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giovedì 14 agosto 2008

"Ecco un caso di certezza della pena", direbbe qualcuno. Siamo sicuri?

"Ecco un caso di certezza della pena", direbbe qualcuno. Siamo sicuri? Il caso riguarda Alì Juguri, 42enne iracheno. Era stato arrestato in Italia per il aver tentato il furto di un telefono cellulare. Per questo era stato condannato ad un anno e tre mesi di reclusione ed aveva cominciato a scontarlo nel carcere milanese di San Vittore. Per "sfollare" quel carcere sovraffollato, Alì Juguri era stato trasferito nel carcere di Vasto e quindi in quello de L'Aquila.
Alì Juguri ha sempre reclamato la sua innocenza e nonostante in Italia il codice penale preveda la condizionale, per le condanne di incensurati a reclusioni inferiori a due anni, questo signore iracheno è finito in cella. Dopo un processo nel quale era stato assistito da un avvocato d'ufficio, che non deve avere preso molto a cuore la sua vicenda, visto che nessuna misura alternativa è stata prevista per lui.

La storia di Alì Juguri mi è passata molto vicino. Mi ha quasi sfiorato essendo passato Alì, nel carcere della mia città (Vasto) e poi in quello del capoluogo della mia regione (L'Aquila). E mentre era dalle parti in cui vivo, Alì aveva già cominciato uno sciopero della fame, che poi lo ha condotto alla morte. Ma i giornali non si interessano di casi come quello di Alì. C'era da interessarsi dei guai giudiziari del presidente della regione Abruzzo Del Turco, del quale ci si è scandalizzati per il regime di finto isolamento al quale era costretto. Si scriveva delle richieste degli avvocati di Del Turco, di concessione di arresti domiciliari e si intervistavano suoi paesani che sembravano tutti concordi nel ritenerlo innocente.
Alì invece, che non conosceva bene la lingua italiana, non ha trovato alcuna voce che potesse parlare al posto suo. Nessuno si è stracciato le vesti per fargli ottenere quanto in diritto gli spettava. Nessuno che si sia interessato a lui, straniero in Italia per il quale non valgono i diritti. Se sei uno straniero povero in Italia, hai il solo dovere di obbedire alle leggi e di sottometterti alle pulsioni xenofobe dell'opinione pubblica.

E allora cosa poteva fare Alì, se non usare l'unico mezzo di protesta a sua disposizione: il proprio corpo? Lo ha usato, quel suo corpo, fino a consumarlo. Fino a quando il suo corpo non ha cominciato a nutrirsi di se stesso. Fino ad uccidersi. Fino a lasciarsi morire nella più indecente indifferenza di un sistema carcerario, giudiziario, burocratico e politico, che dispensa doveri e concede diritti in base all'etnia, alla religione, alle condizioni personali e sociali.
"Ecco un caso di certezza della pena", direbbe qualcuno. Siamo sicuri? Siamo sicuri che non sia invece, l'ennesimo caso di incertezza della giustizia?

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domenica 20 luglio 2008

Iniziativa di Ecovie per la Costa Teatina

Ecovie mi scrive per segnalare questa importante iniziativa. Un incontro a sostegno della tutela della Costa Teatina, sempre più gravemente minacciata da progetti economici ed industriali devastanti per l'ambiente.
La consapevolezza e la partecipazione dei cittadini, sono i primi e necessari requisiti per efficaci azioni a difesa della Costa Teatina.






Ritorno al futuro

per la Costa Teatina
Domenica 27 luglio ore 19
San Giovanni in Venere (Fossacesia)

Interverranno come relatori:
Maria Rita D'Orsogna - California State University (Northridge)
Antonio Bianco - coordinatore progetto Ecovie
Enzo Giammarino - presidente Ecotur
Pierluigi Francini - amministratore Luigi D'Amico Parrozzo S.A.S.
Carmine Rabottini - presidente cantina CCDD Tollo
Davide Di Pilato - sindaco Quadri e presidente Comunita' Montana Medio Sangro
Enrico Di Giuseppantonio -
Fabrizio Di Stefano - senatore Pdl
Giovanni Legnini - senatore Pd

Modera: Roberta Mancinelli - giornalista

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mercoledì 16 luglio 2008

Le conseguenze dell'arresto di Del Turco, oltre l'Abruzzo

Sono abruzzese e perciò non posso non percepire tutto il peso politico della vicenda che ha portato agli arresti, il presidente regionale Del Turco ed altri esponenti della giunta regionale, per presunte tangenti e sperpero di denaro pubblico, gestiti dall'interno di un sistema sanitario regionale che lo consente.
Non voglio parlare delle inefficenze del sistema sanitario, presumo pressochè simili ad altre realtà nazionali. Nè voglio dire di quanto ritengo deleterio per le sanità regionali il sistema di cartolarizzazioni, introdotto da Tremonti nel 1999 e che consente di fare affari speculando sulla sanità pubblica (quindi sulla salute dei cittadini). Un sistema che fa tanta acquolina, che pare che al banchetto abbiano partecipato esponenti del centrodestra e del centrosinistra.

Sarei tentato di unirmi al coro giustizialista, non fosse altro che Del Turco fino ad oggi ha assunto atteggiamenti simil-despotici (vedi, tanto per fare un esempio, la questione centro oli di Ortona). Ma non sono mai stato un forcaiolo e non comincerò ora. Credo che la magistratura, se verrà lasciata lavorare, saprà dare le giuste risposte. Per ora, Del Turco & co. sono "solo" accusati di avere contribuito pesantemente ed in maniera illegale a mandare la sanità abruzzese in bancarotta. Per ora, non sono colpevoli e non sono innocenti. E' perciò sbagliato avere atteggiamenti forcaioli. E' altrettanto sbagliato difendere nel merito gli indagati. Specie quando lo si fa per mantere posizioni di privilegio.

Ed invece il mondo politico, quasi senza distinzioni ed in misura maggiore con i maggiori partiti politici (PdL e PD), fanno a gara di solidarietà nei confronti di Del Turco e dei componenti della giunta regionale arrestati. Non si tratta di sola solidarietà umana (che in questo caso può anche starci), ma di solidarietà politica e di conseguenti accuse alla magistratura, per le misure assunte che si presumono eccessive.
L'occasione si è rilevata proprizia al Presidente del Consiglio ed ai suoi adepti, per muovere un nuovo attacco alla magistraura, e per chiamare l'opposizione ad unirsi al crociata contro i giudici che lavorerebbero con l'unico obiettivo di intervenire nel quadro politico.

Il livello dello scontro tra politica e magistraura rischia di alzarsi, in uno scenario nel quale l'attuale politica istituzionale vorrebbe relegare il potere giuridico entro confini ben definiti. A debita distanza dal potere politico che si vorrebbe fosse legittimato esclusivamente dal popolo, da cui ha ricevuto il mandato a governare e che perciò dovrebbe essere libero da qualsiasi intralcio.
Il rischio è quello di vedere il peso di un potere (quello esecutivo), non bilanciato da adeguati contrappesi, costituiti da altri poteri autonomi.

Al di là della caso giudiziario, che non voglio per ora di commentare, visto che le notizie si rincorrono tra dichiarazioni di diversa natura e senza che Del Turco sia stato nemmeno interrogato, credo che questa vicenda farà segnare un passo avanti nello scontro già in atto tra politica e magistraura, che ha già prodotto per ora oscenità legislative come il "lodo Alfano" ed il "blocca processi".
Il rischio è il tentativo, da parte di questo potere politico, di sferrare un duro colpo allo stato di diritto.

