giovedì 16 luglio 2009

Legge razzista firmata da Napolitano. Ci difenderemo Costituzione alla mano.

Da oggi l'Italia è uffialmente un paese razzista! Con il contributo del Presidente della Repubblica, che ha apposto la sua firma su un testo incostituzionale. Il Capo dello Stato, ha promulgato una Legge che punisce delle persone senza che queste abbiano commesso dei fatti che sono previsti come reati dalla legge. Il testo firmato da Napolitano, viola palesemente il principio costituzionale di uguaglianza, poichè gli italiani saranno puniti per aver commesso un reato e gli stranieri solo per la loro condizione personale.
Il cosidetto pacchetto sicurezza va contro quella Costituzione che Napolitano ha guirato di osservare, e sul rispetto della quale si dovrebbe unire la nazione della quale il Capo dello Stato rappresenta l'unità. Napolitano si è detto perplesso e preoccupato, ma nonostante tutto quella firma l'ha apposta lo stesso, perchè "la legge non poteva essere bloccata" visto che conterrebbe norme "ampiamente condivise in sede parlamentare".

Perciò direttamente al Presidente Napolitano vorrei rivolgermi e chiedergli: ma cosa sta dicendo, signor Presidente della Repubblica, che gli ideali della maggioranza dei parlamentari sono prioritari rispetto ai principi costituzionali? Sta raccontando che la Costituzione italiana viene dopo le ingiustificate paure rappresentate in parlamento? Sta forse dicendo, signor Presidente, che il razzisnmo può essere accettato e diventare legge contro la Costituzione republicana, solo perchè condiviso dalla maggioranza dei deputati e dei senatori?

A lei, signor Presidente Napolitano, tanti cittadini e tante associazioni in questi giorni le avevano chiesto di non promulgare questa legge, che è una vera e propria vergogna. Tutti quei cittadini le chiedevano solo di svolgere i suoi compiti di Presidente della Repubblica italiana. Quelli che la Costituzione le assegna. Ha deciso invece di nascondersi dietro la foglia di fico parlamentare. Ora, affinchè l'Italia non si trasformi nella patria del razzismo legalizzato, non ci rimane che augurarci che siano i cittadini a resistere. Non rimane che imparare a difendersi dalle leggi di uno Stato sempre più pericolosamente autoritario, razzista e violento. Lo faremo, ci difenderemo con l'arma più efficace che conosciamo in questo caso: la Costituzione della Repubblica italiana.

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mercoledì 15 luglio 2009

La (in)coerenza leghista. Invasioni di padani all'estero e caccia agli immigrati in Italia

Dalla dichiarazione di voto finale del presidente del gruppo Lega Nord Padania, Bricolo:
La nostra (quella dei respingimenti NdR) è l'unica strada percorribile per gestire il flusso migratorio in arrivo nel nostro Paese e non subire invasioni incontrollate.

Da La Padania del 16 giugno 2009, a proposito della Lega Nord Estero:
Lega Nord Estero in espansione in tutti i continenti. l’Europa è praticamente
tutta coperta
(dai leghisti NdR); in Sudamerica l'attività attualmente è concentrata in Argentina e Brasile, ma si sta espandendo anche in Uruguay e Cile; in Africa si è attestati in Senegal e Sudafrica; in Asia la voce della Padania si fa sentire addirittura in Cina.

Dalla dichiarazione di voto finale del presidente del gruppo Lega Nord Padania, Bricolo:
D'ora in poi [...] non saranno benvenuti coloro che non rispettano la nostra storia, la nostra cultura e le nostre tradizioni.
Integrazione, per quanto ci riguarda, vuol dire che chi viene a casa nostra (perché questa è casa nostra)
[...] si deve adeguare al nostro modo di vivere.

Da La Padania del 16 giugno 2009, a proposito della Lega Nord Estero:
[La Lega Nord Estero è] un vero e proprio Movimento con lo scopo di promuovere nelle realtà in cui è presente (cioè all'estero NdR) gli ideali e la politica della Lega Nord e, chiaramente, di presentarsi alle elezioni con il suo simbolo.

Dalla dichiarazione di voto finale del presidente del gruppo Lega Nord Padania, Bricolo:
Noi il consenso lo abbiamo aumentato, sicuramente anche per la coerenza.

Dal pensiero di Crocco:
Voi il consenso lo avete aumentato perchè in Italia i rincoglioniti avanzano...

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martedì 14 luglio 2009

Se ad una voce viene impedito di essere ascoltata, equivale a soffocarla. Contestazione generalizzata contro il DDL Alfano.


Sciopero è un termine improprio per questa manifestazione, ma che rende l'idea della contestazione. Non sono convinto della forma di questa protesta, perchè l'autoimbavagliamento è proprio lo scopo ultimo del DDL Alfano, contro il quale bidogna opporsi in maniera decisa. Ma allo stesso tempo ritengo la protesta assolutamente necessaria. Quindi aderisco all'iniziativa perchè è necessario che la protesta sia quanto più possibile generalizzata, unico modo per farci davvero sentire da questo governo liberticida.
Il governo, con il DDL Alfano, cerca di mettere un bavaglio ai blog. Lo fa in maniera subdola e meschina, cercando di introdurre l'obbligo di rettifica di qualsiasi testo sgradito a qualcuno entro 48 ore, pena una sanzione pecuniaria fino a 25 milioni di vecchie lire per tutti i titolari di siti informatici. Questo significa impedire di fatto la libera discussione e l'informazione partecipata e diffusa, propria del web. Proprio questa peculiarità della rete, è caratteristica principale dei blog, nella stragrande maggiornanza dei casi gestiti da persone comuni, che sono particolarmente minacciati dal disegno di legge Alfano.
Il tentativo del governo è perciò quello di privare della diffusione in rete del pernsiero delle persone comuni, lavorator*, disoccupat*, student*, associazioni in lotta, ecc., che oltre al web hanno ben pochi altri spazi per esprimere la proprie idee. Perciò imbavagliare i blog significa opprimere il diritto a manifestare il proprio pensiero, perchè se ad una voce viene impedito di essere ascoltata, equivale a soffocarla. Ed invece noi vogliamo farci sentire e per questo alziamo la voce contro il DDL Alfano!

