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giovedì 22 ottobre 2009

Contratto metalmeccanici: è vergognoso quello che hanno fatto!!!


A proposito dell'intesa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, firmato da Cisl e Uil con Federmeccanica, pubblico una lettera che mi ha inviato Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
Giovedì 15 Ottobre è stato firmato da Fim-Cisl e Uilm-Uil il rinnovo del CCNL dei metalmeccanici, con un aumento al 5 Livello di 110 euro lordi.
Dovrei essere contento di questo rinnovo, invece manco per idea che lo sono.
Sono tante le cose da dire, tanto per iniziare 110 euro sono al 5 livello, e nell'industria metalmeccanica sono pochissimi i lavoratori che hanno un 5 livello.
La maggior parte ha un 3/4 livello, e già li l'aumento si riduce a 100 euro lorrdi per il 4 livello e a 95 euro lordi per il 3 livello.
Questi aumenti sono per 36 mesi, perchè quegli "strateghi" di Fim-Cisl e Uilm-Uil hanno pensato bene di andare al rinnovo del contratto con l'accordo quadro del 15 aprile 2009 sulla riforma degli assetti contrattuali.
Questa scadenza riguardava il biennio economico, perchè il contratto nazionale era stato rinnovato il 20 gennaio 2008 (la parte salariale scadeva il 31 dicembre 2009 e quella normativa il 31 dicembre 2011)
Ma Fim-Cisl e Uilm-Uil hanno pensato bene di disdire il contratto nazionale, con ben due anni di anticipo.
E' vergognoso quello che hanno fatto!!!
Nelle loro intenzioni non c'era solo quella di andare al rinnovo della parte salariale, ma anche di quella normativa.
Questa loro disdetta ha creato non pochi problemi, sono stati diversi gli imprenditori che per effetto di questa disdetta avevano minacciato di non dare l'ultima tranche di aumento del biennio salariale (Settembre 2009).
Poi per fortuna l'allarme è rientrato.
Con questo rinnovo, i lavoratori metalmeccanici, dal 2010 riceveranno 28 euro in più al quinto livello (lordi), mentre un lavoratore del terzo livello un aumento di 15-16 euro netti.
Il 20 gennaio 2008 era stato firmato un rinnovo per il biennio salariale (scaduto il 30 giugno del 2007), di 127 euro lordi al 5 livello.
Va ricordato che questi 127 euro erano per 30 mesi, perchè non c'era stato verso di rinnovarlo per 24 mesi.
Fim-Cisl e Uilm-Uil ne hanno firmato uno di 110 euro al 5 Livello per 36 mesi, quindi ancora meno dell'aumento firmato due anni fa.
Ma loro dicono, che nel triennio l'accordo comporta un aumento complessivo di 2678 euro lordi al 5 livello e di 2310 euro lordi al 3 livello.
Sicuramente superiore all'aumento complessivo del precedente contratto.
Peccato che c'è solo una "piccola" differenza, questo dura sei mesi di più: ci mancherebbe che l'aumento complessivo fosse inferiore a quello precedente.
Inoltre, si dimenticano di dire un'altra cosa molto importante, quando questo accordo sarà a regime, ogni metalmeccanico di 5 livello, ci rimetterà rispetto all'accordo precedente, ben 221 euro l'anno, e un metalmeccanico di 3 livello, ben 191 euro l'anno.
Ma di questo meglio non parlare.....
La Federmeccanica non ha accettato di discutere della piattaforma della Fiom-Cgil, perchè 130 euro lorde di aumento al 5 livello sembravano troppe.
La piattaforma della Fiom-Cgil non era assolutamente fuori dalla realtà, sono Fim-Cisl e Uilm-Uil che hanno firmato un accordo al ribasso sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici metalmeccaniche.
Una piattaforma che non è stata neanche validata da tutti i lavoratori, ma solo dai loro iscritti.
Mentre quella della Fiom-Cgil è stata votata, tramite referendum, da tutti i lavoratori e le lavoratrici metalmeccaniche.
Vorrei ricordare alla Cisl, che chi vuole il referendum fra tutti i lavoratori e le lavoratrici metalmeccaniche, non cerca assolutamente la rissa, ma è la democrazia punto e basta.
Non si può fare un referendum solo fra gli iscritti di Fim-Cisl e Uilm-Uil.
Il CCNL si applica a tutti i lavoratori e le lavoratrici metalmeccaniche, non solo ai loro iscritti.
O ve lo siete dimenticati?
Nessuno Vi ha autorizzato a modificare la parte normativa, che è in vigore fino al 31 dicembre 2011.
Per vostra sfortuna, anche la Fiom-Cgil aveva firmato il precedente accordo del 20 gennaio 2008, e la Fiom, che Vi piaccia oppure no, non ha disdetto nessun contratto nazionale.
L'unica scadenza che c'era era quella del biennio economico.
Come metalmeccanico, mi sento scippato del contratto nazionale.
Il contratto nazionale è dei lavoratori e delle lavoratrici metalmeccaniche: non è di proprietà dei sindacati.
Infine, trovo sconcertante il silenzio dei candidati PD su questo accordo separato sul rinnovo del CCNL dei metalmeccanici.
E poi si lamentano perchè sono pochissimi gli operai che votano PD.....

Marco Bazzoni
Operaio metalmeccanico
Firenze.

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venerdì 16 ottobre 2009

Siamo ad un passo dal corporativismo

Sono schifato ma non meravigliato. Perchè l'intesa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, firmato ieri da Cisl e Uil con Federmeccanica, non è che l'atto finale della deriva collaborazionista di quei "sindacati gialli". Una deriva che parte da lontano e trova il punto di svolta nel gennaio di quest'anno, con l'accordo separato firmato da Cisl e Uil senza la Cgil.

Contro quell'accordo separato sulla riforma degli assetti contrattuali, la Cgil aveva organizzato, nel marzo scorso un referendum generale dei lavoratori al quale si erano fortemente opposti Cisl e Uil (tanto per capire qual è il livello di democrazia che immaginano Bonanni e Angeletti). Il risultato della consultazione fu straordinario: 3.643.836 di votanti, dei quali 3.464.178 (il 96,27%) si espresse contro quell'accordo separato firmato da Cisl e Uil. Ma è anche utile ricordare che Bonanni, alla luce di quei clamorosi risultati, definì quel referendum "una panzana clamorosa solo per fare propaganda". Così, per avere un'idea della considerazione che il numero uno della Cisl ha dei lavoratori e della democrazia sindacale. Mentre solo due mesi prima, il ministro Sacconi espresse il suo desiderio di "superare tutte le forme di democrazia diretta". Ma guarda un po' che sintonia, tra la Cisl e questo governo tra i peggiori della storia repubblicana.

Si arriva perciò alle trattative separate di luglio. La Cgil chiede 130 euro di aumento per il biennio 2010-2011, il blocco dei licenziamenti per due anni, il raddoppio del periodo di cassa integrazione (da 52 a 104 settimane). Fim e Uilm, invece recepiscono il nuovo modello contrattuale respinto dai lavoratori, su base triennale. I collaborazionisti si accontantano di 113 euro di aumento per il 2010-2012 per il quinto livello, che si traducono in poco più di dieci euro netti per i terzi livelli. Un'elemosina! Questo è ciò che hanno firmato Cisl e Uil, che pure messi insieme rappresentano una minoranza dei lavoratori. Di questo accordo si dicono pienamente soddisfatti.

La strada percorsa dai sindacati firmatari dell'accordo è ormai chiara: stanno tentando il superamento anche della concertazione (già fortemente penalizzante per i lavoratori), per arrivare alla collaborazione con padroni e governo. I sindacati collaborazionisti accettano e siglano accordi che attaccano il contratto nazionale e la rappresentanza sindacale, limitano il diritto di sciopero ed azzerano quei barlumi di democrazia sindacali rimasti. Siamo ad un passo dal corporativismo, di cui Cisl e Uil si stanno redendo colpevolmente e consapevolmente partecipi. Prima che facciano il passo successivo, nefasto per i diritti dei lavoratori, occorrerà dare un segnale forte ai sindacati collaborazionisti: spedite le tessere strappate alle federazioni nazionali di Cisl e Uil, lasciate soli i dirigenti e partecipiamo in massa alle prossime manifestazioni. La prima occasione sarà lo sciopero generale dei sindacati di base indetto per il 23 ottobre.