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martedì 24 giugno 2008

Postilli Riccio, l'ultima spiaggia

Da Ecovie ricevo e pubblico volentieri, il comunicato di seguito. Da tempo ormai l'Abruzzo, Regione Verde d'Europa, è minacciata da progetti industriali devastanti per il territorio (centro oli; perforazioni petrolifere; termovalorizzatori). Difendere il territorio da uno sviluppo industriale che mette in pericolo l'ambiente e la salute dei cittadini, innanzitutto attraverso l'informazione e la partecipazione, è oggi prioritario.



Cari amici,
di seguito il riferimento ad un video che fa il punto sul progetto Postilli-Riccio: un'autostrada sul mare pronta a cancellare l'ultimo tratto incontaminato di mare abruzzese.

L'ennesimo piano sbagliato per una costa di ben altro valore, l'ennesima smania di cemento, l'ultimo grido d'allarme lanciato da chi conosce il territorio, lo vive e lo ama.
A voi "Postilli Riccio, l'ultima spiaggia" a cura del Comitato per la tutela della Costa Teatina e tanti altri ancora...






Un abbraccio e a presto,
Roberta Mancinelli

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martedì 10 giugno 2008

AAA: politici mediocri cercano inceneritore di rifiuti!

Probabilmente il colore verde a qualcuno in Abruzzo proprio non deve piacere. Non mi riferisco al verde sfoggiato in ogni occasione dalla Lega Nord. Parlo molto più semplicemente, del verde come colore simbolo della natura, della tutela ambientale, del rispetto del territorio e del suo habitat naturale. Perchè? Perchè sembra che gli amministratori abruzzesi, dal presidente regionale Del Turco ai sindaci dei comuni più piccoli, facciano a gara a chi peggio e più violentemente riesca ad impattare sull'ambiente.
In questi giorni la sezione abruzzese del club degli "incoscienti ecologici" (ma coscienti dei profitti), arruola il sindaco di Cupello, Angelo Pollutri che ha chiesto alla regione di individuare nel territorio del suo comune uno dei tre inceneritori previsti dal nuovo Piano Regionale Rifiuti.
Dopo la turbogas di Gissi, il progetto Centro Oli ad Ortona, le piattaforme petrolifere a Vasto, già una megadiscarica a Cupello, ora il tentativo di impiantare un inceneritore. Tutto a pochi chilometri di distanza tra loro, e tutti a ridosso o all'interno del neonato Parco Nazionale della Costa Teatina. Tutti insistenti in un'area della Regione Abruzzo, caratterizzata da un turismo e dai prodotti tipici agricoli, che sono due pilastri dell'economia della zona.
Tralascio il problema delle nanoparticelle che un inceneritore emette nell'aria in grandi quantità. Lascio da parte il discorso delle patologie causate dal vivere nei pressi di un inceneritore. Non voglio considerare in questo caso, che i veleni emessi dall'incenerimento dei rifiuti, entrano nella catena alimentare con tutti i danni immaginabili per la salute umana. Lascio da parte tutte queste considerazioni che non potrebbero scalfire i pensieri degli amministratori locali, rinchiusi nello stretto recinto del tornaconto economico.
Ma anche su questo fronte, il sindaco di Cupello e gli altri amministratori locali che con la loro approvazione o anche con il silenzio appoggiano la sciagurata idea di Angelo Pollutri, dimostrano la loro poca lungimiranza. Infatti è ormai dimostrato che un inceneritore non è economicamente conveniente, se non grazie alla truffa italiana del CIP6, che finanzia questi impianti a discapito delle energie rinnovabili. Tanto che nel resto del mondo, USA compresi, gli inceneritori non vengono più costruiti da anni, mentre si privilegia la raccolta differenziata, premessa per un corretto riciclaggio dei rifiuti, che consente di recuperare oltre 4 milioni di kilocalorie per ogni tonnellata di rifiuti, contro i poco più di 1 milione dell'incenerimento.
L'antieconomicità dell'incenerimento dei rifiuti, c'è lo sta dimostrando soprattutto in quest'ultimo periodo la Germania, dove vengono inviate (a caro prezzo per l'Italia) le ecoballe campane che contengono rifiuti tal quale. Negli impianti tedeschi i rifiuti nostrani vengono separati e riciclati, per essere trasformati in materia prima secondaria e come tali venduti.
In questo modo in Germania ci si permette un doppio guadagno immediato, un notevole risparmio energetico, meno costi di materia prima, minore sfruttamento delle risorse ... più salute e ambiente più pulito.
Ora prendete l'elenco dei vantaggi tedeschi appena elencati, ribaltateli ed otterrete gli svantaggi per il territorio, nel caso si permettesse la costruzione di un inceneritore. E poi provate ad usare questo metodo, per valutare le capacità politiche dei nostri amministratori: credete di poter concedere un giudizio superiore al mediocre?

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mercoledì 28 maggio 2008

Progetto di porto turistico a Vasto. Alcuni chiarimenti da Porta Nuova a Qui Quotidiano.

Da Michele Celenza dell'Associazione Civica Porta Nuova, ricevo e pubblico una lettera aperta al direttore di Qui Quotidiano.

Personalmente, condivido pienamente le analisi critiche dell'Associazione Civica Porta Nuova, che tocca importanti questioni ambientali, legali e di trasparenza, evidentemente irrisolti.
Come tutti i cittadini vastesi, attendo risposte chiare da quanti sono in dovere di fornirle.


Di seguito la lettera aperta di Michele Celenza, dell'Associazione Civica Porta Nuova, al direttore di Qui Quotidiano ...

Gentile direttore,
dal tenore dell’articolo, apparso sul suo giornale il 22 Maggio scorso, a commento del comunicato della nostra associazione sul progettato porto turistico , direi che all’incirca l’anonimo estensore ne abbia letto (o ne abbia capite) le prime venti righe, non di più. Permetta che gliene offra qui di seguito un veloce riassunto, anche a beneficio dei suoi lettori cui, sono certo, lei intende offrire un’informazione non meno che completa.
Deve sapere, gentile direttore, che noi non siamo un’associazione ambientalista: siamo un’associazione civica. Ci battiamo per la trasparenza e la legalità nella vita pubblica. Se siamo contrari al porto turistico (come lo siamo stati al raddoppio del porto commerciale) è perché, come in quel caso, ci sembra che proprio la trasparenza e la legalità facciano difetto:
1. Per l’insensatezza della cosa in sé. Diciamo che non ha senso costruire un porto turistico:
• in piena area SIC: quella che il vostro articolo definisce “una palude salmastra” è infatti per l’Unione Europea parte di un Sito di Interesse Comunitario (SIC), e precisamente del SIC IT7140108 (che per giunta è un SIC cosiddetto prioritario);
• a ridosso di uno stabilimento a Rischio di Incidente Rilevante come è la Fox Petroli.
Sarebbe un caso forse unico al mondo.
2. Per l’aperta violazione delle leggi:
• della Direttiva Seveso –per quanto attiene agli aspetti urbanistici;
• del DLgs 17 Agosto 1999, n° 334 –per la mancata informazione e consultazione della popolazione ;
• della Direttiva Habitat –per la violazione dell’obbligo di conservazione.
Il rispetto della legalità è una questione prima civile che politica.
3. Per la sua dubbia pubblica utilità. Sulla costa tra Termoli e Pescara vi sono, già costruiti o in co-struzione, 6 porti turistici maggiori (Pescara, Francavilla, Fossacesia, S. Salvo, Montenero, Termo-li): uno ogni 13 chilometri. Risulta difficile comprendere quale “sviluppo” possa venire alla città dalla costruzione del settimo, che intaccherebbe oltretutto l’unica nostra risorsa non rinnovabile: la costa non cementificata.
4. Per la speculazione in grande stile che si annunzia. Risulta invece abbastanza facile comprendere come la speculazione edilizia di cui si parla da tempo, e che nell’articolo di Qui trova conferma, –il villaggio turistico che dovrebbe fare il paio con il porto- possa effettivamente aiutare “lo sviluppo” di alcuni. Quale contropartita economica è stata offerta al privato per la costruzione del porto turisti-co? Perché di questo l’Amministrazione comunale –e con essa la minoranza- tace? Qual è il ruolo della classe politica locale in questa vicenda, rappresentare il pubblico interesse o essere parte in causa?
Sarebbe il caso che l’Amministrazione –e la minoranza- parlassero con chiarezza alla città. E che si pronunziassero (visto che si trovano) anche sull’istituendo Parco Nazionale.
La ringrazio dell’attenzione e la saluto cordialmente.