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lunedì 13 luglio 2009

Siamo arrivati al punto che si punisce chi si infortuna!

Ricevo da Marco Bazzoni questa e-mail che pubblico molto volentieri e che condivido in ogni sua parola.
Io credevo di averle sentite tutte nella mia vita, ma mai avrei immaginato di leggere questa notizia: "Si infortuna sul lavoro, l'azienda gli fa una contestazione disciplinare".
Questa vergognosa vicenda è accaduta, non in un'aziendina, ma alla Sirti, una grande azienda che opera nel settore delle Telecomunicazioni.
In pratica, un operaio dello Stabilimento Sirti di Nardò, mentre prelevava un pacco da un corriere, indietreggiando, inciampava in un gradino, e si provocava un infortunio grave (trauma lombosacrale).
L'azienda gli ha inviato una contestazione disciplinare, invitandolo a discolparsi, altrimenti lo sanzionerà.
Considero il comportamento della Sirti molto grave, adesso siamo arrivati al punto che per fare prevenzione si punisce chi si infortuna, come se le aziende fossero immuni da colpe!
I vertici della Sirti si dovrebbero leggere attentamente le sentenza della Cassazione n 18998 del 6 maggio 2009, che ha stabilito che gli errori commessi dagli operai per gli infortuni sul lavoro, non cancellano la colpa dell'azienda.
Anche se questa contestazione disciplinare è priva di fondamento, questo è quello che purtroppo potrebbe succedere in tutte le imprese dopo l'emanazione del decreto correttivo per il Dlgs 81/08 (testo unico sicurezza sul lavoro).
La Fiom-Cgil ha perfettamente ragione quando dice in una nota sul suo sito web: "La Sirti, la Confindustria, il Governo tentano di intimidire i lavoratori, con il ricatto dei provvedimenti disciplinari, così da non far denunciare gli infortuni, che scompariranno come per incanto, diventando assenze per malattia e così permettendo alle aziende anche di risparmiare sul premio assicurativo dell'Inail"

Come ho detto più volte questo decreto correttivo è una vera e propria controriforma della sicurezza sul lavoro.
Con la scusa di semplificare, il Governo Berlusconi stravolge il Dlgs 81 del 9 Aprile 2008, entrato in vigore il 15 maggio del 2008.
Tra le tante modifiche peggiorative (non dimentichiamoci che questo decreto correttivo modifica 136 articoli sul 306, compresi tutti gli allegati al Dlgs 81/08), l'abrogazione del divieto di visita medica preassuntiva da parte del medico di fiducia dell'azienda (art 41, comma 3, lettera a), che è in contrasto con l'art 5 della L300/70 (Statuto dei lavoratori), il sostanziale svuotamento della cartella sanitaria di rischio del lavoratore (con modifiche e cancellazione di commi dell'articolo 25), tentativo di svuotamento del libretto formativo del lavoratore, eliminazione del riferimento alla direttive europee previsto dall'articolo 41 del Dlgs 81 per quanto riguarda la sorveglianza sanitaria, modiche all'art 42 del Dlgs 81, che riducono le tutele dei lavoratori inidonei alla mansione, la negazione di consegna all'Rls (Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza) del Documento di Valutazione dei RIschi (DVR), la redazione del DVR a 90 giorni dall'inizio dell'attività produttiva, quando nelle aziende con significativi livelli di rischio è importante che la valutazione dei rischi preceda l'avvio delle produzioni, l'affidare al datore di lavoro la scelta dei criteri di redazione del DVR, secondo principi di "comprensibilità, semplicità e brevità", l'equiparazione dei volontari (art 3) ai lavoratori autonomi, con la conseguenza della loro sottrazione alla maggior parte delle tutele (i dpi e la sorveglianza sanitaria sarebbe a carico del volontario), si impedisce alle RSU (Rappresentanze sindacali Unitarie) di intervenire per quanto riguarda materie di loro stretta competenza (carichi di lavoro, turni, riposi notturni e settimanali, ferie, ecc), e si demanda tutto ciò ai soli Rls.
In questo modo si nega ai lavoratori e alle loro rappresentanze il diritto di contrattare l'organizzazione del lavoro, determinando nel contempo l'isolamento dell'Rls, si cancella l'obbligo del datore di lavoro (articolo 18, comma 1, lettera aa) a comunicare all'Inail il nominativo (ove presente) dell'Rls interno, prevedendo in mancanza di questa comunicazione, che la rappresentanza sia esercitata dall'RlsT (Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza Territoriale). Il Governo sostituisce tutto ciò, con un meccanismo che prevede che siano i lavoratori a dover comunicare al datore di lavoro di non aver eletto il proprio Rls interno, poi il datore di lavoro comunicherà tutto ciò, non più all'Inail, ma bensì agli Organismi Paritetici, che peraltro non sono ancora costituiti nella maggior parte del territorio nazionale.
Si attribuisce il potere di "assegnazione" dell'RlsT agli Organismi Paritetici, i quali sono per definizione espressione anche della parte datoriale, si sposta la maggioranza della risorse per gli RlsT (costituzione, formazione e attività) agli Organismi Paritetici, eliminando la quota di finanziamento proveniente da parte delle sanzioni.
Anche in questo caso di rischia di ridurre l'incisività degli RlsT e di snaturare il loro ruolo.
Si da il potere agli enti bilaterali (art 2 bis) di certificare la corretta attuazione delle norme tecniche e delle buone prassi, dell'adozione dei modelli di organizzazione e di gestione delle imprese, si deresponsabilizzano di fatto i datori di lavoro o i dirigenti, che non risponderebbero della morte o dell'infortunio se l'evento è ascrivibile al fatto di un preposto, progettista, medico competente, lavoratore, lavoratore autonomo (art 15 bis), si riducono la maggior parte delle sanzioni per i datori di lavoro, i dirigenti e i preposti, mentre le si aumentano per i lavoratori (vedi articolo 59 decreto correttivo).
Anche qui il messaggio è chiaro, il vero responsabile degli incidenti sul lavoro è il lavoratore stesso e non chi organizza la produzione.
Il 24 giugno 2009 le Commissioni di Camera e Senato hanno dato parere positivo (anche se con diversi rilievi) alla schema di decreto correttivo al Dlgs 81/08, che adesso tornerà in CdM, che ne dovrà approvare una seconda versione, tenendo conto dei pareri espressi dal Parlamento e dalle Regioni (parere negativo).
La scadenza della delega rimane fissata al 16 agosto 2009, cioè, se per la mezzanotte di quella data il provvedimento non sarà firmato dal Presidente della Repubblica, la delega decadrà.
Invito il Presidente della Repubblica, dopo tutte le parole spese, chiedendo più sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, a NON FIRMARE ASSOLUTAMENTE QUESTO DECRETO LEGISLATIVO.
Se il Presidente della Repubblica è coerente con le sue dichiarazioni, non può firmare questo Dlgs, che è un colpo fatale alla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.
Spero vivamente che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, raccolga questo mio accorato appello.