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mercoledì 14 ottobre 2009

Il problema è la Binetti? Ma non prendeteci per il culo!

Ieri di nuovo si è resa protagonista l'anima cattolica oltranzista del parlamento. In sintesi è successo questo. Era stato richiesto da Lega, PDL e UDC che il testo del DDL sull'omofobia, che prevedeva l'aggravante omofoba per le aggressioni personali, tornasse in commissione giustizia per alcune "limature". PD ed IDV votano contro il rinvio in commissione, il testo rimane in assemblea e quindi sottoposto al voto sulla pregiudiziale di incostituzionalità presentato dall'UDC. Risultato: 285 voti a favore, 222 contrari e 13 astenuti.

Il lavoro di mesi per arrivare ad una moderata legge contro l'omofobia, è inciampato nel bigottismo parlamentare. Tutto lavoro inutile e tutto eventualmente da rifare. Quello stesso Parlamento, solo poche settimane fa ha rigettato la pregiudiziale di incostituzionalità sullo scudo fiscale. In due parole: chi rappresenta la volontà popolare ha dichiarato che evadere le tasse rientra tra i principi costituzionali, mentre il rispetto per l'orientamento sessuale no!
Tra i voti favorevoli alla pregiudiziale di incostituzionalità, quello di Paola Binetti, teodem del PD. Il PD ora, a detta del suo segretario Franceschini, ha un "un serio Binetti". Diamo il buongiorno a Franceschini, che pare si sia finalmente svegliato e già prova a prenderci per il culo! Il problema Binetti esiste ma è tutto interno al partito, ma il voto della signora col cilicio era numericamente ininfluente.

Il problema è un Parlamento che anzichè laico risponde ai desiderata del Vaticano.
Il problema sono i rappresentanti di uno Stato sulla carta laico, che hanno il coraggio di accostare l'omosessualità con incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo e via sproloquiando, dimostrando una inaudita violenza nel linguaggio.
Il problema è il PD e questa opposizione fantoccio, priva di identità volutamente lasciata alle spalle, salvo ora navigare a vista.
Il problema è che contro chi non si lascia normalizzare, si scagliano sia i fascistelli che picchiano con le spranghe, sia i rappresentanti in Parlamento dei vari svastichella che picchiano con le loro armi bianche.

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venerdì 9 ottobre 2009

Un po' di chiarezza (senza pretese), sul ruolo del Capo dello Stato e della Corte Costituzionale

Sono stato più volte critico nei confronti di Napolitano. L'ultima volta proprio ieri, con un post sulla bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale. Le mie critiche, sempre rispettose del Presidente della Repubblica, quale massima istituzione dello Stato, sono dovute al mancato rinvio alle camere di leggi chiaramente incostituzionali, qual è il Lodo Alfano. Anche questa legge era stata firmata da Napolitano, quindi la Consulta ha di fatto bocciato anche il giudizio di legittimità costituzuionale del Capo dello Stato. Un corretta valutazione avrebbe invece dovuto indurre Napolitano a rinviare il testo alle Camere.
Qualcuno afferma invece che così non è, perchè altri sarebbero gli organi deputati al compito di verifica della legittimità costituzionale delle leggi. Ultimo, l'amico Russo con un commento nel mio post di ieri, dandomi perciò lo spunto per quest'altro post, forse noioso ma forse anche (spero) utile e senza la pretesa di voler essere una lezione di diritto costituzionale (non posso permettermelo, dal basso della mia incompetenza in materia).

Il presidente della Repubblica è garante della Costituzione e come tale ha il dovere di vigilare sull'osservanza delle norme in essa contenute. Proprio in questo suo ruolo di garanzia interviene sul potere legislativo, anche promulgando o rinviando alle camere un testo di legge. Ciò impone al capo dello Stato la verifica del testo della norma ed a lui è rimesso un potere costituzionale per il quale "prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere, chiedere una nuova deliberazione. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata".
Questo potere è esclusivo del capo dello Stato ed ha funzione di veto solo sospensivo. Questa limitazione del potere di veto sancita dalla Costituzione, indica il doveroso rispetto che anche il capo dello Stato deve alla funzione legislativa del Parlamento.
Ma seppure solo sospensivo, quel veto ha un profondo significato politico, in quanto si tratta di una autorevole censura da parte del Presidente della Repubblica, nei confronti di un atto parlamentare che potrebbe ledere, se approvato, dei principi costituzionali (nel caso del Lodo Alfano, il principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge).

La Corte Costituzionale svolge funzioni di controllo e garanzia della rispondenza delle leggi ai principi dell'ordinamento costituzionale, e perciò tra le sue attribuzioni c'è quella di controllo di costituzionalità delle leggi. Ma l'intervento della Corte, avviene solo dopo l'entrata in vigore delle leggi stesse. Vista questa attribuzione, c'è chi critica l'opportunità di fare appello al Capo dello Stato affinchè non firmi una legge. L'errore, mi pare, sta nel ritenere che l'intervento della Corte Costituzionale sia automatico. Non è così.
La Consulta interviene in due casi: in via incidentale ed in via principale. Il giudizio della Corte in via incidentale scaturisce nel caso sia un giudice a sollevare una questione di legittimità costituzionale nel corso di una controversia giudiziaria. Mentre in via principale, la Consulta è chiamata ad esprimersi nel caso in cui siano lo Stato o le Regioni a proporre ricorso entro 60 giorni dalla pubblicazione della legge.
Lo stesso Lodo Alfano, non è passato per il giudizio della Consulta perchè così previsto nell'iter di formazione delle leggi (o comunque in modo automatico), ma perchè il pubblico ministero di Milano, Fabio De Pasquale ha sollevato una questione di legittimità costituzionale della legge, nel corso del processo dei diritti tv di Mediaset e del processo Mills. E' stata cioè percorsa la via incidentale.

Se il pm di Milano non avesse sollevato il dubbio di costituzionalità sul Lodo Alfano, la Corte il 7 ottobre scorso non si sarebbe espressa nel merito ed oggi ci troveremmo con una legge incostituzionale nel nosro ordinamento (accettata e firmata senza osservazioni contrarie da Napolitano), che sbattendosene dei principi costituzionali di uguaglianza dei cittadini, affermava che siamo tutti uguali di fronte alla legge, ma che qualcuno è più uguale degli altri. intanto però, seppure in vigore per poco tempo, il lodo Alfano ha avuto qualche effetto: ha allungato i tempi dei processi a carico di Berlusconi ed avvicinato quelli di prescrizione del reato.

Pertanto, gli appelli a non firmare il Lodo Alfano (come anche altre leggi) rivolto a Napolitano, erano più che validi e legittimi dal punto di vista costituzionale. Poi si può sempre contestarne l'opportunità politica. Ma questo è un altro argomento.

P.S.: ho profondo rispetto per il ruolo del Presidente della Repubblica, proprio per il suo ruolo di garante della Costituzione. Per questo trovo ignobili gli attacchi di Berlusconi a Napolitano. Ma quello stesso rispetto del ruolo del Capo dello Stato, mi spinge ad essere critico nei suoi confronti, quando firma una legge chiaramente incostituzionale, mentre la Costituzione gli conferisce il potere di rinviare il testo alle Camere.

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giovedì 8 ottobre 2009

Il Lodo Alfano è incostituzionale. Noi lo sapevano già.


La Consulta si è finalmente espressa in merito al Lodo Alfano: bocciato! per violazione dell'art. 138 della Costituzione, per il quale non è possibile fare ricorso ad una legge ordinaria per una legge come il Lodo Alfano; e per violazione dell'art. 3 della costituzione, cioè per violazione del principio di uguaglianza.
In sostanza, la Consulta dichiara che la legge è ancora uguale per tutti (e pure la sua applicazione, nonostante Ghedini) e che se qualcuno vuole superare questo principio, occorre mettere mano alla Costituzione.