Michele Celenza
(Associazione civica Porta Nuova – Vasto)



... in risposta all'articolo seguente apparso su Qui Quotidiano del 22.5.2008

Intanto a Sal Salvo se ne inaugura però uno nuovo di zecca
PORTA NUOVA CONTRARIA AL PORTO TURISTICO

L’associazione “Porta Nuova” è contraria al porto turistico nell’insenatura a sud di Punta Penna e trova sostegno in cinque consiglieri comunali, Marco Marra e Fabio Smargiassi di Rifondazione Comunista, Corrado Sabatini dell’IdV, Riccardo Alinovi dell’Udeur e Antonio Russi, i quali hanno presentato una mozione in Consiglio Comunale per una moratoria riguardo alle autorizzazioni.
Secondo il portavoce di Porta Nuova, una delle ragioni alla base della contrarietà risiederebbe nella considerazione che (son parole sue) “il cosiddetto porticciolo, poi, tanto porticciolo non è. Con i suoi previsti 509 posti barca, quello di Vasto si collocherebbe, tra i porti in Adriatico, tra quelli me-diograndi. Per intenderci: il porto turistico di Rimini ne ha 620”. Fin qui la cronaca pura e dura.
La vicenda non è però di quelle che non si commentano, perché l’atteggiamento osservato dai suddetti consiglieri e consigliori (sia detto senza offesa, ma solo per amor della consonanza) è di quelli che lasciano di sasso e fanno temere per i destini della città o più concretamente per la pre-senza di personaggi che, se non dubitassimo della loro buona fede, definiremmo, come usava dire ai tempi della Guerra Fredda, “quinte colonne” del nemico, sabotatori dello sviluppo cittadino.
Piuttosto d’essere contenti per una prospettiva di crescita che potrebbe porre Vasto a livello di Ri-mini, (una prospettiva, beninteso, e nulla di più) con tanto di porticciolo e villaggio turistico, laddo-ve oggi c’è una palude salmastra ed uno sbocco fetido di fognatura, questi signori gridano invece allo scandalo e cercano di creare allarmismi ingiustificati, fingendo di ignorare che a pochi passi da Vasto, a San Salvo, sì a San Salvo, il porticciolo l’hanno già realizzato e per giunta in una posizio-ne, quella sì, che avrebbe dovuto far gridare allo scandalo gli ambientalisti o presunti tali. Vadano a vedere, questi signori.Vadano lì od altrove, varcando, se riescono, quella Porta che “Nuova” non è in verità più da tempo.


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sabato 5 aprile 2008

La perimetrazione in ambito locale del Parco Nazionale della Costa Teatina. Un appello ai partiti.

[Dalle associazioni sotto elencate, ricevo e pubblico questo comunicato stampa, al quale questo blog aderisce con convinzione]

1. Siamo giunti ormai, a Vasto come negli altri comuni interessati, alla vigilia dell’ultimo passo, quello decisivo, per la costituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina: l’individuazione del perimetro, la cosiddetta perimetrazione.
La legge[1] stabilisce che i parchi nazionali siano delimitati “sentita la Regione”. E la Regione Abruzzo una sua proposta l’ha formulata: il Parco Nazionale dovrebbe interessare tutta la fascia costiera compresa tra il tracciato dell’autostrada A14 e il mare; ma ha altresì ritenuto di lasciare la decisione ultima ai Comuni. Il Comune di Vasto, a seguito di una risoluzione approvata nel Consiglio Comunale dello scorso 7 Marzo, si è impegnato a decidere, per la parte compresa nel suo territorio, solo dopo aver consultato la popolazione.
A questo passo l’opinione pubblica, e lo stesso ceto politico locale, rischiano di giungere completamente impreparati. La pubblica opinione per essere stata, nei sette anni dall’istituzione del Parco ad oggi[2], scarsamente informata; il ceto politico locale, per non averci mai creduto veramente.

2. Ci spieghiamo meglio. A Vasto, e lungo la costa teatina, esistono già 5 Riserve Regionali, denominate nell’insieme come Sistema delle Aree Protette della Costa Teatina[3]. Esso riguarda una parte della fascia costiera, importante ma localizzata; e lascia impregiudicato tutto il resto. Ecco, un parco nazionale è qualcosa di profondamente diverso.
La legge italiana prevede per un parco nazionale l’istituzione di un Ente Parco, l’approvazione di un Piano del parco, di un Regolamento del parco, di un Piano economico e sociale; inoltre la possibilità di accedere ai fondi speciali statali ed europei, etc… Con l’istituzione di un parco nazionale non si perimetra in Italia semplicemente uno spazio geografico o un territorio. Si fa qualcosa di molto diverso e di molto più complesso e impegnativo: si individua e si regola un intero ambito locale all’interno di un progetto di interesse nazionale che lo riguarda nel suo insieme. Esso, proprio per questo, non è né può essere un progetto di sola conservazione, ma oltre che di conservazione, anche un progetto economico e sociale, insomma un progetto di sviluppo compatibile. In un parco nazionale la contrapposizione tra sviluppo e difesa dell’ambiente perde di senso. Nelle parole di uno dei maggiori esperti del settore: “L’istituzione di un parco naturale è un progetto locale. È una relazione che si stabilisce tra società locale e società nazionale sullo sfondo, appunto, di un progetto locale: una immagine dell’evoluzione dell’economia locale […] Gli obiettivi della conservazione e dello sviluppo locale saranno raggiunti soltanto se l’intero sistema di regolazione del territorio del parco sarà coerentemente orientato al loro raggiungimento” [4].
Ma questo è esattamente il contrario di quanto localmente si è fatto per decenni, e si continua a fare tuttora. Se una logica c’è stata nello sviluppo che dal dopoguerra ha interessato l’intera fascia costiera, essa è stata quella di ritenere che, in definitiva, tutto sia compatibile con tutto. La massima possibile incoerenza. Questa non è più accettabile.

3. Il Parco Nazionale, certamente, pone dei vincoli. Ma può rappresentare per il nostro territorio una straordinaria opportunità, posto che la si sappia cogliere: vale a dire che si faccia presto, e che ci si creda per davvero. Altrimenti, se dovesse essere recepito per così dire a metà, potrebbe anche trasformarsi in un pericolo, aggravando la confusione e l’attuale paradossale convivenza degli opposti. Per questo la sua istituzione dovrebbe segnare un cambiamento di prospettiva nella percezione dei valori e delle esigenze di regolazione del nostro territorio, a cominciare dal ceto politico. Non sappiamo fino a che punto i partiti politici locali se ne rendano conto.
In ogni caso crediamo sia necessario che essi si pronunzino prima che si tengano i previsti incontri con la popolazione, così da giungere ad una pubblica discussione la più ampia e consapevole possibile.
E’ quanto chiediamo loro in considerazione del bene comune della città.



