giovedì 25 giugno 2009

Omicidi sul lavoro: dati Inail incoraggianti? Macchè...

Quanto entusiasmo, forse troppo per i dati forniti dall'INAIL sull'andamento infortunistico relativo al 2008. Entusiasmo eccessivo per la solita superficialità nella lettura dei dati. Certo, gli infortuni sono in calo ed i morti per infortunio sul lavoro anche. L'INAIL ha contato 1120 morti ammazzati sul lavoro e così il presidente dell'Istituto, Sartori si dice soddisfatto dell'andamento infortunistico, insieme al ministro del lavoro, Sacconi. Ma per esprimere tanta positività ed ottimismo, i dati si sono dovuti leggere per come conviene. Ed allora qualche precisazione è bene farla.

Innanzitutto occorre dire che i dati del rapporto INAIL non sono ancora definitivi. Seppure si riferiscono al 2008, bisogna aspettare ancora qualche mese per avere dei numeri consolidati. Il numero di decessi per infortunio che viene diffuso (1120) è un dato stimato utile per fare un raffronto con gli anni precedenti, ma non è un dato reale. Infatti, dovendo considerare nella statistica infortunistica anche i decessi avvenuti entro 180 giorni dall’evento e tenendo conto dei tempi tecnici necessari per la trattazione di questa tipologia di eventi, il dato definitivo 2008 sarà disponibile con la rilevazione al 31 ottobre 2009. E verosimilmente, i dati dovranno essere ritoccati in eccesso, considerando che ciò è avvenuto anche per tutti gli anni passati. Certo è difficile immaginare un dato definitivo superiore a 1200 omicidi sul lavoro, ma questa precisazione è doverosa visti gli eccessi di entusiasmo profusi.

Nel leggere i dati ad oggi disponibili, ci si affretta a precisare che le morti in fabbrica sono state 509. Meno della metà del totale. Il giochetto è il solito: si sottraggono dal totale dei morti sul lavoro, i decessi avvenuti in strada. Ed in questo caso, si scalano dal totale non solo gli incidenti mortali avvenuti in itinere (cioè nel tragitto casa-lavoro, causati anche dalle indegne condizioni di lavoro e dai ritmi imposti ai lavoratori e di cui perciò è giusto tenere conto), ma anche gli infortuni mortali sulla strada che hanno coinvolto autisti e camionisti che hanno nel mezzo di trasporto il loro luogo di lavoro. E si sottraggono dal conteggio in questo modo, i carpentieri, muratori, gruisti, manutentori morti in cantieri stradali. Si ottiene così l'artificioso dato (ma ad effetto per le prime pagine dei giornali), di un numero di morti sul lavoro in discesa verticale.

Quel dato così ottenuto è buono per propagandare un raffronto con l'andamento infortunistico negli Stati membri dell'Unione Europea. Certo che i dati sono corretti nella formulazione del cosiddetto "tasso di incidenza standardizzato" e cioè il rapporto tra infortuni denunciati su 100mila occupati. Quel dato è però scorporato degli infortuni sulle strade, perchè non tutti i Paesi europei conteggiano tali eventi. In questo modo l'Italia si porrebbe per così dire, in buona posizione: meglio della Francia ed in linea con la Germania, per fare due esempi. Ma se considerassimo gli infortuni in strada (e pure escludendo quelli itinere), la situazione sarebbe diversa. Per poter fare questo raffronto, è sufficiente non fermarsi ai dati forniti da Eurostat come avviene nel rapporto annuale dell'INAIL, visto che l'istituto statistico europeo non tiene in considerazione, oltre che gli infortuni su strada, nemmeno quelli per importanti settori di attività quali sono l’estrazione di minerali e parti del settore trasporti, magazzinaggio, comunicazioni. Ed allora sarebbe il caso di andarsi a cercare i dati infortunistici elaborati dai ministeri del lavoro degli Stati membri. Personalmente l'ho fatto per Francia e Germania, verificando i dati occupazionali forniti dall'OCSE.

