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mercoledì 5 novembre 2008

Barack Obama: il rischio di un sogno...

Non sono certo state elezioni al cardiopalma, quelle americane. Barack Hussein Obama II era dato per favorito da diversi giorni e con grandi margini di vantaggio sul suo rivale McCain. Ma la doverosa incertezza ha favorito una certa attrazione per l'evento e forse anche per il candidato democratico. Ed alla fine, come era abbastanza prevedibile in questi ultimi giorni, Barack Obama ha vinto le elezioni, diventando il 44esimo presidente degli USA.
Il fascino di Obama è stato senz'altro alimentato, anche dalla grave crisi finanziaria che ha colpito innanzitutto gli USA. La gente aveva bisogno di vedere un cambiamento radicale e lo ha identificato con Obama. Forse accostando eccessivamente l'uomo con la proposta. Mi spiego.
Certamente Obama rappresenta una svolta dal punto di vista sociale. La sua elezione è vista come un definitivo riscatto degli afroamericani (e non solo) dalla subordinazione sociale (anche se la campagna elettorale di entrambi i candidati, è stata avara nel trattare temi come quello dell'immigrazione). Ma questo rischia di riporre nel neopresidente una fiducia smisurata, rispetto alle proposte effettivamente messe in campo e, soprattutto, rispetto alle reali possibilità di mettere in atto dei radicali cambiamenti.
E' ovvio con la sconfitta di McCain è una piccola vittoria per miliardi di persone in tutto il mondo, incarnando, il candidato repubblicano, un'idea di governo in linea con quella di Bush. Ogni cosa è meglio di una continuazione delle politiche unilaterali della passata amministrazione USA.

Ma non per questo si può fare a meno di notare che Obama (come McCain) ha tra i suoi sostenitori economici, gruppi finanziari coinvolti pesantemente nella crisi. Ci vuole quindi uno sforzo di ottimismo, per pensare che Obama non guarderà agli interessi particolari di quegli "investitori". E d'altronde è stato lo stesso Obama a dire di essere pro-crescita e per il libero mercato. Addirittura di amare il mercato, da bravo professore dell'università di Chicago, sede del pensiero di Milton Friedman.
Così come non sarà facile immaginare un ritiro completo delle truppe americane dall'Iraq o dall'Afghanistan. Non sarà facile immaginare una retrocessione dall'assurda "guerra al terrore", nei confronti della quale Obama, durante la campagna elettorale, è stato piuttosto vago. Salvo affermare di essere favorevole ad una riduzione del contingente militare in Iraq, per rafforzare le operazioni in Afghanistan. E poi dovrà ad ogni modo anche lui rispondere a particolari e forti interessi.
Nè si può dire che il neopresidente USA abbia assunto una posizione su Israele, troppo distante da quelle delle passate amministrazioni americane. Spingendosi anche ad affermare che Gerusalemme dovrebbe essere la capitale dello Stato ebraico, la cui sicurezza rimane il principale obiettivo americano in Medio Oriente.
E comunque Barack Obama risulta meno liberal di quanto appaia, su temi come la pena di morte che dichiara di appoggiare; oppure sull'uso delle armi il cui diritto non si sogna di toccare; nè assume posizioni troppo progressiste sui diritti civili per gli omosessuali.

Nonostante tutto, quella di Barack Obama rimane una vittoria per il solo fatto di aver interrotto la strategia di aggressione politica e militare unilaterale degli USA, che ha caratterizzato l'amministrazione Bush e che vedeva in McCain il suo naturale prosecutore. La vittoria di Obama è vista come il sogno di un possibile cambiamento, al quale sarà bene comunque guardare criticamente. Il rischio è che, al risveglio dal sogno, si dovrà notare che "tutto sarà lo stesso mentre tutto sarà cambiato".

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mercoledì 16 aprile 2008

C'è bisogno di sinistra, ma la sinistra non l'ha capito

In questi giorni si fa un gran parlare della scomparsa dal parlamento italiano della sinistra. Dal dopoguerra, mai era accaduto che comunisti e socialisti non fossero presenti nelle istituzioni. Stranamente la sconfitta arriva proprio nel momento in cui, più si sente il bisogno di una forte presenza della sinistra nel parlamento italiano. Ci troviamo di fronte ad un periodo nel quale: gli stipendi e le pensioni sono erosi, a favore della finanza; i diritti dei migranti sono stati sospesi; alla libertà ad vita di coppia fuori dal matrimonio, non corrisponde la garanzia dei diritti; la salute dell'ambiente e dei territori è fortemente a rischio, laddove non già irrimediabilmente compromessa. Proprio in questo periodo, vince l'idea di uno sviluppo basato sul consumismo; sulla realizzazione di mega infrastrutture; su un'ulteriore precarizzazione del lavoro e delle vite delle persone.
Ho letto e sentito molte risposte sul perchè della caduta rovinosa della sinistra e spesso ho notato che le cause sarebbero da ricondurre al fatto che gli uomini e le donne di questo Paese, non avrebbero votato la sinistra, perchè portatrice di idee obsolete. Sembra che non si possa più parlare di conflitto sociale, perchè sarebbe roba del secolo scorso; pare che non si possa dire no alla TAV ed al ponte sullo Stretto di Messina, perchè sarebbe contro lo sviluppo; e via discorrendo.
Come a dire che la gente prima dei politici (o almeno di quelli di sinistra), ha compreso che conservare una visione solidaristica della società, che guardare ad un uso consapevole del territorio, che stare attenti anche ai bisogni immateriali delle persone, sia roba sorpassata dal tempo.
Al contrario, credo che le persone, non trovando risposta nella messa in pratica proprio di quelle idee, abbiano incanalato la ricerca della soddisfazione di quelle esigenze, verso chi ha saputo creare scientemente i capri espriatori dell'insoddisfazione: le tasse pagate dagli imprenditori, che non consentono assunzioni; l'immigrato che ruba il lavoro e che quando non lo fa, ruba nelle case degli italiani; l'assenza di termovalorizzatori che non permette lo smaltimento dei rifiuti; e così via.
Non importa se poi quelle considerazioni non sono esatte e spesso assolutamente false. Dal punto di vista politico e mediatico, sono risposte semplici ed immediatamente assimilabili dalle persone, che spesso sono anche elettori. Guardando le cose da questo lato, forse appaiono anche più comprensibili le ragioni del voto utile ed addirittura della crescita della Lega Nord.
Mi pare insomma che la sinistra non abbia saputo interpretare le reali esigenze degli uomini e delle donne in carne ed ossa, risultando così distaccata dalla realtà. Così il ritorno di Berlusconi era visto come il male da battere e sull'altare dell'antiberlusconismo, si sono sacrificati i bisogni delle persone, che non hanno più notato l'utilità di una sinistra in parlamento.

