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giovedì 30 aprile 2009

Il governo agli abruzzesi: i soldi per il terremoto ve li diamo tra 20 anni!!!

A copertura del decreto "terremoto" si prevedono 1,152 miliardi di euro per il 2009. Il resto dei finanziamenti é spalmato fino al 2032, mentre a decorrere dal 2033 si prevedono finanziamenti per 2,9 milioni di euro. Fonte ANSA

Capito? Il governo ha emanato un decreto urgente, per finanziamenti spalmati in oltre 20 anni per la ricostruzione delle aree terremotate in Abruzzo! Come dire, agli sfollati dell'aquilano, arrangiatevi nelle tende, nei container (quando e se ci saranno), nelle auto o come vi pare. I soldi per voi non ci sono. Non ora. E quelli disponibili sono già impegnati: per l'acquisto dei caccia statunitensi F-35 Lightning II (13 miliardi); per ripulire i conti tossici delle banche; per fare fronte alle richieste di "soldi veri" avanzate da Confindustria. E per le aree terremotate, gli avanzi. Che saranno dati solo quando i soliti commensali dei ricchi banchetti economici e politici, saranno finalmente sazi.

Per la ricostruzione si può attendere. E se no, si può sempre accettare il progetto berlusconiano di "new town", e la costruzione della L'Aquila a misura di impresa e commercio sarà più rapida. Intanto che si prenderà una decisione, rimangono per i terremotati le loro macerie, le loro strade impraticabili, la loro vecchia vita sociale distrutta ed una nuova coatta, i loro ricordi, i loro disagi e le loro lacrime. E naturalmente le passerelle televisive di Re Silvio da Arcore, che dureranno probabilmente fino a giugno.

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martedì 28 aprile 2009

Il G8 forse in una cittadella sotterranea

Altro che risparmio! A guardare queste foto, è difficile credere alle parole di Re Silvio da Arcore, che continua a parlare di oltre 200 milioni di euro da destinare alle zone terremotate dell'Abruzzo, recuperate dallo spostamento del G8 dalla Maddalena a L'Aquila.
Tra adeguamento di strutture esistenti, bonifiche e realizzazione di nuove costruzioni, sono stati già spesi centinaia di milioni di euro in Sardegna. A tre mesi dal vertice degli otto grandi della Terra e dopo una spesa di circa 500 milioni di euro, finanziati con i fondi dell'Unione europea destinati ad aree svantaggiate, si vocifera che le delegazioni che prenderanno parte al summit, saranno ospitate in un bunker sotterraneo alla caserma della guardia di finanza de L'Aquila.

Si tratterebbe di una cittadella sotterranea, che dispone di edifici e strade percorribili anche con automezzi (qui la mappa). Una struttura completa di area conferenza, palazzine capaci di ospitare migliaia di persone ed una mensa della capacità di centianaia di pasti in tempi record. Forse non sarà sufficiente ad ospitare premier, ministri, e politici vari con un codazzo di centania di persone ciascuno, più giornalisti, interpreti, annessi e connessi, ma certamente, nascosti nella roccaforte sotterranea non si spenderebbero soldi per altri sistemi di sicurezza. Ma, come detto, molti sono i soldi pubblici già sprecati, compresi quelli relativi ad esercitazioni, sopralluoghi, riunioni, trasferimenti di interi battaglioni di soldati, e via dicendo. Oltre, naturalmente, le spese di logistica necessarie, quali ad esempio spostamenti che potrebbero avvenire in elicottero fino a Roma, dovuti alla capienza comunque non sufficiente del bunker.

Ma dal punto di vista della logica del potere, una fortezza nel sottosuolo, garantisce maggiore tutela dagli occhi indiscreti e dalle voci dissidenti. E poi a L'Aquila non c'è mica Villa Certosa...

