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sabato 30 agosto 2008

Basta un Beretta per ridurre i morti sul lavoro.


Marco Bazzoni, attento ed impegnatissimo RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza), mi ha inviato una e-mail facendomi presente il video qui sotto, nel quale Klaus Davi intervista Beretta, direttore generale di Confindustria.
Prima che vediate il video, è bene che vi prepari alle nefandezze che vengono dette. Non voglio avere sulla coscienza rischi di soffocamenti per improvvisi rigurgiti di sdegno.
Ancora una volta si minimizzano le morti sul lavoro. Ancora una volta si fa opera di pura disinformazione strumentale. Di nuovo si torna a ripetere che le morti sul lavoro sarebbero "solo" 500 l'anno ed avverrebbero quasi tutte nel sommerso. Altre 500 morti sul lavoro, avverrebbero nel tragitto casa-lavoro. Le imprese appaiono quasi fondazioni benefiche che oltre a dare lavoro, investirebbero diversi miliardi di euro in sicurezza nei luoghi di lavoro.



Ci vuole una grande faccia tosta, per affermare cose del genere. Per poter beatamente affermare il contrario di quanto i dati ufficiali dicono, bisogna essere ben abituati alla mistificazione e soprattutto bisogna sapere di avere dalla propria parte, gran parte dell'informazione di massa, quella che arriva nelle case anche senza cercare una specifica notizia. Occorre avere in mano il potere di lanciare messaggi subliminali capaci di distorcere la realtà e nel farlo, non fare percepire una certa indifferenza e sottovalutazione del dramma che quotidianamente si produce sul lavoro e nelle case delle famiglie delle vittime.
Beretta - fateci caso - non cita dati precisi. Tanto che i morti sul lavoro, non sono 1.000 ogni anno come il direttore generale di Confindustria afferma, ma un numero di oltre 200 in più. Gli infortuni in itinere (secondo me da considerare giustamente infortuni sul lavoro), avvengono con una percentuale molto più bassa di quanto afferma il dirigente di Confinudustria. Per poter esporre dati così palesemente falsi (e sottolineo falsi), Beretta è costretto a non citare la fonte dei numeri da lui citati.
Ma oltre i numeri, snocciolati con tanta indifferente slealtà da Beretta, ci sono vite reali spezzate. Nei numeri degli infortuni mortali, ci sono famiglie che piangono i propri cari che sono venuti a mancare. Infortuni che però il direttore generale attribuisce al sommerso. Come se il lavoro nero non fosse una pratica adottata anche da aziende affiliate a Confindustria. Ma non mi pare di avere mai sentito o letto, una volta che sia una, di un'azienda che sia stata cacciata dall'associazione degli industriali a causa del lavoro irregolare svolto al loro interno.
Al signor Beretta quindi, chiederei di togliersi la maschera di ipocrisia dietro la quale si nasconde, così da mostrarsi anche lui per quello che è: un padrone.

Di seguito riporto la risposta di Marco Bazzoni a Beretta, dalla quale è possibile leggere quanta falsità ci sia dietro i dati citati dal dirigente di Confinudustria.
Egregio direttore Generale di Confindustria Maurizio Beretta, leggendo la notizia di ieri dell'agenzia Asca "INCIDENTI LAVORO: BERETTA, 500 MORTI L'ANNO MENO DI FRANCIA E GERMANIA", e guardando il video dell'intervista su Youtube "Beretta: Morti sul lavoro, in Italia il 50% in itinere", vorrei dirLe, come ho detto a suo tempo (sempre tramite lettera) al Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, che non è assolutamente vero che il 50% degli infortuni mortali sul lavoro sono in "itinere", cioè nel tratto casa/lavoro- lavoro/casa, ma sono molti meno.
Al seguente link era stata pubblicata la tabella con i dati degli ultimi 10 anni sugli infortuni sul lavoro, quindi compresi quelli in itinere (mortali e non:
http://www.inail.it/repository/ContentManagement/node/N670419722/Andamento_storico.pdf

Però adesso, "stranamente", non è più possibile aprire tale tabella. Sarà un caso?!
Comunque, non problem, io mi ero già ricopiato, a suo tempo, i dati sugli infortuni mortali in itinere:

anno 1997 (1392, in itinere 104, con una percentuale del 7,5%),
anno 1998 (1442, in itinere 104, con una percentuale del 7,2 %),
anno 1999 (1393, in itinere 102, con una percentuale del 7,3 %),
anno 2000 (1401, in itinere 53, con una percentuale del 3,8%),
anno 2001 (1546, in itinere 296, con una percentuale del 19,1 %),
anno 2002 (1478, in itinere 396, con una percentuale del 26,8 %),
anno 2003 (1445, in itinere 358, con una percentuale del 24,8 %),
anno 2004 (1328, in itinere 305, con una percentuale del 23 %),
anno 2005 (1280, in itinere 279, con una percentuale del 21,8 %),
anno 2006 (1341, in itinere 266, con una percentuale del 19,8%).

Mentre per quanto riguarda i dati per l'anno 2007, gli infortuni mortali sono stati 1210 (dati provvisori), e quelli in itinere 296, quindi con una percentuale del 24,5%. Quindi ben lontani dal dato fornito da lei del 50 %.
Inoltre, mi suona nuova la cosa, che le imprese investano 12 miliardi di euro in sicurezza sul lavoro, proprio non la sapevo.
Ritornando agli infortuni mortali in itinere, secondo me è giusto che vengano considerati infortuni mortali sul lavoro, perchè un lavoratore non va a divertirsi ma va a lavoro o torna da lavoro. Sembra quasi che la maggior parte della colpa
degli infortuni mortali sul lavoro sia da reputare alle strade e non alle imprese, ma le cose non stanno proprio così caro direttore Beretta.
Inoltre, morire in un cantiere stradale, quello non è un morto sul lavoro?! Infine, come fa a dire 500 morti sul lavoro all' anno, meno che in Francia e Germania?
Basta aprire il rapporto annuale Inail per l'anno 2007, al seguente link:

http://www.inail.it/repository/ContentManagement/node/N1488850399/RappoAnnuale2007%20OK%20(2).pdf

Andare a pagina 12, e leggere cosa c'è scritto nella tabella "Infortuni mortali avvenuti negli anni 2006-2007 per gestione e tipologia di accadimento: nell'anno 2007, c'è scritto, in occasione di lavoro: 874, e non 500!!!
Nell'attesa di una sua risposta, La saluto.

