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domenica 20 luglio 2008

Iniziativa di Ecovie per la Costa Teatina

Ecovie mi scrive per segnalare questa importante iniziativa. Un incontro a sostegno della tutela della Costa Teatina, sempre più gravemente minacciata da progetti economici ed industriali devastanti per l'ambiente.
La consapevolezza e la partecipazione dei cittadini, sono i primi e necessari requisiti per efficaci azioni a difesa della Costa Teatina.






Ritorno al futuro

per la Costa Teatina
Domenica 27 luglio ore 19
San Giovanni in Venere (Fossacesia)

Interverranno come relatori:
Maria Rita D'Orsogna - California State University (Northridge)
Antonio Bianco - coordinatore progetto Ecovie
Enzo Giammarino - presidente Ecotur
Pierluigi Francini - amministratore Luigi D'Amico Parrozzo S.A.S.
Carmine Rabottini - presidente cantina CCDD Tollo
Davide Di Pilato - sindaco Quadri e presidente Comunita' Montana Medio Sangro
Enrico Di Giuseppantonio -
Fabrizio Di Stefano - senatore Pdl
Giovanni Legnini - senatore Pd

Modera: Roberta Mancinelli - giornalista

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martedì 24 giugno 2008

Postilli Riccio, l'ultima spiaggia

Da Ecovie ricevo e pubblico volentieri, il comunicato di seguito. Da tempo ormai l'Abruzzo, Regione Verde d'Europa, è minacciata da progetti industriali devastanti per il territorio (centro oli; perforazioni petrolifere; termovalorizzatori). Difendere il territorio da uno sviluppo industriale che mette in pericolo l'ambiente e la salute dei cittadini, innanzitutto attraverso l'informazione e la partecipazione, è oggi prioritario.



Cari amici,
di seguito il riferimento ad un video che fa il punto sul progetto Postilli-Riccio: un'autostrada sul mare pronta a cancellare l'ultimo tratto incontaminato di mare abruzzese.

L'ennesimo piano sbagliato per una costa di ben altro valore, l'ennesima smania di cemento, l'ultimo grido d'allarme lanciato da chi conosce il territorio, lo vive e lo ama.
A voi "Postilli Riccio, l'ultima spiaggia" a cura del Comitato per la tutela della Costa Teatina e tanti altri ancora...






Un abbraccio e a presto,
Roberta Mancinelli

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sabato 5 aprile 2008

La perimetrazione in ambito locale del Parco Nazionale della Costa Teatina. Un appello ai partiti.

[Dalle associazioni sotto elencate, ricevo e pubblico questo comunicato stampa, al quale questo blog aderisce con convinzione]

1. Siamo giunti ormai, a Vasto come negli altri comuni interessati, alla vigilia dell’ultimo passo, quello decisivo, per la costituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina: l’individuazione del perimetro, la cosiddetta perimetrazione.
La legge[1] stabilisce che i parchi nazionali siano delimitati “sentita la Regione”. E la Regione Abruzzo una sua proposta l’ha formulata: il Parco Nazionale dovrebbe interessare tutta la fascia costiera compresa tra il tracciato dell’autostrada A14 e il mare; ma ha altresì ritenuto di lasciare la decisione ultima ai Comuni. Il Comune di Vasto, a seguito di una risoluzione approvata nel Consiglio Comunale dello scorso 7 Marzo, si è impegnato a decidere, per la parte compresa nel suo territorio, solo dopo aver consultato la popolazione.
A questo passo l’opinione pubblica, e lo stesso ceto politico locale, rischiano di giungere completamente impreparati. La pubblica opinione per essere stata, nei sette anni dall’istituzione del Parco ad oggi[2], scarsamente informata; il ceto politico locale, per non averci mai creduto veramente.