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martedì 15 aprile 2008

Sinistra, ridivenda straccio ...

E ora che la sinistra è sparita dal parlamento italiano? Ora, credo, occorrerà rimboccarsi le maniche, sporcarsi le mani e stare nella società reale. Adesso la sinistra sarà costretta ad alzarsi dalle poltrone dei salotti televisivi e tornare al dialogo diretto.
Perchè non credo che con queste elezioni sia scomparsa la sinistra. E' scomparsa "solo" la sua rappresentanza nelle istituzioni.
Chi può dire che non esiste più in Italia un ambito nel quale si muovono le istanze di solidarietà, il ripudio della guerra, le rivendicazioni di un lavoro non precario ed in sicurezza, la tutela dell'ambiente, la difesa dei diritti e della laicità dello Stato?
Non credo che le migliaia di persone che hanno affollato le piazze di Roma il 20 ottobre 2007; che hanno riempito le strade di Vicenza contro la base militare USA, il 17 febbraio 2007; che hanno sfilato contro la violenza sulle donne lo scorso 24 novembre; fino alle manifestazioni per la difesa del territorio e quelle a salvaguardia della laicità dello Stato anche durante questa campagna elettorale; non credo, dicevo, che tutte quelle persone e tutte quelle idee, si siano disperse o addirittura estinte.
Si pone perciò un problema di rappresentanza, nel senso che i partiti della sinistra non hanno saputo farsi carico nelle istituzioni di quelle istanze che provengono dal basso.
E torno alla domanda iniziale: e ora? Ora, credo che la sinistra debba smettere di guardare a se stessa, deve abbandonare l'autoreferenzialità di cui si è macchiata in questi anni e tornare a contaminarsi realmente con i movimenti e con la sua base sociale, da co-protagonisti nel conflitto sociale, per contribuire all'organizzazione di una massa critica, che possa efficacemente contrastare le prossime politiche antisociali, xenofobobe e clericali.


Per dirla con Pasolini ...

Alla bandiera rossa

Per chi conosce solo il tuo colore,
bandiera rossa,
tu devi realmente esistere, perché lui
esista:
chi era coperto di croste è coperto di
piaghe,
il bracciante diventa mendicante,
il napoletano calabrese, il calabrese
africano,
l’analfabeta una bufala o un cane.
Chi conosceva appena il tuo colore,
bandiera rossa,
sta per non conoscerti più, neanche coi
sensi:
tu che già vanti tante glorie borghesi e
operaie,
ridiventa straccio, e il più povero ti
sventoli.


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L'esame elettorale ha confermato le previsioni. L'Italia è malata

L'esame elettorale ha confermato le previsioni. L'Italia è malata, ora è certo. Le è stato diagnosticato un tumore maligno. Un cancro che prende nomi diversi a seconda di dove andrà di volta in volta a colpire (precarietà, xenofobia, fascismo e diversi altri) e per il quale non è conosciuta una cura certamente efficace.
Quella cura non può essere il PD di Veltroni, troppo debole per contrastare un male così devastante. Addirittura il PD non appare in grado anche di rallentare il corso della malattia. Veltroni probabilmente sapeva che un pareggio non sarebbe stato possibile, nè alla camera, nè al senato. Ma sapeva anche il leader del PD, che seppure questa volta appariva impossibile una sua vittoria, la prossima volta sarà quella buona, forse.
Affinchè quella successiva possa essere la volta buona per governare il paese, Veltroni avrà bisogno di poter partecipare liberamente alle riforme, già annunciate da Berlusconi, il quale si è già detto disponibile al dialogo. Quando dico liberamente, intendo senza condizionamenti da sinistra. Questo appare quindi il risultato politico a cui Veltroni aspirava: essere libero dalla sinistra e perchè potesse essere libero, la sinistra doveva scomparire. Da questo punto di vista, Veltroni ha ottenuto un ottimo risultato politico.
Ora però, a soffrire per prima dell'assenza della sinistra, sarà la parte più debole della società italiana: lavoratori, precari, donne, lgbtq, pensionati, giovani, migranti ed ognuno di coloro che ha bisogno della forza di una sinistra forte, di istituzioni realmente democratiche e di politiche effettivamente partecipative.
Dovremo invece aspettarci competitività sociale, politiche razziste, omofobe, xenofobe, gurrafondaie, completamente orientate sul libero sviluppo di un mercato corporativista. L'unica opposizione, il prossimo governo potrà trovarlo solo nella società civile, nei movimenti, nelle comunità a difesa dei territori, nel sindacalismo di base.
Una delle cause del collasso della sinistra, è da ricercare proprio nella sua incapacità di portare nelle istituzioni la voce di quei movimenti. D'ora in poi, la sinistra politica farà bene a farsi partecipe e soggetto attivo delle istanze di quei movimenti, se non vuole essere definitivamente sotterrata.

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domenica 13 aprile 2008

Le ragioni del mio voto (in)utile

Questo pomeriggio sono andato a votare. Anche questa volta sono stato privato della possibilità di poter preferire un candidato rispetto ad un altro. Per questo anche io, per un attimo durante questa campagna elettorale, ho pensato potesse essere utile esprimere con un "non voto" il mio forte dissenso, verso questa antidemocratica legge elettorale e verso la classe politica che l'ha prodotta e quella che non l'ha modificata. Ma è stato solo un attimo, forse dovuto ad una rabbia verso una classe politica che mi ha profondamente deluso, per tante ragioni e per diversi aspetti.