Marco Bazzoni - Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

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venerdì 29 agosto 2008

Campagna per la difesa e il rilancio del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro


La pausa estiva è terminata ed a breve riprenderà anche il confronto tra Confindustria ed i vertici di CGIL, CISL e UIL. Si prevede un accordo che sancirà di fatto la fine del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, obbligando i lavoratori a contrattatare individualmente il proprio salario con l'azienda, che saranno ovviamente più deboli nel potere contrattuale, venendo meno il principio solidaristico tra i lavoratori.
La trattativa sui modelli contrattuali, infatti, prevede lo spostamento della centralità del Contratto Nazionale alla contrattazione decentrata, di cui potranno usufruire solo il 20% dei lavoratori. Tanti sono infatti i lavoratori che godono della contrattazione di secondo livello, mentre per il restante 80% dei lavoratori di aziende non sindacalizzate, si prevede un impoverimento in termini economici ed in diritti esigibili.
Ma nonostante la posta in gioco sia altissima e riguardi milioni di lavoratrici e lavoratori, essi non sono stati neppure informati della trattativa in corso, e men che meno è stato chiesto il loro mandato a trattare.
Quello che segue è il testo del volantino/appello lanciato da "Il pane e le rose" e da "Primomaggio" ed al quale ho aderito.
Chiunque condivida il testo del volantino-appello, può sottoscriverlo (come RSU, sigla sindacale o anche individualmente), inviando una e-mail con il proprio nominativo e il luogo di lavoro a pane-rose@tiscali.it. Ma soprattutto, chiunque può contribuire a diffonderlo.
L'obiettivo dell'iniziativa è quello di dar vita ad una vera e propria campagna per la difesa e il rilancio del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, con il coinvolgimento dei lavoratori e delle lavoratrici, sia privati che pubblici, perchè trasformino il loro dissenso in mobilitazione e promuovano assieme, indipendentemente dalle sigle sindacali di appartenenza, questa campagna, costruendo comitati di lotta unitari e indipendenti dei lavoratori nei posti di lavoro e nel territorio.
Un elenco dettagliato dei materiali sulla controriforma dei modelli contrattuali sul sito del Coordinamento Nazionale RSU

Nel suo discorso di investitura il nuovo presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha esposto le richieste del padronato italiano per la prossima fase: i profitti devono continuare a crescere a discapito dei salari, l’età pensionabile va ulteriormente innalzata, la spesa sociale va tagliata, il contratto nazionale di lavoro va “riformato”.

Il governo Berlusconi ha risposto prontamente varando il DPEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria) per i prossimi tre anni: una manovra da 35 miliardi che prevede un ulteriore sviluppo delle privatizzazioni e tagli a trasporto pubblico locale, scuola, sanità pubblica. Nella scuola si annuncia il taglio di 100.000 insegnanti e nella sanità la reintroduzione del ticket sulla specialistica. Da parte loro i ministri del lavoro europei, tra cui quello italiano Sacconi, hanno annunciato la volontà di portare l’orario massimo di lavoro fino a 65 ore settimanali.

NEL FRATTEMPO IL 18 GIUGNO È INIZIATO IL CONFRONTO SULLA “RIFORMA” DEL CCNL TRA CONFINDUSTRIA E LE BUROCRAZIE SINDACALI CGIL, CISL E UIL

L’obiettivo fondamentale che il padronato vuole raggiungere con la “riforma” del CCNL è quello di realizzare il controllo totale sulla forza lavoro, frantumare la solidarietà di classe, dividere e indebolire i lavoratori per costringerli a contrattare individualmente il loro salario.

L'obiettivo è quello di subordinare sempre più strettamente il salario al profitto delle imprese: “salario in cambio di produttività” dicono i padroni, ma Italia il tasso di produttività è già altissimo mentre il salario è bassissimo. Infatti i dati pubblicati recentemente dall’OCSE (i 30 paesi industrialmente più sviluppati) dimostrano chiaramente che in Italia il numero di ore lavorate è tra i più alti dell’area OCSE, ma i salari sono tra i più bassi (circa 6000 dollari all’anno in meno della media). Le affermazioni del padronato sono solo chiacchiere per spillare ancora più sudore e per riempirsi sempre di più le tasche.

Mettere in discussione il CCNL significa, per cominciare, abbandonare a sé stessi i lavoratori delle imprese piccole e medie (e anche di tante imprese più grandi) che non hanno la contrattazione di secondo livello (in Italia solo il 20% dei lavoratori ce l’ha) o non hanno la forza di realizzare accordi accettabili (e oggi che è sempre più difficile strappare accordi decenti il CCNL rappresenta un minimo di tutela per il salario e i diritti).
Significa dare il via libera alle “gabbie salariali” cioè al fatto che due operai che fanno lo stesso lavoro in due posti diversi hanno due salari e due “diritti” diversi.