Ci sono voluti due giorni alla Consulta, per riaffermare il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e giudicare incostituzionale il Lodo Alfano. Due giorni, per un giudizio non scontato ed affermato a maggioranza dei componenti della Corte costituzionale (9 per la bocciatura, 6 a favore del Lodo). Mentre tanti italiani hanno giudicato incostuzionale il Lodo Alfano, subito dopo la sua approvazione. Il presidente della Repubblica invece, lo aveva ritenuto rispettoso della Carta costituzionale, promulgando il Lodo. Affermava Napolitano, allora, che il Lodo Alfano aveva recepito la sentenza n. 24 del 2004 con cui la Corte costituzionale dichiarò l'illegittimità costituzionale Lodo Schifani, che prevedeva la sospensione dei processi a carico delle alte cariche dello Stato.

Napolitano si sbagliava! Ed il risultato di quella scelta del capo dello Stato, potrebbe essere la prescrizione del reato per Berlusconi, relativamente al processo Mills. Napolitano ha risposto in modo sbagliato, a quanti allora - cittadini, alcuni partiti politici, molte associazioni - chiedevano al capo dello Stato di non firmare. Mentre anche allora c'era chi, al contrario, riteneva sbagliato appellarsi a Napolitano perchè "non è giusto tirare il presidente della Repubblica per la giacchetta"; perchè "tanto poi il parlamento ripresenta il DDL e poi Napolitano deve firmare per forza"; e giù con cazzate del genere. La Consulta ha perciò smentito anche Napolitano. Ora si può avere un motivo in più per dubitare del corretto giudizio del presidente della Repubblica, in merito a provvedimenti come lo scudo fiscale o il decreto di modifica del TU della sicurezza sul lavoro.

Intanto potrebbe aprirsi uno scenario politico tutto nuovo. Il governo potrebbe anche cadere e Berlusconi mettere fine alla sua vita politica. Ma l'opposizione è pronta? Sarebbero in grado, i partiti dell'attuale opposizione, di governare oltre il berlusconismo?

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mercoledì 7 ottobre 2009

Cazzate leghiste


La Lega Nord vuole proibire l'uso in pubblico del burqa. Embè? si dovrebbe dire sentendo un'affermazione così, visto una legge in tal senso esiste già, almeno dal 1975. E' la legge n. 152, che all'art. 5 recita:
È vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. È in ogni caso vietato l’uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino.
Il contravventore è punito con l’arresto da uno a due anni e con l’ammenda da 1.000 a 2.000 euro.
Per la contravvenzione di cui al presente articolo è facoltativo l’arresto in flagranza.

L'idea malsana della Lega Nord consiste però nell'introdurre il divieto di indossare "qualsiasi mezzo che non renda visibile l’intero volto, in luogo pubblico o aperto al pubblico, inclusi gli indumenti indossati in ragione della propria affiliazione religiosa". Mentre verrebbe cancellata, con il DDL della Lega, la dicitura "senza giustificato motivo". Qual è la novità? Semplice e chiaro: l'impostazione razzista ed antislamica della legge. Tanto che in conferenza stampa (che invito ad ascoltare qui. C'è un siparietto finale niente male, sul carnevale e le feste in maschera) la Lussana (tra le proponenti della nefandezza) dichiara che la modifica del testo del 1975 serve a "far fronte alla minaccia terroristica della jihad islamica". Chiaro no? D'altronde cosa c'è da aspettarsi da un manipolo di fascisti non dichiarati, xenofobi convinti ed incitatori all'odio religioso?
Ribadiamo, ancora una volta, visto che non è mai abbastanza in questo caso, che la religione musulmana non prevede l'uso del burqa, nè del niqab. Lo ha ribadito pochi giorni fa il grande imam Mohammed Said Tantawi dell’università egiziana di Al Azhar, massimo centro dell’islam sunnita. Detto questo, i leghisti, con questa loro proposta non fanno che anteporre la pubblica sicurezza al diritto costituzionale di libertà religiosa. Lo dice chiaramente, ancora Lussana, quando afferma che "tra la tutela della libertà religiosa e la tutela della sicurezza dei cittadini, per noi la priorità è la sicurezza". E' ovvio che se passasse un principio del genere, si creerebbe un precedente pericoloso.
A quel punto qualunque diritto potrebbe essere subordinato ad un supposta sicurezza pubblica, o ad un'altra esigenza del momento, buona per il consenso popolare. Perciò sarebbe il caso di cominciare ad usare il cervello, anzichè continuare a ragionare con la pancia dolente. La proposta leghista è quindi xenofoba e pericolosa, buona solo a cavalcare il razzismo di una massa di ignoranti, che stupidamente credono ad ogni cazzata viene detta loro.
Tanto stupidi gli adepti leghisti, da non accorgersi come una norma del genere non costringe le donne a svestirsi del burqa, né risolverebbe il tanto caro a loro problema di ordine pubblico. Al contrario, un provvedimento di quel tipo costringerebbe quelle stesse donne, già prigioniere di una cultura maschilista, a rimanere chiuse in casa. Una doppia prigione dalla quale sarebbe impossibile liberarsi, rimanendo così emarginate. Mentre ci sarebbe bisogno di mettere in atto proposte positive per una loro reale integrazione, attraverso l'insegnamento della lingua italiana, la scuola, il lavoro e l'affermazione e la reale godibilità dei diritti, compresi quelli di cittadinanza.

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martedì 6 ottobre 2009

Ecco chi ci guadagna con lo scudo fiscale


Mettiamo in ordine i tasselli dello scudo fiscale: Tremonti prepara la legge sullo scudo fiscale; la pregiudiziale di incostituzionalità della legge non passa grazie alla complicità del PD, che al momento del voto diserta l'aula della Camera dei deputati con 56 suoi parlamentari; la legge viene votata in Parlamento e ovviamente passa; Napolitano firma la legge, perchè sembra consideri le competenze del Capo dello Stato come quelle di un notaio di provincia. Ora, evasori fiscali, bancarottieri, riciclatori di denaro e simili, potranno far rientrare i loro soldi illecitamente custoditi all'estero, tutelati dall'anonimato.

Per far rientrare i capitali, quei farabutti dovranno versare allo Stato la ridicola e misera cifra del 5% del valore dei capitali illeciti che intendono far rientrare, grazie a questa forma di riciclaggio autorizzato. Ma quegli evasori avranno una spesa in più da affrontare: quella per la consulenza di un intermediario, che curi le pratiche. Non so a quanto ammonterà il costo per la consulenza finanziaria, ma di certo c'è qualcuno che, garantendo anonimato e riservatezza ai criminali tributari autorizzati, farà un sacco di soldi.
Guarda caso, chi è arrivato prima di tutti in aiuto agli evasori ripuliti dalla legge? Ma la banca Mediolanum, ovviamente! Non fate finta di stupirvi. Se non ci credete, questa è la pubblicità che campeggia sulla carta stampata.



Un fotomontaggio? Uno scherzo? Manco per niente! La conferma è data direttamente dal sito della banca.
Quindi, di tutti i tasselli sullo scudo fiscale, messi in fila all'inizio del post, dobbiamo aggiungerne uno, che deve rispondere ad una domanda facile facile: chi è che farà un sacco di soldi con lo scudo fiscale? Tradotto: chi è che farà un sacco di soldi, punendo i grandi evasori fiscali con una pacca sulla spalla, mentre voi comuni cittadini se non pagate una multa per divieto di sosta rischiate il pignoramento dei mobili? Ma il ducetto re Silvio IV, of course. Voi che dite, è conflitto di interesse?

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lunedì 5 ottobre 2009

...e allora che il presidente della Repubblica sia nominato per concorso

Lo scudo fiscale, quell'amnistia mascherata nemmeno troppo bene, è un altra dimostrazione dell'arroganza del potere politico. Ed i politici che hanno permesso che l'amnistia diventasse legge, appaiono come i bravi a servizio di un don Rodrigo, che per quel personaggio fanno il lavoro sporco. Ed un semplice cittadino può sentirsi indifeso di fronte a tanta sfrontata arroganza e superbia.