Marco Bazzoni-Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, Operaio Metalmeccanico.

Mi unisco in maniera convinta all'appello di Marco Bazzoni e spero che lo facciano in molti altri.

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venerdì 10 luglio 2009

Nucleare manu militari nel DDL per il sottosviluppo

Mentre l'opposizione usciva dall'aula del Senato, il PdL ha approvava ieri il DDL sviluppo. Un nome ingannevole come pochi. Infatti, la class action, approvata dal governo Prodi è stata di nuovo rinviata, questa volta al primo gennaio 2010 e non sarà retroattiva (possono stare tranquilli i vari Tanzi & Co.). E chi crede che il primo giorno del prossimo anno la class action sarà applicabile, gode di un esagerato ottimismo. Nel DDL si propone poi la riduzione del prezzo della benzina per le regioni produttrici, come a dire: ti sconto la benzina se permetti trivellazioni ed inquinamento sul tuo territorio. Tremonti continua a proporre la sua Robin Tax che era e rimane una cazzata mascherata, visto che ai ricchi petrolieri non "ruba" che pochi, inutili spiccioli.

Ma il punto centrale del DDL per il sottosviluppo italiano rimane il ritorno al nucleare. Il DDL delega il governo ad individuare, entro sei mesi, i siti dove costruire le centrali nucleari e dove stoccare le scorie radioattive. Non torno sugli aspetti costi, inquinamento, insufficienza energetica, rischi, ecc. L'ho già fatto diverse volte. In questo caso c'è da sottolineare due aspetti inquietanti contenuti del DDL, sull'argomento nucleare. Il primo è che il DDL prevedeva l'istituzione di una Agenzia per la Sicurezza Nucleare, che rimane ma, per come il DDL è stato approvato, non è necessario che essa operi "con indipendenza di giudizio e di valutazione e in piena autonomia tecnico-scientifica e regolamentare, avvalendosi di personale qualificato e altamente specializzato". Questa frase è stata infatti eliminata con apposito emendamento, che è già tutto un dire. Il secondo aspetto è il considerare i siti nucleari "di interesse strategico militare", cioè saranno presidiati da uomini in divisa.

Mettete insieme questi due aspetti: ci sarà un'agenzia per la sicurezza nucleare, che potrà fornire valutazioni di parte (ad esempio sui rischi, sull'inquinamento dei siti o sugli incidenti), non godendo di indipendenza di giudizio. Ma potrebbe, quell'agenzia, fornire informazioni o fare valutazioni sbagliate, visto che non sarà obbligata ad avvalersi di personale qualificato e specializzato. E le popolazioni saranno costrette a subire i rischi del nucleare, ingigantiti dalla presenza di una agenzia per la sicurezza nucleare così malamente costituita. Se non vi va bene, ci sarà sempre qualche fucile militare pronto a farvi cambiare idea.

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giovedì 9 luglio 2009

Una storia di ordinaria, meschina, padronanza

Qualche tempo fa, ho ricevuto una accorata e-mail, di un lavoratore che nel 2003 subì un brutto infortunio: investito da un carrello elevatore, ha riportato un trauma cranico commotivo con frattura del cranio. Di questa storia di "ordinaria padronanza", se ne è occupata anche Liberazione con un piccolo articolo nell'edizione di ieri.
Gennaro è ora un ex operaio perchè, come mi racconta nella sua mail "Per tale infortunio si è aperto un procedimento penale a carico del azienda. Nel frattempo l'azienda, mi voleva far firmare in sede sindacale un verbale che recita che il lavoratore rinunzia a qualsiasivoglia fatto omissibile e/o commissibile del datore di lavoro anche in via transattivi". Gennaro mi racconta di essersi ovviamente rifiutato di firmare quel documento e che per questo è stato fatto fuori.
Alla sua mail ho risposto chiedendo qualche spiegazione in più, con la promessa di pubblicazione su questo blog, che lui ha accettato. Anche perchè, Gennaro racconta nella sua mail di esersi "rivolto al capo dello stato, sindacati. Trasmissioni come Mi manda rai tre, Annozero, Ballarò, nessuno mi ha dato la possibilità di raccontare il mio caso, perchè non interessa a nessuno. Se chi legge questa mail, vuole contattarmi per darmi un contributo su come posso farmi sentire da altri operai? Intervenite scrivetemi e lasciate un recapito telefonico che posso contattarvi".
Ecco quello che mi ha specificato Gennaro Papa nella sua successiva e-mail:
Il sottoscritto, Gennaro Papa dichiara di essere stato investito da un carrello elevatore condotto da un operaio all’interno dello Stabilimento della Silia spa durante un turno di lavoro 14.00-22.00, in via del conte a Pignataro Maggiore ( ce ), in data 04.03.2003, quando si trovava alle dipendenze della Silia S.p.a.. Per tale infortunio l’inail gli aveva riconosciuto una invalidità del 24%, dopo una temporanea di 283 giorni, per tale infortunio la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha aperto un procedimento Penale.