E quando si sarà consumata definitivamente la rottura della solidarietà tra lavoratori (italiani contro immigrati, vecchi contro giovani, sud contro nord, privato contro pubblico, garantiti contro precari…) chi avrà vinto? Ogni lavoratore sarà solo. Solo e debole di fronte al singolo padrone e alle associazioni dei padroni e allora la sua ulteriore costrizione al lavoro coatto sarà inevitabile. Così come sarà inevitabile la schiavizzazione dei propri figli. E che razza di uomo è quell’uomo che non lotta e preferisce fare la “cicala” con i diritti e la dignità dei propri figli?

Invece di opporsi a questa situazione il 12 maggio scorso i vertici CGIL-CISL-UIL hanno approvato un documento nel quale si dà il via libera alla revisione dei già pessimi accordi del luglio 1993 con un accordo per la “riforma del modello della contrattazione” che ridurrà il contratto nazionale di lavoro a pura formalità spostando tutto il peso della contrattazione sul secondo livello (decentrato), ovviamente per chi ce l’ha.

Cosa riceverebbe il sindacato, in cambio della propria disponibilità ad andare incontro alle richieste del padronato? Una riforma della rappresentanza nei luoghi di lavoro che legherebbe ancora di più i delegati alle segreterie e impedirebbe loro di assumere posizioni diverse da quelle dei vertici, anche se approvate dai lavoratori. Un’ulteriore riduzione della già pochissima democrazia che c’è nei luoghi di lavoro.

20 ANNI DI ATTACCO AL SALARIO E AI DIRITTI DEI LAVORATORI

Sono oltre 20 anni che i lavoratori sono sotto attacco: prima la riduzione di 4 punti l'indennità di contingenza, la Scala Mobile, per mano dell'attuale ministro Renato Brunetta, allora socialista (1984), poi l’abolizione della “scala mobile” (governo Amato 1992), poi gli accordi sulla flessibilità (Ciampi 1993), poi la controriforma delle pensioni (Dini) nel 1995, poi il pacchetto Treu (Prodi 1997), poi l’attacco al diritto di sciopero (D’Alema 1999), poi la legge 30 (Berlusconi 2002), poi lo scippo del TFR verso i fallimentari fondi pensione integrativi attraverso la truffa del silenzio-assenso (Berlusconi 2006 - Prodi 2007), poi i protocolli sul welfare per aumentare l’età pensionabile e allungare la precarietà (Prodi 2007). Ora l’attacco frontale al CCNL.

Tutti questi passaggi sono stati “concertati” dai padroni, dai vari governi e dalle burocrazie CGIL-CISL-UIL spesso con l’appoggio di tutti i partiti, di destra come di “sinistra” (compresi quelli della sedicente “sinistra radicale”). E’ sempre più chiaro che nei parlamenti e nelle segreterie sindacali i lavoratori non hanno amici.

Con l'indebolimento del Contratto Nazionale ogni anno una percentuale sempre più alta della ricchezza prodotta è stata tolta ai salari dei lavoratori e regalata ai profitti dei padroni.
Nel 1983 il 77% della ricchezza prodotta (il PIL) andava ai salari e il 23% ai profitti, nel 2005 ai salari va meno del 69% mentre ai profitti oltre il 31%. L'8% del PIL in più ai profitti rispetto a vent'anni fa. Una cifra pari a 120 miliardi di euro. Che significa 5 mila 200 euro del salario di ogni lavoratore. E questo ogni anno, tutti gli anni.

Ma questo furto continuo non sazia la fame degli industriali e dei pescecani della finanza, che dopo aver derubato i lavoratori del TFR e delle pensioni, ora vogliono ridurre ulteriormente i salari, e con questo obiettivo tentano ogni giorno di aizzare i lavoratori contro i loro fratelli di classe immigrati per distoglierli dai loro veri nemici: padroni, sindacati di regime, partiti-casta. Ai padroni che vogliono dividere per meglio comandare va risposto con forza che tra i lavoratori non ci sono stranieri e che l'unico straniero è il capitalismo.

DIFENDERE E RILANCIARE IL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO

Sulla difesa del CCNL sono in gioco il salario e i diritti per i prossimi venti anni.
Tutto è nelle mani dei lavoratori. Dissentire non basta, è necessario mobilitarsi, informare tutti e tutte, prendere la parola nelle assemblee, contestare i sindacati venduti (come hanno fatto i lavoratori di Mirafiori, di Melfi, di Arese, di Pomigliano), costruire assieme la campagna per la difesa e il rilancio del Contratto Nazionale di Lavoro, costruire comitati di lotta unitari e indipendenti dei lavoratori nei posti di lavoro e nel territorio, per fare della difesa del CCNL una questione sociale, per una nuova stagione di lotte salariali e sociali.

Veneto, Luglio 2008

Il Pane e le Rose
foglio di collegamento tra i lavoratori

EMAIL pane-rose@tiscali.it
TEL. 380 3999961 / 339 3964862
WEB www.pane-rose.it

Redazione veneta di Primomaggio
foglio per il collegamento tra lavoratori, precari e disoccupati

Piazzetta S.Gaetano 1, SCHIO (VI)
EMAIL primomaggio.veneto@alice.it
TEL. 348.2900511 - 340.4063172
WEB xoomer.alice.it/pmweb/

Assemblea dei Lavoratori autoconvocati
EMAIL info@assemblealavoratori.it
WEB www.assemblealavoratori.it

Delegati/e che si riconoscono nel movimento: per un “Coordinamento Nazionale delle RSU”
EMAIL alma@coordinamentorsu.it
WEB www.coordinamentorsu.it

Cobas sanità Venezia


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lunedì 11 agosto 2008

Risposta a Confindustria, da parte della sorella di una vittima della strage della Umbria Olii: "Le nostre urla di giustizia le avete accolte?"