E così doveva forse sentirsi quel signore, che nei servizi dei telegiornali si sente rivolgersi al presidente della Repubblica, per chiedergli di non promulgare lo scudo fiscale. «Presidente, non firmi», chiede quasi supplicando. «Nella Costituzione c’e’ scritto che il presidente della Repubblica promulga le leggi. Se io oggi non firmo, il Parlamento puo’ votare un’altra volta quella legge, e nella Costituzione c’e’ scritto che io sono obbligato a firmare. Chi chiede di non firmare no lo sa», risponde Napolitano che, detto questo, si volta stizzito e se ne va.



Il nostro presidente, sembra si senta come "un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro" (come Manzoni disse di don Abbondio). Napolitano ha preso la sua mezza soluzione, firmando il decreto, si giustifica della decisione e nessuno è tenuto a commentarla. Ma non si può pensare di fare come don Abbondio, che cerca di persuadere Renzo di quella sua mezza soluzione, credendo che i cittadini siano tanto ignoranti da non sapere niente della Costituzione.

La Costituzione la conosco io (senza la presunzione di sentirmi un costituzionalista), come la conosce immagino quel signore che si è rivolto a Napolitano. So bene che quello che il capo dello Stato ha detto è vero. Ma so anche che il presidente della Repubblica, nella sua funzione di garante della Costituzione, ha il dovere di respingere quelle leggi che possono contrastare con la stessa Costituzione. Non firmare una legge, non è un semplice ed inutile atto formale, ma assume un preciso segnale politico. Di questo mi rendo conto e perciò sono ancora una volta deluso dell'operato di Napolitano. Non firmare quello scempio legislativo, sarebbe stato un segnale forte, che non sarebbe passato inosservato, quantunque il parlamento avesse risproposto lo scudo fiscale così com'è ora.

Mi chiedo che sia ancora possibile contare sul capo dello Stato per difendere, sul piano istituzionale, quello che rimane dei diritti civili e costituzionali. Ma se davvero non possiamo più contare sull'autorità politica del presidente della Repubblica, dobbiamo immaginare una funzione meramente notarile per quel ruolo. E se così è, che senso ha che il presidente della Repubblica venga eletto dal parlamento? Che si faccia un concorso pubblico!

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giovedì 1 ottobre 2009

Libertà di stampa... ma perchè, intanto, queste cose le sottacete?

«La prima libertà di stampa consiste nel fatto che essa non è un'industria [...] la vera e propria cura radicale della censura sarebbe la sua abolizione». Bella e condivisibile (a mio parere) questa frase del buon vecchio Karl Marx.

Sabato prossimo, a Roma, si manifesterà per la libertà di stampa, un diritto che in uno Stato democratico non dovrebbe essere messo in discussione. Ma qui in Italia, oggi, è in corso la degenerazione dello Stato democratico, per cui la libertà di stampa deve essere difesa attraverso una manifestazione di piazza.
Ma, attenzione, è per la libertà di stampa che si manifesta, non per il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati. E' una difesa dei giornalisti e dei giornali dall'aggressione dell'attuale potere politico, del presente governo e del suo ducetto che si manifesta; non per affermare la necessità di una informazione che eviti autocensure o racconti ad uso e consumo di tale o tal'altro potere. Non è un perciò un errore manifestare il 3 ottobre, ma bisogna essere consapevoli di questo e credere di poter incidere sabato, nel senso di una affermazione di un reale diritto all'informazione, è illusorio. Chi va in piazza deve farlo con la consapevolezza che il giorno dopo il 3 ottobre, gli organi di informazione che sfileranno per le strade di Roma, continueranno a rispondere al loro editore di riferimento, che non è l'operaio di Melfi, nè la disoccupata di Sesto San Giovanni.
Senza tornarci troppo sù, la dimostrazione limpida di questa situazione l'ha data il rinvio della manifestazione a seguito della morte dei sei militari italiani uccisi in Afghanistan. In quell'occasione si poteva affermare una reale volontà di stampa libera dalla propaganda patriottarda e di guerra. Si è preferito invece rispondere ancora una volta alla chiamata alle armi dell'informazione. La manifestazione per la libertà di stampa è stata quindi spostata, al 3 ottobre. Sabato prossimo, quando già era in programma per il corteo dei precari della scuola.

Sabato 3 ottobre, migliaia e migliaia di lavoratori si erano per la maggior parte autorganizzati per protestare contro un governo, che li sta cacciando dal loro posto di lavoro, prendendoli a calci nel culo! Manifesteranno, quei lavoratori, contro i 150 mila licenziamenti previsti per i prossimi due anni e contro una destrutturazione dell'istruzione pubblica condotta a botte di decreti, che snatura il ruolo sociale della scuola. Sabato l'informazione doveva concentrarsi su questa protesta ed invece la stampa ha deciso di fagocitare quella manifestazione. Ha voluto assorbirla, imponendosi con prepotenza. Il risultato? I precari confluiranno (in parte) nella manifestazione della FNSI e sarà concesso loro (ripeto, sarà concesso loro) un intervento dal palco. Tutto qua. Poi, sabato in TV e domenica sui giornali, come giustamente temono i lavoratori della scuola, delle rivendicazioni dei precari quasi certamente non si parlerà, o si parlerà pochissimo.

Ed intanto, un effetto questa situazione l'ha già provocata: ha spaccato l'unità che c'era tra i lavoratori della scuola. Sabato ci saranno due cortei dei precari: da una parte quelli che sperano in almeno un pochino di visibilità confluendo nella manifestazione indetta dalla FNSI; dall'altra chi rivendica la propria autonomia.
Ma tutto questo, la minacciata stampa italiana lo sta sottacendo. Sarà bene ricordarlo, sfilando a Roma sabato prossimo, qualunque strada si pensi di percorrere. Tanto per non rimanere stupiti, poco tempo dopo, del ritorno dei gattopardi.

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Tremonti canta così: "Meno male che il PD c'è..."

Quanto era preoccupato Tremonti. Quasi cominciava a sudare freddo, tanta la paura di non farcela. Insomma, lo scudo fiscale, neologismo per indicare un condono per reati tributari, avrebbe potuto fermarsi alla Camera. C'era in corso l'altro ieri alla Camera, il voto sulla pregiudiziale di incostituzionalità dell'Italia dei Valori contro lo scudo fiscale. Fosse passata, il condono fiscale sarebbe rimasto al palo.
Povero Tremonti, ha bisogno di quattrini, che la crisi (dice lui ed il suo capo) non c'è ma i soldi non sono mai abbastanza. "Mò stai a vedere che st'opposizione, che non s'è mai capito se c'è o non c'è, proprio ora mi viene a mettere il bastone tra le ruote..." pensava Tremonti. Ed invece no. L'opposizione non c'era prima e nemmeno c'era l'altro ieri. Perchè un'opposizione responsabile deve essere prima di tutto coerente. E così, per coerenza, il PD mancava all'appello: Franceschini? Non c'è!; Bersani? Nemmeno lui c'è!; D'Alema? Assente!; e così per altri 56 deputati del PD, 2 dell'IdV ed 8 dell'UDC.
Con 27 deputati di opposizione, il condono sarebbe stato seppellito e Tremonti avrebbe pianto il defunto tentativo di amnistia. Ed invece ci ritroviamo con un Tremonti raggiante come poche volte si era già visto, con criminali soddisfatti ed evasori fiscali sollevati. Capitali illeciti e soldi sporchi potranno rientrare tranquillamente in Italia con una "tassazione" del 5% e senza il rischio di essere perseguiti legalmente.
Gli iscritti del PD, se ancora conservano un po' di dignità, dovrebbero stracciare le loro tessere, metterle in una busta e rispedirle alla segreteria nazionale del partito!

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giovedì 24 settembre 2009

Il coglione sono io (e molti di voi con me)...

