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venerdì 28 marzo 2008

Altre piattaforme al largo di Ortona. Vogliono estrarre petrolio e lasciare inquinamento.

Il Centro Oli che l'Eni vorrebbe impiantare ad Ortona, praticamente uguale a quello già da anni in funzione a Viggiano, con i danni che i cittadini di quel territorio subiscono e raccontano, è stato per il momento fermato. Almeno fino al 31 dicembre prossimo.
E' stato fermato per ora il petrolchimico, ma si nota l'intensificarsi delle estrazioni petrolifere, specie in mare. Proprio al largo di Ortona, sono partite le estrazioni di petrolio, con piattaforme semisommergibili. Ed ora solo al largo di Ortona se ne contano 7 di piattaforme.

Nuove fonti di inquinamento si vanno ad aggiungere, come spiega la professoressa dell'Università dello stato della California, Maria Rita D'Orsogna nel suo blog, dovute alla normale attività estrattiva. Sostanze inquinanti delle quali la normale attività di estrazione non può fare a meno di utilizzare e la cui composizione chimica, è guarda caso segreta.
Così come è apparso evidente che dietro la sospenzione delle attività di realizzazione del petrolchimico dell'Eni, vi erano motivazione elettorali, altrettanto evidente è la scelta politica di ridurre l'Abruzzo a regione da sfruttare energeticamente.
Non è un caso che al largo della costa abruzzere già da tempo di estragga petrolio e gas e che le intenzioni vadano verso l'incremento della produzione, oltre che nella realizzazione di nuovi e devastanti progetti (vedi articolo de L'Espresso).
Una scelta politica silenziosa, strisciante e meschina che ridurrà quella che oggi è chiamata Regione Verde d'Europa, a regione colonizzata. Perchè le risorse energetiche estratte faranno i profitti dei colonizzatori come l'Eni, mentre quando non sarà più conveniente lo sfruttamento del territorio, lo abbandoneranno lasciandosi alle spalle aree ridotte a deserti. Lasceranno cioè in eredità agli abitanti, terre dove non sarà più possibile fare alcuna attività e dove gli unici dati in incremento, saranno quelli relativi a malattie ed inquinamento.


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lunedì 17 marzo 2008

Quel polipone di don Calogero Marollo vuol colpire ancora ...

[dal blog semidiceviprima, ricevo questa ottima segnalazione. Uno scoop non smentibile, che sono lieto di pubblicare]

SEMPRE a FRECA’ E STRILLA’?

Di C.I.A. non c’è una sola. C’è anche una C.I.A. Consorzio Imprese Abruzzesi che è un Consorzio con attività esterna con sede ad Ortona. Ha come oggetto sociale l’acquisizione di lavori e forniture nel settore dell’energia e si prefigge lo scopo di creare una struttura dinamica in grado di offrire servizi globali in relazione agli investimenti che la società Eni divisione Agip e’ in procinto di sviluppare nel Centro Sud d’Italia ex settore DORT ORPR etc.

In altri termini: anche il Centro Oli!! La costituzione è lontana ,il 2002;il Fondo consortile è modesto: € 10.000. Ma indovinate chi c’è tra le imprese componenti il consorzio(sono 10 in totale)? La SMI e la Marrollo Costruzioni. E sapete chi c’è tra gli amministratori? Come Vice Presidente Canci Francesco Paolo,fido di Calogero Marrollo; come consigliere lo stesso Calogero Marrollo. Cioè l’ineffabile Presidente della Confidustria Abruzzese che si è molto risentito della perimetrazione della costa teatina. Forse qualche piccola ragione può avanzarla. Lui esterna come Presidente della Confindustria. Ma non sarà che alza la voce perché - alla faccia dei codici etici di Confindustria - ci sono SUOI affari che vengono meno? Come BuySell insegna, lui non si fa mancare niente. SEMPRE a FRECA’ E STRILLA’?

P.S.: sull’ultimo numero dell’Espresso nel servizio sui finanziamenti ai partiti per il 2006 e 2007, a parte le generose dotazioni di Toto, non può sfuggire che Bluserena SpA Montesilvano (PE) ha finanziato mezzo mondo politico abruzzese (ex DS e ex Margherita,in primis). Voi direte che c’è di strano? Credo che i Maresca di Bluserena SpA abbiano anche corposi interessi nella sanità abruzzese…




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venerdì 14 marzo 2008

Marrollo contro i vincoli naturalistici sul Parco Nazionale della Costa Teatina



[Vasto (CH) - Punta Aderci Uno degli scorci più belli del Parco Nazionale della Costa Teatina]

E' dovuto solo passare un po' di tempo. Solo pochi giorni e le prime, dure critiche alla legge regionale che ha sospeso, fino al 31 dicembre 2008, ogni rilascio di autorizzazioni a costruire nuovi insediamenti industriali insalubri di prima classe, sono puntualmente arrivate.
A dire il vero, c'era da aspettarsi anche da chi potessero arrivare. Da chi ha maggiori interessi anche all'insediamento del Centro Oli dell'Eni: la parte padronale. Infatti, la legge regionale sospende di fatto anche ogni iniziativa intesa a costruire il petrolchimico.