E così sono andato a votare.
Durante questa campagna elettorale, come per le precedenti, ho letto i programmi dei vari schieramenti; mi sono fatto un'idea di questi; ho fatto un consuntivo del precedente governo ed un preventivo di quello che potrebbe aspettarci. Ho pensato molto a cosa votare e al voto utile, per come è stato fatto considerare. Come tanti ho riflettuto sull'opportunità di votare con la testa o con il cuore. E per come è stata condotta la campagna elettorale, per questa assurda ed antidemocratica legge elettorale, per le motivazioni propagandate, le ragioni della testa non coincidevano con quelle del cuore.
Alla fine ho deciso come avrei votato. Non è stato il voto utile come considerato da tanti. Stando a quanto si sente dire, ho votato in modo inutile. Nel senso che ho apposto una croce, su un simbolo che con molta probabilità non riuscirà a raggiungere il quorum necessario per portare suoi rappresentanti in parlamento.
Certamente però, è stato un voto utile alle mie ragioni, al mio modo di sognare la società, al mio modo di essere cittadino, ai miei sentimenti. Non ho voluto privarmi anche di quello che sono. Ho ragionato che anche in questo caso, attraverso un voto, avrei dovuto esprimere me stesso.
Per quanto mi riguarda, ho votato con la ragione di quelle idee, che alla testa sono suggerite dal cuore.

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venerdì 11 aprile 2008

Preferisco turarmi il naso per qualche istante, anzichè tapparmi il culo per i prossimi anni

Oggi termina la campagna elettorale. Finalmente, mi viene da dire. Tutte le precedenti campagne elettorali, le ho vissute con grande coinvolgimento. Questa volta invece no. Questa volta non sono riuscito a farmi realmente coinvolgere.
E dico che finalmente si va concludendo questa campagna elettorale, fatta di rilanci nelle candidature, slogan ad effetto senza contenuti reali, parole d'ordine a ripetizione e pornografia politica.

In questa situazione di disillusione e malcontento politico diffusi, si legittima la tentazione del non voto, perchè «tanto sono tutti uguali» oppure, quando la coscienza politica è più forte del qualunquismo patologico, viene fuori il non essere rappresentati da alcun partito. In altri casi si richiama l'assurdità della legge elettorale, che in maniera condivisa è ormai assunta a simbolo antidemocratico. Ora, a parte il qualunquismo acritico (che non ho mai sopportato), le altre due argomentazioni hanno un fondo di verità.
Ma davvero si ritiene che il non voto, seppure dovesse coinvolgere la metà degli aventi diritto, possa intimorire i politicanti nostrani? No, continueranno a fare finta di niente e continueranno a percorrere la loro strada. Si guardi agli USA ed ai suoi livelli di astensionismo: sono forse riusciti a fermare Bush? No, semmai hanno permesso la sua rielezione.
E allora la decisione davvero da prendere, è tra lasciare che tranquillamente una destra pericolosa possa sedersi in maggioranza in parlamento, oppure rivendicare un'appartenenza culturale e politica portatrice di valori opposti a quella stessa destra. E' proprio ragionando su questa alternativa, che sono convinto della necessità di andare a votare. Perchè sento il bisogno di fare sapere, che non ho intenzione di rassegnarmi a vivere in un Paese che vuole imporre la rimozione dei valori della Resistenza; che non accetto di considerare eroi dei mafiosi; che non intendo cedere alle sollecitazioni oscurantiste delle gerarchie vaticane; che non accetto un darwinismo sociale nel quale il più forte corrisponde al più ricco.
Vado a votare quindi, ben cosciente di dovermi turare il naso per pochi istanti, nella cabina elettorale. Ma molto meglio che passare i prossimi anni a tentare di tapparmi il culo.

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giovedì 10 aprile 2008

Potremmo ritrovarci un pazzo come presidente del consiglio

Siccome Berlusconi dice di volere garantita realmente la giustizia (non ridete, sto parlando di una cosa seria), ritiene che un pubblico ministero debba essere sottoposto periodicamente ad esami che ne attestino la sanità mentale. Certo, non sia mai che un qualche "pazzo" pubblico ministero, si inventi di accusare di associazione mafiosa un "eroe" come Mangano (susate, vado a vomitare e poi torno ...)
Berlusconi propone questi test perchè un pm, nell'ambito del proprio lavoro, può condizionare la vita delle persone.
Da questo punto di vista, sarebbe ancora più opportuno fare un test psichiatrico ai politici, perchè loro più dei pm con il loro agire, hanno la responsabilità della vita delle persone, visto che con la loro attività, condizionano la vita di milioni di persone contemporaneamente.

L'attività di un Presidente del Consiglio, ha influenza nelle condizioni di lavoro, nel tempo libero disponibile, nei rapporti tra le persone e di coppia, nei modi di essere famiglia, ecc. Senza contare che mentre un pm può condizionare la vita delle persone nel rispetto della legge, un politico può decretare come le vite dei cittadini devono essere condotte.
Bene hanno fatto quindi gli psichiatri dei centri pubblici di Salute Mentale, a proporre un test per «verificare i seguenti aspetti più significativi della personalità» dei politici:

1. Deviazioni psicopatiche: riguarda personalità psicopatiche, sociopatiche, caratterizzate da carenza di controllo sulle risposte emotive

2. I sintomi paranoidi: ideazioni deliranti, fragilità psicologica e manie di grandezza

3. la Mania, ovvero gli stati maniacali e le idee di grandezza

4. Ipocondria, ovvero i problemi fisici caratteristici dei nevrotici ipocondriaci

5. Depressione e le le varie forme sintomatiche di depressione

6. Isteria come problemi somatici e paure, tipici di soggetti affetti da isteria di conversione

7. La Psicoastenia le fobie e i comportamenti ossessivo-compulsivi

8. la Schizofrenia le esperienze insolite e le sensibilità particolari tipiche degli schizofrenici

9. l'Introversione sociale le difficoltà sperimentate in situazioni sociali.


Diversi degli aspetti elencati sopra, mi sembrano immediatamente riconducibili alla personalità di un noto politico di centro-destra, candidato premier, non molto alto, ex pelato e spesso soprannominato (chissà perchè) psiconano.
Ricordiamocelo quando all'interno della cabina elettorale apporremo una croce ... potremmo ritrovarci un pazzo nel ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri.

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mercoledì 9 aprile 2008

L'album delle figurine di Berlusconi

Ce l'ho ... mi manca ... ce l'ho ... mi manca. Ti offro un Antonio Cabrini per il tuo Franco Baresi. No ... Franco Baresi non posso dartelo. Allora per Paolo Conti ...
Così giocavo con le figurine dei calciatori, quando avevo l'età per riempire album "Panini". Ne avessi completato uno di album! C'era sempre quella figurina, che non mi ha mai permesso di riempire l'album con tutti i volti dei calciatori. Quella figurina che cercavo sempre di avere, anche attraverso scambi con le figurine di altri ragazzini.
Berlusconi come un ragazzino, cerca di fare scambi per completare il suo album.