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venerdì 10 aprile 2009

Il Giornale "vende" finti morti del terremoto in Abruzzo


Oggi si sono celebrati i funerali per 205 delle 289 vittime dei crolli del terremoto che ha colpito L'Aquila e periferia. Di questo terremoto tanto si è già detto e scritto e molto rimane ancora da dire e scrivere.
Ma si è forse ormai davvero detto e visto troppo di quanti hanno perso un familiare, un amico. Si è detto, scritto e visto forse troppo ormai, di quanti hanno perso una casa ed un pezzo della loro vita. Si è detto, scritto e visto troppo, perchè i media non si sono accontentati di descrivere un dramma. Non è stato tentato di capire una tragedia, personale per le migliaia di vittime del terremoto ed allo stesso tempo collettiva. Non si è cercata umana partecipazione, ma troppo spesso si è scaduti nella pornografia.

Si sono cercate immagini dentro le tende; si sono cercate posizioni da fare assumere agli sfollati, che fossero adatte ad inquadrature televisive; si sono cercate le lacrime e la disperazione da vendere in nome dell'audience. Si arriva così a vendere la disperazione, la tragedia ed anche la morte. E se non ce n'è abbastanza, la si inventa, la si sbatte in prima pagina e la si mercifica.

Questo ha fatto in particolare quella cartastraccia quotidiana de Il Giornale, che oggi in prima pagina ha messo le foto delle vittime del terremoto in Abruzzo. Ma i morti veri non bastavano al quotidiano di Mario Giordano, ed allora in redazione hanno pensato di doverne inventare altri. Così Roberta Zavarella, sociologa di 35 anni, scamapata alle macerie provocate dal terremoto, è stata "uccisa" dall'informazione in rovina. La sua foto è stata infatti sbattuta sulla prima pagina de Il Giornale nonostante fosse per sua fortuna viva e vegeta. E la malafede de Il Giornale è assicurata dall'epitaffio riportato a pag. 4 del quotidiano, dove si inventano "una sua gigantografia e un cartello con poche semplici parole: ‘Ci mancherai. Ci mancherà il tuo sorriso e la tua semplicità’. L’hanno scritto i suoi amici". L'hanno vista (per fortuna) solo gli sciacalli dell'informazione che scrivono su quel quotidiano, buono nemmeno per incartare il pesce.

A Il Gionale, al suo direttore ed ai suoi giornalisti, non può che andare tutto il mio profondo disprezzo.

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giovedì 9 aprile 2009

L'Abruzzo, meta di turismo elettorale di una politica pornografica

Berlusconi è ormai domiciliato a L'Aquila, dove trascorre le sue giornate tra conferenze stampa e passaggiate con i suoi inseparabili gorilla tra le rovine del capoluogo abruzzese. Casco dei vigili del fuoco sul capo, gioca a fare il soccorritore e si diverte a prendere in giro i bambini aquilani, quando vuol far credere loro di mandarli in vacanza al mare. Non tutti, però. In villeggiatura sulla costa adriatica, vanno solo quelli che non amano il campeggio collettivo organizzato dalla protezione civile.

Non poteva mancare La Russa che si è fatto vedere per le strade dei paesi distrutti dal terremoto del 6 aprile scorso, non avendo resistito alla tentazione di vedere come è fatto un paese fantasma. E non poteva mancare Angelino Alfano, che ha già prenotato la sua visita nei luoghi terremotati. E visto che secondo Berlusconi le tendopoli sono allegri campeggi, dove l'ottimismo deve regnare accompaganato dall'allegria, non poteva mancare la sua valletta preferita: Mara Carfagna, anche lei tra tende e microfoni e giornalisti. E non poteva mancare il leghista Zaia, che spinto dalla curiosità di vedere i popoli indigeni del Sud come se la cavano in casi di emergenza, ha deciso di spingersi al di là delle sponde del Po. E non poteva mancare la Gelmini, che nemmeno questa volta si renderà conto di quanto devastante possa essere tagliare i finanziamenti pubblici a scuole ed università.