2. Ci spieghiamo meglio. A Vasto, e lungo la costa teatina, esistono già 5 Riserve Regionali, denominate nell’insieme come Sistema delle Aree Protette della Costa Teatina[3]. Esso riguarda una parte della fascia costiera, importante ma localizzata; e lascia impregiudicato tutto il resto. Ecco, un parco nazionale è qualcosa di profondamente diverso.
La legge italiana prevede per un parco nazionale l’istituzione di un Ente Parco, l’approvazione di un Piano del parco, di un Regolamento del parco, di un Piano economico e sociale; inoltre la possibilità di accedere ai fondi speciali statali ed europei, etc… Con l’istituzione di un parco nazionale non si perimetra in Italia semplicemente uno spazio geografico o un territorio. Si fa qualcosa di molto diverso e di molto più complesso e impegnativo: si individua e si regola un intero ambito locale all’interno di un progetto di interesse nazionale che lo riguarda nel suo insieme. Esso, proprio per questo, non è né può essere un progetto di sola conservazione, ma oltre che di conservazione, anche un progetto economico e sociale, insomma un progetto di sviluppo compatibile. In un parco nazionale la contrapposizione tra sviluppo e difesa dell’ambiente perde di senso. Nelle parole di uno dei maggiori esperti del settore: “L’istituzione di un parco naturale è un progetto locale. È una relazione che si stabilisce tra società locale e società nazionale sullo sfondo, appunto, di un progetto locale: una immagine dell’evoluzione dell’economia locale […] Gli obiettivi della conservazione e dello sviluppo locale saranno raggiunti soltanto se l’intero sistema di regolazione del territorio del parco sarà coerentemente orientato al loro raggiungimento” [4].
Ma questo è esattamente il contrario di quanto localmente si è fatto per decenni, e si continua a fare tuttora. Se una logica c’è stata nello sviluppo che dal dopoguerra ha interessato l’intera fascia costiera, essa è stata quella di ritenere che, in definitiva, tutto sia compatibile con tutto. La massima possibile incoerenza. Questa non è più accettabile.

3. Il Parco Nazionale, certamente, pone dei vincoli. Ma può rappresentare per il nostro territorio una straordinaria opportunità, posto che la si sappia cogliere: vale a dire che si faccia presto, e che ci si creda per davvero. Altrimenti, se dovesse essere recepito per così dire a metà, potrebbe anche trasformarsi in un pericolo, aggravando la confusione e l’attuale paradossale convivenza degli opposti. Per questo la sua istituzione dovrebbe segnare un cambiamento di prospettiva nella percezione dei valori e delle esigenze di regolazione del nostro territorio, a cominciare dal ceto politico. Non sappiamo fino a che punto i partiti politici locali se ne rendano conto.
In ogni caso crediamo sia necessario che essi si pronunzino prima che si tengano i previsti incontri con la popolazione, così da giungere ad una pubblica discussione la più ampia e consapevole possibile.
E’ quanto chiediamo loro in considerazione del bene comune della città.



Vasto, il 5 Aprile 2008


Associazione civica “Porta Nuova” – Vasto
ARCI Provinciale – Chieti
Il cineocchio – Vasto
Lega Ambiente – Vasto
Libera Associazione Barbarica – Vasto
Società Operaia di Mutuo Soccorso – Vasto
Vastesi.com
WWF Provinciale – Chieti


[1] L’art. 8 della Legge 394/91 (Legge quadro sulle aree protette).
[2] Ad opera dell’art. 8, comma 3, Legge 23 marzo 2001, n. 93 "Disposizioni in campo ambientale".
[3] Istituito dalla Legge Regionale 30 Marzo 2007, n° 5 “Disposizioni urgenti per la tutela e la valorizzazione della Costa Teatina”.
[4] Antonio Calafati, Conservazione e sviluppo locale nei parchi naturali: un’agenda di ricerca, Università degli Studi di Ancona – Dipartimento di Economia, Quaderni di Ricerca n. 173 - Settembre 2002.

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lunedì 17 marzo 2008

Quel polipone di don Calogero Marollo vuol colpire ancora ...

[dal blog semidiceviprima, ricevo questa ottima segnalazione. Uno scoop non smentibile, che sono lieto di pubblicare]

SEMPRE a FRECA’ E STRILLA’?

Di C.I.A. non c’è una sola. C’è anche una C.I.A. Consorzio Imprese Abruzzesi che è un Consorzio con attività esterna con sede ad Ortona. Ha come oggetto sociale l’acquisizione di lavori e forniture nel settore dell’energia e si prefigge lo scopo di creare una struttura dinamica in grado di offrire servizi globali in relazione agli investimenti che la società Eni divisione Agip e’ in procinto di sviluppare nel Centro Sud d’Italia ex settore DORT ORPR etc.

In altri termini: anche il Centro Oli!! La costituzione è lontana ,il 2002;il Fondo consortile è modesto: € 10.000. Ma indovinate chi c’è tra le imprese componenti il consorzio(sono 10 in totale)? La SMI e la Marrollo Costruzioni. E sapete chi c’è tra gli amministratori? Come Vice Presidente Canci Francesco Paolo,fido di Calogero Marrollo; come consigliere lo stesso Calogero Marrollo. Cioè l’ineffabile Presidente della Confidustria Abruzzese che si è molto risentito della perimetrazione della costa teatina. Forse qualche piccola ragione può avanzarla. Lui esterna come Presidente della Confindustria. Ma non sarà che alza la voce perché - alla faccia dei codici etici di Confindustria - ci sono SUOI affari che vengono meno? Come BuySell insegna, lui non si fa mancare niente. SEMPRE a FRECA’ E STRILLA’?