Successivamente la società datrice di lavoro veniva ammessa alla procedura di Amministrazione Straordinaria in data 06.06.2006, ed i Commissari Straordinari nominati deliberavano di cedere l’azienda alla società Siltal S.p.a.
Il giorno 24.07.2007 il sottoscritto, veniva convocato per la seconda volta (la prima convocazione era il 06/07/07) dai rappresentati della società cessionaria per firmare il Verbale di Conciliazione in sede sindacale nonché il passaggio alle dipendenze della società SILTAL S.pa.
Nel verbale di conciliazione da sottoscrivere vi era la rinuncia a qualsivoglia risarcimento del danno, e per qualsivoglia comportamento omissivo e/o commissivo della datrice di lavoro ed anche in via transattiva, ad ogni azione promossa e promuovendola per i titolo indicati e/o comunque connessi.

Il sottoscritto rifiutava di firmare il passaggio alle dipendenze della società cessionaria, in quanto non era mia intenzione rinunciare al risarcimento del danno subito in conseguenza del infortunio del 04.03.2003, ed in quanto il giorno 06/07/07, facendo riferimento ai rappresentanti Sindacali che c’e un Procedimento penale in corso presso la Procura della Repubblica di S.Maria capua vetere N.950/06 R.G mod.16 e N.305/06 R.G mod.21, e un Procedimento civile al passivo pendente davanti al Tribunale di Casal Monferrato, i Rappresentanti Sindacali della FIM CISL Nazionale, mi dicevano di restare tranquillo, perchè parlando con i Commissari, il problema veniva risolto, e che il giorno 05/07/07 l’ufficio legale della CISL tramide fax mandò, la clausola che i Commissari dovevano inserire nel Verbale, quanto segue, per i lavoratori iscritti alla Fim Cisl:
"Viene fatto salvo ogni diritto anche di natura risarcitoria derivante da fatto lecito e/o illecito, e per responsabilità della Cedente in favore del lavoratore anche in capo alla società cessionaria in favore del lavoratore Papa Gennaro, in particolare il Procedimento penale N.950/06 R.G.mod 16 e N.950/06 R.G 21".

Tutto questo non è avvenuto, i Commissari non hanno modificato nulla, cosi il sottoscritto si è visto costretto dietro le forzature (o prendi o lasci, cosa fare?) a non firmare il passaggio alle dipendenze della CESSIONARIA, cosi mi hanno fatto firmare la collegazione in cassa integrazione straordinaria da parte della procedura al termine della quale verrò collogato in mobilità cioè disoccupato.

Ogni giorno ci sono dei nuovi caduti per la mancanza di norme di sicurezza, è una vera e propria guerra di morti che nessuno vuole fermare, perche non si può lavorare seguendo la sicurezza, altrimenti non fai numero, non produci abbastanza, nelle fabbriche conta solo produzione, e noi operai siamo solo delle pedine, veniamo spostati ogni volta che occorre, non è giusto.

Lo Stato deve intervenire con l’inasprimento delle Sanzioni, con un servizio di Ispezione reale ed efficace e non sulla carta come avviene spesso oggi, che prima dell’ispezione fanno rimuovere tutto ciò che da fastidio, oppure fanno indossare gli indumenti di sicurezza che di solito danno fastidio per svolgere l’attività lavorativa sempre perche si produce di meno.

Storie di ordinaria, meschina, padronanza!

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mercoledì 8 luglio 2009

Se Trenitalia lo avesse ascoltato, anzichè licenziarlo...


Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico ed RLS molto attivo, mi ha inviato la e-mail qui sotto, per la quale lo ringrazio.
Il giorno dopo i funerali delle vittime della strage di Viareggio, dovuta all'esplosione di gas GPL trasportato in vagoni-cisterna a causa di cedimenti strutturali dei vagoni stessi, è bene riascoltare attentamente l'intervista a dante De Angelis, che pubblico qui sotto. I vertici di Trenitalia non lo fecero a tempo debito...

Dante De Angelis, ferroviere, 28 anni di servizio. Delegato alla sicurezza. Licenziato da Trenitalia il 15 agosto 2008 perché, con le sue dichiarazioni, avrebbe daneggiato l'immagine dell'azienda. Da allora, prosegue una battaglia legale per farsi reintegrare nel posto di lavoro. Da allora, molte delle sue accuse e delle sue preoccupazioni si sono rivelate tragicamente fondate.
Guardate questi video, di un intervista rilasciata da Dante il 30 giugno del 2009:

I PENDOLINI SPEZZATI


LE PORTE KILLER


LA SOLITUDINE DEL MACCHINISTA


I TRENI MERCI ABBANDONATI


L'Ad di FS Mauro Moretti è stato "gelato" dalle parole del Procuratore Generale di Firenze Beniamino Deidda: "Tutto ciò che circola sulla rete ferroviaria italiana, deve essere a norma, e Trenitalia ne è responsabile". Infatti dopo queste parole, sia lui che i vertici di Fs, sono entrati nel più assoluto silenzio.
Ed era anche l'ora, perchè era 3 giorni che non facevano altro che scaricare responsabilità su altri soggetti.
Anche Fs ha le sue responsabilità!
Saluti.