...che pago le tasse? Il coglione sono io (e molti di voi con me), che le imposte le pago prima di ricevere lo stipendio? Sembra proprio di sì! Il coglione sono io e loro sono i furbi e sono sempre i soliti: speculatori, finanzieri, criminali, estorsori, barcarottisti e via discorrendo. Ed il governo, che dichiara di non avere soldi per lo stato sociale ma che regala soldi alle banche, di non avere soldi per i cassintegrati e disoccupati ma che li ha per le imprese, quel governo che dice che la crisi non c'è, fa un regalo a quei furbetti di prima.

Il governo Berlusconi regala a quella gente una bella amnistia ed un bel po' di soldi. Infatti i vari speculatori, riciclatori di denaro sporco (si, anche loro) e via discorrendo, potranno far rientrare i loro soldi nascosti nei conti correnti esteri, pagando un misero 5%. Guardate la vostra busta paga e fatevi i conti di quanto onestamente versate al fisco! Sostanzialmente, quindi, l'operazione del governo chiamata scudo fiscale è una sorta di apologia del crimine fiscale. Anche perchè, gli evasori godranno dell'anonimato ed i loro reati tributari non saranno perseguibili.

D'altronde, chi lo fa fare a quei criminali di pagare le tasse. L'Italia vanta un primato assoluto in termini di condoni. Se ne possono contare 14 dal 1985, uno ogni anno e mezzo. Un primato, quello vantato dall'Italia, dove chi evade il fisco è consapevole di poterla fare franca nel 90% dei casi. Senza contare che dopo 5 anni la dichiarazione falsa non può essere controllata. Praticamente l'Italia è il vero pradiso fiscale mondiale. Un paradiso per i criminali tributari, dei quali il governo si rende complice.

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giovedì 17 settembre 2009

Brunetta: appropriazione indebita del sito del ministero

Brunetta ha basato tutta la sua attività misteriale sulla guerra ai dipendenti pubblici. Perchè di questo in effetti si tratta, ed è stato possibile perchè il ministro ha cavalcato il malcontento storico, generale e molto spesso pregiudiziale mosso nei confronti dei dipendenti pubblici. A tal proposito trovai illuminante la lettura pochi mesi fa, di un vecchio articolo di Federico Caffè per "Il Manifesto". In quel suo scritto, l'economista pescarese spiegava quanto deleterio potesse essere un continuo indiscriminato attacco alla pubblica amministrazione. Si era alla fine degli anni '70 del secolo scorso. Gli effetti, oggi, sono sotto gli occhi di tutti: siamo all'attacco finale per lo svuotamento del servizio pubblico, giustificandolo con la inefficienza del servizio stesso ed addossandone le colpe ai lavoratori, spacciandoli per fannulloni.

E così il ministero per la pubblica amministrazione (ripeto: per la pubblica amministrazione) anzichè lavorare per ampliare e migliorare i servizi pubblici, fa la guerra ai suoi dipendenti. L'ha chiamata, appunto, guerra ai fannulloni. E come ogni guerra, la propaganda ha una importante funzione. Quella del ministro Brunetta è scandalosa e soprattutto falsa, come dimostra un'inchiesta de L'Espresso che ha svelato il bluff della politica antifannulloni del ministro dal ghigno cattivo. E siccome Brunetta è in guerra, ritiene lecito ogni mezzo, come da proverbio. Il mezzo, in questo caso, è il sito internet del ministero a cui è a capo. Così, quello che dovrebbe essere un mezzo informativo dell'attività ministeriale, al servizio del cittadino, è usato da Brunetta a scopi praticamente personali. La home page del ministero è stata trasformata in una pagina di risposta al settimanale L'Espresso, con link a caratteri cubitali.

Quel furbetto di Brunetta si è praticamente appropriato in maniera indebita di uno spazio pubblico, quale è quello del sito del ministero, per rispondere ad un settimanale che lo aveva chiamato in causa. Avrebbe potuto farlo dal suo blog, sul quale invece non c'è traccia di commento all'inchiesta de L'Espresso. Ma lì gli accessi non sono probabilmente sufficienti a garantire l'efficacia della propaganda che, si sa, ha bisogno che sia diffusa. D'altronde, è o non è in guerra, il ministro Brunetta?

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mercoledì 16 settembre 2009

Ho riconosciuto Silvio IV da Arcore anche su Raitre

Ieri sera ero quasi tentato di guardare Porta a Porta, ma non ce l'ho fatta. Sono abituato a cambiare canale durante la pubblicità, che mi infastidisce già dai primi minuti, figurarsi se posso sopportarla per tre ore consecutive. Poi, ad un certo punto, mi costringo ad ascoltare lo spottone dell'imperatore Silvio IV da Arcore. Prima di quel momento non credo di essermi perso niente ed anche in quel momento mi accorgo senza stupore, che nel vespasiano arredato da trasmissione televisiva, la propaganda è la stessa degli ultimi quindici anni e forse anche peggio, per quel poco che ho visto e per quel di più che ho letto.

L'imperatore vede "comunisti" (termine da lui usato in maniera dispregiativa) che lo attaccano ovunque; dice che "D'Alema è uno stalinista" ed i giornalisti dei "farabutti"; "delinquente" sarebbe chi parla di conflitto di interessi del presidente del consiglio; ha dichiarato che "agli immigrati in mare serviamo le bibite e poi gli diamo asilo nido"; e via turpiloquiando. La demenza senile qui, c'entra poco purtroppo. Ma appare comunque uomo malato, così morbosamente legato al suo ego che zompetta tra la menzogna e l'ipocrisia.

No, non potevo reggere più del tempo della pubblicità mandata in onda tra il primo ed il secondo tempo su una delle reti ancora non di proprietà (per ora) di Berlusconi: raitre, dove stavano intanto trasmettendo un film ed anche qui Silvio IV era protagonista. L'ho riconosciuto, anche con i baffetti e seppure si facesse chiamare Adolf.

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lunedì 24 agosto 2009

Lo sfogo di chi ogni giorno si batte per avere più sicurezza nei luoghi di lavoro