E non potranno mancare Fini, Schifani e papa Ratzinger, che hanno già annunciato di voler visitare le rovine aquilane. Ovviamente, come chi li ha preceduti, portandosi dietro un gruppetto di persone fidate, qualche agente delle forze dell'ordine per garantire la loro sicurezza, l'attenzione di un po' di soccorritori che dovranno vigilare sul dove metteranno i piedi e distraendo l'organizzazione dei soccorsi che dovranno predisporre per loro comode passerelle.

L'Abruzzo sta conoscendo uno squallido turismo elettorale. La politica pornografica è in scena a L'Aquila. Nei TG sono già in corso tribune politiche subliminali con altissimi share, che fanno esultare indecentemente i loro conduttori e direttori.
Eccoli i veri sciacalli. Non entrano nelle case distrutte per portare via oggetti. Questi entrano nelle vite di persone disperate, fin nel loro intimo dolore, tra le pieghe delle loro pene, per rubare visibilità e consensi.

P.S.: in questo desolante contesto, un ringraziamento lo si deve rivolgere al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che ai giornalisti che bramosi lo seguivano e fotografavano, ha gentilmente chiesto di "non rompere".

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giovedì 14 agosto 2008

"Ecco un caso di certezza della pena", direbbe qualcuno. Siamo sicuri?

"Ecco un caso di certezza della pena", direbbe qualcuno. Siamo sicuri? Il caso riguarda Alì Juguri, 42enne iracheno. Era stato arrestato in Italia per il aver tentato il furto di un telefono cellulare. Per questo era stato condannato ad un anno e tre mesi di reclusione ed aveva cominciato a scontarlo nel carcere milanese di San Vittore. Per "sfollare" quel carcere sovraffollato, Alì Juguri era stato trasferito nel carcere di Vasto e quindi in quello de L'Aquila.
Alì Juguri ha sempre reclamato la sua innocenza e nonostante in Italia il codice penale preveda la condizionale, per le condanne di incensurati a reclusioni inferiori a due anni, questo signore iracheno è finito in cella. Dopo un processo nel quale era stato assistito da un avvocato d'ufficio, che non deve avere preso molto a cuore la sua vicenda, visto che nessuna misura alternativa è stata prevista per lui.

La storia di Alì Juguri mi è passata molto vicino. Mi ha quasi sfiorato essendo passato Alì, nel carcere della mia città (Vasto) e poi in quello del capoluogo della mia regione (L'Aquila). E mentre era dalle parti in cui vivo, Alì aveva già cominciato uno sciopero della fame, che poi lo ha condotto alla morte. Ma i giornali non si interessano di casi come quello di Alì. C'era da interessarsi dei guai giudiziari del presidente della regione Abruzzo Del Turco, del quale ci si è scandalizzati per il regime di finto isolamento al quale era costretto. Si scriveva delle richieste degli avvocati di Del Turco, di concessione di arresti domiciliari e si intervistavano suoi paesani che sembravano tutti concordi nel ritenerlo innocente.
Alì invece, che non conosceva bene la lingua italiana, non ha trovato alcuna voce che potesse parlare al posto suo. Nessuno si è stracciato le vesti per fargli ottenere quanto in diritto gli spettava. Nessuno che si sia interessato a lui, straniero in Italia per il quale non valgono i diritti. Se sei uno straniero povero in Italia, hai il solo dovere di obbedire alle leggi e di sottometterti alle pulsioni xenofobe dell'opinione pubblica.

E allora cosa poteva fare Alì, se non usare l'unico mezzo di protesta a sua disposizione: il proprio corpo? Lo ha usato, quel suo corpo, fino a consumarlo. Fino a quando il suo corpo non ha cominciato a nutrirsi di se stesso. Fino ad uccidersi. Fino a lasciarsi morire nella più indecente indifferenza di un sistema carcerario, giudiziario, burocratico e politico, che dispensa doveri e concede diritti in base all'etnia, alla religione, alle condizioni personali e sociali.
"Ecco un caso di certezza della pena", direbbe qualcuno. Siamo sicuri? Siamo sicuri che non sia invece, l'ennesimo caso di incertezza della giustizia?

