all'unisono giornali e telegionarli, citando l'incidente sul lavoro che ha causato la morte di cinque lavoratori a Molfetta (questa mattina è morto anche il quinto operaio, un ragazzo di vent'anni). Una nuova strage, dopo quale? Dopo quella della ThyssenKrupp del 6 dicembre 2007? O dopo la strage di ieri l'altro o del giorno prima ancora, dove sul lavoro sono morte altre persone, con la differenza che si trovavano in posti diversi ed alle quali morti, è stata perciò riservata una totale indifferenza?
Cinque lavoratori morti nello stesso luogo, hanno provocato nuove prese di posizione da parte della politica. Parole forti, decise, urlate o sussurrate, ma sempre comunque ipocrite.

Sono mesi che la Legge delega in materia di sicurezza è ferma in attesa dei descreti attuativi. Oltre 150 morti sul lavoro dall'inizio dell'anno ad oggi, non sono bastati a riunire un consiglio dei ministri per prendere una posizione netta e chiara, sugli interventi in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. Più di un milione di infortuni l'anno, non sono sufficienti per inserire nei programmi elettorali, proposte serie ed efficaci per combattare le cause di queste stragi quotidiane.

Ora la politica, impegnata a raccogliere consensi, è stata risvegliata dalla sua sonnolenza dalla vicenda di Molfetta. Vicenda che altro non fa che raccontare con un grido, ciò che quotidianamente avviene nei luoghi di lavoro.
Cinque morti in un solo luogo di lavoro val bene dei titoli di giornali e così quella tragedia assume un rilievo nazionale, diventando perciò per i nostri cinici politicanti, un'occasione per produrre consenso. Il dolore e la rabbia per una strage sul lavoro è usato da votificio. Sono state pronunciate frasi fatte, sentite e risentite.

Cari signori, dispensatori di ovvietà e lacrime di coccodrillo, difensori da comizio della sicurezza sul lavoro, avreste fatto bene a farvi da parte almeno per un attimo. Potevate pure continuare ad esibirvi sui vostri palcoscenici, ma avreste potuto evitate di recitare la solita parte anche su questa tragica vicenda. E così anche questa volta, avete sprecato una possibilità per tacere.

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lunedì 3 marzo 2008

Secondo il ginecologo Travaglini per la donna abortire è come togliersi una verruca. Ho voglia di vomitare!

Quando riusciremo ad evitare gli sforzi di votimo, nel sentire certe dichiarazioni? Spero mai, perchè mi auguro che all'indecenza di certe affermazioni, nessuno si possa abituare.Comunque, non occorre un grande sforzo per riuscire a provare sdegno, nel leggere dichiarazioni come quelle che il ginecoloco Tarantini, a rilasciato in un'intervista pubblicata oggi su Quotidiano Nazionale.
Secondo Tarantini, «per molte donne abortite è come togliersi una verruca». Sapete quale sarebbe, secondo lo stesso ginecologo, la soluzione a quasta "faciloneria" femminile?

Semplice, fare «pagare l'aborto a chi vi ricorre dalla seconda volta in poi» dice Tarantini. Il ginecologo, però, nonostante il suo quasi disprezzo per la pratica dell'interruzione volontaria di gravidanza, continua comunque a fare aborti, «perchè per fortuna non tutte le donne sono così», dice.
Ancora una volta, le donne sono viste come persone che giocano con la vita e con la morte di altri esseri umani. Ed facile fare due più due, quando Tarantini, alla domanda se un embrione è vita, risponde senza dubbio alcuno: «E' vita, è vita». Ed il risultato è ovvio, anche dopo alcune frasi in riferimento al "non stare attenti" durante i rapporti sessuali. Se l'embrione è vita e la donna vede l'embrione come una verruca, vuole dire che la donna, nel "divertirsi" con il proprio compagno, si gode la vita a prezzo di quella di un bambino. E' questo in sintesi il concetto espresso da Travaglini.
La donna, vista come un essere cinico, che è capace di uccide con facilità. La soluzione proposta è di fare pagare, come fosse un giro di giostra, quello che Tarantini giudica il frutto di una superficialità femminile.
Riuscite a trattenere il vomito?

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