Marco Bazzoni
Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, Operaio metalmeccanico - Firenze.

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mercoledì 1 luglio 2009

Con tutti questi incidenti ferroviari, nessuno può parlare di fatalità

Era una tragedia annunciata. Anche questa volta. L'ennesima volta. A Viareggio un treno deraglia ed il GPL contenuto nei vagoni cisterna esplode, coinvolgendo le case nei pressi dell'incidente e provocando molti e feriti. Una strage, appunto, annunciata.

Infatti non è la prima volta che eventi del genere si verificano. I delegati dell'assemblea nazionale dei ferrovieri, fanno presente che "La rottura di un asse di un carrello del vagone merci è un incidente tipico che non è stato mai tenuto nella giusta considerazione nonostante l'elevatissimo rischio connesso. Esso si è ripetuto innumerevoli volte, sempre fortunatamente con conseguenze meno gravi, da ultimo nei giorni scorsi sempre in Toscana, a Pisa S.Rossore ed a Prato". Ed a guardare gli incidenti ferroviari accaduti nel passato anche recentissimo, non si può che definire annunciata questa strage, per la quale è lecito chiedere le dimissioni dei vertici di RSI e del ministro dei trasporti. Dal 1944, sono avvenuti 338 incidenti ferroviari, nei quali hanno perso la vita 171 macchinisti ed altre 1353 persone non lavoratori nelle ferrovie. E per rimanere a quest'anno, quello di ieri è stato l'ultimo di 13 incidenti.

E nonostante quei numeri, c'è chi ha l'osceno coraggio di chiamare in causa la fatalità, il destino, il caso o la sfiga. I detrattori della fatalità, che sono gli stessi difensori del profitto ad ogni costo, non parlano di tagli alla manutenzione e riduzione dei costi sulla sicurezza; dei licenziamenti per chi denunciava certe pericolose condizioni di lavoro; dello smembramento del TU sulla sicurezza sul lavoro. Quei signori, quei manager la cui unica preoccupazione è avere il maggiore utile possibile, i rischi di incidente li conoscono bene e lì valutano e stabiliscono che certi rischi possono essere accettati. E questo atteggiamento, tipico della spietata cultura d'impresa dominante, è odiosa e barbara e perciò inaccettabile.

Quegli stessi signori, quegli stessi menager ed i politici che li appoggiano nelle loro scelte, gonfiano il petto di fronte alla presentazione di un nuovo treno ad alta velocità, che dovrebbe sfrecciare a 300 km/h su binari inadeguati e che rischiano di spezzarsi come già accaduto e come denunciato da Dante De Angelis, che per questa denuncia è rimasto vittima della violenta reazione padronale, subendo un ingiusto licenziamento. Ed invece gli amministratori delle RFI e Trenitalia percepiscono milionari compensi e buonuscite. Mentre c'è chi piange le vittime di una strage che ha almeno un esecutore: il profitto ad ogni costo. Sperando che i mandanti siano presto consegnati alla giustizia.

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lunedì 29 giugno 2009

Indecente Berlusconi che dice che il terremoto ha dato un contributo all'Abruzzo

A sentire le fonti di governo, L'Aquila non è l'Eden, ma non si sta poi troppo male. Già re Silvio IV aveva definito lo sfollamento dei terremotati verso le località della costa abruzzese, una villeggiatura al mare e le tendopoli le considerava un divertente campeggio primaverile. Erano già quelle parole indegne per un capo di governo. Ma non è bastato al reuccio, che si è lasciato andare in altre esternazioni che superano per indecenza le dichiarazioni post-terremoto che già sembravano al limite. Il ducetto, trasudando arroganza e non conoscendo il senso del pudore, sembra chiedere agli abruzzesi di ringraziare la provvidenza per il terremoto del 6 aprile scorso. All'inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo, che si tengono in questi giorni a Pescara, Berlusconi afferma testuale, che l'Abruzzo è "una regione bellissima che il terremoto ha colpito, ma che ha contribuito anche a far scoprire".

Ci saranno pure stati trecento morti a causa del disastro provocato dal terremoto, ci saranno pure decine e decine di migliaia di sfollati, ci saranno pure migliaia e migliaia di persone che sono rimaste senza lavoro, però ora forse dalla Catalogna fino in Transilvania c'è chi conosce monti, mare e borghi abruzzesi. E questa per Berlusconi, che ama trastullarsi nella sua villa in Sardegna con parco privato omaggiato della generosa compagnia di ninfe a pagamento, sarebbe cosa da non disdegnare. Senza contare che tra un paio di settimane arriveranno a L'Aquila delegazioni dei potenti del mondo, per il G8. Ed allora la visibilità dell'Abruzzo sarà massima. Che culo!

Che culo che abbiamo avuto noi abruzzesi con questo terremoto: il G8 doveva farsi in Sardegna, ma uno scossone di magnitudo 6,3 lo ha spostato in Abruzzo. Che culo, eh?! Anche se, come dice Bertolaso, qualche disagio questo evento lo porterà. Ma che sarà mai, dice SuperGuido visto che "New York, quando c’é l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, è completamente paralizzata per settimane se qui all’Aquila vi sarà qualche limitazione per 48 ore mi auguro che nessuno voglia fare polemiche o critiche". Solo qualche limitazione, dice Bertolaso per gente che sta già vivendo drammatici disagi, tra vita in tenda dove il caldo è insopportabile quando c'è il sole e ci si bagna i piedi quando piove; divieto di assemblee; divieto di volantinaggio; la perdita dei posti di lavoro; l'emergenza acqua a causa del rischio bancarotta della società pubblica che si occupa della rete idrica aquilana. Mentre per Obama si sta allestendo un campo da basket tutto per lui, perchè un potente della Terra, che già è costretto a tre giorni fuori della sua casa presidenziale, mica può rinunciare anche alla propria passione sportiva (sic!).

