C'era una volta il nucleare ... La favola raccontata da Scajola
Il primo Consiglio dei Ministri "operativo" del quarto Governo Berlusconi, ha portato altre notizie preoccupanti, oltre a quella riguardante la gestione dei rifiuti militarizzata a Napoli.
Tra misure che prevedono la secretazione delle nuove discariche e la loro militarizzazione; linea di governo razziale, in materia di sicurezza pubblica; abolizione dell'ICI e detassazione degli straordinari; tra tutto questo c'è il ministro per lo sviluppo economico Scajola che rilancia il nucleare. Ha detto Scajola:«Entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione [...] Solo gli impianti nucleari consentono di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell’ambiente. Dobbiamo perciò ricostruire competenze e istituzioni di presidio, formando la necessaria filiera imprenditoriale e tecnica e prevedendo soluzioni credibili per i rifiuti radioattivi».
C'era da aspettarselo che prima o dopo la questione sarebbe venuta a galla. D'altronde l'energia nucleare era uno dei punti di programma del PdL, e Tremonti a fine aprile parlava di costruire centrali nucleari in Albania.
Non è quindi una novità, la proposta di Scajola. Così come non è una novità che Confindustria sia d'accordo con quella proposta. Non è una novità che i colossi della produzione di energia elettrica comincino a sfregarsi le mani. Sarebbe invece una novità, dare risposte a domande che ne rimangono puntalmente senza.
Innanzitutto sarebbe da chiarire, cosa significa impianto di nuova generazione, come richiede il presidente di Legaambiente Vittorio Cogliati Dezza, che dice:«Se si parla di nucleare di quarta generazione, allora si può senz'altro dire che si rinvia tutto a dopo il 2020 dato che la ricerca è ancora in corso. Se poi il ministro fa, invece, riferimento a centrali di terza generazione dovrebbe ben sapere che attualmente questo tipo di centrali sono in dismissione in tutta Europa.»
Non sappiamo ancora a quale generazione fa riferimento Scajola, ma lo stesso ministro è certo che gli impianti sono assolutamente sicuri. Nessun impianto è mai stato definito sicuro al 100%, tranne che quelli nucleari per bocca dei loro ciechi sostenitori, che vorrebbero fare credere alla favola di impianti che non temono nemmeno calamità naturali quali i terremoti.
Sui costi, l'ideologia nuclearista spinge i sostenitori di questo tipo di energia, alla falsità. Perchè è ormai risaputo che l'energia nucleare è competitiva, solo se nel conteggio dei costi non si tiene conto voci quali: progettazione, costruzione della centrale, smaltimento delle scorie, dismissioni dell'impianto; di cui non si può non tenere conto.
Eppoi diciamo pure che il nucleare non è pulito, per due questioni principali: le produzione di scorie radioattive, di cui non si sa ancora bene cosa farne e le emissioni di CO2 in quantità significative, considerando tutta la filiera della produzione di energia dal nucleare.
Nonostante tutto, Emma Marcegaglia, neopresidente di Confindustria ha fatto ovvi commenti entusiastici, sulla proposta del ministro Scajola, convinta che un ritorno al nucleare farebbe uscire l'Italia dalla dipendenza energica.
Ora, a parte che le riserve di uranio sono stimate per una durata che va dai 35 ai 70 anni al massimo, non mi pare siano stati scoperti depositi di uranio in Italia. A meno che non rientrino tra i siti secretati dal governo, insieme alle discariche.