P.S.: sull’ultimo numero dell’Espresso nel servizio sui finanziamenti ai partiti per il 2006 e 2007, a parte le generose dotazioni di Toto, non può sfuggire che Bluserena SpA Montesilvano (PE) ha finanziato mezzo mondo politico abruzzese (ex DS e ex Margherita,in primis). Voi direte che c’è di strano? Credo che i Maresca di Bluserena SpA abbiano anche corposi interessi nella sanità abruzzese…




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venerdì 14 marzo 2008

Marrollo contro i vincoli naturalistici sul Parco Nazionale della Costa Teatina



[Vasto (CH) - Punta Aderci Uno degli scorci più belli del Parco Nazionale della Costa Teatina]

E' dovuto solo passare un po' di tempo. Solo pochi giorni e le prime, dure critiche alla legge regionale che ha sospeso, fino al 31 dicembre 2008, ogni rilascio di autorizzazioni a costruire nuovi insediamenti industriali insalubri di prima classe, sono puntualmente arrivate.
A dire il vero, c'era da aspettarsi anche da chi potessero arrivare. Da chi ha maggiori interessi anche all'insediamento del Centro Oli dell'Eni: la parte padronale. Infatti, la legge regionale sospende di fatto anche ogni iniziativa intesa a costruire il petrolchimico.

Ed in particolare, ad attaccare la legge regionale è, manco a dirlo Calogero Riccardo Marrollo, presidente di Confindustria Abruzzo.
In sostanza Marrollo dice che la legge blocca lo sviluppo della regione. Poichè di fatto sono sospese le autorizzazioni per l’insediamento di nuove industrie insalubri classificate di prima classe, c'è da chiedersi cosa intenda per sviluppo Marrollo e l'Associazione da lui presieduta.
Evidentemente, come ci hanno abituato gli industriali, per sviluppo deve intendersi incremento del profitto, nel modo più facile e più rapido. Che questo sviluppo passi per la distruzione di un territorio e per l'azzeramento del diritto alla salute dei cittadini, poco importa.
E' evidente anche, che oltre al modello di sviluppo finora adottato, chi detiene le redini del sistema produttivo non ha voglia di andare. Un sistema produttivo che sfrutta fino ad esaurirla, ogni risorsa disponibile.
Solo ragionando con la logica padronale, si possono considerare dannosi dei limiti imposti per legge, con il fine di proteggere un'area di elevato pregio ambientale, come quello del Parco Nazionale della Costa Teatina.


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lunedì 10 marzo 2008

Neocolonialismo dell'Eni

Nella puntata di Annozero del 6 marzo scorso, è andato in onda un reportage sul petrolio lucano. Più precisamente, sull'utilizzo che l'Eni ne sta facendo di quel petrolio.
In estrema sintesi, l'Eni è arrivata in Basilicata, ha trivellato il territorio con centinaia di pozzi per l'estrazione del prezioso minerale, ha impiantato a Viggiano un Centro oli, dove esegue la prima lavorazione del petrolio.
Per l'utilizzo di quel petrolio, l'Eni paga agli enti locali lucani, delle cosiddette royalties, cioè sborsa un tot per ogni barile estratto.
La Regione Basilicata, percepisce annualmente diversi milioni di euro dall'Eni, che ovviamente vanno a rimpinguare le casse regionali. Possono per questo ritenersi fortunati i lucani?