Ed in particolare, ad attaccare la legge regionale è, manco a dirlo Calogero Riccardo Marrollo, presidente di Confindustria Abruzzo.
In sostanza Marrollo dice che la legge blocca lo sviluppo della regione. Poichè di fatto sono sospese le autorizzazioni per l’insediamento di nuove industrie insalubri classificate di prima classe, c'è da chiedersi cosa intenda per sviluppo Marrollo e l'Associazione da lui presieduta.
Evidentemente, come ci hanno abituato gli industriali, per sviluppo deve intendersi incremento del profitto, nel modo più facile e più rapido. Che questo sviluppo passi per la distruzione di un territorio e per l'azzeramento del diritto alla salute dei cittadini, poco importa.
E' evidente anche, che oltre al modello di sviluppo finora adottato, chi detiene le redini del sistema produttivo non ha voglia di andare. Un sistema produttivo che sfrutta fino ad esaurirla, ogni risorsa disponibile.
Solo ragionando con la logica padronale, si possono considerare dannosi dei limiti imposti per legge, con il fine di proteggere un'area di elevato pregio ambientale, come quello del Parco Nazionale della Costa Teatina.


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lunedì 10 marzo 2008

Neocolonialismo dell'Eni

Nella puntata di Annozero del 6 marzo scorso, è andato in onda un reportage sul petrolio lucano. Più precisamente, sull'utilizzo che l'Eni ne sta facendo di quel petrolio.
In estrema sintesi, l'Eni è arrivata in Basilicata, ha trivellato il territorio con centinaia di pozzi per l'estrazione del prezioso minerale, ha impiantato a Viggiano un Centro oli, dove esegue la prima lavorazione del petrolio.
Per l'utilizzo di quel petrolio, l'Eni paga agli enti locali lucani, delle cosiddette royalties, cioè sborsa un tot per ogni barile estratto.
La Regione Basilicata, percepisce annualmente diversi milioni di euro dall'Eni, che ovviamente vanno a rimpinguare le casse regionali. Possono per questo ritenersi fortunati i lucani?

Viste le conseguenze di avere l'Eni in casa, la domanda assume la forma retorica e la risposta non può che essere: NO! Non sono affatto fortunati.
Diverse aree della Basilicata, risultano snaturate da trivellazioni che hanno irrimediabilmente danneggiato quei territori. Nei pressi di Viggiano, l'aria risulta praticamente irrespirabile, le emissioni prodotte dalla lavorazione del petrolio hanno contaminato i terreni circostanti e per questo, diverse famiglie hanno perso il proprio lavoro di contadini. Altre sono state costrette (o lo saranno a breve) a lasciare le proprie abitazioni, costruite con decenni di fatiche di lavoratori emigranti.
Intanto l'Eni continua industurbata le proprie attività, occupando nel proprio stabilimento non più di trenta persone, delle quali quasi nessuna del posto.
In estrema sintesi, l'Eni si è insediata in un territorio e ne sta succhiando le risorse. Altre possibili fonti di ricchezza, quali agricoltura, prodotti tipici, turismo, stanno lentamente venendo meno, a causa della distruzione del territorio. A fronte di tutto questo, gli enti locali della Basilicata, percepiscono dall'Eni il 7% dei proventi petroliferi. Inutile stare a valutare se quella è una percentuale alta o meno, perchè prima di tutto bisognerebbe stimare il valore di un territorio, al quale non credo possa essere assegnato un prezzo.
Tutto quanto stanno già vivendo gli amici lucani, è la prospettiva di un futuro che potrebbe toccare anche agli abruzzesi, se sulla costa di Ortona venisse realizzato un centro oli, praticamente identico a quello di Viggiano e sempre di proprietà Eni.
Anche alla regione Abruzzo spetterebbero delle royalties, ma anche in questo basterebbero a risarcire nemmeno una minima parte dello scippo di un territorio dall'elevato pregio naturalistico. Poi, quando tra quindici anni le riserve petrolifere abruzzesi saranno terminate, non resterà che un territorio ridotto ad un colabrodo, terreni contaminati, una costa distrutta ed una popolazione più povera ed ammalata (guarda questo "intervallo"). Mentre l'Eni avrà fatto grandi profitti.
Non so voi, ma io tutto questo lo chiamo colonialismo!

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mercoledì 5 marzo 2008

Centro oli di Ortona. Sospensione "elettorale"

Il popolo del NO al Centro Oli che l'Eni è intenzionato a costruire ad Ortona, può prendersi una boccata d'ossigeno, perchè il consiglio regionale, riunitosi ieri in seduta straordinaria, ha deciso di fatto per la sospensione dell'iter.
Infatti, chiamato ad esaminare i progetti di legge sui provvedimenti a tutela della costa teatina e sulla istituzione della riserva naturale Feudo di Ortona, il consiglio regionale ha votato alcuni emendamenti che sospendono, fino al 31 dicembre 2008, ogni rilascio di autorizzazioni a costruire nuovi insediamenti industriali insalubri di prima classe.
Solo una boccata d'ossigeno per il popolo del NO, perchè questa classe politica, dopo mesi di tira e molla, ancora non è stata capace di prendere una posizione chiara e non è possibile quindi abbassare la guardia. Ed oggi c'è da aspettarsi ancora meno, con una campagna elettorale che sta entrando nel vivo.

Poichè in ogni campagna elettorale, qualunque argomento può essere usato come catalizzatore di voti, non sarà possibile aspettarsi dichiarazioni politiche sul caso Centro oli. Come potrebbe, una classe politica che vive per se stessa, prendere una posizione, quando schierandosi a favore perderebbe certamente molti consensi, mentre prendendo una posizione contraria alla costruzione del petrolchimico, si troverebbe di traverso alcuni poteri forti? Ed allora, per i politicanti nostrani, meglio sospendere ogni decisione ed intanto ancora meglio, per il loro tornaconto politico, sarà tacere.