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domenica 20 luglio 2008

Iniziativa di Ecovie per la Costa Teatina

Ecovie mi scrive per segnalare questa importante iniziativa. Un incontro a sostegno della tutela della Costa Teatina, sempre più gravemente minacciata da progetti economici ed industriali devastanti per l'ambiente.
La consapevolezza e la partecipazione dei cittadini, sono i primi e necessari requisiti per efficaci azioni a difesa della Costa Teatina.






Ritorno al futuro

per la Costa Teatina
Domenica 27 luglio ore 19
San Giovanni in Venere (Fossacesia)

Interverranno come relatori:
Maria Rita D'Orsogna - California State University (Northridge)
Antonio Bianco - coordinatore progetto Ecovie
Enzo Giammarino - presidente Ecotur
Pierluigi Francini - amministratore Luigi D'Amico Parrozzo S.A.S.
Carmine Rabottini - presidente cantina CCDD Tollo
Davide Di Pilato - sindaco Quadri e presidente Comunita' Montana Medio Sangro
Enrico Di Giuseppantonio -
Fabrizio Di Stefano - senatore Pdl
Giovanni Legnini - senatore Pd

Modera: Roberta Mancinelli - giornalista

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mercoledì 16 luglio 2008

Le conseguenze dell'arresto di Del Turco, oltre l'Abruzzo

Sono abruzzese e perciò non posso non percepire tutto il peso politico della vicenda che ha portato agli arresti, il presidente regionale Del Turco ed altri esponenti della giunta regionale, per presunte tangenti e sperpero di denaro pubblico, gestiti dall'interno di un sistema sanitario regionale che lo consente.
Non voglio parlare delle inefficenze del sistema sanitario, presumo pressochè simili ad altre realtà nazionali. Nè voglio dire di quanto ritengo deleterio per le sanità regionali il sistema di cartolarizzazioni, introdotto da Tremonti nel 1999 e che consente di fare affari speculando sulla sanità pubblica (quindi sulla salute dei cittadini). Un sistema che fa tanta acquolina, che pare che al banchetto abbiano partecipato esponenti del centrodestra e del centrosinistra.

Sarei tentato di unirmi al coro giustizialista, non fosse altro che Del Turco fino ad oggi ha assunto atteggiamenti simil-despotici (vedi, tanto per fare un esempio, la questione centro oli di Ortona). Ma non sono mai stato un forcaiolo e non comincerò ora. Credo che la magistratura, se verrà lasciata lavorare, saprà dare le giuste risposte. Per ora, Del Turco & co. sono "solo" accusati di avere contribuito pesantemente ed in maniera illegale a mandare la sanità abruzzese in bancarotta. Per ora, non sono colpevoli e non sono innocenti. E' perciò sbagliato avere atteggiamenti forcaioli. E' altrettanto sbagliato difendere nel merito gli indagati. Specie quando lo si fa per mantere posizioni di privilegio.

Ed invece il mondo politico, quasi senza distinzioni ed in misura maggiore con i maggiori partiti politici (PdL e PD), fanno a gara di solidarietà nei confronti di Del Turco e dei componenti della giunta regionale arrestati. Non si tratta di sola solidarietà umana (che in questo caso può anche starci), ma di solidarietà politica e di conseguenti accuse alla magistratura, per le misure assunte che si presumono eccessive.
L'occasione si è rilevata proprizia al Presidente del Consiglio ed ai suoi adepti, per muovere un nuovo attacco alla magistraura, e per chiamare l'opposizione ad unirsi al crociata contro i giudici che lavorerebbero con l'unico obiettivo di intervenire nel quadro politico.