Viste le conseguenze di avere l'Eni in casa, la domanda assume la forma retorica e la risposta non può che essere: NO! Non sono affatto fortunati.
Diverse aree della Basilicata, risultano snaturate da trivellazioni che hanno irrimediabilmente danneggiato quei territori. Nei pressi di Viggiano, l'aria risulta praticamente irrespirabile, le emissioni prodotte dalla lavorazione del petrolio hanno contaminato i terreni circostanti e per questo, diverse famiglie hanno perso il proprio lavoro di contadini. Altre sono state costrette (o lo saranno a breve) a lasciare le proprie abitazioni, costruite con decenni di fatiche di lavoratori emigranti.
Intanto l'Eni continua industurbata le proprie attività, occupando nel proprio stabilimento non più di trenta persone, delle quali quasi nessuna del posto.
In estrema sintesi, l'Eni si è insediata in un territorio e ne sta succhiando le risorse. Altre possibili fonti di ricchezza, quali agricoltura, prodotti tipici, turismo, stanno lentamente venendo meno, a causa della distruzione del territorio. A fronte di tutto questo, gli enti locali della Basilicata, percepiscono dall'Eni il 7% dei proventi petroliferi. Inutile stare a valutare se quella è una percentuale alta o meno, perchè prima di tutto bisognerebbe stimare il valore di un territorio, al quale non credo possa essere assegnato un prezzo.
Tutto quanto stanno già vivendo gli amici lucani, è la prospettiva di un futuro che potrebbe toccare anche agli abruzzesi, se sulla costa di Ortona venisse realizzato un centro oli, praticamente identico a quello di Viggiano e sempre di proprietà Eni.
Anche alla regione Abruzzo spetterebbero delle royalties, ma anche in questo basterebbero a risarcire nemmeno una minima parte dello scippo di un territorio dall'elevato pregio naturalistico. Poi, quando tra quindici anni le riserve petrolifere abruzzesi saranno terminate, non resterà che un territorio ridotto ad un colabrodo, terreni contaminati, una costa distrutta ed una popolazione più povera ed ammalata (guarda questo "intervallo"). Mentre l'Eni avrà fatto grandi profitti.
Non so voi, ma io tutto questo lo chiamo colonialismo!

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giovedì 6 marzo 2008

Parco Nazionale della Costa Teatina: una scelta dal basso



(Da Fabio Smargiassi, consigliere comunale del PRC, ricevo il seguente comunicato)

La discussione sul parco nazionale della costa teatina sbarca in consiglio comunale. Le Amministrazioni Comunali della Costa sono chiamati a esprimere il loro parere sulla perimetrazione futura del Parco.
Il circolo di Rifondazione Comunista di Vasto ribadisce la totale convergenza con i confini proposti dalla Regione Abruzzo che con intelligenza li ha tracciati sino all'A 14 inglobando la maggior parte del territorio di Vasto. Al contrario delle maggiori forze politiche che gridano all' "ingessamento del territorio", noi crediamo che questo porterà un'importante opportunità di sviluppo, permettendo un consistente flusso di finanziamenti europei verso progetti orientati a politiche di valorizzazione del territorio.

Con coerenza intellettuale e politica crediamo però nella partecipazione attiva dei cittadini vastesi.
Così come avrebbero avuto il diritto di esprimersi sull'ampliamento o meno del porto commerciale e turistico, dovrebbero essere consultati anche su questo argomento portando al centro della discussione politica le opportunità del Parco e il nuovo volto di una città sino ad oggi politicamente ambigua sulle scelte di sviluppo.
Nè si possono ignorare tutte quelle associazioni e singoli cittadini che con il loro costante impegno hanno portato a risultati, sin'ora solo sulla carta, quali Il Sistema delle Aree Protette della Costa Teatina con la neo Riserva (gia SIC) Dune di Vasto Marina e la Riserva Naturale di Casarsa.
Come PRC attiveremo al più presto incontri nei quartieri.
Crediamo nella partecipazione di tutti e siamo convinti delle nostre posizioni politiche e di poter avere un positivo riscontro dalla cittadinanza.

Il Circolo PRC "Sante Petrocelli" di Vasto


Sulle enormi potenzialità della Parco Nazionale della Costa Teatina, non credo possano essere avanzati ragionevoli dubbi. Ma quelle stesse enormi potenzialità, sono state già in parte intaccate da scelte politiche che non hanno di certo favorito la tutela della costa. Ultimo esempio, le cui responsabilità politiche ricadono anche sul PRC di Vasto, è stata l'approvazione data alla ditta Molino, per nuove colate di cemento proprio su una zona SIC alla Marina di Vasto. Ed intanto nuove minacce alla conservazione del territorio, arrivano ad esempio dal progetto di raddoppio del porto di Punta Penna e dall'implementazione degli stoccaggi di sostanze pericolose, da parte della Fox Petroli, il cui stabilimento è ubicato a ridosso del mare, praticamente nella riseva naturale di Punta Aderci.
Non si può non constatare come la politica abbia fatto - e stia facendo - la sua parte, per compromettere irrimediabilmente la salute di un territorio tra i più belli in Abruzzo.
In questo quadro, una piena, consapevole, democratica ed incisiva partecipazione popolare, non può che vedermi favorevole.
Speriamo solo che alle buone intenzioni, almeno questa volta corrispondano fatti concreti.

P.S.: nella foto, uno scorcio della riserva naturale di Punta Aderci di Vasto. Una delle aree costiere più belle d'Abruzzo.

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