Pubblico questa lettera inviatami da Marco Bazzoni. E' praticamente lo sfogo di un RLS, un lavoratore, una persona, che ogni giorno si batte per avere più sicurezza nei luoghi di lavoro. E' uno sfogo di chi vede che nonostante le tante parole di circostanza quando si verificano incidenti eclatanti; nonostante le battaglie per migliorare le condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro; nonostante i morti sul lavoro; nonostante i licenziamenti per difendere la salute e la sicurezza sul lavoro; nonostante tutto le condizioni vanno peggiorando. Anche grazie alla complicità di un'informazione silente, su questo tema.
Evidentemente tutti gli infortuni, gli invalidi, le malattie professionali e le morti sul lavoro non sono abbastanza se il Governo Berlusconi ha pensato bene di smantellare il Dlgs 81/08 (testo unico per la sicurezza sul lavoro) con il Dlgs 106/09 (decreto correttivo), piuttosto che renderlo funzionale. E pensare che il Ministro del Lavoro Sacconi dopo la strage sul lavoro al depuratore di Mineo (CT) dell'11 giugno 2008, che costò la vita a sei operai comunali, annunciò un piano straordinario per la sicurezza sul lavoro. Se per piano straordinario intendeva questo decreto, beh, allora stiamo freschi. Per anni è stato chiesto pene più severe per i datori di lavoro che sono responsabili di gravi infortuni e morti sul lavoro e per quelli che non rispettano la sicurezza sul lavoro. Ed il governo che fa, dimezza la maggior parte delle sanzioni ai datori di lavoro, dirigenti e preposti. Non contento, non potenzia neanche i controlli. Dio non voglia che qualche imprenditore becchi qualche multa: con lo scarso personale ispettivo delle Asl è praticamente impossibile ricevere un controllo, in quanto, se va bene un'azienda riceverà uno ogni 33 anni. Ma non è finita qui, onde evitare che qualche imprenditore finisse in galera si è previsto che al posto dell'arresto, possano pagare la multa, e faranno tutti così, statene certi. Inoltre, la salva manager non è stata cancellata, ma semplicemente riscritta, non è spudorata come la precedente, ma da sempre spazio a manovre e cavilli a favore dei manager. Non capisco ancora come Napolitano abbia potuto firmare questo decreto, sapendo che questa norma non era stata cancellata. L'intento di questa norma è evidente, scaricare le responsabilità dei manager su preposti, lavoratori,progettisti, fabbricanti, installatori e medici competenti. Non essendoci certezza della pena, anche se nella remota ipotesi un datore di lavoro venga condannato per la morte di un lavoratore, il carcere "lo vedrà con il binocolo". Quando penso al povero Andrea Gagliardoni, morto il 20 giugno del 2006 a soli 23 anni con la testa schiacciata in una pressa tampografica nella ditta Asoplast di Ortezzano (AP), al povero Matteo Valenti, morto bruciato, dopo 4 giorni di agonia per un gravissimo infortunio sul lavoro (8 novembre 2004) nella ditta Mobiloil di Viareggio, ai quattro operai morti carbonizzati nell'esplosione alla Umbria Olii di Campello sul Clitunno (25 novembre 2006), allo loro famiglie che non avuto neanche giustizia ( 8 mesi con la condizionale per la morte di Andrea Gagliardoni, 1 anno e 4 mesi con la condizionale per la morte di Matteo Valenti, mentre quello per la morte dei 4 operai alla Umbria Olii manco è iniziato, e non sappiamo neanche se inizierà mai), mi domando: ma in che paese viviamo? Ci definiamo una "Repubblica fondata sul lavoro", ma forse sarebbe più corretto dire, una "Repubblica fondata sulle morti sul lavoro". Come si fa a definire civile, un paese dove ogni anno ci sono 1200 morti sul lavoro? Qualcuno adesso dirà che nell'anno 2008 ci sono stati 1120 morti sul lavoro (secondo l'Inail) e che c'è stato anche un calo degli infortuni sul lavoro. Ma andrebbe ricordato a quel qualcuno, che nel 2008 c'è stata la più grossa crisi finanziaria ed economica dal secondo dopoguerra ad oggi, e che quel calo dipende più da questo (cassaintegrazione, mobilità, chiusure di aziende), che a una maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro. Che poi, se vogliamo proprio dirla tutta, i dati dell'Inail non sono oro colato, ma solo un punto di riferimento. Questi dati non tengono conto degli infortuni denunciati come malattia, che si stima siano intorno a 200 mila ogni ann, se non oltre, di tutti i lavoratori che muoiono in "nero" che vengono abbondonati fuori dai cantieri o dalle fabbriche. Poi ci sono gli Rls che denunciano la scarsa sicurezza in azienda, che vengono minacciati, multati o peggio ancora licenziati, come è successo al povero Dante De Angelis, la cui unica colpa è quella di aver denunciato prima alla sua azienda, e poi ai mezzi d'informazione la scarsa manutenzione e sicurezza sui treni eurostar. E' passato un anno dal suo licenziamento, ma ad oggi non è stato ancora reintegrato, nonostante le migliaia di firme raccolte a suo favore, nonostante che quello che aveva denunciato si sia rivelato tristemente vero, nonostante il 29 giugno 2009, ci sia stato a Viareggio un disastro ferroviario, che ha fatto a tutt'oggi 29 morti. E intanto abbiamo un ex sindacalista a capo di FS, che va dicendo a destra e a manca, che le ferrovie italiane sono le più sicure d'Europa...Vale la pena ricordare, che dal 14 giugno 2009 è stato introdotto il "macchinista unico", e purtroppo, gli incidenti ferroviari, sono destinati tristemente ad aumentare. Ha davvero ancora senso andare avanti con questa "battaglia" per più sicurezza, o tanto varrebbe mollare qui? Perchè è quello che sto pensando di fare.

Marco Bazzoni
Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza

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giovedì 13 agosto 2009

Il Quirinale risponde alle critiche di questo blog e di Marco Bazzoni

Sabato 8 agosto, sul quotidiano Liberazione, erano apparse due lettere molto critiche nei confronti del Presidente della Repubblica, per avere emanato il decreto che è definito, in modo eufemistico, "correttivo" al Testo Unico della sicurezza sul lavoro. Una lettera era di Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e RLS; l'altra era mia, ripresa da questo mio post.
A quelle due lettere il Quirinale ha risposto con una lettera inviata al quotidiano Liberazione e pubblicata sullo stesso quotidiano martedi 11 agosto. Risposta che pubblico qua sotto, ma dopo una piccola premessa, che può aiutare nella lettura. Il decreto "correttivo", che modifica 149 articoli su 306 del Testo Unico della sicurezza sul lavoro emanato dal governo Prodi, è stato approvato dal governo venerdi 31 luglio, ed emanato dal Presidente della Repubblica il lunedi immeditamente successivo. Quelle modifiche sono devastanti. Di alcune di esse ho già scritto, di altre ne scriverò.
Intanto dalla risposta del quirinale, si è capita una cosa: che a quanto pare, l'ostinazione a qualcosa porta. Certo, solo una risposta da parte dell'ufficio stampa della Presidenza della Repubblica. Non è molto ma è qualcosa, credo di significativo. Sicuramente l'attenzione che abbiamo suscitato, io e Marco con quelle due lettere, ci invita a continuare ad informare, nel nostro piccolo, sulla materia sicurezza sul lavoro.
Questa la replica del Quirinale.
Caro direttore,
nella edizione di sabato Liberazione ha pubblicato, sotto il titolo "Sicurezza, un decreto devastante", due lettere critiche nei confronti del Presidente della Repubblica per aver emanato - secondo i suoi lettori, "a occhi chiusi" - il decreto legislativo approvato dal Governo in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Mi permetta innanzitutto di rilevare come i temi affrontati nel decreto stiano particolarmente a cuore al Capo dello Stato: proprio sabato scorso, nel ricordare il sacrificio dei minatori vittime della tragedia di Marcinelle, egli ha sottolineato l'esigenza costante del massimo e coerente impegno delle Istituzioni e di tutte le forze sociali.
E' in questo stesso spirito che il Presidente Napolitano, pur nei limiti delle proprie attribuzioni, ha seguito con grande attenzione l'iter del decreto in questione, iniziato alla fine di marzo 2009, e lo ha emanato, dopo un approfondito esame, in un testo che comprende numerose e significative modifiche rispetto allo schema originario approvato dal Governo.
In particolare, l'attenzione del Presidente della Repubblica, manifestata in diverse occasioni pubbliche - come il 23 aprile scorso a Torino - nell'incontro con i familiari delle vittime del rogo della Thyssen, e allo stesso ministro Sacconi nell'udienza al Quirinale del 2 aprile 2009, si è concentrata sulle norme del decreto che suscitavano particolari preoccupazioni per l'ipotizzata riduzione dei casi e delle forme di responsabilità dei datori di lavoro rischiando, in contrasto con i principi direttivi della legge di delega (n. 123 del 2007) e con consolidati orientamenti della giurisprudenza, di compromettere la tutela di beni primari.
Il Governo è infine pervenuto, il 31 luglio scorso, dopo il confronto con le parti sociali e le Regioni, all'approvazione di un testo definitivo del decreto profondamente diverso dallo schema originario, che recepisce le osservazioni contenute nei pareri delle Commissioni Parlamentari e tiene conto delle perplessità espresse dal Capo dello Stato con riferimento al rispetto dei principi direttivi della legge di delega e dei limiti fissati dalla Corte costituzionale in tema di decreti legislativi correttivi (Corte Cost. n. 206 del 2001). Il Presidente Napolitano ha quindi proceduto alla emanazione del provvedimento, nell'esercizio delle sue prerogative, che ovviamente prescindono da valutazioni sulle scelte di merito che rientrano nella esclusiva responsabilità del Governo.
Cordialmente

Pasquale Cascella Consigliere per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica

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venerdì 7 agosto 2009

Ci hanno fregato di nuovo. Eppure stiamo ancora zitti.