Ma sarà bene che il popolo abruzzese continui a farsi sentire. Proprio ora a maggior ragione che una campagna elettorale, estremamente importante per la sopravvivenza politica di alcuni personaggi, è in pieno svolgimento. I comitati del NO, le associazioni ed i singoli cittadini, faranno bene ad incalzare la politica e costringerla ad esprimersi nel merito del Centro oli dell'Eni.
Al contrario, il rischio è quello di un assopimento generale sull'argomento, perchè dieci mesi sono lunghi da passare e la memoria molto spesso è invece cortissima. Al risveglio dall'assopimento, gli abruzzesi potrebbero svegliarsi in un incubo che nel frattempo è diventato realtà. Nel torpore generale, la politica potrebbe avere gioco facile, nel prendere decisioni senza essere notata nelle buie ed ovattate stanze del potere.

Un'ultima cosa, proprio a proposito delle stanze del potere. Nel consiglio regionale di ieri, è stata impedita la partecipazione cittadina. Il potere politico ha deciso che il consiglio regionale si sarebbe dovuto svolgere a porte chiuse. Non vogliono essere osservati nè sentiti, i nostri politicanti che probabilemente hanno molto di cui vergognarsi.
Rimane la sensazione di vivere in una democrazia apparente.

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mercoledì 20 febbraio 2008

Corteo NO-oil a Potenza

E’ partito da pochi minuti il primo corteo regionale della Basilicata contro le trivellazioni petrolifere. La manifestazione è stata promossa dal Comitato no oil di Potenza e dalla rete di associazioni ambientaliste che si oppongono alle nuove concessioni petrolifere. Almeno 3 mila persone stanno sfilando per le strade di Potenza, sotto un inaspettato e benaugurante solde invernale, e sono dirette alla sede del consiglio regionale della Basilicata.

Molti sono gli studenti, che hanno risposto all’appello dei Comitati contro le trivellazioni petrolifere. A scatenare la protesta è stata la concessione di Monte Grosso, alle porte di Potenza, per la quale la Regione–secondo quanto rivelato dal Comitato no oil–non aveva nemmeno chiesto la valutazione di impatto ambientale. La manifestazione si è aperta con una buona notizia: dal ministero delle attività produttive è arrivata una lettera del sottosegretario Alfonso Gianni che informava i manifestanti che, per mancanza della Via, la concessione–richiesta dalla società Intergas Plus–è decaduta. «Siamo ansiosi si sapere cosa risponderà la Regione Basilicata–dice Miko Somma, del Comitato no oil–Visto che ai nostri rilievi avevano replicato che la procedura di valutazione di impatto ambientale era stata avviata». Pochissime nel corteo le bandiere dei partiti, molti invece gli striscioni dei comitati e degli studenti, il segno più evidente che in Basilicata pochi ormai credono alla favola dello «sviluppo» trainato dalle trivellazioni petrolifere.

(da http://www.carta.org/)


Gli abruzzesi che si battono contro il Centro Oli dell'Eni ad Ortona, sono con voi.
Contro le politiche che attentano alla tutela dei territori ed alla salute dei cittadini che li abitano.


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venerdì 15 febbraio 2008

Appuntamenti per manifestare la contrarietà al centro oli di Ortona

NON ABBASSIAMO LA GUARDIA SUL CENTRO OLI DELL'ENI AD ORTONA
SABATO 16 FEBBRAIO ORE 18.30 Piazza della Repubblica ad Ortona PROIEZIONE DEL REPORT DA VIGGIANO.
Per capire, vedendo con i nostri occhi, cosa vuole dire avere un centro oli dentro casa.
DOMENICA 17 FEBBRAIO ORE 11,00 PIAZZA SALOTTO A PESCARA: FACCIAMO SENTIRE ANCORA UNA VOLTA LA NOSTRA CONTRARIETA’ AL CENTRO OLI DI ORTONA.
Perchè se non facciamo sentire da soli la nostra voce, nessuno lo farà per noi!

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martedì 29 gennaio 2008

Manifestazione contro il Centro Oli. Venerdi 1° febbraio

(Ricevuto dal Comitato Natura Verde e pubblicato con piena condivisione, l'appello alla manifestazione del prossimo 1° febbraio contro il Centro Oli dell'Eni)


Venerdi 1° febbraio

Manifestazione sotto gli uffici dell'arta, contro il Centro Oli dell'Eni.

Raduno alle ore 14:00 presso lo stadio di Francavilla.

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lunedì 28 gennaio 2008

Centro Oli dell'Eni. L'alternativa vera è il patrimonio naturale.

