venerdì 2 gennaio 2009

Andrea e Andrea con le ali bianche

Ormai è passato un mese da quando la signora Graziella Marota, madre di Andrea Gagliardoni, giovane vittima di un lavoro al servizio del cinico profitto, mi ha inviato lo scritto qui sotto.
L'ho letto subito, il giorno stesso in cui l'ho ricevuto. Ma la mia lunga assenza dal blog non mi ha permesso di pubblicarlo subito e di questo mi scuso. Lo faccio ora, senza aggiungere altro...


Oggi LA FAVOLA A BRUTTO FINE

Andrea il 6 dicembre compie 26 anni, peccato però che non possiamo festeggiare il suo
compleanno perchè Andrea è stato ucciso, mentre lavorava, da due diretti responsabili
senza scrupoli.
"Scarse condizioni di sicurezza e condizioni insostenibili nel lavoro continuano ad uccidere anche nei tempi moderni. Allo stesso tempo i governi non solo stanno tornando indietro rispetto agli standard di sicurezza ma consentono anche che i
datori di lavoro senza scrupoli mettano in costante rischio le vite dei lavoratori."
"...il capitale non ha riguardo per la salute e per la durata della vita dell'operaio, quando non sia costretto a tali riguardi dalla società"

(Karl Marx)


ANDREA E ANDREA

Alle quattro del mattino, quando Andrea si sveglia, anche Andrea si sveglia. Poi, mentre Andrea si lava la faccia, si veste, beve una tazza di caffè, Andrea accarezza le sue imperfette ali bianche.
Tutt'e due lasciano l'appartamento alle quattro e un quarto. Salgono in macchina. Andrea accende il motore e Andrea, con le ali chiuse, prende posto dietro.
La macchina lascia il lungomare di Porto Sant'Elpidio, raggiunge la nazionale adriatica e si dirige verso sud.
Alle quattro e quarantacinque arriva al parcheggio dell'ASOPLAST di Ortezzano. Alle
cinque Andrea avvia la pressa che inizia ritmicamente a stampare i pezzi che, successivamente, verranno collocati sulle lavatrici ARISTON.
Alle sei e dieci minuti la pressa si ferma con la bocca spalancata. Andrea si abbassa e guarda dentro le fauci. Al suo fianco anche Andrea fa altrettanto e prorpio in quell'istante le mascelle si chiudono.
Alle sei, dieci minuti, otto secondi di martedì 20 giugno 2006 Andrea Gagliardoni di ventitre anni è ucciso, insieme ad Andrea con le ali bianche, dalla macchina tampografica.

Di che cosa avranno parlato Andrea e Andrea durante i quaranta minuti di tragitto in
macchina? Andrea al volante aveva acceso la radio e ascoltava un programma musicale, per tenersi sveglio. Il giorno prima aveva fatto il turno del pomeriggio dalle 13 alle 21, era arrivato a casa alle 22 a causa del traffico. Era stanco. Il pensiero di ritornare in fabbrica prima dell'alba lo smontava. Era il turno che detestava di
più.
Alla partenza, sul lungomare, un puro refolo marino era penetrato dal finestrino aperto e il suo profumo salmastro l'aveva scosso dal torpore. Dietro di lui Andrea parlava con se stesso e rifletteva sconsolato sullo stato delle sue ali. Così rachitiche, fragili e quasi inservibili. Ma ad un certo punto aveva rimproverato Andrea perchè aveva accettato di ripresentarsi in fabbrica al turno del mattino, quando non erano trascorse le undici ore di sosta previste dal contratto nazionale.
Andrea non aveva risposto.
Quando la macchina si era fermata davanti alla fabbrica il chiarore dell'alba si era diffuso in tutta la valle dell'Aso e una brezza agitava le foglie del grande pescheto che circondava l'ASOPLAST.

Ora Andrea riposa nel cimitero di Porto Sant'Elpidio e sua madre Graziella porta i fiori sulla sua tomba. Andrea con le ali è sepolto nel cimitero degli Angeli Custodi. Non vi sono fiori sulle tombe. Alcuni becchini con la piuma sul cappello tengono
puliti i viali tutti in ombra.

Chissà come sarebbe oggi la vita di Andrea se la sicurezza fosse stata attivata da quegli imprenditori senza cuore ne cervello che hanno pensato ad accumulare sempre di più mettendo a rischio la vita degli operai?

Questa sembra una favola ma è la pura realtà vissuta da tante famiglie distrutte dal
dolore per la perdita di un loro caro solo ed esclusivamente in nome del "DIO PROFITTO".

Graziella Marota
mamma di Andrea Gagliardoni

5 commenti:

Riverinflood 2 gennaio 2009 17:59  

"Se questo è un uomo"... è meglio di un uomo: ma è anche un martire. Non voglio usare altri aggettivi ridondanti. Mi spiace per lui come per tutte le altre vittime. A presto.

XPX 2 gennaio 2009 21:47  

Una storia (come tante purtroppo) davvero triste ...

Aride 2 gennaio 2009 22:25  

Semplicemente CIAO ANDREA.

Anonimo,  3 gennaio 2009 11:42  

Grazie di cuore per la tua disponibilità,dobbiamo tenere alta la guardia su questo tragico problema che devasta migliaia di famiglie ogni anno.
Grazie anche a nome di Andrea e spero che la sua morte non sia stata vana!
Graziella Marota, mamma di Andrea

Franca 3 gennaio 2009 14:43  

Come sarebbe stata la sua vita non lo so.
Però sarebbe stato in vita e, almeno in parte, artefice del suo futuro...

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