Vasto, il 5 Aprile 2008


Associazione civica “Porta Nuova” – Vasto
ARCI Provinciale – Chieti
Il cineocchio – Vasto
Lega Ambiente – Vasto
Libera Associazione Barbarica – Vasto
Società Operaia di Mutuo Soccorso – Vasto
Vastesi.com
WWF Provinciale – Chieti


[1] L’art. 8 della Legge 394/91 (Legge quadro sulle aree protette).
[2] Ad opera dell’art. 8, comma 3, Legge 23 marzo 2001, n. 93 "Disposizioni in campo ambientale".
[3] Istituito dalla Legge Regionale 30 Marzo 2007, n° 5 “Disposizioni urgenti per la tutela e la valorizzazione della Costa Teatina”.
[4] Antonio Calafati, Conservazione e sviluppo locale nei parchi naturali: un’agenda di ricerca, Università degli Studi di Ancona – Dipartimento di Economia, Quaderni di Ricerca n. 173 - Settembre 2002.

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Comunicato stampa del Comitato "Io Non Voto"

[Dal Comitato IO NON VOTO, ricevo e pubblico questo comunicato stampa]

COMITATO “IO NON VOTO!”
COMUNICATO STAMPA DEL 2 APRILE 2008
Il Comitato “IO NON VOTO!”, costituitosi recentemente a Vasto, ha trasmesso in questi giorni una lettere di protesta (che si riporta in allegato) all’attenzione delle Massime Istituzioni dello Stato Italiano. La lettera chiede alle Istituzioni in indirizzo di intervenire, denunciando due fatti principali:

  • la palese violazione della Costituzione Italiana, realizzata apponendo sulla scheda elettorale i simboli con le diciture “Berlusconi Presidente” “Veltroni Presidente”, “Casini Presidente”, “Santanchè Presidente”. La nomina del Presidente del Consiglio è infatti riservata dalla Costituzione al Presidente della Repubblica e non è prerogativa del Parlamento o dell’elettorato. L’ammissione di detti simboli con i relativi slogan rappresenta una grave violazione del corretto e libero esercizio del diritto di voto.
  • La Corte Costituzionale (sentenza n. 15 del 2008 di ammissibilità del referendum abrogativo in materia di legge elettorale) ha già segnalato al Legislatore aspetti problematici in relazione ad una legislazione che “non subordina l’attribuzione del premio di maggioranza ad una soglia minima di voti/seggi”. Non vi è stato sinora pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legittimità di tale Legge Elettorale. Vi è inoltre concreta possibilità che il premio di maggioranza assegnato alla lista vincente superi il 15%.
Il Comitato invita gli elettori a:
  • trasmettere la lettera di segnalazione alle Istituzioni;
  • presentarsi e registrarsi al Seggio;
  • rifiutare e restituire la scheda elettorale per l’elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, senza che queste siano valide per il voto;
  • far verbalizzare dal Presidente di seggio una dichiarazione di protesta. Un esempio di tale dichiarazione si può rinvenire nella lettera allegata, nel sito www.associazionebarbarica.org, nei volantini che verranno distribuiti dal Comitato.
SEGUE ALLEGATO (LETTERA ALLE ISTITUZIONI)

CLAUDIO ZIMARINO PASQUALE MORONE
COMITATO “IO NON VOTO!” – VASTO
Per maggiori informazioni:
http://www.riforme.net/
http://www.associazionebarbarica.org/



La lettera di protesta da inviare alle istituzioni

C.A. PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA ITALIANA (form su http://www.quirinale.it/)
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI (form su http://www.governo.it/)
PRESIDENZA DEL SENATO DELLA REPUBBLICA (mailto://marini_f@posta.senato.it)
PRESIDENZA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI (form su http://presidentebertinotti.camera.it/)

Oggetto: AMMESSI SIMBOLI IN PALESE CONTRASTO CON LA COSTITUZIONE E MANCATO CONTROLLO DI LEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE DELLA LEGGE ELETTORALE.


Egregio Presidente ……………….
Le scrivo per segnalare che tra i 147 simboli elettorali già ammessi dal Ministero dell'Interno vi sono anche quelli che testualmente riportano: "Berlusconi Presidente"; "Veltroni Presidente", “Casini Presidente”. “Santanchè Presidente”, in palese violazione con quanto previsto dalla Costituzione.
Inoltre La Corte Costituzionale (sentenza n. 15 del 2008 di ammissibilità del referendum abrogativo in materia di legge elettorale) ha già segnalato al Legislatore aspetti problematici in relazione ad una legislazione che “non subordina l’attribuzione del premio di maggioranza ad una soglia minima di voti/seggi”. Non vi è stato sinora pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legittimità di tale Legge Elettorale. Vi è inoltre concreta possibilità che il premio di maggioranza assegnato alla lista vincente superi il 15%.

Di fronte a questo stato di cose mi vedo costretto a restituire le schede elettorali per l’elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica con la seguente dichiarazione:

“Nelle schede consegnatami per l'elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica sono presenti simboli che, a norma dell'articolo 92, secondo comma della Costituzione, non avrebbero dovuto essere ammessi. I simboli, riportando in maniera esplicita l'indicazione "Berlusconi Presidente" "Veltroni Presidente", ”Casini Presidente” , “Santanchè Presidente”,si pongono in netto contrasto con l'impianto costituzionale vigente che non prevede, ma anzi vieta, l'elezione diretta del Presidente del Consiglio, essendo affidata alle prerogative del Presidente della Repubblica la nomina del Capo del Governo. l'ammissione di detti simboli è tale da configurare una grave violazione del corretto e libero esercizio del diritto di voto da parte degli elettori.
La Corte Costituzionale (sentenza n. 15 del 2008 di ammissibilità del referendum abrogativo in materia di legge elettorale) ha già segnalato al Legislatore aspetti problematici in relazione ad una legislazione che “non subordina l’attribuzione del premio di maggioranza ad una soglia minima di voti/seggi”. Non vi è stato sinora pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legittimità di tale Legge Elettorale. Vi è inoltre concreta possibilità che il premio di maggioranza assegnato alla lista vincente superi il 15%.
Alla luce di tali considerazioni mi vedo quindi costretta/o alla restituzione al Presidente di sezione della scheda per l'elezione della Camera dei Deputati e, per analoghe ragioni, della scheda per l'elezione del Senato della Repubblica, senza che queste possano essere considerate valide ai fini del voto. Altresì, invito tutti gli organi competenti ad esaminare la questione e, nel caso ne verificassero la fondatezza, ad agire di conseguenza non proclamando validi i risultati della consultazione elettorale.

Certa/o dell'attenzione che i vostri uffici presteranno a questa mia, rimango in attesa di vostre iniziative al riguardo.
Con i più cordiali saluti
DATA E FIRMA


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venerdì 28 marzo 2008

Altre piattaforme al largo di Ortona. Vogliono estrarre petrolio e lasciare inquinamento.

Il Centro Oli che l'Eni vorrebbe impiantare ad Ortona, praticamente uguale a quello già da anni in funzione a Viggiano, con i danni che i cittadini di quel territorio subiscono e raccontano, è stato per il momento fermato. Almeno fino al 31 dicembre prossimo.
E' stato fermato per ora il petrolchimico, ma si nota l'intensificarsi delle estrazioni petrolifere, specie in mare. Proprio al largo di Ortona, sono partite le estrazioni di petrolio, con piattaforme semisommergibili. Ed ora solo al largo di Ortona se ne contano 7 di piattaforme.