Venerdi scorso a Pescara si è discusso dei possibili danni ambientali e per la salute, derivanti dalla sciagurata eventualità che l'Eni realizzi il Centro Oli sulla costa di Ortona. Una sciagura di cui hanno discusso scienziati, medici, rappresentanti degli agricoltori e delle associazioni. Erano presenti all'incontro i rappresentanti del Comitato Natura Verde, del Coordinamento per la Tutela della Costa Teatina, di Ecovie, Mare Libero e Abruzzo in Movimento, delle cantine sociali. Ed oggi, in merito ai danni sulla salute dell'uomo e dell'ambiente, si discute con certezza, forti di documenti elaborati da esperti di prim'ordine. Prima fra tutti, la professoressa Maria Rita D'Orsogna, docente fisico alla California State University, che ha già mostrato in una serie di conferenze i risultati della sua ricerca. Ma sono stati elaborati altri documenti, in merito alla pericolosità di un'eventuale attività del Centro Oli dell'Eni, come quello del Mario Negri Sud ed ultimo in ordine di tempo, la relazione di 88 dirigenti medici della ASL Chieti-Ortona.
Nell'incontro di venerdi scorso, si è anche parlato di tutela del patrimonio naturale dell'Abruzzo, regione verde d'Europa e scrigno del 30% della biodiversità presente in Europa, ma anche di valorizzazione delle tipicità locali...

Proprio il partimonio naturale dovrebbe rappresentare la reale alternativa al modello di sviluppo che si vorrebbe imporre in Abruzzo e nello specifico sulla costa di Ortona che, in controtendenza con gli allarmi di questi anni, si base sul petrolio quale fonte di profitto. Una visione energivora, che non tiene conto delle potenzialità abruzzesi in termini di sviluppo sostenibile. Nè può essere sbandierata l'idea assolutamente populista e demagogica dell'incremento occupazionale, utilizzata da più parti come un cavallo di troia, contro la salute umana, il rispetto per il territorio ed egoista per le generazioni a venire.
Uno sviluppo realmente virtuoso, non può non considerare la tutela ambientale e la difesa delle biodiveristà ed in questo senso l'Abruzzo potrebbe svolgere un ruolo di primo piano in tutta Europa, dove si contano oltre 43 mila parchi che abbracciano una superficie di 750 mila chilometri quadrati, il 14,6% del totale.
Solo in Italia sono presenti 21 parchi nazionali che significano un milione e mezzo di ettari, pari al 5% per cento del territorio nazionale. A questi occorre aggiungere aree verdi tutelate a livello regionale, che coprono circa un milione di ettari, oltre a quelli provinciali.
In questo quadro, l'Abruzzo può ben candidarsi ad essere tra le capofila dell'ecoturismo, vantanto il 30% di aree protette del proprio territorio. L'Abruzzo potrebbe perciò essere, una forte attrattiva per i 118 milioni di turisti che annualmente si muovono nei circuiti naturali italiani, animando un giro d’affari di 5,5 milioni di euro e che garantiscono un lavoro per 104 mila persone.
L'Abruzzo potrebbe così ben inserirsi nei primissimi posti in termini di visite sul proprio territorio, che vedono oggi tra le mete al top, l'arcipelago toscano, Cilento e Gargano, lo Stelvio, il Circeo, il Vesuvio. Tutti luoghi dove gli ecoturisti non cercano solo paesaggi, ma anche i tradizionali centri storici, i sapori della gastronomia locale, le attività culturali. Senza contare l'escursionismo, che rappresenta il 45,8% del turismo nelle aree protette e riesce a far muovere 1,4 miliardi di spesa solo nel perimetro dei Parchi nazionali. Ed in questo panorama, l'Abruzzo può certamente vantare un ventaglio di offerte da far gola anche ad ecoturisti più esigenti.
Pertanto la tutela del nostro territorio rappresenta oggi il vero affare. Prima di tutto per la salute degli abruzzesi e per la natura di oggi ancora riusciamo in parte a godere. Ma anche per l'intera economia regionale, se solo si volesse puntare sullo sviluppo di un turismo intelligente, che senza pensare di trasformare l'Abruzzo in un parco giochi per turisti, si ponga l'obiettivo primario di conservare la natura e le specie animali e vegetali.
L'Abruzzo vuole e deve continuare ad essere la Regione Verde d'Europa, perchè è da questo obiettivo che si possono trarre i migliori benefici in termini sia di tutela del territorio e della salute dei suoi abitanti, che in termini di crescita economica. Il nero del petrolio, sarebbe il caso che non rimanesse neppure nelle teste dei politicanti asserviti ad un capitalismo energivoro e senza scrupoli. Ma nella onesta riconversione delle menti di chi si arroga oggi un potere che va al di là della volontà popolare, nutro sinceramente ben poche e flebili speranze.

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sabato 19 gennaio 2008

A Vasto il problema Centro Oli non è abbastanza sentito

Ieri nella sede dell'ARCI ad informare sul Centro Oli che L'eni vorrebbe realizzare ad Ortona, erano presenti Lino Salvatorelli (responsabile locale ARCI), Andrea Natale (responsabile regionale WWF) e Maria Rita D'Orsogna, giovane ed ottima ricercatrice, nostra corregionale negli USA.
Ad ascoltarli, forse una trentina di persone, per lo più conosciute come attive sul fronte della tutela del territorio, nelle proteste e nelle proposte. Ragazzi dell'ARCI, il rappresentante dell'Associazione Porta Nuova Michele Celenza, Antonio Colella di un Comitato per Vivere, il vice presidente del consiglio provinciale di Chieti Roberto Menna (Prc), i due consiglieri comunali del Prc (Fabio Smargiassi e Marco Marra) e pochi cittadini. In rappresentanza del Comune di Vasto: nessuno. Non il Sindaco, non l'assessore al turismo, non l'assessore all'urbanistica (che pure avrebbero di che preoccuparsi per l'eventuale presenza del petrolchimico), non altri consiglieri comunali. Alcuni dei quali probabilmente ancora in viaggio di ritorno da Perth (West Australia), dove hanno goduto di una ufficiosa vacanza, per rappresentare ufficialmente Vasto nel nuovo continente e scoprire il monumento donato alla comunità australiana.