Ieri mi sono sbagliato. Ho scritto un post sulla sicurezza sul lavoro, raccontando una sotoria possibile di infortunio. Ho scritto ciò che verosimilmente potrebbe accadere in quel caso, a seguito di una delle tante aberranti modifiche al Testo Unico della sicurezza sul lavoro, che il governo ha modificato con un decreto. Il post terminava con l'invito a scrivere a Napolitano affinchè non firmasse il decreto, considerando che di motivazioni, sia tecniche che di rapporti istituzionali ce n'erano in abbondanza. Ed ecco il mio sbaglio.

Non nel fatto che invitavo ad aderire ad un appello, pur ragionevolmente convinto che Napolitano avrebbe firmato. Non nel fatto che gli appelli on-line hanno scarsa eco. Non nel fatto che una protesta deve essere di piazza e partecipata, per sperare di essere efficace (anche perchè, con un blog come questo non si organizza una manifestazione). Mi ero sbagliato, perchè in realtà non mi ero accorto che il presidente della Repubblica quel decreto correttivo l'aveva già firmato. Quando? Il 3 agosto, dopo che il governo aveva approvato il provvedimento solo il 31 luglio.

Napolitano, quindi, o a firmato ad occhi chiusi (e mi auguro che non sia così), oppure lo scorso fine settimana, anzichè concedersi un po' di riposo, si è studiato per bene il decreto correttivo (che modifica 147 articoli su 306 del testo unico senza contare tutti gli allegati, che sono diverse decine) e ne ha accettato i contenuti anche più controversi. O forse ancora, Napolitano si è consultato con esperti in materia e, dopo un ragionamento più o meno lungo, ha appoggiato le considerazioni del governo (i cui ministri non si sono mai mostrati paladini della tutela della sicurezza sul lavoro), respingendo le opposizioni al decreto mosse dai sindacati, da alcuni partiti politici, da addetti alla sicurezza sul lavoro, da rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e dai lavoratori e dalle lavoratrici stessi.

In silenzio, tra le distrazioni agostane, tra un gossip sui TG ed i soliti inviti a fare partenze intelligenti, è stato quindi approvato il decreto legislativo 3 agosto 2009, n. 106. Ma l'informazione non s'è degnata di darne notizia, impegnata a citare solo la firma da parte di Napolitano del decreto anticrisi, seppure firmato insieme al decreto di modifica al testo unico per la sicurezza. Un decreto che hanno chiamato correttivo, ma che è una vera e propria riscrittura del decreto approvato dal governo Prodi. Il nuovo T.U. riscritto in chiave padronale, sarà in vigore dal prossimo 20 agosto. Da quella data, i lavoratori e le lavoratrici saranno ancora meno sicuri. Dovranno dare un abbraccio più forte ed un bacio in più ai loro figli, quando la mattina usciranno di casa per andare al lavoro. Ed alla prossima tragedia, che certamente ci sarà, proverò ancora più rabbia ed ancora meno fiducia nelle istituzioni, soprattutto quando sentirò le solite ipocrite parole di cordoglio.
Rimane il fatto che ci hanno fregato di nuovo. Eppure non si sentono accenni di protesta.

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venerdì 31 luglio 2009

Berlusconi viola palesemente la legge. Video.

Guardate questo video. Si tratta di una cerimonia a L'Aquila, alla quale ha preso parte Berlusconi, con un codazzo di cortigiani. Viene issata una bandiera tricolore sui tetti delle nuove costruzioni per i terremotati. Nel video si vede Berlusconi salire su una piattaforma aerea del cantiere, andare su fino al colmo di un tetto e battere divertito le mani allo sventolio della bandiera della protezione civile. E poi Berlusconi in cima al tetto di un edificio, applaudire un tricolore che sventola.

Ma Berlusconi & co. stanno palesemente violando le più elementari norme di sicurezza. Il Presidente del Consiglio (ed il suo seguito) non indossa il caschetto di protezione della testa, nè la cintura di sicurezza, entrambi obbligatori in base alla normativa sulla sicurezza sul lavoro. Peggio fanno Berlusconi & co. quando salgono sul tetto di un edificio. Qui, il rischio di caduta dall'alto è ancora più alto, mancando un parapetto regolamentare che impedisca la caduta. E' stata posizionata solo una corda, che dal punto di vista della protezione contro le cadute dall'alto, non trova alcuna giustificazione tecnica o normativa.

So bene che molti di voi avrebbero voluto vedere quali possano essere gli effetti dell'assenza di quelle protezioni. Ma a parte questo, c'è da dire che siamo di fronte a gravi indempimenti di legge. Se quel cantiere fosse stato sottoposto a controlli da parte della ASL, sarebbe dovuto essere stato chiuso. Secondo le norme antinfortunistiche, le inadempienze del Presidente del Consiglio e del suo seguito, costituiscono "gravi violazioni ai fini dell'adozione del provvedimento di sospensione dell'attività imprenditoriale".
Ed invece è successo che Berlusconi si è riunito oggi con i suoi ministri ed ha modificato il T.U. della sicurezza sul lavoro. Vi lascio immaginare cosa possa essere venuto fuori. Nè riparleremo...

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mercoledì 29 luglio 2009

Lettera di Lorena Coletti. Sorella di uno dei quattro operai assassinati dall'esplosione della Umbria Olii

La lettera che pubblico, e che mi è stata inviata via e-mail, è di Lorena Coletti, sorella di Giuseppe, uno dei quattro operai assassinati dall'esplosione della Umbria Olii.
Questa lettera, come altre da me pubblicate di famigliari di vittime del lavoro, dimostrano un fatto ovvio, ma dimenticato: mentre l'attenzione per l'assenza di misure di sicurezza sul lavoro, dura il tempo di un Tg o della lettura di un articolo nella cronoca locale, il dramma di una vita spezzata non ha fine. E soprattutto, quel dolore, non si allevia con poche parole di circostanza dette sottovoce da personalità politiche, durante i funerali pubblici.
Esiste un solo modo per rendere giustizia ai caduti sul lavoro: rispettare leggi in materia di sicurezza, che siano adeguate a prevenire i rischi ed a proteggere i lavoratori. Esattamente il contrario di quanto questo governo sta facendo.
Sono Lorena Coletti, sorella di una delle vittime della strage della Umbria Olii di Campello sul Clitunno (Pg).
Il 25 novembre 2006, quattro uomini si alzarono e partirono per andare al lavoro, per guadagnarsi da vivere. Era di sabato, il lavoro lo avevano iniziato il martedì: dovevano installare delle passarelle sopra a dei silos. In quei silos c'era un gas, il gas esano, un gas molto infiammabile, questo poiché nessuno aveva fatto una bonifica di questi silos.

Verso le 13 di quel maledetto giorno un enorme esplosione avvenì. Venni a sapere della notizia solamente la sera molto tardi. La moglie che lo aspettava per il pranzo, non vedendolo tornare fece un giro di telefonate ai suoi colleghi, ma fu un vano tentativo, perchè non ottenne nessuna risposta. Fino a che, non telefonò alla moglie del datore di lavoro, che gli diede la notizia. Giuseppe Coletti, mio fratello, Maurizio Manili, datore di lavoro,Vladimir Thode e Tullio Mottini erano morti nell'espolsione. Unico sopravvissuto Claudio Demiri.

Il proprietario della Umbria Olii, fu indagato e rinviato a giudizio con l' accusa di omicidio colposo plurimo e violazione di norme per la sicurezza sul lavoro. Secondo l'accusa, Del Papa avrebbe dovuto avvertire i lavoratori della ditta Manili, della pericolosità delle sostanze contenute nei serbatoi, dove non era mai stata fatta la bonifica. Un omissione, che sarebbe secondo i giudici e i periti dell'accusa, alla base dell'incidente, causato dall'utilizzo di una fiamma ossidrica per terminare i lavori sulla superficie metallica dei silos.

Il 24 novembre prossimo, doveva iniziare il processo penale, ma Giorgio Del Papa e la sua difesa impugna il tutto facendo ricorso in Cassazione contro il rinvio a giudizio. Oggi apprendo la notizia dal mio avvocato, che la Cassazione decide a ottobre sul ricorso di Del Papa. Ma per la seconda volta, viene fatta alla mia famiglia un'altra richiesta di risarcimento, che era decaduta con l'annullamento della perizia tecnica, ma che ora Del Papa ripresenta a nome della Gestoil Srl, ex Umbria Olii.