Nuove fonti di inquinamento si vanno ad aggiungere, come spiega la professoressa dell'Università dello stato della California, Maria Rita D'Orsogna nel suo blog, dovute alla normale attività estrattiva. Sostanze inquinanti delle quali la normale attività di estrazione non può fare a meno di utilizzare e la cui composizione chimica, è guarda caso segreta.
Così come è apparso evidente che dietro la sospenzione delle attività di realizzazione del petrolchimico dell'Eni, vi erano motivazione elettorali, altrettanto evidente è la scelta politica di ridurre l'Abruzzo a regione da sfruttare energeticamente.
Non è un caso che al largo della costa abruzzere già da tempo di estragga petrolio e gas e che le intenzioni vadano verso l'incremento della produzione, oltre che nella realizzazione di nuovi e devastanti progetti (vedi articolo de L'Espresso).
Una scelta politica silenziosa, strisciante e meschina che ridurrà quella che oggi è chiamata Regione Verde d'Europa, a regione colonizzata. Perchè le risorse energetiche estratte faranno i profitti dei colonizzatori come l'Eni, mentre quando non sarà più conveniente lo sfruttamento del territorio, lo abbandoneranno lasciandosi alle spalle aree ridotte a deserti. Lasceranno cioè in eredità agli abitanti, terre dove non sarà più possibile fare alcuna attività e dove gli unici dati in incremento, saranno quelli relativi a malattie ed inquinamento.


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lunedì 17 marzo 2008

Quel polipone di don Calogero Marollo vuol colpire ancora ...

[dal blog semidiceviprima, ricevo questa ottima segnalazione. Uno scoop non smentibile, che sono lieto di pubblicare]

SEMPRE a FRECA’ E STRILLA’?

Di C.I.A. non c’è una sola. C’è anche una C.I.A. Consorzio Imprese Abruzzesi che è un Consorzio con attività esterna con sede ad Ortona. Ha come oggetto sociale l’acquisizione di lavori e forniture nel settore dell’energia e si prefigge lo scopo di creare una struttura dinamica in grado di offrire servizi globali in relazione agli investimenti che la società Eni divisione Agip e’ in procinto di sviluppare nel Centro Sud d’Italia ex settore DORT ORPR etc.

In altri termini: anche il Centro Oli!! La costituzione è lontana ,il 2002;il Fondo consortile è modesto: € 10.000. Ma indovinate chi c’è tra le imprese componenti il consorzio(sono 10 in totale)? La SMI e la Marrollo Costruzioni. E sapete chi c’è tra gli amministratori? Come Vice Presidente Canci Francesco Paolo,fido di Calogero Marrollo; come consigliere lo stesso Calogero Marrollo. Cioè l’ineffabile Presidente della Confidustria Abruzzese che si è molto risentito della perimetrazione della costa teatina. Forse qualche piccola ragione può avanzarla. Lui esterna come Presidente della Confindustria. Ma non sarà che alza la voce perché - alla faccia dei codici etici di Confindustria - ci sono SUOI affari che vengono meno? Come BuySell insegna, lui non si fa mancare niente. SEMPRE a FRECA’ E STRILLA’?

P.S.: sull’ultimo numero dell’Espresso nel servizio sui finanziamenti ai partiti per il 2006 e 2007, a parte le generose dotazioni di Toto, non può sfuggire che Bluserena SpA Montesilvano (PE) ha finanziato mezzo mondo politico abruzzese (ex DS e ex Margherita,in primis). Voi direte che c’è di strano? Credo che i Maresca di Bluserena SpA abbiano anche corposi interessi nella sanità abruzzese…




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venerdì 14 marzo 2008

Marrollo contro i vincoli naturalistici sul Parco Nazionale della Costa Teatina



[Vasto (CH) - Punta Aderci Uno degli scorci più belli del Parco Nazionale della Costa Teatina]

E' dovuto solo passare un po' di tempo. Solo pochi giorni e le prime, dure critiche alla legge regionale che ha sospeso, fino al 31 dicembre 2008, ogni rilascio di autorizzazioni a costruire nuovi insediamenti industriali insalubri di prima classe, sono puntualmente arrivate.
A dire il vero, c'era da aspettarsi anche da chi potessero arrivare. Da chi ha maggiori interessi anche all'insediamento del Centro Oli dell'Eni: la parte padronale. Infatti, la legge regionale sospende di fatto anche ogni iniziativa intesa a costruire il petrolchimico.

Ed in particolare, ad attaccare la legge regionale è, manco a dirlo Calogero Riccardo Marrollo, presidente di Confindustria Abruzzo.
In sostanza Marrollo dice che la legge blocca lo sviluppo della regione. Poichè di fatto sono sospese le autorizzazioni per l’insediamento di nuove industrie insalubri classificate di prima classe, c'è da chiedersi cosa intenda per sviluppo Marrollo e l'Associazione da lui presieduta.
Evidentemente, come ci hanno abituato gli industriali, per sviluppo deve intendersi incremento del profitto, nel modo più facile e più rapido. Che questo sviluppo passi per la distruzione di un territorio e per l'azzeramento del diritto alla salute dei cittadini, poco importa.
E' evidente anche, che oltre al modello di sviluppo finora adottato, chi detiene le redini del sistema produttivo non ha voglia di andare. Un sistema produttivo che sfrutta fino ad esaurirla, ogni risorsa disponibile.
Solo ragionando con la logica padronale, si possono considerare dannosi dei limiti imposti per legge, con il fine di proteggere un'area di elevato pregio ambientale, come quello del Parco Nazionale della Costa Teatina.


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lunedì 10 marzo 2008

Neocolonialismo dell'Eni

Nella puntata di Annozero del 6 marzo scorso, è andato in onda un reportage sul petrolio lucano. Più precisamente, sull'utilizzo che l'Eni ne sta facendo di quel petrolio.
In estrema sintesi, l'Eni è arrivata in Basilicata, ha trivellato il territorio con centinaia di pozzi per l'estrazione del prezioso minerale, ha impiantato a Viggiano un Centro oli, dove esegue la prima lavorazione del petrolio.
Per l'utilizzo di quel petrolio, l'Eni paga agli enti locali lucani, delle cosiddette royalties, cioè sborsa un tot per ogni barile estratto.
La Regione Basilicata, percepisce annualmente diversi milioni di euro dall'Eni, che ovviamente vanno a rimpinguare le casse regionali. Possono per questo ritenersi fortunati i lucani?