Poi Obama tornerà negli USA, la Merkel in Germania e Berlusconi tra i sollazzi in Villa Certosa e Palazzo Chigi ad elogiare il decreto Anti-Abruzzo. Agli abruzzesi non rimarrà che un'intelligenza offesa da tanta squallida ipocrisia e quel culo, che rischia di essere preso a calci dall'arroganza dei potenti governatori. Tanto che SuperGuido dice di avere "piena fiducia nelle forze di polizia", tanto per dire che aria si respira. Si può lasciare il nostro futuro nelle mani di questa gente? No. Occorre organizzarsi, manifestare e gridare la nostra voglia di democrazia e libertà reali.

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giovedì 25 giugno 2009

Omicidi sul lavoro: dati Inail incoraggianti? Macchè...

Quanto entusiasmo, forse troppo per i dati forniti dall'INAIL sull'andamento infortunistico relativo al 2008. Entusiasmo eccessivo per la solita superficialità nella lettura dei dati. Certo, gli infortuni sono in calo ed i morti per infortunio sul lavoro anche. L'INAIL ha contato 1120 morti ammazzati sul lavoro e così il presidente dell'Istituto, Sartori si dice soddisfatto dell'andamento infortunistico, insieme al ministro del lavoro, Sacconi. Ma per esprimere tanta positività ed ottimismo, i dati si sono dovuti leggere per come conviene. Ed allora qualche precisazione è bene farla.

Innanzitutto occorre dire che i dati del rapporto INAIL non sono ancora definitivi. Seppure si riferiscono al 2008, bisogna aspettare ancora qualche mese per avere dei numeri consolidati. Il numero di decessi per infortunio che viene diffuso (1120) è un dato stimato utile per fare un raffronto con gli anni precedenti, ma non è un dato reale. Infatti, dovendo considerare nella statistica infortunistica anche i decessi avvenuti entro 180 giorni dall’evento e tenendo conto dei tempi tecnici necessari per la trattazione di questa tipologia di eventi, il dato definitivo 2008 sarà disponibile con la rilevazione al 31 ottobre 2009. E verosimilmente, i dati dovranno essere ritoccati in eccesso, considerando che ciò è avvenuto anche per tutti gli anni passati. Certo è difficile immaginare un dato definitivo superiore a 1200 omicidi sul lavoro, ma questa precisazione è doverosa visti gli eccessi di entusiasmo profusi.

Nel leggere i dati ad oggi disponibili, ci si affretta a precisare che le morti in fabbrica sono state 509. Meno della metà del totale. Il giochetto è il solito: si sottraggono dal totale dei morti sul lavoro, i decessi avvenuti in strada. Ed in questo caso, si scalano dal totale non solo gli incidenti mortali avvenuti in itinere (cioè nel tragitto casa-lavoro, causati anche dalle indegne condizioni di lavoro e dai ritmi imposti ai lavoratori e di cui perciò è giusto tenere conto), ma anche gli infortuni mortali sulla strada che hanno coinvolto autisti e camionisti che hanno nel mezzo di trasporto il loro luogo di lavoro. E si sottraggono dal conteggio in questo modo, i carpentieri, muratori, gruisti, manutentori morti in cantieri stradali. Si ottiene così l'artificioso dato (ma ad effetto per le prime pagine dei giornali), di un numero di morti sul lavoro in discesa verticale.

Quel dato così ottenuto è buono per propagandare un raffronto con l'andamento infortunistico negli Stati membri dell'Unione Europea. Certo che i dati sono corretti nella formulazione del cosiddetto "tasso di incidenza standardizzato" e cioè il rapporto tra infortuni denunciati su 100mila occupati. Quel dato è però scorporato degli infortuni sulle strade, perchè non tutti i Paesi europei conteggiano tali eventi. In questo modo l'Italia si porrebbe per così dire, in buona posizione: meglio della Francia ed in linea con la Germania, per fare due esempi. Ma se considerassimo gli infortuni in strada (e pure escludendo quelli itinere), la situazione sarebbe diversa. Per poter fare questo raffronto, è sufficiente non fermarsi ai dati forniti da Eurostat come avviene nel rapporto annuale dell'INAIL, visto che l'istituto statistico europeo non tiene in considerazione, oltre che gli infortuni su strada, nemmeno quelli per importanti settori di attività quali sono l’estrazione di minerali e parti del settore trasporti, magazzinaggio, comunicazioni. Ed allora sarebbe il caso di andarsi a cercare i dati infortunistici elaborati dai ministeri del lavoro degli Stati membri. Personalmente l'ho fatto per Francia e Germania, verificando i dati occupazionali forniti dall'OCSE.

Dai dati così raccolti, il confronto sarebbe molto più sfavorevole per l'Italia, con un tasso di incidenza degli infortuni mortali per il 2006 (anno di riferimento anche per il rapporto INAIL) su 100mila occupati, pari a 4,5, contro il 3,1 tedesco ed il 2,5 della Francia. Significa che in Italia, ogni 100mila occupati muoiono sul lavoro (esclusi gli incidenti in itinere) più di quattro persone, contro le 3 in Germania e poco meno di 3 in Francia. Ma queste considerazioni non sono utili per le necessità di governo e Confindustria, così impegnate nel rendere inoperativo, distruggendolo pezzo per pezzo, il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro.