Solo che non si tratta di scambiare figurine, ma cariche isituzionali: presidenza del consiglio, è convinto sia sua; presidenza della camera dei deputati, ad un suo fidato; presidenza della repubblica, gli manca. Vuole averla e così propone uno scambio a Veltroni. Se il PdL dovesse vincere le elezioni (auguriamoci fortemente del contrario), scambierebbe volentieri la presidenza del senato, con la presidenza della repubblica. Dice, lo psiconano, per equilibrare la presenza della sinistra nelle cariche istituzionali.
Mi pare che questa nuova uscita di Berlusconi, la dica lunga su quale rispetto nutra nei confronti delle istituzioni della Repubblica italiana. Con questa affermazione il leader del Partito del Liberticidio, non riconosce al Presidente della Repubblica un atteggiamento superpartes che la carica gli impone.
D'altronde non è la prima volta che lo psiconano si assicura le prime pagine per affermazioni simili. Ed altre volte ha dimostrato uno scarso rispetto per le istituzioni. Questa volta però, credo che le parole di Berlusconi nascondano un obiettivo più malizioso, seppure esposto al solito in maniera grezza: occupare personalmente il Quirinale.
In quel modo avrebbe completato il suo album. A quel punto gli italiani non avrebbero più carte da giocare.

P.S.: sarò tormentato per il voto che andrò a dare il 13 o 14 aprile, ma intanto esprimo la mia preferenza per il vaffanculo d'oro 2008, ideato dal blog di alessio. Io metto la croce su Calderoli.

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Dell'Utri vuole imporre la revisione dei libri. Göbbels li bruciava. Il risultato è lo stesso.

«I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione».
Non sono parole di Göbbels, gerarca nazista e ministro della propaganda ai tempi del Terzo Reich. Sono parole di Marcello Dell'Utri, già senatore di Forza Italia ed ora candidato per il PdL.
L'accostamento potrà apparire forzato ed invece credo non lo sia affatto.
Cosa dice in sostanza Dell'Utri?

Dice che i libri di storia devono essere riscritti, perchè occorre scardinare una cultura che proviene dalla lotta di resistenza contro il fascismo. Si ritiene necessario demolire le basi storiche sulle quali si regge l'idea di una repubblica antifascista e la stessa costituzione repubblicana. Tutto questo, dice Dell'Utri, bisogna imporlo per decreto e sarà imposto non appena la destra avrà preso il potere.
Una certa cultura, in un determinato contesto geografico e storico, può essere determinata dalla forza delle idee che liberamente si sviluppano, oppure da un'imposizione che per essere efficace deve sradicare il pensiero dominante.
Quando una cultura viene imposta dall'alto da un certo potere, lo scopo è sempre quello di difendere il potere stesso dal passato e per farlo occorre che la storia sia riscritta.
Nella Germania nazista si organizzavano grandi roghi di libri, che dovevano servire, secondo il gerarca nazista e ministro della propaganda Göbbels, a liberare lo spirito tedesco dalle malattie provocate dai libri. Nell'Italia fascista, molti libri scomodi al regime furono banditi e le ristampe vietate. Durante l'assedio di Sarajevo nel 1992 i serbi bruciarono le biblioteche della città. E nella storia in generale, ogni volta che un potere doveva imporsi o difendere se stesso, ha bruciato i libri scomodi o ne ha vietato la diffusione e bandito la pubblicazione, per imporre invece i testi compiacenti al potere stesso.
Oggi non si organizzano roghi di libri, si propone di imporre la loro revisione, affinchè possano condizionare le idee in favore di un determinato potere. In ogni caso, l'effetto è lo stesso.

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martedì 8 aprile 2008

Santanchè e Bertolini, via dalle camere da letto.

La crociata integralista contro i corpi delle donne non si ferma. Nonostante le condanne nei confronti di quante hanno manifestato contro Ferrara e la sua isteria, un obiettivo la protesta certamente l'ha ottenuto. Ha fatto venire allo scoperto ancora di più, qualche esponente politco sull'argomento.
La Santanchè, ad esempio, che in ogni dove si erge a paladina delle donne, la stessa che accusa lo psiconano di vedere le donne solo orizzontali, ora difende a spada tratta Ferrara.

Addirittura dice che quelle donne che hanno manifestato a Bologna «fanno pena». Lei, la fascista orgogliosa, avrebbe voluto lanciare pomodori insieme a Ferrara. E meno male che sta dalla parte delle donne ... ho l'impressione che abbia solo provato ad infiltrarsi. Beh ... è stata scoperta.
Spostandoci verso il centro del centro-destra, la musica si fa più raffinata, ma rimane comunque stonata. Dalle parti del PdL la Bertolini promette che appena sarà eletta, presenterà un proposta di legge che permetta ai farmacisti ed ai loro collaboratori la possibilità di rifiutarsi di vendere medicinali atti a procurare l’aborto o a permettere o causare l’eutanasia. Questa promessa, la Bertolini la fa in riferimento agli scandalosi episodi accaduti a Pisa, dove alcuni farmacisti si sono astenuti dal vendere la pillola del giorno dopo a ragazze che ne avevano fatto richiesta.
In questo caso, si va oltre l'obiezione di coscienza in caso di aborto, trattandosi la pillola del giorno dopo, non di un medicinale atto a procurare l'aborto, ma un di anticoncezionale.
Sostanzialmente la Bertolini vorrebbe proporre una limitazione delle libertà molto drastica, perchè di fatto influisce anche nella sfera dei rapporti sessuali, che a quanto pare si vorrebbero finalizzati solo alla procreazione. Praticamente persone ridotte a semplici macchine da riproduzione.
Motivi per non dare il voto a queste figure già ce n'erano sicuramente, ma ora ce n'è qualcuno in più ... quanto meno evitiamo di correre in rischio di trovarcele in camera da letto, a decidere quali posizioni assumere.

