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lunedì 29 giugno 2009

Indecente Berlusconi che dice che il terremoto ha dato un contributo all'Abruzzo

A sentire le fonti di governo, L'Aquila non è l'Eden, ma non si sta poi troppo male. Già re Silvio IV aveva definito lo sfollamento dei terremotati verso le località della costa abruzzese, una villeggiatura al mare e le tendopoli le considerava un divertente campeggio primaverile. Erano già quelle parole indegne per un capo di governo. Ma non è bastato al reuccio, che si è lasciato andare in altre esternazioni che superano per indecenza le dichiarazioni post-terremoto che già sembravano al limite. Il ducetto, trasudando arroganza e non conoscendo il senso del pudore, sembra chiedere agli abruzzesi di ringraziare la provvidenza per il terremoto del 6 aprile scorso. All'inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo, che si tengono in questi giorni a Pescara, Berlusconi afferma testuale, che l'Abruzzo è "una regione bellissima che il terremoto ha colpito, ma che ha contribuito anche a far scoprire".

Ci saranno pure stati trecento morti a causa del disastro provocato dal terremoto, ci saranno pure decine e decine di migliaia di sfollati, ci saranno pure migliaia e migliaia di persone che sono rimaste senza lavoro, però ora forse dalla Catalogna fino in Transilvania c'è chi conosce monti, mare e borghi abruzzesi. E questa per Berlusconi, che ama trastullarsi nella sua villa in Sardegna con parco privato omaggiato della generosa compagnia di ninfe a pagamento, sarebbe cosa da non disdegnare. Senza contare che tra un paio di settimane arriveranno a L'Aquila delegazioni dei potenti del mondo, per il G8. Ed allora la visibilità dell'Abruzzo sarà massima. Che culo!

Che culo che abbiamo avuto noi abruzzesi con questo terremoto: il G8 doveva farsi in Sardegna, ma uno scossone di magnitudo 6,3 lo ha spostato in Abruzzo. Che culo, eh?! Anche se, come dice Bertolaso, qualche disagio questo evento lo porterà. Ma che sarà mai, dice SuperGuido visto che "New York, quando c’é l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, è completamente paralizzata per settimane se qui all’Aquila vi sarà qualche limitazione per 48 ore mi auguro che nessuno voglia fare polemiche o critiche". Solo qualche limitazione, dice Bertolaso per gente che sta già vivendo drammatici disagi, tra vita in tenda dove il caldo è insopportabile quando c'è il sole e ci si bagna i piedi quando piove; divieto di assemblee; divieto di volantinaggio; la perdita dei posti di lavoro; l'emergenza acqua a causa del rischio bancarotta della società pubblica che si occupa della rete idrica aquilana. Mentre per Obama si sta allestendo un campo da basket tutto per lui, perchè un potente della Terra, che già è costretto a tre giorni fuori della sua casa presidenziale, mica può rinunciare anche alla propria passione sportiva (sic!).

Poi Obama tornerà negli USA, la Merkel in Germania e Berlusconi tra i sollazzi in Villa Certosa e Palazzo Chigi ad elogiare il decreto Anti-Abruzzo. Agli abruzzesi non rimarrà che un'intelligenza offesa da tanta squallida ipocrisia e quel culo, che rischia di essere preso a calci dall'arroganza dei potenti governatori. Tanto che SuperGuido dice di avere "piena fiducia nelle forze di polizia", tanto per dire che aria si respira. Si può lasciare il nostro futuro nelle mani di questa gente? No. Occorre organizzarsi, manifestare e gridare la nostra voglia di democrazia e libertà reali.

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giovedì 30 aprile 2009

Il governo agli abruzzesi: i soldi per il terremoto ve li diamo tra 20 anni!!!

A copertura del decreto "terremoto" si prevedono 1,152 miliardi di euro per il 2009. Il resto dei finanziamenti é spalmato fino al 2032, mentre a decorrere dal 2033 si prevedono finanziamenti per 2,9 milioni di euro. Fonte ANSA

Capito? Il governo ha emanato un decreto urgente, per finanziamenti spalmati in oltre 20 anni per la ricostruzione delle aree terremotate in Abruzzo! Come dire, agli sfollati dell'aquilano, arrangiatevi nelle tende, nei container (quando e se ci saranno), nelle auto o come vi pare. I soldi per voi non ci sono. Non ora. E quelli disponibili sono già impegnati: per l'acquisto dei caccia statunitensi F-35 Lightning II (13 miliardi); per ripulire i conti tossici delle banche; per fare fronte alle richieste di "soldi veri" avanzate da Confindustria. E per le aree terremotate, gli avanzi. Che saranno dati solo quando i soliti commensali dei ricchi banchetti economici e politici, saranno finalmente sazi.

