lunedì 14 gennaio 2008

Non vuoi rischiare sul lavoro? Ti sospendo!

"Non volevo la luna, ma solo di non rischiare al lavoro". Con queste parole, un operaio bergamasco denuncia quanto accadutogli nella fonderia in cui lavora. Giolivo Zanotti, 54enne operaio della ditta Officine Pietro Pilenga di Comun Nuovo in provincia di Bergamo, continuava a denunciare le carenze di sicurezza all'interno della fabbrica, che ha avuto sette ispezioni della Asl, record assoluto in Italia e per questo è stato sospeso per tre giorni. "Lunedì vieni, martedì no, mercoledì sì, giovedì no e il terzo giorno di sospensione te lo facciamo fare a nostro piacimento", si è sentito dire dai vertici aziendali, dopo che aveva fatto richiesta di manutenzioni efficaci sulle macchine di produzione, oppure di piccoli adeguamenti per evitare di mettere a rischio la sicurezza o la salute di chi in quella fabbrica lavora. Nè si trattavano di interventi che richiedessero investimenti straordinari o spese esorbitanti, ma poco più che la normale gestione degli impianti e dell'officina. "Per esempio - dice l'operaio -: data la cattiva manutenzione i torni verticali versavano acqua e olio in terra e spesso gli operai ci scivolavano. Un mio collega si è fatto 67 giorni a casa con la gamba rotta e un altro si è fatto 8 mesi di malattia per una caviglia disfatta. Poi ci sono macchine che lavorano con il refrigerante che, vista ancora una volta la cattiva manutenzione dei filtri e degli aspiratori, quando si apre il portellino uscivano dei fumi. E siccome per ricaricarle ci dobbiamo sporgere dentro li respiravamo e ci procuravano catarro o anche enfisemi". Giolivo quindi, dopo avere segnalato queste inadempienze al suo diretto superiore senza essere ascoltato, è stato sopeso per avere preso carta e penna e scritto direttamente ai vertici aziendali. Sembra che qualcuno si sia sentito scavalcato! In realtà, non tra i diritti, ma tra gli obblighi dei lavoratori, vi è quello di segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze dei mezzi e dispositivi, nonché le altre eventuali condizioni di pericolo di cui vengono a conoscenza (art. 5 del D.Lgs. 626/94). E' chiara quindi la totale assenza di una cultura della sicurezza, che tuteli realmente i lavoratori dal rischio di infortunio, che in 1300 casi all'anno sono mortali.
Quanto accaduto a Giolivo Zanotti, accade in verità giornalmente nelle fabbriche italiane ed accade anche nel caso in cui, a denunciare inadempienze in materia di tutela della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro, siano gli RLS (Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza).
Vicende come queste, rinnovano la necessità di promuovere interventi che mirino alla reale tutela dei diritti dei lavoratori. Occorre inoltre riflettere sulle attribuzioni conferite agli RLS. Qualcosa si è ottenuto in questo senso con le modifiche apportate al D.Lgs. 626/94 dalla Legge 123/07, ma non è ancora sufficiente. Ma soprattutto mette a nudo l'assenza di una cultura della sicurezza negli ambienti di lavoro.
Se manca la cultura della tutela della sicurezza dei lavoratori, se non esiste il rispetto per la loro integrità fisica e morale, ogni inasprimento delle sanzioni a carico degli inadempienti risulterà del tutto aleatorio. Perchè non è automatico che a fronte di un sistema maggiormente repressivo, segua una diminuzione degli infortuni sul lavoro. E comunque le sanzioni vengono comminate a fatti già avvenuti e praticamente mai prima che un evento infortunistico accada, considerando anche che un'azienda ha la probabilità di essere sottoposta a controlli da parte degli organi competenti, solo una volta ogni 33 anni.
Ciò che manca in primo luogo, insomma, è una cultura d'impresa che ponga in essere misure di prevenzione, finalizzate alla tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. Ad oggi invece, la cultura d'impresa dominante si interroga sulla propabilità che un infortunio possa accadere e di conseguenza valuta l'opportunità di intervenire, per prevenire l'infortunio stesso. In altre parole, seppure esiste la propabilità che un evento infortunistico possa accadare, ma la spesa per prevenire l'infortunio non risulta economicamente vantaggiosa, l'impresa accetta il rischio di accadimento dell'infortunio, seppure questo possa significare l'invalidità permanente o addirittura la morte del lavoratore.
Fintanto che la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori sarà affidata ai calcoli economico-organizzativi dei manager d'impresa, così attenti alla persecuzione del massimo profitto, ci sarà sempre un Giolivo Zanotti sospeso dal lavoro o licenziato, per aver denunciato inadempienze in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. E continueranno ad esserci nuove lacrime da versare, per altri morti sul lavoro.

2 commenti:

Anonimo,  24 gennaio 2008 17:14  

Zanotti Giolivo non ha detto la verita', ha strumentalizzato il suo episodio solo per una vandetta personale nei confronti del suo datore di lavoro.
Zanotti giolivo e' stato sospeso perche' ha formalmente denunciato un collega di lavoro, che fumava una sigaretta lavorando su di una macchina accanto alla sua, scrivendo il nome del collega su una bolla di produzione.
Zanotti ha denunciato questo suo collega perche' ascoltava musica DURANTE IL TURNO DI NOTTE con un lettore mp3;una grave mancanza vero????
Zanotti Giolivo non e' un santo votato ad una giusta causa, ma un invidioso che chiama il proprio datore di lavoro PADRONE!!!
Termine arcaico oserei dire....Un PADRONE che in 30 anni di attivita' non ha mai fatto un giorno di cassa integrazione, nemmeno nei momenti in cui avrebbe potuto usufruirne.
Albani Valter e Zanotti Giolivo hanno screditato in TV un'azienda in cui lavorano 250 persone, la maggior parte ha famiglia.....
Screditare un'azienda, che non ha nulla in comune con la tyssen krupp, senza pensare alle conseguenze...lo definirei stupido, soprattuto se dietro a Zanotti ed Albani c'e' un sindacato come la CGL che ha dato loro una mano per mettere in piedi un teatrino di bandiere rosse e false accuse.
Le Officine Pietro PIlenga non sono la Tyssen Krupp!!! Come Zanotti ed Albani hanno voluto far credere in tv!
Alcuni clienti pero' hanno dato credito a queste nefandezze ritardando delle commesse!!
RISULTATO??! DOMANDA DI CASSA INTEGRAZIONE PER 86 PERSONE PER 3 SETTIMANE!!!
E DA LUNEDI' 28/01/2008 86 PERSONE PRENDERANNO L'80% DI STIPENDIO PER 3 SETTIMANE.
Un grazie va a Giolivo Zanotti e Albani Valter, PALADINI DELLA GIUSTIZIA!
GRAZIE!!!

UN OPERAIO DELLA PIETRO PILENGA

Anonimo,  30 ottobre 2008 17:26  

E bravo il nostro operaio (dice lui) la tua ignoranza non ti fa capire che la vera colpa ce l'ha solo e unicamente il tuo "padrone", non ti sono bastati i tanti casi di morti bianche sul lavoro? A pensare che sarebbe potuto toccare a te! Ringrazia il tuo collega e per la cassa integrazione ringrazia invece il tuo padrone. Ti ricordo inoltre che c'è una LEGGE che vieta di fumare in azienda, e, se pericoloso per la produzione, anche di ascoltare il lettore mp3.
Povera Italia!

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