Qualche giorno fa, Confindustria Perugia era intervenuta nella vicenda Umbria Olii con un comunicato stampa. In quel comunicato, Confindustria prendeva chiaramente le difese del presidente di Umbria Olii, Del Papa considerato quasi un benefattore. Come sempre l'associazione degli industriali si guarda bene dal prendere posizione contro i suoi associati, il che la dice lunga su quale tipo di attenzione pone nei confronti degli infortuni sul lavoro e delle morti sul lavoro.
In risposta a Confindustria è intervenuta Lorena Coletti, sorella di una delle vittime della strage delle Umbria Olii ...
Rispondo alla lettera della Confindustria di Perugia sulla vicenda Umbria Olii.
Sono la sorella di una delle vittime di Campello, il mio nome e' Lorena Coletti, ho letto la vostra lettera molto attentamente.
Avrei da chiedervi tantissime cose, ma vorrei dirvi che noi non abbiamo bisogno della vostra solidarietà, ora che i nostri cari non ci sono più, ma ne avevamo bisogno prima che succedesse l'incidente, in modo che mio fratello era ancora in vita.
Voglio chiedervi alcune cose: volete che il signor Del Papa continui a fare il suo lavoro, avete accolto la lettera dei dipendenti della Umbria Olii, mandata dal coordinatore dei dipendenti Cristina Bravi, e tutto questo mi sta pure bene, ma la
lettera che ha scritto Giorgio Del Papa, che diceva che non poteva fare i lavori per l'ottobre del 2006, perche' doveva fare la bonifica dei silos l'avete letta? Le nostre urla di giustizia le avete accolte? Le urla della moglie di mio fratello fatte il 19/07/008 alla fiaccolata le avete accolte? Perche' chi ha colpe sta tentanto in tutte le maniere di non averne e chi soffre non viene mai sentito? Ma la Confindustria si e' mai chiesta che cosa c'era dentro a quei silos? La Confindustria si è mai presa la briga di controllare se era tutto in regola alla Umbria Olii? Inoltre, la Confindustria si è mai presa la briga di sapere se quelle operazioni andavano fatte con la presenza dei vigili? La Coinfindustria si è presa la briga
di salvare la vita a quelle quattro persone? Non credo, perchè se fosse stato così erano ancora in vita.
Adesso mi venite a parlare che Del Papa è un uomo che ha fatto sempre del bene per Spoleto e la regione Umbria. Secondo voi chi deve pagare la morte degli operai? E perchè parlate sempre di soldi, e non di queste stragi sul lavoro? Potrei continuare fino all'infinito, ma tanto so che non risponderete alle mie domande o forse Vi limitate a dirmi che devo avere fiducia nella giustizia.
Ma ci sarà mai questa giustizia, o si sta prendendo tempo per far si che qualcuno la scampi?

Lorena Coletti


Riporto inoltre la lettera che Marco Bazzoni (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) chiede venga pubblicata, in risposta al comunicato stampa di Confindustria Perugia. Marco Bazzoni riporta Confindustria alla realtà dei fatti, fuori da ogni schema demagogico nel quale l'associazione degli industriali continua a muoversi.
Spett.le Confindustria di Perugia,
ho letto molto attentamente il vostro comunicato sul disastro alla Umbria Olii, dove difendete a "spada tratta" la Umbria Olii e il suo amministratore delegato Giorgio Del Papa.
Vorrei ricordarVi che i mezzi d'informazione stanno facendo solo il loro dovere parlando di questa strage, dove hanno perso la vita tragicamente quattro operai, morti carbonizzati nell'esplosione. Non c'è nessun processo mediatico in corso, e
voglio ricordarVi che per un anno e mezzo di questa strage non si è parlato più sui mezzi d'informazione. Solo la vergognosa richiesta di risarcimento danni di ben 35 milioni di euro fatta dalla Umbria Olii ai familiari delle vittime, ha fatto si che i riflettori si riaccendessero.
Nel vostro comunicato dite una cosa sacrosanta: "Se Del Papa, nell'esercizio delle sue funzioni di Presidente, ha commesso errori o violazioni delle norme, queste responsabilità dovranno essere accertate esclusivamente dagli organi competenti nelle sedi deputate". Però questa cosa qui la dovreste dire anche a Giorgio Del Papa, che non mi sembra abbia la vostra stessa fiducia nella giustizia, dato che
ha ricusato il Gup a 8 giorni dall'udienza dell'11 luglio (sapendo che la Procura di Spoleto l'avrebbe quasi sicuramente rinviato a giudizio), ha denunciato i periti del tribunale che avevano redatto una perizia a lui avversa, e l'assicurazione Unipol che ha liquidato i quattro lavoratori morti assolvendoli da qualsiasi responsabilità.
Per quanto riguarda le lettere dei dipendenti della Umbria Olii, sia io, che alcuni familiari delle vittime di Campello, abbiamo chiesto più volte se quelle lettere fossero firmate da tutti i dipendenti, dato che inizialmente erano anonime, cioè firmate solo come "i dipendenti della Umbria Olii", e non si capiva se erano firmate da tutti, o solo da alcuni. Solo dopo che abbiamo fatto notare questa cosa, le lettere sono iniziate ad essere firmate da una certa Sig.ra Cristina Bravi, coordinatore dei dipendenti della Umbria Olii.
Abbiamo chiesto più volte, se la sig.ra Bravi per coordinatore dei dipendenti, intendesse un direttore del personale, un responsabile del personale, o se più semplicemente se era lei che scriveva a nome dei dipendenti, ma non abbiamo avuto risposta. L'unica cosa che ci è stata detta è questa: che i comunicati non contenevano la firma di tutti i dipendenti della Umbria Olii per la privacy, e che se volevano le firme, queste erano depositate presso la sede della Umbria Olii.
Sempre facendo riferimento ad una delle lettere dei "dipendenti della Umbria Olii", riportata nel vostro comunicato, in cui si afferma: "hanno riconosciuto all'azienda un comportamento sempre corretto nei confronti dei lavoratori e del mercato, e un'attenzione particolare alla sicurezza del lavoro e alla difesa dell'ambiente
per i quali sono stati fatti investimenti considerevoli", vorrei dire che se quell'attenzione particolare alla sicurezza sul lavoro ci fosse stata, quei quattro operai sarebbero ancora vivi.
Del Papa sapeva benissimo che quei silos contenevano un gas altamente esplosivo (esano), quello che mi domando è questo: aveva avvertito la ditta Manili di questo pericolo? Io ho molti dubbi i merito, perchè non credo che quegli operai avessero saputo che stavano lavorando sopra a dei silos che potevano esplodere in ogni momento se a contatto con qualcosa di infiammabile. Se l'avessero saputo, sono sicuro al 100% che non si sarebbero trovati a lavorare lassù.
Infine, se Del Papa è sicuro al 100% di essere innocente, di aver attuato tutte le misure di sicurezza, si lasci processare, smettendola di ricusare giudici, denunciare periti del tribunale e assicurazioni, bloccando di fatto il processo in corso (la Cassazione dovrà decidersi sulla ricusazione, quindi se il processo dovrà restare a Spoleto, o se dovrà essere trasferito in altra sede), e rallentando l'accertamento della verità.

