lunedì 26 maggio 2008

Quando gli esperti di macroeconomia propongono quello che i lavoratori già fanno

Tra i provvedimenti adottati a Napoli dal governo, ne sono stati confermati due di carattere - dicamo così - economico: l'abolizione dell'ICI e la detassazione degli straordinari per il lavoro dipendente privato. Sono esclusi dalla detassazione degli straordinari, almeno per ora, i dipendenti del settore pubblico. Un'ingiustizia secondo i sindacati confederali. E questa è stata l'unica praticamente l'unica opposizione al provvedimento.
Ovviamente d'accordo con le scelte del governo, si è espressa la neopresidente di Confindustria Emma Marcegaglia, secondo la quale si tratta di

«un primo segnale forte sulla strada dell'aumento della produttività e dei salari, è un risultato di cui essere fieri, è positivo, dobbiamo dirlo con forza»

Mi pare ovvio. Il costo di un'ora di straordinario per un'azienda è minore, rispetto ad un'ora di lavoro ordinario. Mentre un lavoratore è retribuito, per un'ora di straordinario, con un compenso del 60% di un'ora di lavoro ordinario. Un calcolo dettagliato è possibile leggerlo in quest'articolo pubblicato su Eguaglianza & Libertà.
Ora, la motivazione con la quale si vorrebbe fare passare per positivo questo provvedimento ed a favore dei lavoratori, è che si presume attraverso di esso, un riequilibrio degli stipendi.
Già ci sarebbe da discutere sulla terminologia adottata: può sembrare ma non si parla di redistribuzione della ricchezza, che negli ultimi anni si è spostata prepotentemente dal lavoro salariato ai profitti.
E cosa bisogna fare per "riequilibrare" gli stipendi? Beh, è stato detto già da più parti, dal PD al PdL, passando per Confindustria e sindacati confederali: occorre lavorare di più. Capito? Fior di economisti, ministri, studiosi, esperti di finanza, industriali; da Brunetta a Bonanni, da Tremonti alla Mercegaglia, senza dimenticare (non vorrei si offendesse) Veltroni ed Ichino; tutti indistintamente hanno confermato ciò che i lavoratori già fanno da tempo, per poter mangiare per tutto il mese, per mandare i figli a scuola, per sperare di poter acquistare una casa: lavorare di più.
Dopo avere scomodato i migliori cervelli della macroeconomia, per dire ciò che un qualunque lavoratore sapeva già da tempo, speriamo non si commetta lo stesso errore, una seconda volta. Speriamo insomma, non vengano disturbati sociologi e psicologi abituati ai salotti di Porta a Porta, per capire quel è il livello della qualità della vita di chi è costretto a lavorare di più. Sapranno i lavoratori stessi descrivere quali peggioramenti subiscono i loro rapporti sociali e famigliari e quanto è a rischio la loro stessa vita, quando sotto il ricatto della precarietà si è costretti al lavoro straordinario.

5 commenti:

Riverinflood 27 maggio 2008 10:14  

Ma come? E il lavorare meno per lavorare tutti, che fine ha fatto?
(Chiederei io solo al signor Epifani, degli altri non me ne frega un accidente).

Franca 27 maggio 2008 10:29  

In tutta onestà io proprio non riesco più a capire il sindacato...
Ma di chi difende gli interessi?
Invece di contrastare questo provvedimento iniquo, contesta perchè non è stato esteso anche al pubblico impiego...

tommi 27 maggio 2008 14:32  

ricordiamo che l'ICI verrà sostituita da un'altra tassa, altrimenti i comuni dovranno chiudere e anzichè parlare del tanto decantato federalismo ci ritroveremo ad uno stato centralizzato stile francia dell'800

Comicomix 28 maggio 2008 08:41  

Tra l'altro, una legge che uno studente del primo anno di economia sa bene è quella della produttività marginale decrescente: ovvero, che un ora supplementare di lavoro di un individuo è meno "produttiva" delle prime.

Una volta si diceva: lavorare meno, lavorare tutti. E' proprio cambiato il vento.

:-(

Tiziano Tescaro 5 giugno 2008 22:56  

Anche sul mio stò trattando un post sull’abolizione dell’Ici sal titolo “LA TRAPPOLA DELL’ABOLIZIONE ICI” ho in programma anche di realizzare delle interviste, e mi farebbe piacere avere un vostro commento. Vi aspetto e buona serata da Tiziano

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