Il livello dello scontro tra politica e magistraura rischia di alzarsi, in uno scenario nel quale l'attuale politica istituzionale vorrebbe relegare il potere giuridico entro confini ben definiti. A debita distanza dal potere politico che si vorrebbe fosse legittimato esclusivamente dal popolo, da cui ha ricevuto il mandato a governare e che perciò dovrebbe essere libero da qualsiasi intralcio.
Il rischio è quello di vedere il peso di un potere (quello esecutivo), non bilanciato da adeguati contrappesi, costituiti da altri poteri autonomi.

Al di là della caso giudiziario, che non voglio per ora di commentare, visto che le notizie si rincorrono tra dichiarazioni di diversa natura e senza che Del Turco sia stato nemmeno interrogato, credo che questa vicenda farà segnare un passo avanti nello scontro già in atto tra politica e magistraura, che ha già prodotto per ora oscenità legislative come il "lodo Alfano" ed il "blocca processi".
Il rischio è il tentativo, da parte di questo potere politico, di sferrare un duro colpo allo stato di diritto.

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martedì 24 giugno 2008

Postilli Riccio, l'ultima spiaggia

Da Ecovie ricevo e pubblico volentieri, il comunicato di seguito. Da tempo ormai l'Abruzzo, Regione Verde d'Europa, è minacciata da progetti industriali devastanti per il territorio (centro oli; perforazioni petrolifere; termovalorizzatori). Difendere il territorio da uno sviluppo industriale che mette in pericolo l'ambiente e la salute dei cittadini, innanzitutto attraverso l'informazione e la partecipazione, è oggi prioritario.



Cari amici,
di seguito il riferimento ad un video che fa il punto sul progetto Postilli-Riccio: un'autostrada sul mare pronta a cancellare l'ultimo tratto incontaminato di mare abruzzese.

L'ennesimo piano sbagliato per una costa di ben altro valore, l'ennesima smania di cemento, l'ultimo grido d'allarme lanciato da chi conosce il territorio, lo vive e lo ama.
A voi "Postilli Riccio, l'ultima spiaggia" a cura del Comitato per la tutela della Costa Teatina e tanti altri ancora...






Un abbraccio e a presto,
Roberta Mancinelli

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martedì 10 giugno 2008

AAA: politici mediocri cercano inceneritore di rifiuti!

