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giovedì 1 ottobre 2009

Libertà di stampa... ma perchè, intanto, queste cose le sottacete?

«La prima libertà di stampa consiste nel fatto che essa non è un'industria [...] la vera e propria cura radicale della censura sarebbe la sua abolizione». Bella e condivisibile (a mio parere) questa frase del buon vecchio Karl Marx.

Sabato prossimo, a Roma, si manifesterà per la libertà di stampa, un diritto che in uno Stato democratico non dovrebbe essere messo in discussione. Ma qui in Italia, oggi, è in corso la degenerazione dello Stato democratico, per cui la libertà di stampa deve essere difesa attraverso una manifestazione di piazza.
Ma, attenzione, è per la libertà di stampa che si manifesta, non per il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati. E' una difesa dei giornalisti e dei giornali dall'aggressione dell'attuale potere politico, del presente governo e del suo ducetto che si manifesta; non per affermare la necessità di una informazione che eviti autocensure o racconti ad uso e consumo di tale o tal'altro potere. Non è un perciò un errore manifestare il 3 ottobre, ma bisogna essere consapevoli di questo e credere di poter incidere sabato, nel senso di una affermazione di un reale diritto all'informazione, è illusorio. Chi va in piazza deve farlo con la consapevolezza che il giorno dopo il 3 ottobre, gli organi di informazione che sfileranno per le strade di Roma, continueranno a rispondere al loro editore di riferimento, che non è l'operaio di Melfi, nè la disoccupata di Sesto San Giovanni.
Senza tornarci troppo sù, la dimostrazione limpida di questa situazione l'ha data il rinvio della manifestazione a seguito della morte dei sei militari italiani uccisi in Afghanistan. In quell'occasione si poteva affermare una reale volontà di stampa libera dalla propaganda patriottarda e di guerra. Si è preferito invece rispondere ancora una volta alla chiamata alle armi dell'informazione. La manifestazione per la libertà di stampa è stata quindi spostata, al 3 ottobre. Sabato prossimo, quando già era in programma per il corteo dei precari della scuola.

Sabato 3 ottobre, migliaia e migliaia di lavoratori si erano per la maggior parte autorganizzati per protestare contro un governo, che li sta cacciando dal loro posto di lavoro, prendendoli a calci nel culo! Manifesteranno, quei lavoratori, contro i 150 mila licenziamenti previsti per i prossimi due anni e contro una destrutturazione dell'istruzione pubblica condotta a botte di decreti, che snatura il ruolo sociale della scuola. Sabato l'informazione doveva concentrarsi su questa protesta ed invece la stampa ha deciso di fagocitare quella manifestazione. Ha voluto assorbirla, imponendosi con prepotenza. Il risultato? I precari confluiranno (in parte) nella manifestazione della FNSI e sarà concesso loro (ripeto, sarà concesso loro) un intervento dal palco. Tutto qua. Poi, sabato in TV e domenica sui giornali, come giustamente temono i lavoratori della scuola, delle rivendicazioni dei precari quasi certamente non si parlerà, o si parlerà pochissimo.

Ed intanto, un effetto questa situazione l'ha già provocata: ha spaccato l'unità che c'era tra i lavoratori della scuola. Sabato ci saranno due cortei dei precari: da una parte quelli che sperano in almeno un pochino di visibilità confluendo nella manifestazione indetta dalla FNSI; dall'altra chi rivendica la propria autonomia.
Ma tutto questo, la minacciata stampa italiana lo sta sottacendo. Sarà bene ricordarlo, sfilando a Roma sabato prossimo, qualunque strada si pensi di percorrere. Tanto per non rimanere stupiti, poco tempo dopo, del ritorno dei gattopardi.

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lunedì 3 novembre 2008

Sarà una brutta giornata di coma culturale domani

Il 4 novembre 1918, il Generale Armando Diaz emette il Bollettino della vittoria, con il quale si annuncia la fine della Prima Guerra Mondiale. Venne in quel modo proclamata la fine di una guerra che per l'Italia fu di aggressione e che provocò quasi 9 milioni di morti. Centinaia di migliaia furono i morti italiani, chiamati a combattere una guerra di cui non conoscevano nemmeno le cause e che solo una retorica patriottarda può definire eroi.
Solo con una espressione di virilità militaresca, si può definire la Grande Guerra come parte di un "ciclo delle campagne nazionali per l'Unità d'Italia", riferendosi all'annessione forzata di di Trento e Trieste. Un territorio che si sarebbe potuto ottenere in cambio della nautralità italiana alla guerra.
Solo la retorica simil-fascista può orgogliosamente festaggiare la vittoria in un'inutile strage di milioni di persone, condotta con i mezzi di combattimento più avanzati per l'epoca, fino anche con i gas per provocare uccisioni di massa. Quella stessa retorica, permette di inviare in centinaia di scuole italiane, emissari del governo a promuovere festeggiamenti per una carneficina mondiale, che la oratoria patriottarda definisce vittoria.