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lunedì 7 aprile 2008

Il lavoro domestico vale più di 4 centesimi al giorno

Mi pare che oggi la politica abbia raggiunto il distacco massimo dalla realtà. Tanto che le proposte di questa campagna elettorale 2008, sono quanto di più banale e lontano dalle reali esigenze delle persone in carne ed ossa.
L'ultima di Veltroni (dal quale onestamente mi sarei aspettato di più), è quella di esonerare le casalinghe dalle spese per l'assicurazione contro gli infortuni domestici. Così le casalinghe potranno risparmiare (udite, udite) ben 12,91 euro l'anno.
Tutto questo sforzo, per dimostrare quanta attenzione il PD riponga verso «tante donne che nel nostro paese svolgono - secondo Veltroni - un ruolo fondamentale». Come non si potrebbe riconoscerlo tale? Mi chiedo allora perchè Veltroni lo consideri così poco dal punto di vista economico. Un ruolo fondamentale, vale solo 12,91 euro l'anno?
Una proposta concreta, che davvero avvicinerebbe la proposta elettorale alle esigenze reali delle persone e che quindi non risulterebbe macchiata da una logica populista, sarebbe quella di concedere un reddito di cittadinanza. In questo modo, chi si occupa dei lavori domestici entro le mura della propria casa, sarebbe svincolato da una dipendenza economica verso il partner.
Ma soprattutto, in un Paese come il nostro che vede le donne lavoratrici con uno stipendio pari alla metà di quello maschile e costrette a subire discriminazioni sessiste, potrebbero sfuggire dai ricatti padronali.
Se Veltroni avesse avanzo una proposta di questo tipo, sarebbe stato credibile nel momento in cui ha dichiarato di ritenere fondamentale il lavoro domestico. Ma nel momento in cui il lavoro casalingo, è praticamente considerato giustamente remunerato con meno di 12,91 euro l'anno (meno di 4 centesimi al giorno), ogni parola di buona considerazione nei confronti di quel lavoro, suona quanto meno ipocrita.

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sabato 5 aprile 2008

Comunicato stampa del Comitato "Io Non Voto"

[Dal Comitato IO NON VOTO, ricevo e pubblico questo comunicato stampa]

COMITATO “IO NON VOTO!”
COMUNICATO STAMPA DEL 2 APRILE 2008
Il Comitato “IO NON VOTO!”, costituitosi recentemente a Vasto, ha trasmesso in questi giorni una lettere di protesta (che si riporta in allegato) all’attenzione delle Massime Istituzioni dello Stato Italiano. La lettera chiede alle Istituzioni in indirizzo di intervenire, denunciando due fatti principali:

  • la palese violazione della Costituzione Italiana, realizzata apponendo sulla scheda elettorale i simboli con le diciture “Berlusconi Presidente” “Veltroni Presidente”, “Casini Presidente”, “Santanchè Presidente”. La nomina del Presidente del Consiglio è infatti riservata dalla Costituzione al Presidente della Repubblica e non è prerogativa del Parlamento o dell’elettorato. L’ammissione di detti simboli con i relativi slogan rappresenta una grave violazione del corretto e libero esercizio del diritto di voto.
  • La Corte Costituzionale (sentenza n. 15 del 2008 di ammissibilità del referendum abrogativo in materia di legge elettorale) ha già segnalato al Legislatore aspetti problematici in relazione ad una legislazione che “non subordina l’attribuzione del premio di maggioranza ad una soglia minima di voti/seggi”. Non vi è stato sinora pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legittimità di tale Legge Elettorale. Vi è inoltre concreta possibilità che il premio di maggioranza assegnato alla lista vincente superi il 15%.
Il Comitato invita gli elettori a:
  • trasmettere la lettera di segnalazione alle Istituzioni;
  • presentarsi e registrarsi al Seggio;
  • rifiutare e restituire la scheda elettorale per l’elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, senza che queste siano valide per il voto;
  • far verbalizzare dal Presidente di seggio una dichiarazione di protesta. Un esempio di tale dichiarazione si può rinvenire nella lettera allegata, nel sito www.associazionebarbarica.org, nei volantini che verranno distribuiti dal Comitato.
SEGUE ALLEGATO (LETTERA ALLE ISTITUZIONI)

CLAUDIO ZIMARINO PASQUALE MORONE
COMITATO “IO NON VOTO!” – VASTO
Per maggiori informazioni:
http://www.riforme.net/
http://www.associazionebarbarica.org/



La lettera di protesta da inviare alle istituzioni

C.A. PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA ITALIANA (form su http://www.quirinale.it/)
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI (form su http://www.governo.it/)
PRESIDENZA DEL SENATO DELLA REPUBBLICA (mailto://marini_f@posta.senato.it)
PRESIDENZA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI (form su http://presidentebertinotti.camera.it/)

Oggetto: AMMESSI SIMBOLI IN PALESE CONTRASTO CON LA COSTITUZIONE E MANCATO CONTROLLO DI LEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE DELLA LEGGE ELETTORALE.


Egregio Presidente ……………….
Le scrivo per segnalare che tra i 147 simboli elettorali già ammessi dal Ministero dell'Interno vi sono anche quelli che testualmente riportano: "Berlusconi Presidente"; "Veltroni Presidente", “Casini Presidente”. “Santanchè Presidente”, in palese violazione con quanto previsto dalla Costituzione.
Inoltre La Corte Costituzionale (sentenza n. 15 del 2008 di ammissibilità del referendum abrogativo in materia di legge elettorale) ha già segnalato al Legislatore aspetti problematici in relazione ad una legislazione che “non subordina l’attribuzione del premio di maggioranza ad una soglia minima di voti/seggi”. Non vi è stato sinora pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legittimità di tale Legge Elettorale. Vi è inoltre concreta possibilità che il premio di maggioranza assegnato alla lista vincente superi il 15%.

Di fronte a questo stato di cose mi vedo costretto a restituire le schede elettorali per l’elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica con la seguente dichiarazione:

“Nelle schede consegnatami per l'elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica sono presenti simboli che, a norma dell'articolo 92, secondo comma della Costituzione, non avrebbero dovuto essere ammessi. I simboli, riportando in maniera esplicita l'indicazione "Berlusconi Presidente" "Veltroni Presidente", ”Casini Presidente” , “Santanchè Presidente”,si pongono in netto contrasto con l'impianto costituzionale vigente che non prevede, ma anzi vieta, l'elezione diretta del Presidente del Consiglio, essendo affidata alle prerogative del Presidente della Repubblica la nomina del Capo del Governo. l'ammissione di detti simboli è tale da configurare una grave violazione del corretto e libero esercizio del diritto di voto da parte degli elettori.
La Corte Costituzionale (sentenza n. 15 del 2008 di ammissibilità del referendum abrogativo in materia di legge elettorale) ha già segnalato al Legislatore aspetti problematici in relazione ad una legislazione che “non subordina l’attribuzione del premio di maggioranza ad una soglia minima di voti/seggi”. Non vi è stato sinora pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legittimità di tale Legge Elettorale. Vi è inoltre concreta possibilità che il premio di maggioranza assegnato alla lista vincente superi il 15%.
Alla luce di tali considerazioni mi vedo quindi costretta/o alla restituzione al Presidente di sezione della scheda per l'elezione della Camera dei Deputati e, per analoghe ragioni, della scheda per l'elezione del Senato della Repubblica, senza che queste possano essere considerate valide ai fini del voto. Altresì, invito tutti gli organi competenti ad esaminare la questione e, nel caso ne verificassero la fondatezza, ad agire di conseguenza non proclamando validi i risultati della consultazione elettorale.

