mercoledì 2 aprile 2008

Torna la tessera per il pane?

I salari italiani, si sa, sono i più bassi d'Europa, Portogallo a parte. Il potere di acquisto dei salari degli italiani, è stato eroso negli anni ed in questi termini, negli ultimi 5 sono stati tolti dalle tasche degli italiani circa 2000 euro.
Negli ultimi 10 anni, la ricchezza si è spostata in maniera prepotente dal lavoro alle rendite, impoverendo le persone ed arricchendo l'impresa. Ed ormai i poveri in Italia sono oltre 7 milioni, più del 10% della popolazione.
La politica chissà perchè, si è ora accorta di questa drammatica situazione. Forse perchè anche i poveri votano. Tra tutti i diritti che dovrebbero essere inalienabili (casa, salute, ecc.) chissà com'è, questo è l'unico diritto che viene garantito (per ora).
Siccome anche il voto di chi è povero vale quanto quello di uno ricco e siccome i poveri sono molti più dei ricchi, occorre fare proposte elettorali a riguardo. Così, dal cappello di Veltroni escono i buoni spesa che, come ha spiegato il leader del PD, «potrà essere potrà essere utilizzato con i negozi convenzionati». Quindi i poveri avranno i loro buoni spesa, da spendere nei loro supermercati magari lontani da quelli dei ricchi, che hanno fastidio nel vedere i poveri.
Anzichè quindi puntare sull'aumento salariale, sulla riduzione di privilegi manageriali per redistribuire degli utili aziendali, su politiche per case popolari; anzichè su cose del genere, si punta invece all'assistenza, che mette il povero nella indecente condizione di doversi mostrare nel suo dramma economico e sociale e nello stesso tempo, il povero è posto in una condizione di sudditanza e costretto a ringraziare chi lo ha ridotto in povertà, perchè intanto gli fa l'elemosina.
Beh ... a me questa proposta ha ricordato immediatamente la tessera per il pane di epoca fascista.

P.S.: ho volutamente usato il termine povero, senza mai cercare di ingentilire quella parola, ormai così poco usata. Non perchè ci si vergogni della loro presenza, ma perchè è bene che siano poco visibili, perchè il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam.



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2 commenti:

Poldo 2 aprile 2008 22:53  

Non potevi saperlo,ma con me tocchi un tasto dolente.
Quasi 16 anni fà, mio padre moriva ed io, poco più di 18 anni andavo via di casa per non tornarci per anni.I primi 3 Anni li ho vissuti per strada,ho sempre cercato di cavarmela senza l'aiuto della chiesa,perchè ho sempre pensato di non voler diventare un parassita della società,una condanna peggiore del morire di fame.
Ero arrivato a pesare 59 Kg,mentre oggi ho quasi 10 Kg di sovrappeso.
Ma "il potere" non ti permette di morire di fame,non se lo può permettere,deve dimostrare di essere caritatevole.Ho mangiato le peggio schifezze,mi hanno offerto di spacciare,di bucarmi,di bere,non ho fatto nulla di questo.Mi sono rialzato è mi sono costruito una vita.Ma se prima con 2 miglioni di lire vivevo da dio,ora con 1100€ non ci riesco più.Sono un pò spaventato.Le cose non girano più bene neanche nel mio lavoro.Ho paura di dover andare via,di abbandonare il mio paese.Piuttosto che NON morire di fame.

Crocco1830 3 aprile 2008 06:54  

Una vicenda tragica la tua. Ed il dramma aumenta pensando che quella che hai raccontato non è un'eccezione.
Dici molto bene quando affermi che il "potere" non può permettersi di fare morire di fame, quelle persone ha ridotto in povertà e che deve mantenere in quello stato, per potersi rinnovare.

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