Assisteremo di nuovo alle parate militari, con i fori imperiali invasi da carri armati, blindati, armi più o meno distruttive, migliaia di divise inamidate e saluti militari. Lo Stato spenderà milioni di euro per mettere in mostra i muscoli e farsi vedere bello e forte. Orgoglioso di affermarsi in teatri di guerra, oggi dall'Afghanistan all'Iraq e ovunque ci sia da sparare e guadagnare sparando, 90 anni fa nella Prima Guerra Mondiale. E questo è l'orgoglio che verrà portato nelle scuole.
In quei luoghi dove piccoli cittadini cominciano a formarsi, per un giorno verrà prepotentemente affermata la supremazia della forza delle armi e degli eserciti, sul valore della pace. Domani nelle aule frequentate da bambini e bambine, verrà imposto il valore della patria e della nazionalità, sopra quello di apertura culturale e collaborazione sociale.

Sarà una brutta giornata di coma culturale domani nelle scuole italiane. Dove verrà rinnovata la retorica nazionalista che non spiegherà come la Prima Guerra Mondiale, aprì la strada al fascismo ed al nazismo. Dittature che prepararono alla follia guerrafondaia della Seconda Guerra Mondiale ed al suo delirio omicida. Non si racconterà domani che le inenarrabili sofferenze di quelle guerre, furono tanto vomitevoli da farci ripudiare qualunque guerra e sancire tale ripudio nella Costituzione italiana.
La giornata di domani, avrebbe potuto assumere il significato di affermare il rifiuto di ogni guerra. Ed invece saranno rispolverati concetti nazionalismo e militarismo ed insegnati come virtù che assumono, nella situazione odierna, il significato di esaltazione della chiusura culturale e dell'uso della forza come mezzo per la loro affermazione.
Mentre la scuola subisce tagli economici e riforme che allontanano dalle cattedre migliaia di insegnanti, in una scuola che va assumendo sempre più dei caratteri a-democratici, si sostituiscono gli insegnamenti di professori precari con la presenza e la retorica dei militari. Di questi tempi appare un pericoloso avvertimento ed un cattivo presagio.

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venerdì 31 ottobre 2008

L'Onda non può essere cavalcata da destra

Sugli scontri avvenuti in Piazza Navona a Roma, si è detto tanto. Esistono numerosi video che mostrano come sono andate le cose. Con i fascisti del Blocco Studentesco che, indipendentemente dalla sequenza dei fatti e per quanto si sforzino di affermare una loro "legittima difesa", erano gli unici in piazza ad essere organizzati per picchiare. Sono stati scritti numerosi articoli sulla strana distrazione della polizia sull'accaduto, e sul fatto che agenti di polizia chiamassero per nome i fascisti del Blocco Studentesco. Normali stranezze del nostro Paese, che va scordandosi il concetto di democrazia.
Al di là di ogni altra considerazione, le recenti manifestazioni (scontri compresi) hanno dimostrato una cosa: quella contro la riforma Gelmini ed i tagli alle univesrità, non è una lotta a-politica. Non può esserlo. Speriamo continui ad essere un'Onda libera dai frangiflutti delle eventuali strumentalizzazioni, da ovunque esse provengano. Ma la politica c'entra eccome.

La consapevolezza di questo movimento, è tale che, non di sola opposizione alla Legge 133 ed il Decreto 137 è fatta la sua protesta. Semmai dalla opposizione a quegli sciagurati provvedimenti del governo, il movimento ripropone una scuola ed una università che siano pubbliche e di qualità. Questa Onda vuole un'istruzione che sia un diritto realmente usufruibile da tutti, senza alcune distinzione di carattere sociale. Questo movimento sta rivendicando il diritto all'accessibilità dei saperi per tutti, la libera circolazione delle conoscenze. E poi chiede una reale e compiuta democrazia negli istituti e negli atenei e manifesta per il riconoscimento di un reddito di formazione. Questo movimento sa bene che la riforma Gelmini ed i tagli di Tremonti, non sono che il primo passo verso la negazione di ognuna di quelle rivendicazioni.