Certa/o dell'attenzione che i vostri uffici presteranno a questa mia, rimango in attesa di vostre iniziative al riguardo.
Con i più cordiali saluti
DATA E FIRMA


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giovedì 3 aprile 2008

Il generale Del Vecchio appare inadatto al ruolo di parlamentare

Certo che i colpi di scena in casa PD non mancano, dovuti ad interventi considerati ingenui dalle stesse persone che li hanno fatti. Interventi che elettori di centrosinistra forse non vorrebbero sentire, ma che sicuramente tendono a spostare il PD sempre più verso destra.
Certo che c'era da aspettarselo viste le candidature, tra cui figura anche il generale Del Vecchio, ex comandante Isaf in Afghanistan, che prima dichiara che i gay nell'esercito sono inadatti e poi ritratta ... ma di fatto senza smentire.
«Io rispetto ogni scelta legittima e lecita della persona - è il ragionamento del generale - ma credo che nell'ambito di una struttura come l'esercito, dove le attività si svolgono sempre insieme, è opportuno non dichiarare ed evidenziare la propria omosessualità». Usa le parole giuste il generale: parla di rispetto e non tolleranza. Il rispetto è un sentimento passivo, che tende semplicemente a non offendere. Mentre la tolleranza prevede non solo l'accettazione ed il rispetto dell'altro, ma anche la chiara determinazione ad un rapporto di vita comune. Nel senso che occorre la disponibilità a rapportarsi, ad incontrarsi e ad interagire con chi pensa ed agisce in maniera diversa dalla propria.
Ma il generale Del Vecchio con le sue affermazioni, è proprio questo incontro che nega: dice di rispettare l'orientamento sessuale, solo che quello stesso orientamento sessuale è inopportuno dove «le attività si svolgono sempre insieme».
Sono affermazioni quelle del generale, che antepongono un singolo aspetto di un individuo, all'individuo stesso che risulta perciò discriminato. Queste affermazioni solo perciò più che frasi ingenue, come ha affermato poi Del Vecchio, perchè di fatto tendono alla limitazione della dignità individuale, nel momento in cui si vuole limitare l'affermazione delle identità personali.
Il generale Del Vecchio dovrebbe ricordare che si è candidato a diventare un parlamentare della Repubblica italiana, che pone il diritto al pieno sviluppo della persona umana tra i principi fondamentali della Carta costituzionale.
A questo punto è il generale Del Vecchio ad apparire inadatto al ruolo di parlamentare.



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mercoledì 2 aprile 2008

Torna la tessera per il pane?

I salari italiani, si sa, sono i più bassi d'Europa, Portogallo a parte. Il potere di acquisto dei salari degli italiani, è stato eroso negli anni ed in questi termini, negli ultimi 5 sono stati tolti dalle tasche degli italiani circa 2000 euro.
Negli ultimi 10 anni, la ricchezza si è spostata in maniera prepotente dal lavoro alle rendite, impoverendo le persone ed arricchendo l'impresa. Ed ormai i poveri in Italia sono oltre 7 milioni, più del 10% della popolazione.
La politica chissà perchè, si è ora accorta di questa drammatica situazione. Forse perchè anche i poveri votano. Tra tutti i diritti che dovrebbero essere inalienabili (casa, salute, ecc.) chissà com'è, questo è l'unico diritto che viene garantito (per ora).
Siccome anche il voto di chi è povero vale quanto quello di uno ricco e siccome i poveri sono molti più dei ricchi, occorre fare proposte elettorali a riguardo. Così, dal cappello di Veltroni escono i buoni spesa che, come ha spiegato il leader del PD, «potrà essere potrà essere utilizzato con i negozi convenzionati». Quindi i poveri avranno i loro buoni spesa, da spendere nei loro supermercati magari lontani da quelli dei ricchi, che hanno fastidio nel vedere i poveri.
Anzichè quindi puntare sull'aumento salariale, sulla riduzione di privilegi manageriali per redistribuire degli utili aziendali, su politiche per case popolari; anzichè su cose del genere, si punta invece all'assistenza, che mette il povero nella indecente condizione di doversi mostrare nel suo dramma economico e sociale e nello stesso tempo, il povero è posto in una condizione di sudditanza e costretto a ringraziare chi lo ha ridotto in povertà, perchè intanto gli fa l'elemosina.
Beh ... a me questa proposta ha ricordato immediatamente la tessera per il pane di epoca fascista.

P.S.: ho volutamente usato il termine povero, senza mai cercare di ingentilire quella parola, ormai così poco usata. Non perchè ci si vergogni della loro presenza, ma perchè è bene che siano poco visibili, perchè il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam.



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venerdì 28 marzo 2008

Da domani i candidati politici la finiranno di dare i numeri

Ultime ore di divulgazione di sondaggi elettorali e poi ... poi non si sa bene cosa dovremo stare a sentire, di questa scialba campagna elettorale. Infatti la legge n. 28 del 2000 vieta, nei quindici giorni precedenti la data delle votazioni di rendere pubblici o, comunque, diffondere i risultati di sondaggi demoscopici sull'esito delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori.
Il divieto vale ovviamente anche per tutti i sondaggi effettuati prima dei quindici giorni che precedono il voto. Per cui non potranno più essere divulgati i dati della caterva di sondaggi commissionati.

I nostri politici la finiranno di dare i numeri a loro esclusivo uso e consumo, finalizzati alla mera tattica politica. Solo che dubito che si potrà cominciare ad ascoltare qualche proposta concreta per il futuro governo. Non sono sicuro che da domani si comincerà a parlare ed a confrontarsi sui programmi. Non mi aspetto dibattiti tra due o più candidati, che entreranno finalmente nel merito delle cose, evitando i soliti slogan propagandistici.
Da domani mi aspetto un'ulteriore caduta di stile della campagna elettorale, maggiori volgarità, offese da prime pagine, unici metodi per riempire il buco nero della politica. E quando si avrà l'occasione di alzare il livello del dibattito politico, la si perderà quell'occasione a favore della sterile propaganda.
E se questo è ciò che ci aspetta, credo proprio che sarò costretto a rimpiangere quel dare i numeri dei candidati politici. Vuol dire che mi accontenterò delle estrazioni del lotto.