Probabilmente il colore verde a qualcuno in Abruzzo proprio non deve piacere. Non mi riferisco al verde sfoggiato in ogni occasione dalla Lega Nord. Parlo molto più semplicemente, del verde come colore simbolo della natura, della tutela ambientale, del rispetto del territorio e del suo habitat naturale. Perchè? Perchè sembra che gli amministratori abruzzesi, dal presidente regionale Del Turco ai sindaci dei comuni più piccoli, facciano a gara a chi peggio e più violentemente riesca ad impattare sull'ambiente.
In questi giorni la sezione abruzzese del club degli "incoscienti ecologici" (ma coscienti dei profitti), arruola il sindaco di Cupello, Angelo Pollutri che ha chiesto alla regione di individuare nel territorio del suo comune uno dei tre inceneritori previsti dal nuovo Piano Regionale Rifiuti.
Dopo la turbogas di Gissi, il progetto Centro Oli ad Ortona, le piattaforme petrolifere a Vasto, già una megadiscarica a Cupello, ora il tentativo di impiantare un inceneritore. Tutto a pochi chilometri di distanza tra loro, e tutti a ridosso o all'interno del neonato Parco Nazionale della Costa Teatina. Tutti insistenti in un'area della Regione Abruzzo, caratterizzata da un turismo e dai prodotti tipici agricoli, che sono due pilastri dell'economia della zona.
Tralascio il problema delle nanoparticelle che un inceneritore emette nell'aria in grandi quantità. Lascio da parte il discorso delle patologie causate dal vivere nei pressi di un inceneritore. Non voglio considerare in questo caso, che i veleni emessi dall'incenerimento dei rifiuti, entrano nella catena alimentare con tutti i danni immaginabili per la salute umana. Lascio da parte tutte queste considerazioni che non potrebbero scalfire i pensieri degli amministratori locali, rinchiusi nello stretto recinto del tornaconto economico.
Ma anche su questo fronte, il sindaco di Cupello e gli altri amministratori locali che con la loro approvazione o anche con il silenzio appoggiano la sciagurata idea di Angelo Pollutri, dimostrano la loro poca lungimiranza. Infatti è ormai dimostrato che un inceneritore non è economicamente conveniente, se non grazie alla truffa italiana del CIP6, che finanzia questi impianti a discapito delle energie rinnovabili. Tanto che nel resto del mondo, USA compresi, gli inceneritori non vengono più costruiti da anni, mentre si privilegia la raccolta differenziata, premessa per un corretto riciclaggio dei rifiuti, che consente di recuperare oltre 4 milioni di kilocalorie per ogni tonnellata di rifiuti, contro i poco più di 1 milione dell'incenerimento.
L'antieconomicità dell'incenerimento dei rifiuti, c'è lo sta dimostrando soprattutto in quest'ultimo periodo la Germania, dove vengono inviate (a caro prezzo per l'Italia) le ecoballe campane che contengono rifiuti tal quale. Negli impianti tedeschi i rifiuti nostrani vengono separati e riciclati, per essere trasformati in materia prima secondaria e come tali venduti.
In questo modo in Germania ci si permette un doppio guadagno immediato, un notevole risparmio energetico, meno costi di materia prima, minore sfruttamento delle risorse ... più salute e ambiente più pulito.
Ora prendete l'elenco dei vantaggi tedeschi appena elencati, ribaltateli ed otterrete gli svantaggi per il territorio, nel caso si permettesse la costruzione di un inceneritore. E poi provate ad usare questo metodo, per valutare le capacità politiche dei nostri amministratori: credete di poter concedere un giudizio superiore al mediocre?

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venerdì 28 marzo 2008

Altre piattaforme al largo di Ortona. Vogliono estrarre petrolio e lasciare inquinamento.

Il Centro Oli che l'Eni vorrebbe impiantare ad Ortona, praticamente uguale a quello già da anni in funzione a Viggiano, con i danni che i cittadini di quel territorio subiscono e raccontano, è stato per il momento fermato. Almeno fino al 31 dicembre prossimo.
E' stato fermato per ora il petrolchimico, ma si nota l'intensificarsi delle estrazioni petrolifere, specie in mare. Proprio al largo di Ortona, sono partite le estrazioni di petrolio, con piattaforme semisommergibili. Ed ora solo al largo di Ortona se ne contano 7 di piattaforme.

Nuove fonti di inquinamento si vanno ad aggiungere, come spiega la professoressa dell'Università dello stato della California, Maria Rita D'Orsogna nel suo blog, dovute alla normale attività estrattiva. Sostanze inquinanti delle quali la normale attività di estrazione non può fare a meno di utilizzare e la cui composizione chimica, è guarda caso segreta.
Così come è apparso evidente che dietro la sospenzione delle attività di realizzazione del petrolchimico dell'Eni, vi erano motivazione elettorali, altrettanto evidente è la scelta politica di ridurre l'Abruzzo a regione da sfruttare energeticamente.
Non è un caso che al largo della costa abruzzere già da tempo di estragga petrolio e gas e che le intenzioni vadano verso l'incremento della produzione, oltre che nella realizzazione di nuovi e devastanti progetti (vedi articolo de L'Espresso).
Una scelta politica silenziosa, strisciante e meschina che ridurrà quella che oggi è chiamata Regione Verde d'Europa, a regione colonizzata. Perchè le risorse energetiche estratte faranno i profitti dei colonizzatori come l'Eni, mentre quando non sarà più conveniente lo sfruttamento del territorio, lo abbandoneranno lasciandosi alle spalle aree ridotte a deserti. Lasceranno cioè in eredità agli abitanti, terre dove non sarà più possibile fare alcuna attività e dove gli unici dati in incremento, saranno quelli relativi a malattie ed inquinamento.