Quanto è distante Vasto da Ortona! Ma quanto invece ci dovrebbe avvicinare il problema del Centro Oli che non è solo un problema degli ortonesi. Ma forse degli iter burocratici così stranamente rapidi, per l'approvazione del progetto; delle modifiche dei PRG che sembrano fatte ad arte; delle proposte alternative alla raffineria; delle valutazioni di impatto ambientale drasticamente sottostimate dall'Eni; dei certi e tragici scenari futuri per il torritorio abruzzese e per la saluti dei suoi abitanti; forse di tutte queste ed altre cose loro già sapevano e non avevano bisogno di doversi "sorbire" due ore di lucide spiegazioni.
Quanto è demoralizzante ricordare consigli comunali vastesi, che a volte si mostrano come rappresentazioni di un mercato rionale per le urla sentite e la confusione provocata, anche per piccole questioni e poi registrare un disinteresse per un problema che riguarda il futuro di tutto l'Abruzzo. Regione di cui Vasto fa parte.

Mi aspettavo (o forse era solo una speranza) di vedere la presenza di un numero più alto di semplici cittadini vastesi. Tanti magari non sapevano di questa conferenza; altri sicuramente avrebbero voluto esserci ma erano al lavoro o impegnati in altre faccende; altri certamente sapevano, ma non avevano voglia di ascoltare e sono certo, tanti non si accorgono di quanto il Centro Oli è una questione che riguarda anche loro.
A dimostrazione di quanto difficoltoso sia creare la necessaria consapevolezza, affinchè un problema possa essere sentito per quello che è: grave! Quella consapevolezza senza la quale nessuna battaglia può essere condotta con la speranza di essere vinta.

A quanti hanno a cuore il problema del Centro Oli dell'Eni, a quanti ieri erano presenti alla conferenza e magari ora sanno qualcosa di più, rinnovo l'invito fatto dalla brava professoressa D'Orsogna: quello di parlare e spiegare agli amici, ai parenti, ai colleghi di lavoro, che l'Abruzzo rischia di dover vivere un incubo. Ai cittadini in primo luogo, rimane il compito di coltivare il sogno di continuare ad essere la Regione Verde d'Europa.

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martedì 15 gennaio 2008

Centro Oli Eni. La delibera del Consiglio Provinciale non mi convince.

Diciamoci la verità. Ma soprattutto, che ci dicano come realmente la pensano sul progetto del Centro Oli che l'Eni vorrebbe realizzare ad Ortona. Parlo di quanti manifestano pseudo posizioni contrarie, che alla luce dei fatti rilevano tutta la loro inconsistenza politica. Mi riferisco, ovviamente ai nostri governanti ed in particolare agli amministratori della Provincia di Chieti, che nei giorni scorsi si sono riuniti in consiglio per dibattere in tema di Centro Oli.
E' stato detto - ed è stato titolato - che il consiglio provinciale avrebbe detto no al petrolchimico sulla costa ortonese. La delibera scaturita a seguito della discussione in aula, è stata fatta passare quasi come se la Provincia di Chieti, si fosse ufficialmente espressa in maniera contraria alla realizzazione del petrolchimico.
Ho letto più volte la delibera del consiglio provinciale, pensando che fossi io a sbagliarmi, salvo poi convincermi che ancora una volta i rappresentanti politici hanno nuovamente messo in pratica le loro arti sofiste. Di nuovo la politica ha glissato sull'argomento, non ha voluto prendere posizione ed ha rimandato nuovamente la decisione.
Attraverso la dialettica politichese ed in relazione alla posizione assunta dalla Provincia di Chieti, è stato detto come lo stesso ente esprima parere contrario al progetto di Centro Oli dell'Eni, omettendo quella piccola ma significativa frase, con cui si conclude il punto 1. della delibera: "così come presentato". Non si chiudono perciò le porte alla possibilità di realizzazione del progetto, solo si esprime parere contrario sul come il progetto è stato presentato.
D'altronde, possibilista sulla realizzazione dell'insediamento produttivo dell'Eni, il consiglio provinciale conferma di esserlo ancora nel terzo punto della delibera, con il quale si impegna il Presidente Coletti alla istituzione di un tavolo tecnico, al fine di arrivare "a conclusioni certe in ordine al realistico impatto che l'eventuale insediamento del Centro Oli-Eni ... potrebbe avere per la zona ...".


Ancora una perplessità, che peraltro avevo già espresso a pochi giorni dal consiglio provinciale, quando già trapelavano notizie circa il merito della discussione all'ordine del giorno in assemblea. La perplessità riguarda il tavolo tecnico scientifico, che vedrebbe la partecipazione dell'Eni, del Mario Negi Sud e delle istituzioni interessate. Nessun comitato espressione del NO al Centro Oli è stato previsto. Come leggere anche questo punto, se non come un'ulteriore conferma della volontà di non abbandonare il progetto del Centro Oli?

In sostanza, tra le righe della delibera del consiglio provinciale, mi pare di leggere la volontà degli amministrazioni provinciali, di continuare a percorrere la strada che porta alla realizzazione del Centro Oli dell'Eni, magari facendo passare qualche eventuale miglioramento tecnologico che possa portare a presunti ed ingannevoli riduzioni dell'impatto ambientale.