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martedì 16 giugno 2009

Il referendum serve a cambiare il porcellum? No, ma aiuta il bonapartismo parodistico di Berlusconi

Questa legge elettorale è una porcata, lo dice anche l'estensore della legge, il ministro Calderoli. E va bè, questo è un fatto assodato. Sappiamo che è una porcata per diversi motivi, ma in particolare, il più odioso ed immediatamente percepibile, è l'impossibilità di esprimere una preferenza. Da qualche mese, ci vengono a dire che siccome quella legge è, appunto, una porcata, bisogna riscriverla, la legge elettorale. Giusto. Come? "Con un referendum", ci dicono ed a dircelo sono i suoi promotori: Mario Segni, Gianni Alemanno, Antonio Bassolino, Renato Brunetta, Daniele Capezzone, Arturo Parisi, Stefania Prestigiacomo, Gaetano Quagliarello, Marco Taradash. Trasversalismo porcaro. A questi si aggiunge tutto il PD, che nemmeno in questo caso riesce a distinguersi in maniera netta dal PdL. Salvo poi per il fatto che il PdL dice ora, dopo le elezioni europee e amministrative, di disinteressarsi al referendum per non dispiacere la Lega del senatùr.

Il partito del trasversalismo porcaro, non si accontenta della porcata a firma leghista e chiede che si faccia di più: premio di maggioranza al partito (anzichè alla coalizione come avviene ora) con maggior numero di voti e sbarramento del 4% alla Camera e dell'8% al Senato (al posto degli attuali sbarramenti arzigogolati). Il terzo quesito chiede di impedire la candidatura in più circoscrizioni. Un problema che riguarda più che altro Berlusconi ed anche Di Pietro. Fine. E per le preferenze che il porcellum non permette, che si fa? Niente! Assolutamente niente! Le segreterie continueranno a decidere chi saranno i loro parlamentari. La cosiddetta casta continuerà a nominare i suoi "eletti". Il voto degli elettori continuerà a valere uno zero virgola.

Allora questo referendum non serve? Ed invece serve. A proseguire sulla illegittima strada del bonapartismo italiano, rivisto e corretto in senso parodistico da Berlusconi. Perchè illegittimo? Basta ascoltare i proclami di Berlusconi inneggianti alla volontà di popolo ed al suo primato sulla politica a 360°: dall'esecutivo alla parte legislativa, fino a quella giudiziaria e gestione personalistica dell'emergenza. Ma è sufficiente ascoltare qualche frase del presidente del consiglio nel suo discorso agli industriali, specie quando il Bonaparte de noi artri afferma che contro di lui ci sarebbe: "un progetto eversivo teso a voler far decadere un presidente del consiglio eletto democraticamente dagli italiani per metterne un altro". Che? Eletto democraticamente dagli italiani? Ma il presidente del consiglio, non viene nominato dal Presidente della Repubblica, ascoltato il parlamento, il quale pone la fiducia al governo costituito dopo aver valutato il programma politico di questo?

Dovrebbe essere così. Ma scendendo nella pratica, con l'attuale legge elettorale, i partiti nominano prima delle elezioni i loro parlamentari, coalizzati per essere impiegati di un Presidente del Consiglio già individuato, che rende le consultazioni e la nomina da parte del Capo dello Stato una banale formalità richiesta da "quisquilie costituzionali". Gli impiegati del Presidente del Consiglio, attualmente appartenenti a più partiti, non legiferano ma compiono atti notarili al servizio del governo e del suo capo. Questo oggi nella pratica e lo si vede ogni giorno. Ma se passasse il referendum, questa lacerazione della democrazia sarebbe accentuata, visto che gli impiegati del Capo del Governo sarebbero tutti suoi dipendenti, in quanto tutti appartenenti allo stesso partito, avendo ottenuto, quel dato partito, la maggioranza assoluta anche avendo ottenuto alle elezioni (esempio non a caso) un 35%. Quindi a rappresentare, al netto delle astensioni e del mancato raggiungimento del quorum da parte di alcuni partiti, una assoluta minoranza dei cittadini. Tu chiamala, se vuoi, democrazia!

In conclusione: modificare la legge elettorale come proposto dai referendari, cambierebbe niente per gli elettori in cabina elettorale. Ma lascerebbe una persona come Berlusconi, libero di fare un po' quello che cazzo gli pare. Ma questa è la libertà del Popolo delle libertà berlusconiane e non dei cittadini. Né è democrazia.

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lunedì 15 giugno 2009

Nere o verdi, che differenza fa?

Molto bello l'articolo di Peacereporter sulle costituende "ronde nere". Efficace denuncia di uno scandaloso, ennesimo tentaivo di riorganizzare un partito fascista, con tanto di milizia. E grande merito dell'intervista di Peacereporter a Gaetano Saya, fondatore delle "ronde nere", va dato per avere messo molto accuratamente in risalto il pericolo che sta dietro quell'organizzazione, che vorrebbe girare per le strade con divise e simboli di stampo nazista. Dal giorno dopo, toni allarmistici e giustamente scandalizzati si leggevano su vari giornali. Stranamente (ma nemmeno troppo) meno indignazione hanno creato invece le parole di un ministro della Repubblica italiana.

Maroni, ministro dell'Interno, si è recato nella "sacra" terra di Pontida per partecipare alla venerazione del dio Po, insieme al tribale popolo leghista. L'adorato sacerdote di questo strano popolo arcaico, dopo avere iniziato il suo intervento al grido di «Padania libera, non mollare mai» dichiara che «ebbene sì, vogliamo le ronde ... noi non ci fermeremo ... noi andremo fino in fondo». E tutt'intorno simboli celtici, Alberti da Giussano, bandiere crociate, corna vichinghe. E poi bendiere verdi e cravatte verdi e fazzoletti verdi.