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venerdì 21 marzo 2008

Secondo Berlusconi si muore sul lavoro per colpe delle vittime. All'indecenza non c'è mai fine!

"Bisogna andare nella direzione dell'informazione, della prevenzione e della formazione: è quello il grande lavoro che si deve fare, anche perchè molti incidenti capitano per un comportamento colpevole degli interessati". Lo ha detto Silvio Berlusconi, parlando alla platea degli invalidi e dei mutilati sul lavoro, a proposito della sicurezza sul lavoro. "Su questo io credo dovremmo veramente metterci d'accordo - ha aggiunto Berlusconi - su come per certi lavori stabilire delle attività formative obbligatorie"
[fonte www.apcom.net]

Capito? 1300 morti l'anno, oltre un milioni di infortuni, di cui centinaia di migliaia invalidanti in modo permanente, sono in tanti casi provocati da comportamenti colpevoli, non delle aziende che non fanno prevenzione, e nemmeno dei datori di lavoro che risparmiano in dispositivi di protezione.

Secondo il Berlusconi-pensiero quegli infortuni e quelle morti sono spesso causa di comportamenti colpevoli delle vittime. Per questo, lo psiconano è "convinto che non si debba andare nella direzione della repressione".
Certo che se i colpevoli delle morti sul lavoro sono le vittime stesse, diventa difficile fare repressione. Ma è oltremodo strano sentire parlare in questi termini, uno che vorrebbe ripulire le strade, da ogni cosa che possa turbare il senso di sicurezza degli italiani. E chissà perchè, la repressione prende sempre e solo la strada, che porta dritti a colpire i più deboli, mentre si ferma quando ha di fronte un potere forte. Anche in questo caso. Di fronte alle evidenti mancanze da parte delle imprese (parte forte in causa nella tragica guerra quotidiana del lavoro) nella tutela dell'integrità fisica dei lavoratori, la spada della repressione deve fermarsi.
Certamente, affinchè possa realizzarsi una reale ed efficace lotta agli infortuni sul lavoro, si deve percorrere la strada della prevenzione in primo luogo e della formazione ed informazione dei lavoratori. Solo che prevenzione, formazione ed informazione sono obblighi in carico alle aziende, ma guarda caso, proprio su questi elementi le imprese sono spesso inadempienti. Non si capisce allora, a chi si rivolga Berlusconi quando invoca la necessità di svolgere quelle attività.
Si capiscono invece chiaramente, le intenzioni dello psiconano, visto che il senso delle sue parole può essere riassunto in tre elementi: 1) le cause delle morti sul lavoro sono da ricercare nei comportamenti delle vittime; perciò 2) nessuna azione di repressione verso le aziende, che non hanno colpe e conseguente depenalizzazione degli inadempimenti; 3) fare prevenzione, formazione ed informazione, ma non a carico delle aziende.
Le solite argomentazioni di chi vuole continuare indisturbato, a fare profitti sulle spalle dei lavoratori e troppo spesso anche sulla loro pelle.


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mercoledì 19 marzo 2008

Fini e Veltroni fanno a gara di altruismo ... e di ipocrisia!

Di programmi per il prossimo governo è bene non parlare. D'altronde, è cosa nota, gli impegni presi dal PD e dal PdL sono molto simili tra loro ed antrambi rispecchiano le richieste di Confindustria, elencate dall'ex presidente dell'associazione degli industriale Luca Cordero di Montezemolo.
E allora meglio puntare su altro, per convincere la massa di indecisi, che sembrano essere in numero molto maggiore rispetto alle precedenti elezioni. E su cosa puntare? Niente di più semplice di buttarsi su sul vecchio e mai sorpassato, facile populismo.

Così, mentre Veltroni intrattiene la piazza di Varese con i suoi "ma anche" e con richiami al patto operai-imprenditori (sic!), Fini lo chiama ipocrita, perchè «Veltroni propone di ridurre l'indennità ai parlamentari», ma lui, Veltroni, a «52 anni percepisce una pensione di 5.216 euro netti al mese». Veltroni non manca ovviamente di replicare che «Fini ha perso un'occasione per stare zitto. Avevo chiesto di poter rifiutare quei soldi ma non è possibile. Così li ho spesi nelle cose in cui credo».
E allora, via con la corsa alla candidatura di migliore benefattore. Veltroni si candida a leader dei mecenati per avere «dato 100.000 euro in beneficenza». Ma è incalzato dal caritatevole Fini, che ha detta del suo entourage «guadagnando il doppio del segretario del Pd avrà certamente contribuito con cifre doppie delle sue ad aiutare chi è meno fortunato».
Mi chiedo se questi due personaggi politici, discutendo delle loro facili pensioni e dei loro lauti compensi, si rendano conto di quanto percepisce mediamente un pensionato o di quale sia lo stipendio ed il salario della stragrande maggioranza dei lavoratori in Italia. E neppure credo si rendano conto, i due politicanti, che quelle pensioni e quegli stipendi e salari generalmente percepiti, non bastano a condurre una vita dignitosa.
Mentre Fini e Veltroni si lanciano frecciate sulle loro pensioni, in Italia ci sono migliaia di pensionati che cercano di calmare i morsi della fame rovistando nella spazzatura.
Questi due politicanti, anzichè fare a gara in un presunto campionato italiano di filantropia, farebbero bene a rileggersi i loro programmi, dove la parola "pensione" è nominata una volta sola in quello del PdL e mai in quello del PD. Mentre le parole stipendio o salario mai sono citate nel programma del PdL ed una volta sola in quello del PD. Uno pari ... palla al centro. La sfida può continuare, ma gli spalti si stanno svuotando!