Ma quei provvedimenti sono anche la faccia dell'istruzione modello liberista, svincolato dalle garanzie costituzionali. La 133 e la 137 rappresentano il tentativo di mercificare la cultura, di negazione di diritti fondamentali e perciò di negazione della democrazia sostanziale. Oltre a presentarsi con un tentativo concreto di abbattimento dello stato sociale.
In sintesi, il governo con i suoi decreti sulla scuola e sull'università, sta disegnando la società che vorrebbe realizzare: classista, a-democratica, autoritaria e xenofoba. Un modello che è lo specchio di una destra conservatrice, reazionaria ed ultraliberista. Ed è anche a questo modello sociale che l'Onda si sta opponendo.
E' per questo che quest'Onda non può essere cavalcata da destra.

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giovedì 30 ottobre 2008

Roma, 29 ottobre 2008. L'insegnamento di Kossiga.


Il 23 ottobre scorso, Quotidiano Nazionale pubblica un'intervista di Kossiga che dice:
"Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro dell'Interno. In primo luogo lasciare perdere gli studenti dei licei, perche' pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito... Lasciar fare gli universitari. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle universita', infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovra' sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pieta' e mandarli tutti in ospedale - ha continuato - Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in liberta', ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si".

Poi capita che ...



Non c'è troppo da stupirsi. I metodi sono vecchi di 40 anni. Sono metodi di repressione già ampiamente applicati nel G8 di Genova nel 2001. Il governo è quello di sette anni fa, con qualche velina in più e sempre meno democrazia.

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mercoledì 29 ottobre 2008

Prove di ordinaria repressione

Mi riesce un po' difficile scrivere in questo momento. Sono parecchio incazzato e profondamente indignato.
Questa mattina è stato approvato il DL 137/2008. La riforma della scuola ad opera di Gelmini. Qualcuno dice che di riforma non si tratta, trascurando come pesantemente metterà mano al sistema scolastico. Se per strada vi dovesse capitare di imbattervi in qualcuno che nega quanto il decreto sia devastante per l'istruzione pubblica italiana, stategli alla larga. Perchè potrebbe essere con molta probabilità, uno squallido fascista al soldo dei tutori dell'ordine costituito, o da costituirsi in forma autoritaria.

Le teste pensanti del costituendo regime, sono nascoste in sedi padronali, in organi di informazione e nelle stesse stanze politiche. Sempre in alto, ovunque esse si trovino. Sempre in posizioni ben visibii e protette e dalle quali possono sbraitare qualunque cosa, senza temere alcuna conseguenza. Tanto sono gli stessi che impongono le regole del gioco antidemocratico.
E poi ci sono i mandanti delle pratiche di regime. Seduti comodamente su comode poltrone politiche. Assumono il controllo esecutivo e rappresentativo e tentano l'assalto al potere giudiziario.
Ed infine, in basso a questo organigramma di potere dispotico mascherato, gli esecutori materiali delle decisioni prese. Armati di bastoni, completamente neri o ornati del tricolore. In divisa completamente nera o con uno "spezzato", e con ai piedi generalmente degli anfibi. E soprattutto con in comune l'inclinazione al pestaggio.
Tutti questi strani figuri, ovunque gerarchicamente si trovino, mostrano una particolare propensione alla repressione delle forme di dissenso. Ed il percorso di approvazione della riforma "ammazza-scuola", ne è l'ultimo emblamatico esempio.

Nel corso della sua approvazione, organi di informazione incitano ad usare la forza contro chi manifesta pacificamente la propria contrarietà al provvedimento. Il governo ascolta ed annuncia l'uso della polizia. Per la gioia degli istigatori.
Ma non è così che si ferma una protesta. Ci vuole dell'altro. Lo sa bene Kossiga, che consiglia di infiltrare loschi personaggi nella protesta, accendere la miccia della violenza ed avere così la giustificazione a reprimere nel sangue il dissenso. E guarda caso oggi, a decreto approvato, mercenari fascisti armati di bastone, parassiti della democrazia, introducono nella protesta in germe della violenza. Al grido di "Duce, Duce" hanno scientemente provocato incidenti e picchiato pacifici studenti. E mentre questi servi di un potere autoritario picchiavano, altri uomini con altre divise sembravano distratti.