E' ovvio che il richiamo a simboli chiaramenti nazisti delle "ronde nere" desta preoccupazione e giusto scandalo. Ma perchè non scandalizzarsi altrettanto per le "ronde padane" o "ronde verdi"? Al di là del colore, la sostanza cambia davvero poco. Lo spirito che muove gli energumeni padani, è lo stesso che si trova nell'organizzazione di Saya. Ed i simboli, seppure non uguali, sono per entrambe le squadracce di ronde motivo di ostentazione di appartenenza ad un gruppo, un branco, un clan di difensori degli interessi di un'orda xenofoba. Ed il problema di fondo è che queste squadracce trovano appoggio istituzionale in un governo che della xenofobia, della violenza verbale, dell'autoritaismo ha fatto un programma politico.

Davanti a fatti come questi, non si può rimanere indifferenti, che equivarrebbe ad un silenzioso appoggio a quelle squadracce, alle loro logiche, all'odio che le organizza. Bisogna invece reagire. Magari in modo fantasioso. Si potrebbe magari passeggiare in contro ronde, ma anche semplicemente con amici, con il proprio compagno o compagna o con la famiglia, armati di naso da pagliaccio da indossare al loro passaggio, ma senza sorridere. Potrebbe essere un buon modo per far capire quanto essi siano ridicoli, seppure non facciano ridere per niente.

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domenica 14 giugno 2009

Ciao compagno Ivan...

...e grazie!

Buon viaggio e un pugno chiuso alzato in tuo onore.
























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venerdì 12 giugno 2009

Il testamento politico di Berlinguer


«Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini». Questo il testamento politico che ha lasciato Berlinguer, durante il suo ultimo comizio a Padova il 7 giugno 1984. Poi se n'è andato.
Il miglior modo per ricordarlo, è praticare quel suo testamento politico.





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giovedì 11 giugno 2009

Berlusconi e Gheddafi: fratelli di sangue...

...dei migranti. Se invece che fermarsi ad osservare il visibile, si gurdasse appena sotto l'apparente messaggio di pace tra Italia e Libia, si scoprirebbe a quale prezzo di vite umane viaggiamo sulle nostre auto e scaldiamo le nostre case. In questi giorni, con la visita del dittatore libico in Italia (che, scandalo nella farsa, riceverà una laurea onoris causa in giurisprudenza dall'università di Sassari) si da leggittimità mediatica ad un patto contro i migranti. Un patto tra la Libia, con le sue collusioni con Sudan, Niger, Somalia, Eritrea ed altri paesi che non garantiscono i diritti umani e l'Italia delle stragi di stato, dei piduisti al governo, della tortura impunita. Un patto che è uno scambio tra vite umane e gas, tra diritti umani e petrolio. Un patto per il quale l'Italia esternalizza le pratiche di respingimento e paga per questo ed in cambio ottiene gas e petrolio. Non fu Berlusconi a dichiarare, dopo la firma del patto di amicizia tra Italia e Libia nell'agosto dello scorso anno: "Avremo meno clandestini e maggiori quantità di gas e petrolio"?

Quanti bambini, quante donne e quanti uomini costeranno questo accordo, non si sa. Si conosce però il prezzo di un migrante arrestato in Libia: 30 dinar (18 euro). Questo vale una persona disperata nel mercato dei prigionieri della sicurezza italica. A tanto è venduta una persona agli intermediari mercanti di persone, da parte della polizia libica, come documentato dal reportage "Come un uomo sulla terra". A loro l'Italia "affida" persone in fuga da guerra e miseria e migranti richiedenti asilo politico. "Sui barconi non vi è nessuno che possa godere del diritto di asilo" diceva Silvio Berlusconi poche settimane fa. Ignorante o mentitore che sia, Berlusconi diceva il falso, considerando che 2 migranti su 3 che sono sbarcati a Lampedusa nel 2008 hanno fatto richiesta di asilo politico e di questi, almeno la metà ha ottenuto un permesso di soggiorno per tale motivo. Ed oggi, forte di quelle falsità, il governo Berlusconi può ottenere leggimità mediatica per quella politica dei respingimenti, considerati illegittimi dalle convenzioni internazionali e dall'art. 10 della Costituzione.

D'altra parte, le ultime elezioni hanno dato forza alle pulsioni xenofobe del governo, rafforzando la Lega e confermando il PdL come primo partito. Partiti premiati anche perchè, come dice Roberto Cota "La gente non vuole l'invasione di clandestini ed è per questo che apprezza la linea di Maroni, che per la prima volta è riuscito a fermare gli sbarchi". Solo che né Cota, né Maroni, nè Berlusconi spiegano ai loro elettori il motivo per cui, per ogni immigrato che arriva via mare, il Governo chiede l’ingresso di altri 12 con la programmazione dei "decreti flussi", visto che dal 2003 al 2008 sono sbarcati sulle nostre coste 153.756 persone e nello stesso periodo il governo ha chiesto l'arrivo di 1.815.000 lavoratori (dati fortresseurope.blogspot.com, per la campagna "Io non respingo").

E forse sta in quella sottile differenza semantica il vero problema: con le barche arrivano persone, che fuggono da guerre e miseria; il governo ed i padroni a cui l'esecutivo risponde vuole solo braccia da sfruttare nel mercato del lavoro. Finchè lavoro c'è, finchè conviene. Lavoratori ancora meno tutelati degli italiani perchè ricattabili con la minaccia del rimpatrio, e perciò ancora più sfruttabili e condannati al rischio di essere rigettati su una strada quando non sono più utili al profitto. "Volevamo braccia, sono arrivati uomini" diceva il romanziere e architetto svizzero Max Frisch, riferendosi all'immigrazione anche italiana verso la Svizzera. Anche ora, il governo italiano vuole solo braccia da sfruttare. Le persone, con con le loro esigenze, speranze, sogni, le lascia rinchiudere in lager libici, dove bambini, donne e uomini sono costretti a stare a decine dentro piccole celle dove, se non trovano la morte possono essere venduti per 30 denari. Come poveri cristi.

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