Apparirò oltremodo malizioso, ma certa politica ha già avuto modo, anche in altre e numerose occasioni, di nascondere il suo vero volto da lupo dietro maschere da agnellino.

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giovedì 10 gennaio 2008

Cetro Oli di Ortona. Un problema che riguarda tutti.

La questione del Centro Oli di Ortona non rigurda solo i cittadini di quella città o di dei centri limitrofi. L'attenzione da porre al progetto dell'Eni, di insediare un impianto di prima lavorazione del petrolio, non può e non deve essere posta solo da quanti subiranno in prima battuta ed in maniera diretta, le conseguenze dell'eventuale insediamento produttivo. E le conseguenze che si prevedono, sono davvero disastrose. Emissioni nell'aria di sostanze altamente tossiche (delle quali l'idrogeno solforato risulta essere il più perisoloso) in primo luogo. Ma anche ad esempio, produzione di rifiuti speciali e pericolosi. Ne è possibile sottovalutare il rischio di sversamenti di sostanze perisolose, con la certezza di contaminazione del suolo e del sottosuolo. Disastrose potrebbe essere le conseguenze derivanti da rilasci di sostanze inquinanti in mare, soprattutto se a causa di incidenti.
Non si tratta di ipotesi campate in aria. Per quanto i sostenitori del Centro Oli si sforzino a più riprese di affermare quanto i moderni impianti siano sicuri, la storia recente e la cronaca degli ultimi anni, confermano che impianti a rischio zero non esistono.
A fronte dei vari incidenti occorsi negli anni, su impianti di questo, troppo spesso si è dovuta registrare, da parte delle stesse industrie, la scarsa o nulla attenzione alla tutela del territorio e alla salute delle persone, verificabile già dai ritardi nella segnalazione dell'evento agli organi preposti. Ritardi che hanno significato spesso inquinamento irreversibile di vaste aree di terreni, di mare e di aria - nell'ordine di decine di chilometri quadrati - e conseguente esposizione della popolazione ad agenti altamente tossici, con effetti anche permanenti e letali.

Ma soprattutto, la questione del Centro Oli di Ortona, ci parla dello scippo di un terriorio ad opera delle multinazionali dell'indutria, forti anche del consenso di certi politici che evidentemente sfruttano il ruolo affidatogli dai cittadini, per fare i propri interessi. Uno scippo che avviene in nome di un profitto, che viene ricercato esasperando uno sfruttamento energetico e del territorio oramai non più sostenibile e che neanche il territorio abruzzese potrà sostenere.
Quanto sta avvenendo ad Ortona con il Centro Ol
i, in sostanza ci racconta della prepotenza di una politica che con l'industria vuole fare affari, in opposizione al diritto degli abitanti di un determinato territorio, ad essere sovrani dell'utilizzo consapevole e sostenibile della propria terra, delle proprie acque e dell'aria che respirano. Una sovranità che dovrebbe consentire alla popolazione di poter scegliere come e cosa far crescere dai propri terreni, di potersi cibare del pescato del proprio mare e di respirare aria pulita. E ancora una sovranità che dovrebbe permettere alla popolazione di potere liberamente scegliere di vivere in un determinato luogo, senza il timore che ruspe al soldo di capitalisti li vadano ad espellere.
La vicenda del Centro Oli che l'Eni vorrebbe realizzare ad Ortona, si inserisce a pieno titolo, nell'ambito più generale delle scelte politiche ed industriali in ambito di scelte energetiche, che prediligono ancora l'utilizzo di fonti già pienamente sfruttate ed in fase di esaurimento, anzichè concentrarsi su quelle pulite e rinnovabili. Scelte che mettono in piena luce quanto queste politiche energetiche, antepongano speculativi interessi particolari a quelli più generali, di tutela della salute e della vita umana e della valorizzazione di un ambiente sano.
Per questo il problema degli ortonesi è in primo luogo un problema di tutti gli abruzzesi, oltre che un problema di carattere nazionale ed addirittura direi (senza il timore di apparire enfatico) internazionale. Perchè riguarda un modello di sviluppo e di uso del territorio che è proprio di un sistema capitalistico e politico, con cui ognuno è costretto a fare i conti. Nessuno escluso.

Ritengo perciò importante il Ciclo di Conferenze per Conoscere, promosso da alcune delle organizzazioni che si oppongono al Centro Oli dell'Eni e che toccherà diverse città abruzzesi. Mi auguro che l'iniziativa possa avere il massimo successo possibile e che possa contribuire ad accrescere il fronte del NO al Centro Oli.

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mercoledì 9 gennaio 2008

Centro oli dell'Eni. Stanchi per le parole dei politici.

La questione Centro Oli, che l'Eni vorrebbe installare sulla costa di Ortona, continua a fare discutere il mondo politico abruzzese. Certamente c'è chi dirà - soprattutto tra i cittadini - di essere stanco di sentire ancora parole sull'argomento. Sono ormai mesi che si discute. Ora le discussioni sono e saranno incentrate sul recente studio del Mario Negri Sud, che di fatto dichiara fortemente sottostimata la valutazione di impatto ambientale redatta dall'Eni. Avrebbero giustamente ragione di essere stanchi delle discussioni i cittadini abruzzesi, soprattutto se le parole spese dai politici abruzzesi sull'argomento, continueranno ad essere impregnate di una vaghezza che sottintende un'assoluta assenza di volontà ad intervenire in favore di una reale ed efficace tutela della salute e del territorio. Ne mai si mette in dubbio la futura presenza dell'impianto di desulfurazione del petrolio dell'Eni. Insomma, finora il mondo politico ha percorso la strada della discussione e delle parole a senso unico. Che segue la direzione di una chiara volontà alla realizzazione dell'impianto.

