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venerdì 28 marzo 2008

Altre piattaforme al largo di Ortona. Vogliono estrarre petrolio e lasciare inquinamento.

Il Centro Oli che l'Eni vorrebbe impiantare ad Ortona, praticamente uguale a quello già da anni in funzione a Viggiano, con i danni che i cittadini di quel territorio subiscono e raccontano, è stato per il momento fermato. Almeno fino al 31 dicembre prossimo.
E' stato fermato per ora il petrolchimico, ma si nota l'intensificarsi delle estrazioni petrolifere, specie in mare. Proprio al largo di Ortona, sono partite le estrazioni di petrolio, con piattaforme semisommergibili. Ed ora solo al largo di Ortona se ne contano 7 di piattaforme.

Nuove fonti di inquinamento si vanno ad aggiungere, come spiega la professoressa dell'Università dello stato della California, Maria Rita D'Orsogna nel suo blog, dovute alla normale attività estrattiva. Sostanze inquinanti delle quali la normale attività di estrazione non può fare a meno di utilizzare e la cui composizione chimica, è guarda caso segreta.
Così come è apparso evidente che dietro la sospenzione delle attività di realizzazione del petrolchimico dell'Eni, vi erano motivazione elettorali, altrettanto evidente è la scelta politica di ridurre l'Abruzzo a regione da sfruttare energeticamente.
Non è un caso che al largo della costa abruzzere già da tempo di estragga petrolio e gas e che le intenzioni vadano verso l'incremento della produzione, oltre che nella realizzazione di nuovi e devastanti progetti (vedi articolo de L'Espresso).
Una scelta politica silenziosa, strisciante e meschina che ridurrà quella che oggi è chiamata Regione Verde d'Europa, a regione colonizzata. Perchè le risorse energetiche estratte faranno i profitti dei colonizzatori come l'Eni, mentre quando non sarà più conveniente lo sfruttamento del territorio, lo abbandoneranno lasciandosi alle spalle aree ridotte a deserti. Lasceranno cioè in eredità agli abitanti, terre dove non sarà più possibile fare alcuna attività e dove gli unici dati in incremento, saranno quelli relativi a malattie ed inquinamento.


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lunedì 17 marzo 2008

Quel polipone di don Calogero Marollo vuol colpire ancora ...

[dal blog semidiceviprima, ricevo questa ottima segnalazione. Uno scoop non smentibile, che sono lieto di pubblicare]

SEMPRE a FRECA’ E STRILLA’?

Di C.I.A. non c’è una sola. C’è anche una C.I.A. Consorzio Imprese Abruzzesi che è un Consorzio con attività esterna con sede ad Ortona. Ha come oggetto sociale l’acquisizione di lavori e forniture nel settore dell’energia e si prefigge lo scopo di creare una struttura dinamica in grado di offrire servizi globali in relazione agli investimenti che la società Eni divisione Agip e’ in procinto di sviluppare nel Centro Sud d’Italia ex settore DORT ORPR etc.

In altri termini: anche il Centro Oli!! La costituzione è lontana ,il 2002;il Fondo consortile è modesto: € 10.000. Ma indovinate chi c’è tra le imprese componenti il consorzio(sono 10 in totale)? La SMI e la Marrollo Costruzioni. E sapete chi c’è tra gli amministratori? Come Vice Presidente Canci Francesco Paolo,fido di Calogero Marrollo; come consigliere lo stesso Calogero Marrollo. Cioè l’ineffabile Presidente della Confidustria Abruzzese che si è molto risentito della perimetrazione della costa teatina. Forse qualche piccola ragione può avanzarla. Lui esterna come Presidente della Confindustria. Ma non sarà che alza la voce perché - alla faccia dei codici etici di Confindustria - ci sono SUOI affari che vengono meno? Come BuySell insegna, lui non si fa mancare niente. SEMPRE a FRECA’ E STRILLA’?

P.S.: sull’ultimo numero dell’Espresso nel servizio sui finanziamenti ai partiti per il 2006 e 2007, a parte le generose dotazioni di Toto, non può sfuggire che Bluserena SpA Montesilvano (PE) ha finanziato mezzo mondo politico abruzzese (ex DS e ex Margherita,in primis). Voi direte che c’è di strano? Credo che i Maresca di Bluserena SpA abbiano anche corposi interessi nella sanità abruzzese…




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venerdì 14 marzo 2008

Marrollo contro i vincoli naturalistici sul Parco Nazionale della Costa Teatina



[Vasto (CH) - Punta Aderci Uno degli scorci più belli del Parco Nazionale della Costa Teatina]

E' dovuto solo passare un po' di tempo. Solo pochi giorni e le prime, dure critiche alla legge regionale che ha sospeso, fino al 31 dicembre 2008, ogni rilascio di autorizzazioni a costruire nuovi insediamenti industriali insalubri di prima classe, sono puntualmente arrivate.
A dire il vero, c'era da aspettarsi anche da chi potessero arrivare. Da chi ha maggiori interessi anche all'insediamento del Centro Oli dell'Eni: la parte padronale. Infatti, la legge regionale sospende di fatto anche ogni iniziativa intesa a costruire il petrolchimico.