Salutiamo allora l'arrivo al potere di un nuovo regime. Ma non certo con un inchino. Semmai al grido di RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE!

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giovedì 23 ottobre 2008

Ministra Gelmini ... in italiano: bocciata!

La promozione della cultura, non è obiettivo di questo governo, questo si sa (basti pensare che Bondi è a capo dello specifico ministero). La scuola si vorrebbe fosse una succursale aziendale e così la cultura va a farsi benedire. Al ministero dell'istruzione e dell'università, c'è la nostra signora Maria Stella Gelmini, che per diventare avvocato ha scelto strade più facilmente percorribili. Se accade e si persegue questo ed altro, poi non si può pretendere di apparire eruditi.
Ed infatti la nostra signora Maria Stella Beata Ignoranza non lo pretende. Non pretende quindi la ministra di sapere che l'ègida, secondo la leggenda, fosse uno scudo fabbricato da Efesto con la pelle di Amaltea, la capra balia di Zeus, che questo scudo fosse indistruttibile e resistente perfino alla folgore e che Zeus lo usasse per scatenare tempeste e non come scudo da combattimento.
Ma non pretendere di sapere, nemmeno dove porre l'accento su una parolina corta corta, come ègida e pronunciarla perciò, egìda in un suo discorso al Senato...

In italiano: bocciata! La preghiamo perciò, ministra Gelmini, di volersi gentilmente accomodare nelle classi di inserimento.

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Ora il re (Silvio IV) è nudo ... ed ha paura.

L'arroganza del potere non ha spaventato studenti ed insegnanti in lotta. Dalla scalinata della facoltà di lettere e filosofia de La Sapienza, si sente urlare "Noi non abbiamo paura di Berlusconi e non abbiamo paura della Gelmini". Il movimento nato dalla protesta contro la riforma della scuola e delle università targata Gelmini, non teme le minaccie di Berlusconi.
Ed ora il re (Silvio IV) è nudo. Ha gettato definitivamente la maschera. Si è mostrato in tutta la sua versione reazionaria. Sotto il doppiopetto si scorge ormai la divisa. E come nella fiaba di Andersen, mentre una gran folla di cittadini e cortigiani elogia le politiche berlusconiane di decisionismo e tolleranza zero, l'incantesimo si spezza davanti agli occhi dei più giovani, che gridano quello che altri non vogliono vedere: una politica fatta a servizio di pochi, contro i diritti di tutti gli altri.

Adesso è il re ad avere paura. Ora ha (deve) avere paura del giudizio dei cittadini. Ora il re e la sua corte temono di dover indietrggiare. Perchè se non passerà la riforma della scuola, se la Gelmini sarà costretta a dimettersi dalla carica di ministro, il governo avrà perso una battaglia importante. Una sconfitta politica sulla riforma della scuola e delle università, potrebbe trascinare con sè l'intero impianto conservatore di questo governo.
Nella riforma scolastica sono infatti racchiusi i peggiori elementi reazionari, delle politiche di questo governo di parrucconi: diritti a pagamento; razzismo; restaurazione; sostegno al capitalismo; svuotamento del servizio pubblico; privatizzazioni; licenziamenti; precarietà; ...
Ora il re ha paura, perchè essendo rimasto nudo teme che anche tutti gli altri possano vederlo senza vesti. Così alla lotta contro la riforma della scuola e delle università, potrebbero unirsi i lavoratori, i precari, i pensionati. Potrebbe nascere un movimento che comprenda, oltre agli studenti, anche il mondo del lavoro e delle reti antirazziste, uniti a chi lotta in difesa del territorio contro scempi ambientali, insieme alla sinistra extraparlamentare. Augurando magari a Veltroni ed il suo PD, un risveglio dallo stato di allucinazione politica nel quale si sono trascinati, che fa vedere loro re Silvio IV ancora in doppiopetto. Magari solo un po' sbottonato.

Re Silvio IV ora ha paura, perchè sa bene che se gli studenti gridano tanto forte da svegliare dall'ipnosi la maggioranza dei cittadini, questa comincerà a guardare lui anzichè l'abito che si è fatto cucire addosso.