Se questa è la strada percorsa finora dalla politica abruzzese, non vi si discosta neanche Lamberto Quarta, Segretario generale della Presidenza della Regione. Ma d'altronde, chi poteva avanzare dubbi al riguardo?
Dopo avere preso visione dello studio del Mario Negri Sud, Quarta dice di ritenere necessaria la "convocazione urgente della Conferenza di servizi per esaminare e confrontare i dati emersi dai due studi presentati" (quello appunto del Mario Negri e quello dell'Eni). Poichè "è interesse della Regione assicurare la massima attenzione alla salvaguardia della salute pubblica" è necessario secondo Quarta "svolgere un approfondimento ulteriore confrontando le diverse metodologie di analisi richiedendo eventualmente un ulteriore approfondimento, per esempio, da parte dell'Enea". E se l'ulteriore approfondimento dovesse confermare - come prevedibile, se condotto con il criterio dell'imparzialità - che effettivamente da parte dell'Eni ci sia stata una pesante sottostima delle emissioni prodotte, potrebbe rientrare tra le intenzioni degli amministratori locali la possibilità di rinunciare al progetto? Neanche per sogno. Semplicemente aleggerebbe nell'aria la possibilità di una revisione progettuale, tesa alla riduzione delle concentrazioni di inquinanti emesse in atmosfera.
Ma non finisce qui, perchè secondo il Segretario Regionale, essendo volontà della Regione "assicurare per quanto di competenza, il controllo e la difesa del territorio e della salute dei cittadini" (e con questa affermazione qualche ulcera immagino sia a rischio), si ritiene opportuno considerare l'ipotesi di ubicare nel sito interessato una centrale di monitoraggio atmosferico.

Sostanzialmente nessuna novità, nelle parole di Lamberto Quarta. Soltanto che i cittadini di Ortona e dintorni, grazie alle centraline che si vorranno installare, sapranno con quanta maggiore rapidità correranno il rischio di ammalarsi.

E' ancora aperta la petizione contro la fabbrica di veleni dell'ENI


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lunedì 7 gennaio 2008

Centro Oli dell'Eni. Un tavolo senza comitati del NO non ha senso.

Su Il Messaggero di ieri, si legge che giovedi 10 gennaio, alle ore 16:00, si riunirà il Consiglio Provinciale di Chieti, con all'ordine del giorno il Centro Oli che l'Eni vorrebbe impiantare sul litorale di Ortona.
In quella seduta del Consiglio Provinciale, il Presidente Coletti avrebbe intenzione di chiedere alla Regione di convocare un tavolo tecnico che veda riuniti Regione, Provincia, Comune e Eni. Questa intenzione nascerebbe dalla lettura data al recente studio eseguito dal Mario Negri Sud, dal quale si evince che "le ricadute di anidride solforosa, di monossido di carbonio e di ossidi di azoto sono superiori rispettivamente fino a 5, 15 e 20 volte ai valori stimati nello studio d’impatto ambientale, ma che comunque rientrano nei limiti imposti dalle leggi relative alla protezione della salute. Tali valori però possono subire ulteriori aumenti, con ripercussioni negative sull’ecosistema e sull’agricoltura."
Già qualcuno, a fronte di questi dati, intende artificiosamente sottolineare il fatto che il Mario Negri abbia rilevato che quei valori rientrano nei limiti stabiliti dalla normativa. In verità di rilevante ci sono due osservazioni specifiche. Il primo è il fatto che l'impatto ambientale valutato e documentato dall'ENI, è di gran lunga inferiore alla valutazione fornita da un ente al di sopra delle parti, quale il Mario Negri Sud. La seconda, omessa dalla VIA dell'ENI è che le quantità di sostanze tossiche immesse nell'aria sono destinate a crescere nel tempo, aumentando così il loro impatto sulla salute dell'uomo e del territorio.
Gli Enti locali fornirono all'ENI tutte le autorizzazioni necessarie alla realizzazione dell'impianto, con i dati dalla stessa ENI forniti, che come visto erano enormemente sottostimati. Mentre il Presidente della Regione Abruzzo Del Turco, già qualche tempo fa ha voluto essere categorico dicendo che il Centro Oli si farà, punto e basta. Certo che il Governatore della Regione Abruzzo non può essere ascritto all'elenco dei sostenitori della partecipazione popolare! Ma sicuramente non se ne farà un cruccio.
Con queste premesse, Coletti vorrebbe proporre un tavolo tecnico appunto con: Regione, Provincia, Comune ed Eni. Sostanzialmente un tavolo formato dagli enti che hanno concesso le autorizzazioni - in barba alla contrarietà della popolazione - e la multinazionale del petrolio, diretta interessata, che non vede l'ora di cominciare a trarre lauti profitti, a discapito della salute pubblica e della devastazione di un territorio. Davvero non si può immaginare che in quell'incontro possano volare parole grosse!
Se il Presidente Coletti non è in malafede quindi, dovrebbe quanto meno proporre che a quel tavolo possano sedere anche i comitati che si oppongono al Centro Oli. Solo in questo modo quell'incontro potrebbe cominciare ad avere le sembianze di una reale volontà di comprensione, dei fondatissimi timori avanzati dalla popolazione e dai comitati che sostengono le ragioni del NO al Centro Oli.
Contrariamente si assisterebbe al solito teatrino della politica. Il prezzo del biglietto? Anidride solforosa, monossido di carbonio e ossidi di azoto, da respirare in grandi quantità.