Sono passati quasi tre anni, e l'anno scorso ci fu la prima richiesta: di oltre 35 milioni di euro. Ora mi chiedo, se anche quest'anno la cifra sia sempre quella oppure, se hanno messo a conto anche gli interessi, visto il tempo che è passato. Sottolineo, che a mio fratello Giuseppe Coletti e' stata stroncata la vita, e a Giorgio Del Papa non è stato neanche dato un giorno di carcere e tanto meno gli arresti domiciliari. Questa e' la giustizia Italiana!!!!!

In tre anni mio fratello e' stato ucciso diverse volte, ora dico basta.
Degli operai che partono la mattina per fare il loro dovere, per mantenere la famiglia e fare una vita onesta e dignitosa, non meritano di morire. Come non meritano che la loro dignità' venga calpestata da assurde richieste di risarcimento, mandate da chi li ha uccisi. Non lo permetto!!! Vorrei che Del Papa sapesse, che la vita di quattro persone vale molto più' di qualsiasi cifra che lui chiede. Ma il peggio di tutto è, che è ancora libero, e che lo Stato Italiano gli permette di fare queste cose.

Chiedo inoltre, di poter incontrare il Presidente della Repubblica per poter parlare personalmente con lui.Intanto gli vorrei rivolgere questo appello: "Egregio Presidente della Repubblica, La invito, dopo tutte le parole spese chiedendo più sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, a non firmare assolutamente il Dlgs correttivo al Dlgs 81/08.
Se è coerente con le sue dichiarazioni, non può firmare un decreto che è un colpo fatale alla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro."


Io non mi arrenderò e non permetterò più che la memoria di mio fratello e delle altre vittime venga calpestata, sono esseri umani morti per lavorare, non per divertimento. Finchè avrò vita li difenderò; di sicuro non mi limiterò a fare fiaccolate, ma cercherò di fermare chi ancora una volta vuole calpestare i lavoratori di Italia. Basta prendersela con Giuseppe Coletti e le altre vittime della Umbria Olii.

Saluti

Lorena Coletti

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lunedì 27 luglio 2009

Ronde SSS, ronde nere ... bisogna aspettare il morto per rimediare ad una legge squallida?


Scontri tra ronde di destra e di sinistra. Questa sarebbe la notizia? Cioè che un gruppo di militanti dei Carc e di fascisti de La Destra, si sarebbero lanciati quattro sedie di plastica e dato un paio di ceffoni? Al di là dell'episodio, che può essere considerato più o meno grave a seconda della coscienza che lo giudica, non è di questo che si dovrebbe parlare. Ma del fatto che a Massa, gira in strada un gruppo di nostalgici imbecilli che si fa chiamare SSS. Acronimo di Soccorso Sociale Sicurezza, secondo il suo fondatore Stafano Benedetti de La Destra, ma che richiama in modo ovvio le famigerate Schutzstaffel, cioè l'unità paramilitare nazista, cioè le SS.

Non si è fatto in tempo a dimenticare (perchè mi pare che già si stia dimenticando) della Guardia Nazionale Italiana, le ronde nere autorizzate a girare per le strade di Milano, che si viene a sapere di un nuovo manipolo di cerebrolesi che forte di una legge che li tutela, pattugliano le strade di una città medaglia d’oro alla Resistenza come Massa.

E certamente non si finiscono di contare a Milano e Massa, i minorati che non vedono l'ora di indossare la camicia bruna. Gentaglia che altro non aspettava che di potersi organizzare in gruppi, protetti da una legge voluta da fascisti in divisa verde. Teppisti che fremono all'idea di poter pestare un "negro", uno "zingaro" o un capellone.

Di aggressioni fasciste ne ricordiamo già tante. Di morti ammazzati da criminali teste (di cazzo) rasate, ce ne sono stati già troppi. Ora quelle stesse teste (di cazzo) rasate hanno dalla loro una legge che li protegge. Certo, fintanto che non commettono reato. Ma quando accadrà (e possiamo starne certi che accadrà, se non si interviene subito), sarà troppo tardi per rimediare ad una vita spenta.
A quel punto, chi potrà sentirsi davvero innocente?


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martedì 21 luglio 2009

Oggi i titoli dei giornali sarebbero potuti essere diversi

Le prime pagine dei giornali di oggi, hanno titoli per l'invito del presidente Napolitano al dialogo sulle intercettazioni. Corriere della Sera: "Dialogo sulle intercettazioni"; Repubblica: "Intercettazioni, serve un'intesa"; La Stampa: "Dialogo sulle intercettazioni"; Il Messaggero: "Intercettazioni, regole condivise". Ovviamente si distinguono Il Giornale e Libero, occupati a difendere il loro editore-padrone. Ma i titoli sarebbero potuti essere diversi: "Strage sul lavoro"; "Strage a Piombino"; "Esplosione in acciaieria. Una strage"; "Ancora morti sul lavoro. 6 a Piombino". Mentre si sarebbero ancora distinti Il Giornale e Libero, comunque impegnati a tutelare l'immagine di re Silvio IV da Arcore.

Alle 22.00 di domenica scorsa, quando le redazioni dei giornali erano ormai in chiusura, un grave incidente è avvenuto alla Acciaierie Lucchini di Piombino. Da una paiola è fuoriscito acciaio fuso, che a contatto con l'acqua ha provocato un'esplosione, che ha coinvolto anche diverse abitazioni circostanti. Sono aperte le indagini, per accertare le cause della scampata strage. Ma di certo, come racconta la Fiom-CGIL in un comunicato, la produzione era cresciuta ed il personale impiegato diminuito. In sintesi, ritmi di lavoro elevati mentre si risparmia in sicurezza. Ricorda tanto la tragedia della Thyssen Krupp, anche per il numero di lavoratori coinvolti, ma in questo caso fortunatamente salvi.
E ce lo avrebbero ricordato anche i giornali e le TV, quanto simili sarebbe stato questo incidente con quello della Thyssen, con uguali lacrime di coccodrillo ed uguali accuse. E di nuovo avremmo assistito alla messa in scena del cordoglio politico, alle promesse che mai più una tragedia simile potrà avvenira. E ancora immagini già viste di cariche istituzionali presenti ai funerali, con le loro maschere di partecipato dolore, che sempre tolgono seduti davanti ai tavoli decisionali.

Sei operai sono "solo" rimasti ustionati, gravemente feriti ed intossicati. Così non fanno molta notizia. Fossero morti, bè, un paio di giorni di gloria mediatica l'avrebbero avuta. Sarebbero stati ricordati per un po', fino al prossimo gossip dell'imperatore Berlusconi. Poi di nuovo silenzio. Perchè di sicurezza sul lavoro è bene non parlarne, altrimenti giornali governativi e non, possono anche un po' confondersi; e governo ed opposizione, per certi versi rischiano di mescolarsi un po' davanti alla richieste confindustriali di sconti sui costi del lavoro e sacrifici ai lavoratori.
Nel frattempo, più o meno nell'indifferenza generale, il contatore di Articolo21.info segna 580 morti sul lavoro, dall'inizio dell'anno ad oggi. Mentre, nel quasi assoluto silenzio mediatico, il governo si appresta in questi giorni ad approvare le modifiche al Testo Unico della sicurezza sul lavoro. Uno scempio normativo che metterà ancora di più a rischio la salute e la vita stessa dei lavoratori.

Chi ha a cuore la sicurezza sul lavoro, l'unica cosa che può fare singolarmente in questo momento, è fare appello al Presidente della Repubblica a non firmare le modifiche al T.U. della sicurezza sul lavoro che verranno fuori dal CdM dei prossimi giorni. Spero lo facciano in molti, perchè, a livello istituzionale è l'unica speranza di salvaguardare un strumento normativo per la sicurezza sul lavoro, certamente migliorabile ma valido se fosse applicato. Cosa che questo governo ha finora impedito di fare. Confindustria ringrazia, mentre i famigliari delle vittime del lavoro piangono.

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