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mercoledì 22 ottobre 2008

Non sentite uno strano ronzio?

Non sentite uno strano ronzio? Non avvertite una certa corrente d'aria intorno a voi? Eppure le zanzare dovrebbero aver cessato di dare fastidio con la fine dell'estate. E quell'aria non somiglia affatto ad una gradevole brezza marina.
Non effetti della calura estiva quindi, ma dell'affacciarsi dell'autunno caldo certamente. Quel ronzio e quell'aria, sono gli effetti della risposta del regime berlusconiano alla protesta contro il decreto Gelmini. Si tratta del rumore e dello spostamento d'aria, dovuti al mulinare dei manganelli di Stato. Quello Stato che si mostra sempre più autoritario, che assume sempre più i contorni di un Stato repressivo.
Berlusconi ha accompagnato la Gelmini in conferenza stampa, come fosse il curatore di una ministra interdetta ed in perfetto stile dispotico, riferendosi all'occupazione di scuole ed università, ha fatto il suo annuncio:
"convocherò oggi pomeriggio Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell'ordine ... L'ordine deve essere garantito ... Al ministro Gelmini dico: andiamo avanti".
Mancava da dire solo qualcosa del tipo "Nessuno può fermarla. Nessuno la fermerà" e "Vincere e viceremo", che la simmetria con un certo passato sarebbe stata nitida.

Lo stato da ordine e polizia si va sempre più delineando. Dopo il primo consiglio dei ministri a Napoli, con la minaccia di uso della forza per garantire le decisioni dell'autorità; ora gli avvertimenti repressivi sono indirizzati verso studenti, professori, ricercatori, genitori che si oppongono alla riforma della scuola e delle università targata Gelmini. I primi segnali sono stati già dati ieri a Milano, dove i manganelli e gli scarponi della polizia hanno cominciato a fare sentire il loro peso.
Rimane una constatazione: questo movimento fa paura. Questo autunno appena iniziato comincia a fare sentire il suo calore. Comincia a bruciare le chiappe ad un governo che vuole imporre decisioni con la forza. Questo movimento, nato quasi spontaneamente e sviluppatosi molto rapidamente, potrebbe strappare le carte dove il governo sta appuntando le sue sciagurate ipotesi di stato sociale, di sistema economico, di apparato politico.

Se questo movimento durerà abbastanza per fermare la virata autoritaria, nessuno credo lo possa dire, in questo momento. Ma credo sia necessario legare questo movimento, a tutti gli altri movimenti in lotta per il lavoro e per la difesa del territorio. Altrimenti questo governo potrebbe avere gioco facile nella repressione del dissenso, tipico di regimi anche più recenti di quello fascista. Si notano già importanti similitudini con l'affermazione di diverse forme di governo autoritarie: la smania di decisionismo; l'uso sistematico della forza; la situazione di grave crisi economica.

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mercoledì 15 ottobre 2008

Classi "speciali" per bambini non italiani

Di nuovo questo governo se la prende con i piccoli. Se la prende con i bambini. Dopo le impronte digitali per i bambini rom, questa volta il governo prende di mira la scuola. Quella frequentata da bambini immigrati insieme a bambini italiani. Se la prende, il governo, con quelle classi dove bambini nativi e migranti crescono insieme, imparano a conoscersi, socializzano, si integrano.
Ieri sera, infatti, alla Camera è stata approvata una mozione del deputato leghista Cota, che prevede le "classi di inserimento" per alunni stranieri. Più dettagliatamente, nella mozione è previsto che il governo si impegni a «rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, favorendo il loro ingresso, previo superamento di test e specifiche prove di valutazione». In caso di non superamento dei test, i bambini stranieri saranno relegati in "classi di inserimento" per «frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana».

Insomma, le distanze tra autoctoni e migranti sono destinate a crescere. Perchè se una prima barriera all'integrazione è sicuramente la conoscenza della lingua, la più importante è l'ignoranza dell'altrui cultura. Quell'ignoranza che genera paure, che provoca l'istinto violento di difesa verso un pericolo inesistente. E certamente le classi separate non aiutano a conoscere gli usi, la vita, le religioni, le esperienze l'uno dell'altro.
Visti i recenti provvedimenti di questo governo e le dichiarazioni sul razzismo di alcuni suoi esponenti, c'è il legittimo sospetto che l'intenzione della mozione approvata sia proprio quella: "educare" al mantenimento delle distanze tra culture diverse. E se si parte dalla scuola elementare, dove i bambini hanno una mente aperta alla conoscenza ma modellabile, si spiana la strada alla crescita di razzisti adulti di domani.