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lunedì 17 marzo 2008

Quel polipone di don Calogero Marollo vuol colpire ancora ...

[dal blog semidiceviprima, ricevo questa ottima segnalazione. Uno scoop non smentibile, che sono lieto di pubblicare]

SEMPRE a FRECA’ E STRILLA’?

Di C.I.A. non c’è una sola. C’è anche una C.I.A. Consorzio Imprese Abruzzesi che è un Consorzio con attività esterna con sede ad Ortona. Ha come oggetto sociale l’acquisizione di lavori e forniture nel settore dell’energia e si prefigge lo scopo di creare una struttura dinamica in grado di offrire servizi globali in relazione agli investimenti che la società Eni divisione Agip e’ in procinto di sviluppare nel Centro Sud d’Italia ex settore DORT ORPR etc.

In altri termini: anche il Centro Oli!! La costituzione è lontana ,il 2002;il Fondo consortile è modesto: € 10.000. Ma indovinate chi c’è tra le imprese componenti il consorzio(sono 10 in totale)? La SMI e la Marrollo Costruzioni. E sapete chi c’è tra gli amministratori? Come Vice Presidente Canci Francesco Paolo,fido di Calogero Marrollo; come consigliere lo stesso Calogero Marrollo. Cioè l’ineffabile Presidente della Confidustria Abruzzese che si è molto risentito della perimetrazione della costa teatina. Forse qualche piccola ragione può avanzarla. Lui esterna come Presidente della Confindustria. Ma non sarà che alza la voce perché - alla faccia dei codici etici di Confindustria - ci sono SUOI affari che vengono meno? Come BuySell insegna, lui non si fa mancare niente. SEMPRE a FRECA’ E STRILLA’?

P.S.: sull’ultimo numero dell’Espresso nel servizio sui finanziamenti ai partiti per il 2006 e 2007, a parte le generose dotazioni di Toto, non può sfuggire che Bluserena SpA Montesilvano (PE) ha finanziato mezzo mondo politico abruzzese (ex DS e ex Margherita,in primis). Voi direte che c’è di strano? Credo che i Maresca di Bluserena SpA abbiano anche corposi interessi nella sanità abruzzese…




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venerdì 14 marzo 2008

Marrollo contro i vincoli naturalistici sul Parco Nazionale della Costa Teatina



[Vasto (CH) - Punta Aderci Uno degli scorci più belli del Parco Nazionale della Costa Teatina]

E' dovuto solo passare un po' di tempo. Solo pochi giorni e le prime, dure critiche alla legge regionale che ha sospeso, fino al 31 dicembre 2008, ogni rilascio di autorizzazioni a costruire nuovi insediamenti industriali insalubri di prima classe, sono puntualmente arrivate.
A dire il vero, c'era da aspettarsi anche da chi potessero arrivare. Da chi ha maggiori interessi anche all'insediamento del Centro Oli dell'Eni: la parte padronale. Infatti, la legge regionale sospende di fatto anche ogni iniziativa intesa a costruire il petrolchimico.