Marco Bazzoni - Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

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lunedì 17 marzo 2008

Quel polipone di don Calogero Marollo vuol colpire ancora ...

[dal blog semidiceviprima, ricevo questa ottima segnalazione. Uno scoop non smentibile, che sono lieto di pubblicare]

SEMPRE a FRECA’ E STRILLA’?

Di C.I.A. non c’è una sola. C’è anche una C.I.A. Consorzio Imprese Abruzzesi che è un Consorzio con attività esterna con sede ad Ortona. Ha come oggetto sociale l’acquisizione di lavori e forniture nel settore dell’energia e si prefigge lo scopo di creare una struttura dinamica in grado di offrire servizi globali in relazione agli investimenti che la società Eni divisione Agip e’ in procinto di sviluppare nel Centro Sud d’Italia ex settore DORT ORPR etc.

In altri termini: anche il Centro Oli!! La costituzione è lontana ,il 2002;il Fondo consortile è modesto: € 10.000. Ma indovinate chi c’è tra le imprese componenti il consorzio(sono 10 in totale)? La SMI e la Marrollo Costruzioni. E sapete chi c’è tra gli amministratori? Come Vice Presidente Canci Francesco Paolo,fido di Calogero Marrollo; come consigliere lo stesso Calogero Marrollo. Cioè l’ineffabile Presidente della Confidustria Abruzzese che si è molto risentito della perimetrazione della costa teatina. Forse qualche piccola ragione può avanzarla. Lui esterna come Presidente della Confindustria. Ma non sarà che alza la voce perché - alla faccia dei codici etici di Confindustria - ci sono SUOI affari che vengono meno? Come BuySell insegna, lui non si fa mancare niente. SEMPRE a FRECA’ E STRILLA’?

P.S.: sull’ultimo numero dell’Espresso nel servizio sui finanziamenti ai partiti per il 2006 e 2007, a parte le generose dotazioni di Toto, non può sfuggire che Bluserena SpA Montesilvano (PE) ha finanziato mezzo mondo politico abruzzese (ex DS e ex Margherita,in primis). Voi direte che c’è di strano? Credo che i Maresca di Bluserena SpA abbiano anche corposi interessi nella sanità abruzzese…




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venerdì 14 marzo 2008

Marrollo contro i vincoli naturalistici sul Parco Nazionale della Costa Teatina



[Vasto (CH) - Punta Aderci Uno degli scorci più belli del Parco Nazionale della Costa Teatina]

E' dovuto solo passare un po' di tempo. Solo pochi giorni e le prime, dure critiche alla legge regionale che ha sospeso, fino al 31 dicembre 2008, ogni rilascio di autorizzazioni a costruire nuovi insediamenti industriali insalubri di prima classe, sono puntualmente arrivate.
A dire il vero, c'era da aspettarsi anche da chi potessero arrivare. Da chi ha maggiori interessi anche all'insediamento del Centro Oli dell'Eni: la parte padronale. Infatti, la legge regionale sospende di fatto anche ogni iniziativa intesa a costruire il petrolchimico.

Ed in particolare, ad attaccare la legge regionale è, manco a dirlo Calogero Riccardo Marrollo, presidente di Confindustria Abruzzo.
In sostanza Marrollo dice che la legge blocca lo sviluppo della regione. Poichè di fatto sono sospese le autorizzazioni per l’insediamento di nuove industrie insalubri classificate di prima classe, c'è da chiedersi cosa intenda per sviluppo Marrollo e l'Associazione da lui presieduta.
Evidentemente, come ci hanno abituato gli industriali, per sviluppo deve intendersi incremento del profitto, nel modo più facile e più rapido. Che questo sviluppo passi per la distruzione di un territorio e per l'azzeramento del diritto alla salute dei cittadini, poco importa.
E' evidente anche, che oltre al modello di sviluppo finora adottato, chi detiene le redini del sistema produttivo non ha voglia di andare. Un sistema produttivo che sfrutta fino ad esaurirla, ogni risorsa disponibile.
Solo ragionando con la logica padronale, si possono considerare dannosi dei limiti imposti per legge, con il fine di proteggere un'area di elevato pregio ambientale, come quello del Parco Nazionale della Costa Teatina.