Dai dati così raccolti, il confronto sarebbe molto più sfavorevole per l'Italia, con un tasso di incidenza degli infortuni mortali per il 2006 (anno di riferimento anche per il rapporto INAIL) su 100mila occupati, pari a 4,5, contro il 3,1 tedesco ed il 2,5 della Francia. Significa che in Italia, ogni 100mila occupati muoiono sul lavoro (esclusi gli incidenti in itinere) più di quattro persone, contro le 3 in Germania e poco meno di 3 in Francia. Ma queste considerazioni non sono utili per le necessità di governo e Confindustria, così impegnate nel rendere inoperativo, distruggendolo pezzo per pezzo, il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro.

10 commenti:

Riverinflood 25 giugno 2009 17:52  

Ma tu guarda che sottile competizione internazionale sui morti del lavoro. Ma aumentando la disoccupazione, caleranno gli incidenti?

Crocco1830 25 giugno 2009 20:10  

@ Riverinflood: i nostri ci hanno abituato al balletto di numeri. Non è la prima volta che si parla, ad esempio, di morti sulle strade come metà dei morti sul lavoro. Scandaloso!

NADIA 25 giugno 2009 22:03  

hola!!
parlano di numeri e non di persone, percentuali numeri in questo governo sono tutti ragioneri....bah!!!
HASTA SIEMPRE!!!

Matteo 25 giugno 2009 23:32  

Un ottimo articolo. I morti sul lavoro costituiscono un vero è proprio bollettino di guerra, è come se in Italia ci fosse una guerra civile di cui i media non si occupano, non interrotta da nessuna tregua.
Il governo ha abbassato le sanzioni per le aziende che non rispettano la normativa sulla sicurezza e adesso Sacconi ci viene a dire di essere soddisfatto. Ma come pensa che possano diminure i lavoratori assassinati? semplicemente con le belle parole? Di queste morti sono responsabili il governo e la Confindustria assieme a tutti quelli che contribuiscono a mantenere questo stato di cose.

riccardo uccheddu 26 giugno 2009 09:29  

Ottimo post!!!
Tu smentisci nel modo più chiaro e doloroso come certo trionfalismo non valga niente.
Del resto, come diceva Gramsci nel "Quaderni", spesso è sufficiente alterare i parametri, per ottenere quel che si vuole.
Operazione, questa, in cui lorsignori sono maestri.
E' un po' come la crisi, che loro riducono a "questione psicologica"!.
2 giorni fa ho riletto un articolo sempre di Gramsci in cui (a proposito dei moti torinesi contro il carovita, cfr. "Disagio", nel testo "Sotto la Mole") egli denunciava il fatto che c'era chi sosteneva che fossero scoppiati perchè: "Qualcuno ha detto: manca il pane. La fame... esiste la fame? La fame esiste perchè esiste la parola. Se avessero dato lo stesso nome alla fame e alla sazietà(...), tutti, avendo fame, avrebbero avuto la persuasione di essere sazi e vedendo vuoti gli scaffali dei panettieri avrebbero detto: quale mai abbondanza di pane!"
A presto e grazie ancora per il post!

coscienza critica 26 giugno 2009 09:32  

Guarda, hai fatto bene a scrivere questo post. Hai fatto proprio benissimo. l'INAIL, in qualità di istituto nazionale, è regolato in base al governo di turno. Detto questo, detto tutto.

PS. L'Italia è il Paese che confonde sempre lo Stato con il governo.

Crocco1830 26 giugno 2009 09:48  

@ Nadia: se parlassero di persone, non potrebbero assumere toni entusiastici. Cosa che la freddezza dei numeri consente loro, specie quando artefatti.

@ Matteo: devono avvalorare la tesi secondo la quale, l'inasprimento delle sanzioni solo un deterrente solo per "zingari" ed extracomunitari.

@ Riccardo Occheddu: bello ed efficace richiamo quello di Gramsci. Ed in effetti è proprio così: modificando i parametri si possono spacciare menzogne e mezze verità, utilizzando gli stessi dati.

@ Coscienza critica: ed infatti non si può dire che nascondano troppo bene le reciproche simpatie...

Giovanni Greco 26 giugno 2009 22:29  

Giustissimo dire omicidi e non morti bianche.

l'incarcerato 27 giugno 2009 08:51  

Oramai con questo liberismo sfrenato le imprese producono e guadagnano soldi con il sangue degli operai.

Hai fatto bene a ricordare come stiamo messi in realtà!

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