E' ancora aperta la petizione contro la fabbrica di veleni dell'ENI.

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domenica 30 dicembre 2007

Centro Oli ENI di Ortona. Il Mario Negri: "E' nocivo"

E' mai possibile che non si riesca ad avere buone notizie dal mondo della politica? La vicenda del Centro oli dell'ENI che si vorrebbe insediare ad Ortona, conferma quanta scarsa fiducia si possa riporre nei nostri governanti.
Prima di tutto un dato: il Il Consorzio Mario Negri Sud, ha confermato che quell'insediamento è NOCIVO! E lo conferma consegnando lo studio commissionatogli dalla Provincia di Chieti, teso a verificare la ricaduta ambientale dell’insediamento Eni di Ortona.
Nel documento scaturito dallo studio del Mario Negri Sud si legge che "le ricadute di anidride solforosa, di monossido di carbonio e di ossidi di azoto sono superiori rispettivamente fino a 5, 15 e 20 volte ai valori stimati nello studio d’impatto ambientale, ma che comunque rientrano nei limiti imposti dalle leggi relative alla protezione della salute. Tali valori però possono subire ulteriori aumenti, con ripercussioni negative sull’ecosistema e sull’agricoltura". Perciò lo stesso Consorzio consiglia di "avviare un confronto tecnico , critico ed informato tra i protagonisti della vicenda; l’acquisizione e la integrazione delle analisi ed una attività di informazione bilanciata ed adeguata presso le popolazioni interessate".
In sostanza, dice il Mario Negri Sud, seppure i valori delle sostanze emesse stimate rientrano al momento nei limiti normativi, si evidenzia la sottostima dei valori per quelle stesse emissioni emerse dalla Valutazione di Impatto Ambientale. Inoltre lo stesso Consorzio specifica la possibilità concreta di un incremento dei valori con gravi e certi danni per la salute del territorio e delle persone.
Visto il rischio evidente e considerando che il Centro Oli dell'ENI insisterebbe sul Parco della Costa Teatina, perchè in Consiglio Regionale non è stato votato l'emendamento alla finanziaria regionale che prevedeva la sospensione delle autorizzazioni, per l'insediamento di impianti industriali ad alto impatto ambientale?
Anche su questa vicenda insomma, la politica ha gettato la maschera ed ha scoperto gli attori del teatrino politico.


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giovedì 27 dicembre 2007

Raffineria dei veleni in Abruzzo.

Il petrolio, è notizia ormai nota da tempo, è in fase di esaurimento. Previsioni tra le più ottimistiche parlano di esaurimento di questo idrocarburo entro il 2070. Da più parti giunge l'allarme per porvi rimedio, attraverso interventi urgenti sui modi di produzione energetica. Non solo però ai fini di sotituire in tempi rapidi una risorsa destinata all'esaurimento in tempi brevi. Occorre infatti dare immediate ed efficaci risposte in materia di danni ambientali e per la salute derivanti dall'utilizzo di idrocarburi, tra cui emissioni in atmosfera e sfruttamento del suolo e del sottosuolo.

Non sembrano accorgersi di tutto ciò, gli enti locali della Regione Abruzzo ed alcuni poteri forti, che vorrebbero consentire la realizzazione di un centro petrolifero dell'ENI nel territorio di Ortona, dove si vorrebbe avviare la prima lavorazione del petrolio.
Oltre ai pericoli derivanti dalla possibilità di incidenti o guasti agli impianti, è reale e certo il pesante impatto ambientale e sulla salute dei cittadini, dovuto alla normale attività produttiva.
Principale elemento in uscita delle lavorazioni è l'idrogeno solforato, un gas incolore a temperetura ambiente, estremamente velenoso ed anche possibilmente mortale in caso di prolungata esposizione.
La presenza di tali impianti perciò, costringerebbe la popolazione locale a respirare quotidianamente tale gas emesso in grandi quantità. Ma anche a cibarsi di prodotti locali contaminati, di fatto quindi entrando a contatto con la sostanza (paragonabile al cianuro) per via orale.
L'impianto sarebbe realizzato all'interno del Parco Nazionale della Costa Teatina, con certi e gravi danni per il suolo, le coltivazioni, la costa, nel raggio di 40 km. Nè sarebbe risparmiato il sottosuolo, che sarebbe interessato da decine perforazioni fino a 5 mila metri di profondità per la realizzazione di pozzi, oltre che dal rischio di inquinamento delle falde acquifere.
La stessa economia abruzzese ne sarebbe coinvolta, per le evidenti ricadute in termini di immagine per la promozione turistica, per l'impoverimento e la contaminazione dei prodotti della terra e del mare, senza peraltro certezze occupazionali a fare da contraltare.
L'Abruzzo Regione verde d’Europa, non deve diventare anche regione nera degli idrocarburi.

Informazioni e notizie dettagliate sono disponibili sul sito del Comitato Natura Verde ed anche sul sito ortonaviggiano.

Inoltre è in corso una petizione per fermare la raffineria dei veleni dell'ENI.

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