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La campagna elettorale come una partita di poker

Un continuo show, questa campagna elettorale 2008. Colpi di scena a ripetizione e rilanci, come si stesse giocando una partita di poker.
Da quando è praticamente partita la campagna elettorale, non è stato altro che un susseguirsi di inseguimenti al sensazionalismo.
Veltroni lancia il PD che corre da solo alle prossime elezioni, Berlusconi crea il PdL partito unico della destra. Poi il PD non corre più da solo e il PdL non è un partito unico.
Allora Veltroni realizza un programma, snello e di pochi punti e Berlusconi dice di essere stato copiato (a dire il vero, sembra avere ragione). Veltroni comincia a girare in pullman e Berlusconi tira fuori 200 camper.

E avanti con la stessa logica, quando si parla di candidature: uno Colaninno, l'altro la Brambilla; uno il generale Del Vecchio, l'altro l'ex generale Speciale; uno Achielle Serra, l'altro Scelli.
Solo che non basta, i colpi di scena delle candidature possono cominciare ad annoiare ed allora bisogna inventarsi altro e diventa lecito anche riabilitare il fascismo e qualche camerata.
Discorsi? Pochi, elaborati tra offese lanciate da una parte all'altra. Fini è una valletta e uno sguattero. Veltroni come Hudini ma anche Zelig e via discorrendo.
Ma in sostanza, nella cabina elettorale, come andremo a scegliere? Sulla base di cosa? Quali sono i programmi con i quali i candidati dei due maggiori partiti, si candidano a governare? Sono stati pubblicati, poco diffusi e meno ancora discussi. Forse perchè tanto simili, da sembrare scritti dalle stesse mani ed entrambi molto vicini al decalogo di Confindustria.
Forse per questo nè al PD, nè al PdL, conviene discutere di programmi. Però almeno ogni tanto se ne può parlare, o farne parlare. Ed a questo ci ha pensato Berlusconi, quando ha stracciato il programma del PD.
Non riesco ad attribuire meriti allo psiconano. Ma uno, per una volta, bisogna riconoscerglielo: è stato l'unico che, in un modo o nell'altro, ha fatto parlare di programmi elettorali.
Poveri noi!


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mercoledì 12 marzo 2008

Se 64 notti vi sembran poche, provate voi a lavorar

Linea dura di Confindustria sul decreto legislativo che il Governo sta preparando per esercitare la delega sui lavori usuranti (che scade il 31 marzo). Il provvedimento messo a punto dal ministero del Lavoro viene definito da Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria per le Relazioni industriali, «elettoralistico» nel suo tentativo di «far saltare il tetto al lavoro notturno».
«Affermare che rientri nel concetto di lavoro usurante anche chi fa 64 notti l'anno – aggiunge Bombassei – non ha alcun riscontro con i parametri che erano stati previsti dal Protocollo sul Welfare del luglio scorso».

(fonte www.ilsole24ore.com)

C'è da chiedersi fino a che punto un lavoratore debba essere spremuto, per meritarsi un giusto riposo, una giusta pensione.

E' evidente che il ragionamento di Bombassei, trova una logica solo se inserita in un'ambito puramente capitalistico, dove non si assume, per dato e certo, il primato del diritto alla salute ed a condizioni di lavoro umane. E' il profitto e l'accumulazione di capitale che segnano il passo e sono considerati prioritari su ogni altra considerazione.

Ormai diversi studi scientifici hanno determinato che il lavoro su turni genera danni alla salute. In particolare è stata riscontrata un'alta percentuale di casi di ipertensione arteriosa, in soggetti che svolgono lavoro a turni ed è stata osservata una stretta associazione tra lavoro a turni e malattie cardiovascolari. Inoltre, dallo studio delle costanti fisiologiche coinvolte dallo sfasamento dei ritmi circadiani è risultato come non sia possibile un adattamento completo dell'organismo allo sfasamento degli orari.
E poi, oltre allo stress fisico e psichico, esiste un fattore umano da non sottovalutare, quando si parla di lavoro organizzato su turni: la componente sociale. Il lavoro su turni costringe il lavoratore ad orari che non coincidono con quelli per i quali è organizzata la vita sociale. Il turnista è perciò costretto suo malgrado ad una condizione di solitudine forzata, accrescendo il suo disagio.

Ma nonostante tutto Confindustria continua a richiede il limite minimo di 80 turni notturni (quota praticamente impossibile da raggiungere), per considerare il lavoro usurante, altrimenti si esporrebbero «i conti pubblici a gravi rischi». Ovviamente, tutte le valutazioni padronali ricadono nell'ambito del mercato e del capitale, privando di ogni considerazione le condizioni di vita e di salute del lavoratore.
Ma d'altronde, cosa importa a Confindustria. Per i padroni, è la crescita economica che determina la grandezza di un Paese e la crescita la fanno le imprese, le quali hanno bisogno, per essere competitive, di maggiore produttività e di sfruttare al massimo gli impianti, di cui l'uomo è ormai solo un'appendice. Per questo l'uomo deve seguire il ciclo di produzione degli impianti e quindi secondo i padroni non può essergli riconosciuta una condizione usurante, prima del completo ammortamento. Dell'uomo, non della macchina.

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venerdì 7 marzo 2008

Niente paura padroni: in galera non ci finirete mai!

Montezemolo aveva detto: «Se il testo unico sulla sicurezza passa così com'è avremo l'ultimo atto di una sinistra demagogica», perchè «il provvedimento punta tutto e solo sull'inasprimento delle sanzioni». Il capo dei padroni, aveva detto di preferire prevenzione e formazione, rispetto alle sanzioni.
Detto, fatto. Il Governo ha approvato il Testo unico, modificando il previsto schema sanzionatorio ed alleggerendo le sanzioni stesse. Infatti, l’arresto scatta solo per il datore di lavoro che non abbia effettuato la valutazione dei rischi, in aziende ad alto rischio. Ma se il datore di lavoro, dopo essere stato scoperto inadempiente si dovesse mettere in regola, la pena viene sostituita da un'ammenda.