Ed in particolare, ad attaccare la legge regionale è, manco a dirlo Calogero Riccardo Marrollo, presidente di Confindustria Abruzzo.
In sostanza Marrollo dice che la legge blocca lo sviluppo della regione. Poichè di fatto sono sospese le autorizzazioni per l’insediamento di nuove industrie insalubri classificate di prima classe, c'è da chiedersi cosa intenda per sviluppo Marrollo e l'Associazione da lui presieduta.
Evidentemente, come ci hanno abituato gli industriali, per sviluppo deve intendersi incremento del profitto, nel modo più facile e più rapido. Che questo sviluppo passi per la distruzione di un territorio e per l'azzeramento del diritto alla salute dei cittadini, poco importa.
E' evidente anche, che oltre al modello di sviluppo finora adottato, chi detiene le redini del sistema produttivo non ha voglia di andare. Un sistema produttivo che sfrutta fino ad esaurirla, ogni risorsa disponibile.
Solo ragionando con la logica padronale, si possono considerare dannosi dei limiti imposti per legge, con il fine di proteggere un'area di elevato pregio ambientale, come quello del Parco Nazionale della Costa Teatina.


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lunedì 10 marzo 2008

Neocolonialismo dell'Eni

Nella puntata di Annozero del 6 marzo scorso, è andato in onda un reportage sul petrolio lucano. Più precisamente, sull'utilizzo che l'Eni ne sta facendo di quel petrolio.
In estrema sintesi, l'Eni è arrivata in Basilicata, ha trivellato il territorio con centinaia di pozzi per l'estrazione del prezioso minerale, ha impiantato a Viggiano un Centro oli, dove esegue la prima lavorazione del petrolio.
Per l'utilizzo di quel petrolio, l'Eni paga agli enti locali lucani, delle cosiddette royalties, cioè sborsa un tot per ogni barile estratto.
La Regione Basilicata, percepisce annualmente diversi milioni di euro dall'Eni, che ovviamente vanno a rimpinguare le casse regionali. Possono per questo ritenersi fortunati i lucani?

Viste le conseguenze di avere l'Eni in casa, la domanda assume la forma retorica e la risposta non può che essere: NO! Non sono affatto fortunati.
Diverse aree della Basilicata, risultano snaturate da trivellazioni che hanno irrimediabilmente danneggiato quei territori. Nei pressi di Viggiano, l'aria risulta praticamente irrespirabile, le emissioni prodotte dalla lavorazione del petrolio hanno contaminato i terreni circostanti e per questo, diverse famiglie hanno perso il proprio lavoro di contadini. Altre sono state costrette (o lo saranno a breve) a lasciare le proprie abitazioni, costruite con decenni di fatiche di lavoratori emigranti.
Intanto l'Eni continua industurbata le proprie attività, occupando nel proprio stabilimento non più di trenta persone, delle quali quasi nessuna del posto.
In estrema sintesi, l'Eni si è insediata in un territorio e ne sta succhiando le risorse. Altre possibili fonti di ricchezza, quali agricoltura, prodotti tipici, turismo, stanno lentamente venendo meno, a causa della distruzione del territorio. A fronte di tutto questo, gli enti locali della Basilicata, percepiscono dall'Eni il 7% dei proventi petroliferi. Inutile stare a valutare se quella è una percentuale alta o meno, perchè prima di tutto bisognerebbe stimare il valore di un territorio, al quale non credo possa essere assegnato un prezzo.
Tutto quanto stanno già vivendo gli amici lucani, è la prospettiva di un futuro che potrebbe toccare anche agli abruzzesi, se sulla costa di Ortona venisse realizzato un centro oli, praticamente identico a quello di Viggiano e sempre di proprietà Eni.
Anche alla regione Abruzzo spetterebbero delle royalties, ma anche in questo basterebbero a risarcire nemmeno una minima parte dello scippo di un territorio dall'elevato pregio naturalistico. Poi, quando tra quindici anni le riserve petrolifere abruzzesi saranno terminate, non resterà che un territorio ridotto ad un colabrodo, terreni contaminati, una costa distrutta ed una popolazione più povera ed ammalata (guarda questo "intervallo"). Mentre l'Eni avrà fatto grandi profitti.
Non so voi, ma io tutto questo lo chiamo colonialismo!

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