Penso a quello che i bambini di oggi potranno essere. Ed intanto rabbrividisco all'immagine di una scuola dove i bambini provenienti da altri luoghi vengono ammucchiati in classi "speciali", da dove poter osservare i giochi dei bambini italiani, ma senza interferire. Classi speciali dove la lingua italiana non la si impara spontaneamente, naturalmente come è per i più piccoli, ma per percorsi formativi opportunamente adattati. Mentre dall'altra parte i bambini italiani, in normali classi dove l'italianità sarà preservata, guarderanno gli "altri" loro coetanei incuriositi e con crescente sospetto. D'altronde come può non crescere la diffidenza se in quelle altre classi "speciali" per bambini "speciali", si dovrà provvedere alla «educazione alla legalità e alla cittadinanza» (così prevede la mozione approvata)?
Un'ultima nota su questa mozione: non si potrà consentire «ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ciascun anno», per favorire «una distribuzione degli studenti stranieri proporzionata al numero complessivo degli alunni per classe». Tanto per evitare il rischio di turbativa della cultura italica.

P.S.: il 15 novembre 1938 entrò in vigore il Regio Decreto n. 1779, che all'articolo 5 disponeva che «per i fanciulli di razza ebraica sono istituite, a spese dello Stato, speciali sezioni di scuola elementare ... i libri di testo saranno quelli di Stato, con opportuni adattamenti».
Cosa c'entra con la mozione approvata ieri alla Camera? Forse niente. Ma non fa male ricordare il passato.

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giovedì 28 agosto 2008

Anche l'operaio vuole il figlio dottore. Non c'è più morale, ministro Gelmini

Non c'è governo, da almeno tre lustri ad oggi, che non si sia occupato della riforma della scuola. Anche la ministra Gelmini non ha voluto essere da meno e per esporre il proprio programma, non poteva scegliere platea più accomodante per lei che quella del meeting di Comunione e Liberazione.
In due parole, il grosso della proposta sta nel voler trasformare tutte le scuole, comprese quindi quelle statali, in fondazioni di diritto privato ed essere regolamentate come tali. In questo modo, le scuole potrebbero incassare finanziamenti da privati, che ovviamente determinerebbero le scelte scolastiche a proprio uso e consumo, pena la chiusura dei "rubinetti". Scuole-aziende con CdA al posto dei consigli scolastici, dove gli studenti non sarebbero altro che la materia prima da trasformare in un processo aziendale che produce lavoratori sempre più precari e funzionali al mercato del lavoro.

Perciò, quando si parla di riformare il sistema scolastico, non si sta parlando semplicemente della scuola. Non ci si riferisce semplicemente al numero di insegnanti, non è solo il sette in condotta, non è solo il grembiule, non è solo una questione di spesa. E' tutte queste cose. Ma è anche e soprattutto di una visione di società che si sta parlando.
Anche la ministra Gelmini, donna in carriera folgorata sulla via di Arcore, avvocato che non ha mai messo piede in una scuola in qualità di insegnante, che di insegnamento non saprebbe di cosa parlare, che di pedagogia ne conosce quanto me in materia di fisica dei sistemi complessi; anche lei, dicevo, sa bene che quando parla di riforma della scuola, non sta trattando un tema che inizia e si esurisce nelle aule scolastiche.

Quando la ministra Gelmini espone ad un pubblico di ciellini la riforma scolastica alla quale si vuole cominciare a dare corso, è della sua visione di società che sta parlando, e di quella di questo governo, e delle oligarghie politiche, economiche, istituzionali. E come comunemente immaginano la società questi poteri? Immaginano una società nella quale i ricchi possono frequentare scuole di eccellenza, mentre tutti gli altri sono destinati a frequentare scuole ed università dequalificate.
Sostanzialmente, chi appartiene ad una classe agiata è destinato, se vuole, a ricoprire ruoli dirigenziali, mentre chi appartiene alla massa è relegato alla produzione della ricchezza dei primi. A questo punto la Gelmini replicherebbe che la scuola a cui aspira, è fatta di docenti ed alunni che avanzano sulla base di criteri meritocratici.