A qualcuno di voi, è stata mai ridotta una contravvenzione per divieto di sosta, per avere dimostrato che da bravi cittadini, da quella contravvenzione in poi, avete parcheggiato solo dove consentito? No, vero? E parliamo di una mancanza davvero insignificante, rispetto ad inadempienze in materia di sicurezza sul lavoro!

Comunque, siccome non voglio apparire demagogico, dico anche che Montezemolo ha ragione, quando dice che è necessario intervenire sulla prevenzione e sulla formazione. Anzi, per dimostrare il mio impegno contro atteggiamenti demagogici, voglio dare un aiuto aMontezemolo ed agli altri industriali. Come? Ricordando loro che la prevenzione e la formazione, sono attività in carico all'impresa. Ma a causa della continua ed affannosa riduzione del costo del lavoro, unica strada conosciuta dalla parte padronale per l'aumento di produttività, i costi sulla prevenzione sono quasi sempre i primi ad essere tagliati. Prevenzione sarebbe stata ad esempio, la corretta attività di manutenzione degli impianti antincendio alla ThysseKrupp. L'acciaieria decise di tagliare quei costi - di prevenzione - e sappiamo tutti come andò a finire.

Comunque, Montezemolo a parte, si può essere soddisfatti solo in parte per questa prima approvazione al testo unico sulla sicurezza. E' infatti presto per cantare vittoria, perchè maggio 2008 è vicino ed in quel mese, se il decreto non avrà terminato il suo iter, tutto il lavoro fin qui svolto andrà perduto. Mentre l'iter è ancora molto lungo e complesso che prevede ancora:
- primo parere delle Commissioni competenti di Camera e Senato
- parere delle Regioni entro metà marzo
- seconda approvazione in Consiglio dei Ministri
- secondo parere delle Commissioni competenti di Camera e Senato
- parere del Consiglio di Stato
- terzo e definitiva approvazione del Consiglio dei Ministri, che tenga conto degli eventuali ulteriori pareri di Camera, Senato e Consiglio di Stato e Regioni
- firma del Capo dello Stato
- pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Una vera e propria corsa contro il tempo!

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giovedì 6 marzo 2008

Sono imprenditori o caporali?

Non ne vogliono setire parlare ai vertici padronali, di inasprimento delle sanzioni per chi non adempie agli obblighi in carico all'impresa, in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.
Addirittura (e qui ci scapperebbe un sonoro verso di disapprovazione), si correrebbe il rischio, secondo la CNA di «ottenere l'effetto opposto rispetto ai desiderata, spingendo verso il sommerso molte realtà produttive di piccole dimensioni nelle quali peraltro si concentra il 90% degli incidenti».
Capite qual è la minaccia padronale? In sostanza dicono: «se inasprite le sanzioni per inadempienze sulla sicurezza, allora ci rifugiamo nel sommerso».

A mettere in pratica la loro minaccia, i padroni credo farebbero anche presto, visto che sembra sappiano bene come si naviga nel sommerso. D'altronde i dati parlano chiaro: a tutto il 2007, sono state controllate 342.363, delle quali 218.023 sono risultate irregolari. Sempre durante le ispezioni, sono risultati lavoratori non in regola per 276.275 unità dei quali 140.555 in nero.
Viene da dire allora, che quella del CNA, più che una minaccia è già la rappresentazione della realtà. La realtà è che i lavoratori al sommerso sono già spesso costretti, con l'aggravante che mentre per gli operai il lavoro nero ed irregolare (insieme al precariato) rappresenta una delle cause delle morti sul lavoro, ai padroni quelle stesse irregolarità da loro compiute e grazie alle quali spesso gonfiano i loro conti in banca, può costare, quando sono tanto sfortunati da essere scoperti, praticamente solo un po' di soldi meno in tasca.
Lavoratori che già quando sono regolari, percepiscono i salari più bassi d'Europa (Portogallo a parte), quando sono stretti nella morsa del lavoro nero ed irregolare percepiscono compensi da fame, senza poter pretendere il rispetto di orari di lavoro o delle norme di sicurezza.
Solo nel 2007, oltre il 60% delle aziende ispezionate, sono state scoperte ad impiegare migliaia di lavoratori, sfruttati, sottopagati, privati dei loro diritti più elementari, compreso quello alla salute ed all'integrità fisica e morale.
Cari imprenditori, sapete come si chiama tutto questo in una parola? CAPORALATO.

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mercoledì 5 marzo 2008

Ascolti Guidalberto Guidi ... quei lavoratori imprudenti, fanno le sue ricchezze

Non so voi, ma io sono stanco, ma sempre allo stesso modo indignato, nel sentire ancora, sempre uguali, inesatte, insensate, ciniche parole padronali, specie quando snocciolano alla rinfusa qualche dato. E vai con i numeri, citati come stessimo parlando del numero di mele rosse in un cesto di mele verdi.
Ci sono industriali alla Guidalberto Guidi, presidente dell'Anie che si divertono, come già aveva fatto Bombassei poche settimane fa, a ridimensionare la portata delle morti sul lavoro.
Così Guidi sale in cattedra e dall'alto della sua posizione padronale, gioca con i dati, emette sentenze e propaganda soluzioni.

Nella sua intervista rilasciata al Corriere della sera (in fondo al post) e pubblicata oggi Guidi afferma, in linea con il pensiero di Confindustria, che la maggior parte degli infortuni sul lavoro sono stradali. Come se autisti, camionisti, taxisti, rappresentanti, non fossero lavoratori ... ma che razza di considerazione!Ma il peggio del Guidi-pensiero, arriva quando afferma che la maggior parte degli infortuni avviene per imprudenza o scarsa attenzione dei lavoratori.
La colpa della morte di centinaia e centinaia di lavoratori, Confindustria vorrebbe farla ricadere sulle stesse vittime.