Viste le conseguenze di avere l'Eni in casa, la domanda assume la forma retorica e la risposta non può che essere: NO! Non sono affatto fortunati.
Diverse aree della Basilicata, risultano snaturate da trivellazioni che hanno irrimediabilmente danneggiato quei territori. Nei pressi di Viggiano, l'aria risulta praticamente irrespirabile, le emissioni prodotte dalla lavorazione del petrolio hanno contaminato i terreni circostanti e per questo, diverse famiglie hanno perso il proprio lavoro di contadini. Altre sono state costrette (o lo saranno a breve) a lasciare le proprie abitazioni, costruite con decenni di fatiche di lavoratori emigranti.
Intanto l'Eni continua industurbata le proprie attività, occupando nel proprio stabilimento non più di trenta persone, delle quali quasi nessuna del posto.
In estrema sintesi, l'Eni si è insediata in un territorio e ne sta succhiando le risorse. Altre possibili fonti di ricchezza, quali agricoltura, prodotti tipici, turismo, stanno lentamente venendo meno, a causa della distruzione del territorio. A fronte di tutto questo, gli enti locali della Basilicata, percepiscono dall'Eni il 7% dei proventi petroliferi. Inutile stare a valutare se quella è una percentuale alta o meno, perchè prima di tutto bisognerebbe stimare il valore di un territorio, al quale non credo possa essere assegnato un prezzo.
Tutto quanto stanno già vivendo gli amici lucani, è la prospettiva di un futuro che potrebbe toccare anche agli abruzzesi, se sulla costa di Ortona venisse realizzato un centro oli, praticamente identico a quello di Viggiano e sempre di proprietà Eni.
Anche alla regione Abruzzo spetterebbero delle royalties, ma anche in questo basterebbero a risarcire nemmeno una minima parte dello scippo di un territorio dall'elevato pregio naturalistico. Poi, quando tra quindici anni le riserve petrolifere abruzzesi saranno terminate, non resterà che un territorio ridotto ad un colabrodo, terreni contaminati, una costa distrutta ed una popolazione più povera ed ammalata (guarda questo "intervallo"). Mentre l'Eni avrà fatto grandi profitti.
Non so voi, ma io tutto questo lo chiamo colonialismo!

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giovedì 6 marzo 2008

Parco Nazionale della Costa Teatina: una scelta dal basso



(Da Fabio Smargiassi, consigliere comunale del PRC, ricevo il seguente comunicato)

La discussione sul parco nazionale della costa teatina sbarca in consiglio comunale. Le Amministrazioni Comunali della Costa sono chiamati a esprimere il loro parere sulla perimetrazione futura del Parco.
Il circolo di Rifondazione Comunista di Vasto ribadisce la totale convergenza con i confini proposti dalla Regione Abruzzo che con intelligenza li ha tracciati sino all'A 14 inglobando la maggior parte del territorio di Vasto. Al contrario delle maggiori forze politiche che gridano all' "ingessamento del territorio", noi crediamo che questo porterà un'importante opportunità di sviluppo, permettendo un consistente flusso di finanziamenti europei verso progetti orientati a politiche di valorizzazione del territorio.

Con coerenza intellettuale e politica crediamo però nella partecipazione attiva dei cittadini vastesi.
Così come avrebbero avuto il diritto di esprimersi sull'ampliamento o meno del porto commerciale e turistico, dovrebbero essere consultati anche su questo argomento portando al centro della discussione politica le opportunità del Parco e il nuovo volto di una città sino ad oggi politicamente ambigua sulle scelte di sviluppo.
Nè si possono ignorare tutte quelle associazioni e singoli cittadini che con il loro costante impegno hanno portato a risultati, sin'ora solo sulla carta, quali Il Sistema delle Aree Protette della Costa Teatina con la neo Riserva (gia SIC) Dune di Vasto Marina e la Riserva Naturale di Casarsa.
Come PRC attiveremo al più presto incontri nei quartieri.
Crediamo nella partecipazione di tutti e siamo convinti delle nostre posizioni politiche e di poter avere un positivo riscontro dalla cittadinanza.

Il Circolo PRC "Sante Petrocelli" di Vasto


Sulle enormi potenzialità della Parco Nazionale della Costa Teatina, non credo possano essere avanzati ragionevoli dubbi. Ma quelle stesse enormi potenzialità, sono state già in parte intaccate da scelte politiche che non hanno di certo favorito la tutela della costa. Ultimo esempio, le cui responsabilità politiche ricadono anche sul PRC di Vasto, è stata l'approvazione data alla ditta Molino, per nuove colate di cemento proprio su una zona SIC alla Marina di Vasto. Ed intanto nuove minacce alla conservazione del territorio, arrivano ad esempio dal progetto di raddoppio del porto di Punta Penna e dall'implementazione degli stoccaggi di sostanze pericolose, da parte della Fox Petroli, il cui stabilimento è ubicato a ridosso del mare, praticamente nella riseva naturale di Punta Aderci.
Non si può non constatare come la politica abbia fatto - e stia facendo - la sua parte, per compromettere irrimediabilmente la salute di un territorio tra i più belli in Abruzzo.
In questo quadro, una piena, consapevole, democratica ed incisiva partecipazione popolare, non può che vedermi favorevole.
Speriamo solo che alle buone intenzioni, almeno questa volta corrispondano fatti concreti.

P.S.: nella foto, uno scorcio della riserva naturale di Punta Aderci di Vasto. Una delle aree costiere più belle d'Abruzzo.

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mercoledì 5 marzo 2008

Centro oli di Ortona. Sospensione "elettorale"

Il popolo del NO al Centro Oli che l'Eni è intenzionato a costruire ad Ortona, può prendersi una boccata d'ossigeno, perchè il consiglio regionale, riunitosi ieri in seduta straordinaria, ha deciso di fatto per la sospensione dell'iter.
Infatti, chiamato ad esaminare i progetti di legge sui provvedimenti a tutela della costa teatina e sulla istituzione della riserva naturale Feudo di Ortona, il consiglio regionale ha votato alcuni emendamenti che sospendono, fino al 31 dicembre 2008, ogni rilascio di autorizzazioni a costruire nuovi insediamenti industriali insalubri di prima classe.
Solo una boccata d'ossigeno per il popolo del NO, perchè questa classe politica, dopo mesi di tira e molla, ancora non è stata capace di prendere una posizione chiara e non è possibile quindi abbassare la guardia. Ed oggi c'è da aspettarsi ancora meno, con una campagna elettorale che sta entrando nel vivo.

Poichè in ogni campagna elettorale, qualunque argomento può essere usato come catalizzatore di voti, non sarà possibile aspettarsi dichiarazioni politiche sul caso Centro oli. Come potrebbe, una classe politica che vive per se stessa, prendere una posizione, quando schierandosi a favore perderebbe certamente molti consensi, mentre prendendo una posizione contraria alla costruzione del petrolchimico, si troverebbe di traverso alcuni poteri forti? Ed allora, per i politicanti nostrani, meglio sospendere ogni decisione ed intanto ancora meglio, per il loro tornaconto politico, sarà tacere.

Ma sarà bene che il popolo abruzzese continui a farsi sentire. Proprio ora a maggior ragione che una campagna elettorale, estremamente importante per la sopravvivenza politica di alcuni personaggi, è in pieno svolgimento. I comitati del NO, le associazioni ed i singoli cittadini, faranno bene ad incalzare la politica e costringerla ad esprimersi nel merito del Centro oli dell'Eni.
Al contrario, il rischio è quello di un assopimento generale sull'argomento, perchè dieci mesi sono lunghi da passare e la memoria molto spesso è invece cortissima. Al risveglio dall'assopimento, gli abruzzesi potrebbero svegliarsi in un incubo che nel frattempo è diventato realtà. Nel torpore generale, la politica potrebbe avere gioco facile, nel prendere decisioni senza essere notata nelle buie ed ovattate stanze del potere.

Un'ultima cosa, proprio a proposito delle stanze del potere. Nel consiglio regionale di ieri, è stata impedita la partecipazione cittadina. Il potere politico ha deciso che il consiglio regionale si sarebbe dovuto svolgere a porte chiuse. Non vogliono essere osservati nè sentiti, i nostri politicanti che probabilemente hanno molto di cui vergognarsi.
Rimane la sensazione di vivere in una democrazia apparente.