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martedì 18 marzo 2008

La Chiesa non schiera ... dovrà essere la politica a schierarsi con la Chiesa

I vescovi italiani sottolineano di non schierarsi con alcun partito politico ma chiedono «agli elettori cattolici, ai candidati cattolici e ai futuri eletti di richiamarsi ai valori fondamentali della Chiesa» e tra questi «la difesa della vita» e la tutela della famiglia tradizionale. Se il voto spesso si orienta sulle «urgenze del quotidiano», per i credenti - ha detto Betori - «le urgenze vanno sempre proiettate su un orizzonte di grandi valori». [fonte www.corriere.it]

Ah ... bene. Meno male che la CEI non si schiera apertamente a fovore di questo o quel partito politico. Certo che in caso contrario sarebbe stata una evidente ingerenza, nella vita politica italiana, da parte dei vescovi.

Ora, i vescovi cattolici, non si schierano più. Dicono di tenersi lontani dalla vita politica italiana. Dicono i vescovi, di non volere interferire nelle scelte che investono la vita pubblica e la sfera privata dei cittadini italiani. Loro, i vescovi, se ne staranno buoni a predicare di cose religiose. E mentre loro penseranno ai valori cattolici, dovranno essere i partiti politici a schierarsi con la CEI. Non dovranno interferire, i politici cattolici, nella definizione della scala dei valori, che sarebbe una grave invadenza della politica nella sfera religiosa. Dovranno, i politici cattolici, richiamarsi ai valori fondamentali della Chiesa ed accettarli, senza discutere.
Soprattutto, senza discutere di famiglia tradizionale, fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna, che attraverso consueti e ben codificati rapporti sessuali e possibilmente senza godere troppo, concepiscono una o più volte. Ed ogni volta, si consideri vita ogni spermatozoo impiantato in un ovulo e lo si porti alla nascita. Non importa se quella che potrà diventare vita autonoma sarà voluta oppure no, se potrà realmente godere di una vita o non ne avrà la possibilità, se sarà frutto di un amore o meno. Qualla che potrà diventare una vita autonoma, dovrà per forza essere accettata all'interno della famiglia tradizionale, che deve per forza essere fondata sul matrimonio.
Ma a questi valori cattolici, i politici italiani dovranno richiamarsi da soli, senza aiuti da parte della Chiesa. Perchè la Chiesa non schiera, altrimenti sarebbe una evidente ingerenza nelle scelte politiche di uno Stato laico. (sic!)


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lunedì 17 marzo 2008

La famiglia secondo le convinzioni di un clericofascita

Chissà, forse Cirrapico, ex(?)fascista dell'ultima ora e candidato nelle file del PdL, se la sarà presa con lo psiconano, che pochi giorni fa aveva detto che il Ciarra è un candidato tra altri mille e che perciò conta come il due di coppe, quando la briscola è bastoni. Oppure no. Certamente il Ciarra è proprio così, clerico-fascista mai pentito, estimatore di Almirante e Benedetto XVI, sua stella polare.
Rimane il fatto che l'editore, imprenditore, pluricondannato, candidato del PdL Ciarrapico, ha rilasciato questa intervista esclusiva concessa a Petrus, quotidiano on line sul pontificato di Benedetto XVI, nella quale definisce ciarpame ogni unione che non sia vincolata da un matrimonio.

La famiglia tradizionale che il clericofascista Ciarrapico probabilmente intende, unica secondo lo stesso ad elevarsi dal ciarpame, sarebbe formata da un uomo ed una donna, uniti in matrimonio davanti ad un altare, con il marito che lavora mentre la donna accudisce la casa ed alleva la prole, rigorosamente numerosa e possibilmente di sesso maschile.
Il fascista Ciarrapico, deve avere dimenticato di staccare qualche pagina dal calendario, non essendosi accorto che le famiglie hanno assunto nel tempo varie forme: ristrette ed allargate, etero ed omosessuali, miste. Una varietà di nuclei familiari che ha probabilmente contribuito ad una crescità culturale, fondata sulla conoscenza ed accettazione delle diversità.
Considero pericolose certe affermazioni, già sentite in altri termini forse con meno volgarità ed aggressività, non credo che si possa pretendere da un personaggio come Ciarrapico, un'apertura verso altre culture, verso diversi modi di intendere la famiglia, men che meno un'accettazione di altri modi di vivere la sessualità diversi da quelli lui considerati. Ma allo stesso tempo, non credo che possano essere accettate lezioni di moralità su questi temi (ma probabilmente nemmeno su altri), da un personaggio condannato in via definitiva per sfruttamento di lavoro minorile.


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venerdì 14 marzo 2008

La campagna elettorale come una partita di poker

Un continuo show, questa campagna elettorale 2008. Colpi di scena a ripetizione e rilanci, come si stesse giocando una partita di poker.
Da quando è praticamente partita la campagna elettorale, non è stato altro che un susseguirsi di inseguimenti al sensazionalismo.
Veltroni lancia il PD che corre da solo alle prossime elezioni, Berlusconi crea il PdL partito unico della destra. Poi il PD non corre più da solo e il PdL non è un partito unico.
Allora Veltroni realizza un programma, snello e di pochi punti e Berlusconi dice di essere stato copiato (a dire il vero, sembra avere ragione). Veltroni comincia a girare in pullman e Berlusconi tira fuori 200 camper.

E avanti con la stessa logica, quando si parla di candidature: uno Colaninno, l'altro la Brambilla; uno il generale Del Vecchio, l'altro l'ex generale Speciale; uno Achielle Serra, l'altro Scelli.
Solo che non basta, i colpi di scena delle candidature possono cominciare ad annoiare ed allora bisogna inventarsi altro e diventa lecito anche riabilitare il fascismo e qualche camerata.
Discorsi? Pochi, elaborati tra offese lanciate da una parte all'altra. Fini è una valletta e uno sguattero. Veltroni come Hudini ma anche Zelig e via discorrendo.
Ma in sostanza, nella cabina elettorale, come andremo a scegliere? Sulla base di cosa? Quali sono i programmi con i quali i candidati dei due maggiori partiti, si candidano a governare? Sono stati pubblicati, poco diffusi e meno ancora discussi. Forse perchè tanto simili, da sembrare scritti dalle stesse mani ed entrambi molto vicini al decalogo di Confindustria.
Forse per questo nè al PD, nè al PdL, conviene discutere di programmi. Però almeno ogni tanto se ne può parlare, o farne parlare. Ed a questo ci ha pensato Berlusconi, quando ha stracciato il programma del PD.
Non riesco ad attribuire meriti allo psiconano. Ma uno, per una volta, bisogna riconoscerglielo: è stato l'unico che, in un modo o nell'altro, ha fatto parlare di programmi elettorali.
Poveri noi!


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