Magari quando i lavoratori riescono a sopravvivere al proprio lavoro, le stesse imprudenza e scarsa attenzione sono fonte della loro scarsa produttività ... vero Guidi?
E perciò, visto che le aziende non sono responsabili delle morti sul lavoro, che senso ha inasprire le pene? E poi per cosa, per inadempimenti ad obblighi, che se rispettati frenerebbero le iniziative aziendali e con esse lo sviluppo e la crescita del Paese ... vero Guidi?
Ed allora intanto che si affossi la legge delega in materia di sicurezza, in attesa dei decreti attuativi dall'agosto del 2007 ... giusto Guidi?

Ascolti Guidalberto Guidi ... si ricordi che quei lavoratori imprudenti e scarsamente attenti, contribuiscono ogni giorno all'incremento delle sue ricchezze. Quei lavoratori imprudenti e scarsamente attenti, le permettono la vacanza esotica, l'auto di lusso, qualche gioiello per sua moglie e se lei volesse, anche qualche svago lontano da occhi indiscreti. Quei lavoratori, che lei definisce imprudenti e scarsamente attenti, pagano al prezzo del proprio sudore e fatica, molti suoi agi. Ma al mercatino del lavoro, il sudore e la fatica sono inadeguatamente quotati e perciò spesso i lavoratori, pagano il prezzo dei suoi averi anche con il sangue. Se lo ricordi la prossima volta ...



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martedì 4 marzo 2008

Il programma di Confindustria è uguale a quelli di PD e PdL




Come già aveva fatto poco prima delle precedenti elezioni, anche questa volta Confindustria, per bocca del suo presidente Montezemolo, ha tirato fuori la formula magica per rilanciare l'Italia. L'unica differenza, tra quanto esposto in questi giorni ed il programma industriale del 2006, sta nel numero di punti di programma, che questa volta è aumentato.
Ovviamente, il programma di Confindustria è, come al solito assolutamente imparziale dal punto di vista politico ed infatti esponendolo, Montezemolo di rivolge al PD, al PdL ed all'UDC. Alla faccia dell'imparzialità politica!
Rimane comunque evidente la totale parzialità sociale, visto che con un programma così, i lavoratori italiani saranno costretti ad emigrare in un Paese ad economia emergente.
Comunque, nonostante l'imparzialità, ho confrontato il programma di Confindustria, con quello del PD e del PdL.
Ora mi rimane da capire, chi ha copiato l'altro ...

Riforme e liberalizzazioni
Confindustria: federalismo fiscale - privatizzazione del patrimonio immobiliare degli enti locali - liberalizzazioni e privatizzazioni a livello nazionale e locale.

Partito Democratico: vero federalismo fiscale - liberalizzare telefonia, trasporti, distribuzione dei carburanti - Servizi pubblici di qualità in mercati aperti.

Popolo delle Libertà: realizzare il federalismo fiscale - liberalizzazione servizi privati e pubblici.

Riduzione delle imposte
Confindustria: riduzione dell’Ires di 3,5 punti - eliminazione delle addizionali regionali Irap - diminuzione della pressione fiscale complessiva dal 43,3% al 42% - riduzione di 5 punti del cuneo fiscale e una lotta più vigorosa all’evasione secondo il motto "pagare tutti per pagare meno".

Partito Democratico: favorire la capitalizzazione con sconti d’imposta alle imprese - incentivi alle piccole e medie imprese - migliorare il forfettone - "pagare meno, pagare tutti"

Popolo delle Libertà: graduale abolizione dell’IRAP - diminuzione della pressione fiscale sottoil 40%

Lavoro, contratti, salari, produttività
Confindustria: detassazione dei premi di risultato e degli straordinari - collaborazione fra lavoratori e imprese.

Partito Democratico: meno tasse sulla quota di salario derivante dalla contrattazione di secondo livello - lavoratori e imprenditori insieme

Popolo delle Libertà: detassazionedi straordinari - incentivi legati a incrementi di produttività

Semplificazione
Confindustria: riduzione degli ostacoli burocratici, indicati come il principale motivo di non attrazione degli investimenti esteri in Italia

Partito Democratico: imprese più forti per competere meglio, contro la burocrazia

Popolo delle Libertà: eliminazione di adempimenti burocratici e fiscali superflui e costosi

Energia e ambiente
Confindustria: oltre all’efficienza energetica, alle infrastrutture e ai rigassificatori, si chiede la razionalizzazione del mix delle fonti e la necessità di puntare sul nucleare di nuova generazione

Partito Democratico: più impianti di rigassificazione e infrastrutture di trasporto e stoccaggio del gas

Popolo delle Libertà: realizzazione dei rigassificatori, diversificazione degli impianti elettrici ad olio combustibile attraverso il carbone pulito e partecipazione ai progetti europei di energia nucleare di ultima generazione

Infrastrutture
Confindustria: puntare sulla Torino-Lione, sulle ferrovie e alle autostrade nel Sud

Partito Democratico: sì ad infrastrutture moderne e sostenibili come TAV Lione-Torino-Trieste

Popolo delle Libertà: priorità al Ponte sullo Stretto di Messina e all’Alta Velocità ferroviaria

Istruzione, università
Confindustria: promuovere la competizione fra le scuole - riconoscere il merito tra gli insegnanti e di aumentare al 30% i fondi pubblici attribuiti all’università in forma concorrenziale

Partito Democratico: investire sugli insegnanti premiandone la loro
carriera professionale il merito è l’impegno - più autonomia, per valutare i risultati e assegnare i fondi (almeno il 30%) tramite valutazione dell’Agenzia Nazionale

Popolo delle Libertà: aumenti retributivi a criteri meritocratici agli insegnanti più preparati e più impegnati - rafforzamento della competizione tra atenei, premiando qualità e risultati

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