Ed in particolare, ad attaccare la legge regionale è, manco a dirlo Calogero Riccardo Marrollo, presidente di Confindustria Abruzzo.
In sostanza Marrollo dice che la legge blocca lo sviluppo della regione. Poichè di fatto sono sospese le autorizzazioni per l’insediamento di nuove industrie insalubri classificate di prima classe, c'è da chiedersi cosa intenda per sviluppo Marrollo e l'Associazione da lui presieduta.
Evidentemente, come ci hanno abituato gli industriali, per sviluppo deve intendersi incremento del profitto, nel modo più facile e più rapido. Che questo sviluppo passi per la distruzione di un territorio e per l'azzeramento del diritto alla salute dei cittadini, poco importa.
E' evidente anche, che oltre al modello di sviluppo finora adottato, chi detiene le redini del sistema produttivo non ha voglia di andare. Un sistema produttivo che sfrutta fino ad esaurirla, ogni risorsa disponibile.
Solo ragionando con la logica padronale, si possono considerare dannosi dei limiti imposti per legge, con il fine di proteggere un'area di elevato pregio ambientale, come quello del Parco Nazionale della Costa Teatina.


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lunedì 10 marzo 2008

Neocolonialismo dell'Eni

Nella puntata di Annozero del 6 marzo scorso, è andato in onda un reportage sul petrolio lucano. Più precisamente, sull'utilizzo che l'Eni ne sta facendo di quel petrolio.
In estrema sintesi, l'Eni è arrivata in Basilicata, ha trivellato il territorio con centinaia di pozzi per l'estrazione del prezioso minerale, ha impiantato a Viggiano un Centro oli, dove esegue la prima lavorazione del petrolio.
Per l'utilizzo di quel petrolio, l'Eni paga agli enti locali lucani, delle cosiddette royalties, cioè sborsa un tot per ogni barile estratto.
La Regione Basilicata, percepisce annualmente diversi milioni di euro dall'Eni, che ovviamente vanno a rimpinguare le casse regionali. Possono per questo ritenersi fortunati i lucani?

Viste le conseguenze di avere l'Eni in casa, la domanda assume la forma retorica e la risposta non può che essere: NO! Non sono affatto fortunati.
Diverse aree della Basilicata, risultano snaturate da trivellazioni che hanno irrimediabilmente danneggiato quei territori. Nei pressi di Viggiano, l'aria risulta praticamente irrespirabile, le emissioni prodotte dalla lavorazione del petrolio hanno contaminato i terreni circostanti e per questo, diverse famiglie hanno perso il proprio lavoro di contadini. Altre sono state costrette (o lo saranno a breve) a lasciare le proprie abitazioni, costruite con decenni di fatiche di lavoratori emigranti.
Intanto l'Eni continua industurbata le proprie attività, occupando nel proprio stabilimento non più di trenta persone, delle quali quasi nessuna del posto.
In estrema sintesi, l'Eni si è insediata in un territorio e ne sta succhiando le risorse. Altre possibili fonti di ricchezza, quali agricoltura, prodotti tipici, turismo, stanno lentamente venendo meno, a causa della distruzione del territorio. A fronte di tutto questo, gli enti locali della Basilicata, percepiscono dall'Eni il 7% dei proventi petroliferi. Inutile stare a valutare se quella è una percentuale alta o meno, perchè prima di tutto bisognerebbe stimare il valore di un territorio, al quale non credo possa essere assegnato un prezzo.
Tutto quanto stanno già vivendo gli amici lucani, è la prospettiva di un futuro che potrebbe toccare anche agli abruzzesi, se sulla costa di Ortona venisse realizzato un centro oli, praticamente identico a quello di Viggiano e sempre di proprietà Eni.
Anche alla regione Abruzzo spetterebbero delle royalties, ma anche in questo basterebbero a risarcire nemmeno una minima parte dello scippo di un territorio dall'elevato pregio naturalistico. Poi, quando tra quindici anni le riserve petrolifere abruzzesi saranno terminate, non resterà che un territorio ridotto ad un colabrodo, terreni contaminati, una costa distrutta ed una popolazione più povera ed ammalata (guarda questo "intervallo"). Mentre l'Eni avrà fatto grandi profitti.
Non so voi, ma io tutto questo lo chiamo colonialismo!

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