Per la ricostruzione si può attendere. E se no, si può sempre accettare il progetto berlusconiano di "new town", e la costruzione della L'Aquila a misura di impresa e commercio sarà più rapida. Intanto che si prenderà una decisione, rimangono per i terremotati le loro macerie, le loro strade impraticabili, la loro vecchia vita sociale distrutta ed una nuova coatta, i loro ricordi, i loro disagi e le loro lacrime. E naturalmente le passerelle televisive di Re Silvio da Arcore, che dureranno probabilmente fino a giugno.

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venerdì 10 aprile 2009

Il Giornale "vende" finti morti del terremoto in Abruzzo


Oggi si sono celebrati i funerali per 205 delle 289 vittime dei crolli del terremoto che ha colpito L'Aquila e periferia. Di questo terremoto tanto si è già detto e scritto e molto rimane ancora da dire e scrivere.
Ma si è forse ormai davvero detto e visto troppo di quanti hanno perso un familiare, un amico. Si è detto, scritto e visto forse troppo ormai, di quanti hanno perso una casa ed un pezzo della loro vita. Si è detto, scritto e visto troppo, perchè i media non si sono accontentati di descrivere un dramma. Non è stato tentato di capire una tragedia, personale per le migliaia di vittime del terremoto ed allo stesso tempo collettiva. Non si è cercata umana partecipazione, ma troppo spesso si è scaduti nella pornografia.

Si sono cercate immagini dentro le tende; si sono cercate posizioni da fare assumere agli sfollati, che fossero adatte ad inquadrature televisive; si sono cercate le lacrime e la disperazione da vendere in nome dell'audience. Si arriva così a vendere la disperazione, la tragedia ed anche la morte. E se non ce n'è abbastanza, la si inventa, la si sbatte in prima pagina e la si mercifica.

Questo ha fatto in particolare quella cartastraccia quotidiana de Il Giornale, che oggi in prima pagina ha messo le foto delle vittime del terremoto in Abruzzo. Ma i morti veri non bastavano al quotidiano di Mario Giordano, ed allora in redazione hanno pensato di doverne inventare altri. Così Roberta Zavarella, sociologa di 35 anni, scamapata alle macerie provocate dal terremoto, è stata "uccisa" dall'informazione in rovina. La sua foto è stata infatti sbattuta sulla prima pagina de Il Giornale nonostante fosse per sua fortuna viva e vegeta. E la malafede de Il Giornale è assicurata dall'epitaffio riportato a pag. 4 del quotidiano, dove si inventano "una sua gigantografia e un cartello con poche semplici parole: ‘Ci mancherai. Ci mancherà il tuo sorriso e la tua semplicità’. L’hanno scritto i suoi amici". L'hanno vista (per fortuna) solo gli sciacalli dell'informazione che scrivono su quel quotidiano, buono nemmeno per incartare il pesce.

A Il Gionale, al suo direttore ed ai suoi giornalisti, non può che andare tutto il mio profondo disprezzo.

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giovedì 9 aprile 2009

L'Abruzzo, meta di turismo elettorale di una politica pornografica

Berlusconi è ormai domiciliato a L'Aquila, dove trascorre le sue giornate tra conferenze stampa e passaggiate con i suoi inseparabili gorilla tra le rovine del capoluogo abruzzese. Casco dei vigili del fuoco sul capo, gioca a fare il soccorritore e si diverte a prendere in giro i bambini aquilani, quando vuol far credere loro di mandarli in vacanza al mare. Non tutti, però. In villeggiatura sulla costa adriatica, vanno solo quelli che non amano il campeggio collettivo organizzato dalla protezione civile.

Non poteva mancare La Russa che si è fatto vedere per le strade dei paesi distrutti dal terremoto del 6 aprile scorso, non avendo resistito alla tentazione di vedere come è fatto un paese fantasma. E non poteva mancare Angelino Alfano, che ha già prenotato la sua visita nei luoghi terremotati. E visto che secondo Berlusconi le tendopoli sono allegri campeggi, dove l'ottimismo deve regnare accompaganato dall'allegria, non poteva mancare la sua valletta preferita: Mara Carfagna, anche lei tra tende e microfoni e giornalisti. E non poteva mancare il leghista Zaia, che spinto dalla curiosità di vedere i popoli indigeni del Sud come se la cavano in casi di emergenza, ha deciso di spingersi al di là delle sponde del Po. E non poteva mancare la Gelmini, che nemmeno questa volta si renderà conto di quanto devastante possa essere tagliare i finanziamenti pubblici a scuole ed università.