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giovedì 21 febbraio 2008

L'allegra scampagnata degli amministratori vastesi

(Ricevuto da Claudio Zimarino di Un Voto Pulito per Vasto e pubblicato)

Il mese di Gennaio ha visto un importante evento multipoliticomassmediale, ovvero l’allegra scampagnata in quel di Perth (Australia) di una maxi-delegazione di rappresentanti delle Istituzione Comunali Vastesi. Di solito in queste occasioni viene mandata una persona (il Sindaco), in questa occasione almeno 7 persone (da quello che si vede nelle foto) hanno preso parte all’evento.
La ghiotta occasione era l’Inaugurazione del Monumento all’Emigrante, iniziativa senz’altro lodevole in sè per ricordare chi ha sostenuto enormi sacrifici per riscattare la propria vita dalla miseria e dall’insoddisfazione.
Ci dispiacerebbe però alquanto se l’Amministrazione Comunale dovesse sostenere una spesa stimabile in decine di migliaia di euro (si spera vivamente in una smentita degli interessati), in un momento in cui ogni giorno c’è l’aumento di qualche tariffa locale (vedi Scuola, Rifiuti ed altre belle sorprese che ci aspettano). In ogni caso non è certo uno spettacolo edificante per il cittadino vastese, sempre considerate le circostanze, vedere i nostri rappresentanti crogiolarsi sotto il sole dell’Australia.
Visto che mi contestano di non essere propositivo voglio esserlo questa volta: suggerirei la prossima volta di organizzare un gratta e vinci comunale fra i parenti degli emigranti dal titolo: “Turisti per caso: Vinci un viaggio in Australia, in modo da allargare democraticamente la platea dei potenziali partecipanti anche a chi ha veramente un interesse reale ad andarci.

Claudio Zimarino
Un Voto Pulito per Vasto


P.S.: mi trovo anche in questo caso a condividere quanto descritto nel comunicato stampa sopra riportato. (Crocco1830)

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mercoledì 20 febbraio 2008

L'assurda ed insensata proposta dell’assessore Francesco Paolo D’Adamo

(ricevuto dal movimento Un Voto Pulito per Vasto e pubblicato, il seguente comunicato stampa)
La proposta dell’Assessore Francesco Paolo D’Adamo, lanciata all’interno di un presunto piano di riqualificazione di Piazza Rossetti (che non rientra nelle sue competenze), ci indigna non solo per il suo contenuto: abbattere i due pini di Piazza Rossetti, che ormai fanno parte integrante del Paesaggio di uno dei pochi luoghi decenti rimasti a Vasto, ma anche nelle sue motivazioni: dare maggiore visibilità allo scempio dei Palazzi Scolastici, finora coperto parzialmente dai nostri due amatissimi pini. Ma come il Centro-Sinistra ha condotto una battaglia forsennata contro il modo in cui sono stati restaurati i Palazzi Scolastici ed ora si tira fuori la baggianata della valenza architettonica! Consigliamo vivamente a D’Adamo di dimettersi dal suo incarico per non fare ulteriori brutte figure di fronte alla Cittadinanza, quest’ultima figura è veramente misera.Il movimento UN VOTO PULITO PER VASTO è pronto ad ogni iniziativa al fine di stroncare questo ed altri ennesimi tentativo di scempio del patrimonio naturalistico di Vasto ad opera di chi dovrebbe invece tutelarlo.

Claudio Zimarino - Antonino Spinnato
Un Voto Pulito per Vasto


N.B.: L'indignazione espressa nel comunicato, è anche la mia. All'indignazione, aggiungo profonda commiserazione per la stupidità della proposta.
Crocco1830

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venerdì 15 febbraio 2008

Appuntamenti per manifestare la contrarietà al centro oli di Ortona

NON ABBASSIAMO LA GUARDIA SUL CENTRO OLI DELL'ENI AD ORTONA
SABATO 16 FEBBRAIO ORE 18.30 Piazza della Repubblica ad Ortona PROIEZIONE DEL REPORT DA VIGGIANO.
Per capire, vedendo con i nostri occhi, cosa vuole dire avere un centro oli dentro casa.
DOMENICA 17 FEBBRAIO ORE 11,00 PIAZZA SALOTTO A PESCARA: FACCIAMO SENTIRE ANCORA UNA VOLTA LA NOSTRA CONTRARIETA’ AL CENTRO OLI DI ORTONA.
Perchè se non facciamo sentire da soli la nostra voce, nessuno lo farà per noi!

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venerdì 8 febbraio 2008

Lo stillicidio sul lavoro continua anche in provincia di Chieti

Ennesimo morto sul lavoro in provincia di Chieti, maglia nera in Abruzzo. Antonio Argentieri, 50enne autotrasportatore è rimasto schiacciato tra il rimorchio e la motrice alla quale stava tentando di agganciare, mentre svolgeva il proprio lavoro a San Salvo, presso la ditta "Sabatini autotrasporti" della quale era dipendente. Sembra che la motrice si sia sfrenata ed a causa di una leggera discesa, abbia cominciato a muoversi fino ad intrappolare il lavoratore. Sul fatto ovviamente sono in corso indagini e la magistratura ha aperto un'inchiesta.
I colleghi, accortisi immediatamente della gravità della situazione, hanno subito chiamato i soccorsi, ma Antonio Argentieri è morto poco dopo l'arrivo in ospedale a causa dei gravi traumi riportati.
Antonio Argentieri lascia così drammaticamente una moglie e due figli, probabilmente tra i pochi che ricorderanno la tragedia di questa morte, avvenuta sul lavoro. Un lavoro che continua ad uccidere ma della cui drammaticità rimangono quasi sempre e solo sterili numeri, buoni neanche per garantire interventi urgenti in materia di prevenzione e protezione nei luoghi di lavoro.
Anche in questo caso, qualche politico locale si sentirà in dovere di pronunciare qualche frase di circostanza, ma nella provincia di Chieti, maglia nera in Abruzzo per infortuni sul lavoro, cosa concretamente si intenderà fare? Ho l'impressione che la domanda resterà, come al solito, senza vere ed efficaci risposte.

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Il porto delle nebbie

(Ricevuto dall'Associazione Porta Nuova di Vasto e pubblicato il seguente comunicato stampa)

Come i giornali hanno informato la città sui dati delle merci movimentate nel porto di Vasto.

Chi scrive si trova per avventura a svolgere una professione molto strettamente legata ai numeri. Ha appreso, così, col tempo, a rispettarli. E a verificare i dati, anche quando possono sembrare dati di dettaglio. “Gott ist im Detail”,”Dio è nel particolare”, è un celebre motto di Aby Warburg. In effetti accade talvolta che seguire fino in fondo un dettaglio porti a comprendere più cose di quante se ne potrebbero immaginare.