E', il discorso della meritocrazia, il cavallo di Troia attraverso il quale si tenta in diversi ambiti di abbattere quel che rimane dello stato sociale. Non ha senso parlare di meritocrazia quando le condizioni di partenza non sono le stesse. Sarebbe come se un centometrista si dicesse più veloce del suo avversario perchè primo al traguardo, ma non si tenesse conto che quello stesso atleta è partito da blocchi di partenza spostati in avanti di 50 metri.
"Del resto mia cara di che si stupisce, anche l'operaio vuole il figlio dottore
e pensi che ambiente che può venir fuori. Non c'è più morale, Contessa."
E' la strofa di una canzone che si cantava a cavallo tra la fine del '60 e gli inizi degli anni '70. A quaranta anni di distanza da quando fu composta, quella canzone che si chiama Contessa, potrebbe ancora essere intonata senza nemmeno apparire nostalgici.

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lunedì 21 luglio 2008

Io promuovo Bossi. Fatelo anche voi. Forse ci conviene ...

I figli del dio Po, si dicono provenienti direttamente dai Celti. Ed io sono costretto a crederci, visto che in lingua italiana sembrano conoscere solo parole come: secessione; padania; Roma ladrona; fuori gli immigrati; terroni e poche altre. Per il resto sono costretti ad esprimersi a gesti, come ad esempio quello dell'ombrello o appunto mostrando il dito medio.
Pertanto quelle di Bossi ieri, sono frasi e gesti che seppure sono generalmente recepiti come molto gravi, devono essere considerate per quello che sono: necessari al linguaggio "celodurista", che per mantenersi vivo è costretto a spararle sempre più grosse.
Chiusi nell'oblio della loro camera oscura cerebrale, Bossi ed i leghisti non fanno tentativi di apertura alla conoscenza e così inciampano in errori tanto grossolani quanto ridicoli:

Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L'Inno dice che 'l'Italia è schiava di Roma...', toh! dico io

Umberto Bossi dixit

E così il povero Umberto evidenzia tutta la sua scarsa conoscenza linguistica e storica, oltre che quella di un popolo padano che allegramente applaude la battuta. Ma d'altronde loro, i padani discendenti diretti dei Celti, che parlano quella strana lingua celodurista, non sono mica tenuti a sapere che in realtà nel Canto degli Italiani - altrimenti detto Inno di Mameli o Fratelli d'Italia - ad essere schiava di Roma è la Vittoria, intesa come dea della vittoria, che a Roma deve porgere la chioma per tagliarla, così da portare i capelli corti come erano solite fare le schiave.
Ma come dicevo prima, il popolo padano non è aperto alla conoscenza, specie se proviene dal Sud. E così il "senatùr" se la prende anche con i professori che non sono padani, ai quali sarebbe ora di dire basta perchè non si può continuare a

far martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord. Un nostro ragazzo è stato 'bastonato' agli esami perché aveva portato una tesina su Carlo Cattaneo


Però qui, c'è da crederlo, c'entra anche il "cuore di papà" con anima padana, suo figlio Renzo, che guarda caso aveva portato all'esame di maturità una tesina su Cattaneo dal titolo: "La valorizzazione romantica dell'appartenenza e delle identità", uscendone però con una bocciatura (la seconda dopo quella dell'anno precedente).
Ora si capisce un po' meglio il comportamento di Bossi: sia l'attacco ai professori meridionali, che il gesto all'inno italiano, sono il frutto anche delle delusioni scolastiche del rampollo padano, che a settembre avrebbe potuto salire sul Monviso, finalmente liberato dall'oppressione dei libri scolastici e raccogliere la "sacra acqua" del Po.
Solo che la rabbia per la bocciatura di Renzo Bossi prevarica la ragione e si arriva a chiedere una riforma della scuola pubblica, perchè

I nostri studenti hanno bisogno di essere guidati da uno come Umberto Bossi.

Paola Goisis - Commissione Cultura della Camera


Ed allora si capisce bene che è il caso di intervenire e scongiurare una profonda ed irrimediabile caduta culturale. Ci troviamo perciò costretti, nostro malgrado ad aiutare il figlio del senatùr ad essere promosso. Avremo così aiutato i nostri figli ad esprimersi oltre il linguaggio e la cultura celodurista.

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