E non potranno mancare Fini, Schifani e papa Ratzinger, che hanno già annunciato di voler visitare le rovine aquilane. Ovviamente, come chi li ha preceduti, portandosi dietro un gruppetto di persone fidate, qualche agente delle forze dell'ordine per garantire la loro sicurezza, l'attenzione di un po' di soccorritori che dovranno vigilare sul dove metteranno i piedi e distraendo l'organizzazione dei soccorsi che dovranno predisporre per loro comode passerelle.

L'Abruzzo sta conoscendo uno squallido turismo elettorale. La politica pornografica è in scena a L'Aquila. Nei TG sono già in corso tribune politiche subliminali con altissimi share, che fanno esultare indecentemente i loro conduttori e direttori.
Eccoli i veri sciacalli. Non entrano nelle case distrutte per portare via oggetti. Questi entrano nelle vite di persone disperate, fin nel loro intimo dolore, tra le pieghe delle loro pene, per rubare visibilità e consensi.

P.S.: in questo desolante contesto, un ringraziamento lo si deve rivolgere al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che ai giornalisti che bramosi lo seguivano e fotografavano, ha gentilmente chiesto di "non rompere".

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martedì 7 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo: il momento delle polemiche è proprio adesso!

Lunedi mattima mi ha svegliato il letto. Il suo movimento ed il rumore delle sue vibrazioni. Ho aperto gli occhi, il lampadario si muoveva. Mi alzo per andare verso mio figlio, mentre sveglio mia moglie, con equilibrio precario. Poi tutto si ferma. Guardo l'ora e la mia sveglia indica che sono le 3:33. Accendo la TV, per capire dove la scossa sia avvenuta e capisco subito che qualcosa di grosso è successo. Perchè ancora non so dove sia stato l'epicentro, ma la scossa è stata avvertita anche a Roma. Ed io sono rispetto alla capitale, nella parte opposta dell'Italia: sull'Adriatico abruzzese.
Poi le prime immagini ed i primi commenti. E' un'apocalisse a L'Aquila e dintorni. Si parla di due morti, poi di dieci, di venti ... siamo a oltre centocinquanta vittime. Migliaia di sfollati. Case distrutte. Ospedale inagibile.

Il giorno dopo, mentre le immagini si rincorrono, mentre nei "Porta e porta" i Bruno Vespa si accaniscono in modo scurrile fin nell'intimo di persone disperate, si innalzano cori di elogi al proverbiale spirito di solidarietà che contraddistingue il popolo italiano. Si decanta l'innata tenacia degli abruzzesi, che li aiuterà a rialzarsi dalla tragedia. Si fa riferimento all'unità nazionale in un momento di emergenza. Adesso, ci dicono, non è il momento delle polemiche. Ed invece è proprio in questo cazzo di momento che bisogna dire le cose come sono! Quando sennò? Quando tutto sarà dimenticato? Quando, fra qualche anno, gli sfollati saranno a chiedere giustizia da dentro un container, per vedere assolti i responsabili di una strage che poteva essere evitata? Quando ormai la memoria collettiva, notoriamente corta e scientemente distratta, avrà cancellato le immagini di distruzione del terremoto?
La polemica va fatta ora! Le denuncie vanno mosse in questi momenti! Le persone e le cause responsabili di questa tragedia vanno indicati adesso! Intanto i soccorsi sapranno fare comunque il loro grande ed indispensabile lavoro. Gli aiuti potranno e dovranno arrivare alle popolazioni delle zone colpite dal sisma, anche se nel frattempo si chiedono risposte alla domanda: cosa poteva essere fatto e perchè niente è stato fatto?

L'Abruzzo ed in particolare il suo entroterra, è una regione ad elevato rischio sismico. Da tempo nell'aquilano si avvertivano continue scosse telluriche. Un ricercatore aveva avvertito della possibilità del verificarsi di un sisma disastroso. Quell'uomo è stato additato come imbecille e denunciato per procurato allarme. Perchè dicono (e forse è vero) che i terremoti non si possono prevedere. Ma gli avvertimenti di un ricercatore di un istituto accreditato, non possono rimanere inascoltati.
Si poteva, senza genereare panico, tenere in allarme la popolazione ed invece le si è detto che poteva dormire sonni tranquilli. Si potevano verificare preventivamente le abitazioni e le strutture a rischio. Mettere in sicurezza luoghi sensibili. Si potevano preparare le persone ad affrontare le situazioni di emergenza, fare prove di evacuazione e predisporsi preventivamente per l'evenienza.

Si poteva fare. Non si è fatto. Ora si contano i morti e gli sfollati. Si scava con le mani e si fa appello alla solidarietà ed all'unità nazionale. Sarebbe stato meglio notare questi buoni sentimenti operare per mettere in atto misure di prevenzione, anzichè per raccogliere corpi esanimi tra le macerie. Ma non è il momento di fare polemica, dicono. Mentre L'Aquila rischia di essere solo l'immagine di un'Italia che potrà essere.

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