1. I dati.
1. Lo scorso 21 Gennaio il tenente di vascello Ivan Savarese, comandante dell'Ufficio Circondariale Marittimo di Vasto, ha tenuto una conferenza stampa di illustrazione del consuntivo dell’attività portuale nel 2007, nel corso della quale ha reso noti i dati sulle merci movimentate nell’anno nel porto di Vasto. Le merci sbarcata hanno raggiunto le 481.618 tonnellate; quelle imbarcate 113.469, per un totale complessivo di 595.087 tonnellate. Il dato è di oltre il 9% minore di quello del 2006
[1]; e del 15% al di sotto delle previsioni per il 2007 formulate nella Relazione Generale[2] di presentazione del nuovo PRP recentemente approdato in Consiglio Comunale (700mila tonnellate). 2. Se si considera un intervallo temporale un po’ più ampio, si nota che la riduzione dei traffici osservata nel 2007 si colloca all’interno di una larga fascia di oscillazione (tra le 563 e le 659mila tonnellate) in atto dal 2003. Per questo nel comunicato stampa dell'Ufficio Circondariale si parla di “consolidamento”. Proprio questa circostanza smentisce le previsioni formulate nella Relazione Generale del nuovo PRP. In essa –in difformità rispetto alla programmazione sia provinciale [3] che regionale [4]- si prevede un raddoppio dei traffici entro il 2015; e, di conseguenza, un incremento annuo costante e sostenuto [5]. E’ accaduto il contrario. Ma sui giornali nessuno sembra essersene accorto. Anzi…


2. Come il dato è stato reso pubblico dai giornali.

Tutti i giornali del giorno dopo, il 22 Gennaio, hanno interpretato il risultato del 2007 come un dato di crescita –senza naturalmente specificare rispetto a che: Il Centro: “Il porto cresce con i furgoni Sevel [6] (titolo) Continua la crescita del porto di Punta Penna. Lo scalo istoniense è sempre più ricco e più ricercato dalle imprese. Come dimostrano i numeri [!]”;Il Messaggero: “Si espande il porto di Punta Penna. Aumentano traffico merci e passeggeri” (titolo); Il Tempo: “Positivo il bilancio” (titolo); Tutto Abruzzo Oggi: “Punta Penna, un porto che cresce” (titolo); Primo Piano Molise: “Bilancio positivo” (titolo). Così è passata nella pubblica opinione –per lo più come si vede grazie ai titoli redazionali- una notizia che non si può che definire falsa. Ma c’è di più.

3. Ai confini della realtà.
Il traffico portuale secondo Il Centro.
1. Una settimana dopo, il 29 Gennaio, Il Centro (che com’è noto è il maggior quotidiano locale) è tornato sull’argomento. Il tono dell’articolo questa volta è decisamente sopra le righe. Tra il titolo e le prime frasi sono infilati tre falsi in sequenza, e in più alcune affermazioni in palese contraddizione con Relazione Generale di presentazione del nuovo PRP:
“Le merci imbarcate e sbarcate hanno superato 600mila tonnellate”. Falso. Sono (l’abbiamo visto) 595mila.
“Traffico merci da record”. Falso. Abbiamo visto che anzi c’è stata una flessione.
“Lo sviluppo del porto ha superato ogni più rosea previsione”. Falso. Il traffico nel 2007 è stato –lo ripetiamo- del 15% al di sotto delle previsioni formulate nella Relazione Generale di presentazione del nuovo PRP.
“Il porto non basta più” […] “Punta Penna «scoppia»”. In contraddizione con quanto scritto nella stessa Relazione Generale: “Le simulazioni condotte hanno permesso di verificare che per incrementi dei flussi di traffico superiori del 100 % rispetto a quelli attuali (quindi oltre 1 milione di tonnellate all'anno) si registrerebbero tempi di attesa eccessivi per mancanza di disponibilità degli attuali accosti di banchina. Sulla base delle previsioni di sviluppo dei traffici portuali nel medio e lungo termine (entro il 2015) il porto di Vasto raggiungerà questa soglia limite”[7]. Entro il 2015.
Le affermazioni ai punti 1, 2, 4 (la prima) sono attribuite –c’è il virgolettato- al comandante del Circomare, Ivan Savarese, dal quale eventualmente attendiamo una smentita.
2. A questo punto sorge un legittimo dubbio. L’informazione sui traffici portuali fornita nel passato alla città dal quotidiano Il Centro si è sempre mantenuta sullo stesso piano di qualità? Non è una curiosità solo statistica. Andiamo a verificare.
3. Il Centro, 1° Agosto 2007: “Raddoppiate le spedizioni dei furgoni made in Abruzzo Sevel prima cliente del porto (titolo). Vasto. Si rivela un anno d’oro il 2007 per Punta Penna. Salgono ad oltre 700mila le tonnellate di merci scaricate nel porto dall’inizio dell’anno. Le attività mercantili registrano una impennata. Lo scalo istoniense raddoppia il volume dei traffici rispetto allo scorso anno. E a fare da traino al settore commerciale sono soprattutto i furgoni della Sevel[8] spediti via mare per l’Europa. […] «Essere nel Master plan ha aiutato Punta Penna a raddoppiare il volume dei traffici», conferma il comandante del Circomare, Ivan Savarese”. Dal quale attendiamo, di nuovo, una smentita.
Ripetiamo:
- Il Centro, 1° Agosto 2007: “Lo scalo istoniense raddoppia il volume dei traffici rispetto allo scorso anno”;
- Dati ufficiali, 31 Dicembre 2007: -9%.
- Il Centro, 1° Agosto 2007: “oltre 700mila” tonnellate;
- Dati ufficiali, 31 Dicembre 2007: 595mila.
Ogni commento appare superfluo. Potremmo continuare con i dati del 2005 e del 2004, falsi essi pure. Ma ci fermiamo qui.

4. Conclusione.
Il minimo che si possa dire è che vi è stata un’opera sistematica di disinformazione, dovuta sia a una interpretazione forzata e tendenziosa dei dati, sia alla diffusione di dati semplicemente falsi.
Sappiamo quali e quanti interessi siano coinvolti nel progetto di raddoppio del porto. Può darsi che questi ne siano, in tutto o in parte, coinvolti o correlati. Noi, per parte nostra, abbiamo detto quello che sappiamo e che possiamo dimostrare. Altro non possiamo dire. Di certo, ci sembra che la situazione che abbiamo rivelato sia tale da autorizzare il cittadino comune ai peggiori sospetti.Per finire, una domanda. Quanti giornali daranno al nostro comunicato lo stesso risalto che hanno fornito ai dati (o alle loro interpretazioni) che noi abbiamo smentito?

[1] Merci complessivamente movimentate nel porto di Vasto (in migliaia di tonn.)
Anno Merci (kT)
1994 388
1995 298
1996 333
1997 402
1998 346
1999 439
2000 414
2001 414
2002 491
2003 570
2004 659
2005 563
2006 654
2007 595
Fonte: Regione Abruzzo e Ufficio Circondariale Marittimo di Vasto.

[2] Paragrafo 3.3.1: Le attuali condizioni e previsioni di traffico.

[3] Provincia di Chieti, Piano Territoriale delle Attività Produttive, Relazione generale (2006), pag. 144.

[4] Regione Abruzzo, Piano Regionale Integrato dei Trasporti - Il Trasporto Marittimo (2004), pag. 2.

[5] Ancora al paragrafo 3.3.1.

[6] Per inciso: i furgoni imbarcati nel 2007 hanno ammomtato a 12.570 tonnellate, il 2,11% del totale (595.087). Appare un po’ difficile credere che una quantità proporzionalmente così piccola possa costituire per se stessa un elemento di traino (anche se si tratta di furgoni).

[7] Relazione Generale, paragrafo 3.5: Condizioni di operatività dell'attuale sistema portuale

[8] Si veda la nota 6


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martedì 29 gennaio 2008

Manifestazione contro il Centro Oli. Venerdi 1° febbraio

(Ricevuto dal Comitato Natura Verde e pubblicato con piena condivisione, l'appello alla manifestazione del prossimo 1° febbraio contro il Centro Oli dell'Eni)


Venerdi 1° febbraio

Manifestazione sotto gli uffici dell'arta, contro il Centro Oli dell'Eni.

Raduno alle ore 14:00 presso lo stadio di Francavilla.

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