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mercoledì 4 febbraio 2009

Sbarramento al 4%. La democrazia del PDdL e di Veltrusconi

Un passaggio al Senato e poi la rappresentanza politica potrà essere solo un'illusione per milioni di italiani. Dopo l'approvazione alla Camera, PD, PdL e IdV voteranno ancora tutti insieme appassionatamente "sì" per lo sbarramento al 4% per le lelezioni europee decretando, per circa oltre 4 milioni di italiani, la fine della loro rappresentanza al parlamento europeo. Circa il 10% dei cittadini italiani senza rappresentanza politica in Europa. Questa è la democrazia del PDdL (Partito Democratico delle Libertà)?

Non c'entra la governabilità europea, visto che alle elezioni non consegue la formazione di un governo. Non c'entra nemmeno la frammentazione politica, che in Europa è difficilmente possibile, visto che per formare un nuovo gruppo parlamentare sono necessari almeno 20 europarlamentari, provenienti da 1/5 degli Stati membri. Considerando che l'Italia conta 78 deputati e gli Stati membri sono 27, si capisce la difficoltà a formare un nuovo gruppo.
E seppure questo fosse il motivo, il PD dovrebbe mostrare un minimo di coerenza e finalmente decidere e fare sapere ai suoi elettori, in quale gruppo dell'europarlamento finirà. Tanto per apparire un pochino serio e meno ridicolo. E soprattutto politicamente onesto almeno nei confronti degli italiani a cui chiede il "voto utile".

L'obiettivo vero e non dichiarato (o meglio, ipocritamente smentito) è quello di eliminare definitivamente la rappresentanza politica della sinistra, per avviare un regime di bipolarismo che porti, alla fine, in trionfo il Veltrusconismo.
Tutto in nome della governabilità e di una pericolosa smania di decisionismo, per la quale si è disposti a sacrificare anche un po' di democrazia. Ecco dov'è il pericolo: l'esasperazione governativa a discapito anche della democrazia (o di quel che ne rimane). Che altro non significa che esaltazione dell'esecutivo e mortificazione della rappresentanza. Squlibrio tra poteri.

Prepariamoci a prossimi inciuci, a concessioni fatte in nome di una inutile "opposizione responsabile" (che vada per la responsabilità, ma a quando è prevista l'opposizione?). Prepariamoci a regalie politiche per interessi di segreteria. E soprattutto, prepariamoci a decenni di governo di destra.

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lunedì 27 ottobre 2008

La manifestazione del PD è riuscita. Anzi no. Dipende ...

E' andata bene, a quanto pare, la manifestazione del PD. Ed è andata bene la manifestazione del segretario del PD, Walter Veltroni. Perchè - diciamolo - è stata anche un po' la sua manifestazione. Quella che lo ha re-incoronato leader del partito.
La manifestazione è andata bene e dobbiamo forse dire: "Meno male". E' andata bene perchè a rispondere all'appello veltroniano sono stati in tantissimi. Dalle parti dell'organizzazione si parla di più di 2 milioni di persone. Ma la cifra è data obiettivamente per eccessiva, da più parti. La prefettura, esercitandosi a mortificare le altrui intelligenze, dice di aver contato 200 mila presenze. Siccome questo gioco risulta anche divertente, mi propongo e dico che, da quanto ho visto in TV, i manifestanti dovrebbero essere stati dai 300 ai 30 milioni. Voglio vedere chi può smentirmi.

D'altronde è difficile sottrarsi al gioco della conta, per il semplice fatto che è la pratica politica a richiederlo. Sondaggi, percentuali, numeri sparsi a destra e a manca, dati divulgati da questa o quell'altra fonte, letti da una parte o dall'altra, interpretati a proprio piacimento, è l'esercizio politico preferito di governanti, aspiranti tali ed organi di informazione al loro seguito.
La politica si riduce così alla messa in pratica di strategie di consenso, che nulla hanno a che fare con la risposta ai tanti problemi che attanagliano il paese. Problemi che si sviluppano come un cancro che attacca anche gli organi vitali della Repubblica: i principi costituzionali, dall'antifascisto ai diritti più elementari. E per lo stesso motivo, più che una manifestazione di dissenso, più che una scelta di chiaro posizionamento, un corteo rischia di diventare una processione per acclamare un leader politico.
Purtroppo anche questa occasione (la manifestazione di sabato del PD) non si è sottratta al rito di celebrare una cerimonia politica, con un capo acclamato su specifiche parole d'ordine, con le bandiere portate come immagini sacre e poche maglie del "Che" a fare la parte delle reliquie di un passato, del quale i leader politici fanno a gara a chi meglio mostra vergogna. In questo scenario si è calato il discorso di Veltroni, che è andato all'attaccato del governo, ma mantendo intatte le parole d'ordine e la proposta politica ascoltate fin dalla sua incoronazione a leader del PD.

E' solo nella logica di questa politica fatta di numeri e riti politico-religiosi, che possiamo rincuorarci della riuscita della manifestazione del PD. In questa politica che vive di ricerca del consenso come fine ultimo del proprio agire, una modesta presenza di manifestanti sabato a Roma, avrebbe significato tragicamente, un rafforzamento del governo e delle sue imposizioni autoritarie. Al contrario l'alta adesione all'appello del PD, può aver dato un colpetto alla sponda sulla quale poggia l'arroganza governativa: il consenso popolare.
Ma il consumarsi di quello stesso rito, è tra le cause delle precedenti politiche simildestrorse del passato governo di centrosinistra, che va dal precariato alle grandi e devastanti opere, dalle sciagurate norme antirumeni al finanziamento delle missioni di guerra. E rischia di tradursi nella causa della riproposizione delle stesse future scelte politiche.

In questo senso, credo la manifestazione di sabato scorso non sia molto ben riuscita. Almeno per quanto riguarda gli interessi generali e reali delle persone che abitano questo Paese. Al di là delle riti politici pseudo-religiosi. Ed anche per questo non potevo prendere parte a quella manifestazione. Perchè oltre la distanza politica che mi allontana considerevolmente dal PD verso sinistra, rimango comunque un "ateo" anche in politica.

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lunedì 7 aprile 2008

Il lavoro domestico vale più di 4 centesimi al giorno

Mi pare che oggi la politica abbia raggiunto il distacco massimo dalla realtà. Tanto che le proposte di questa campagna elettorale 2008, sono quanto di più banale e lontano dalle reali esigenze delle persone in carne ed ossa.
L'ultima di Veltroni (dal quale onestamente mi sarei aspettato di più), è quella di esonerare le casalinghe dalle spese per l'assicurazione contro gli infortuni domestici. Così le casalinghe potranno risparmiare (udite, udite) ben 12,91 euro l'anno.
Tutto questo sforzo, per dimostrare quanta attenzione il PD riponga verso «tante donne che nel nostro paese svolgono - secondo Veltroni - un ruolo fondamentale». Come non si potrebbe riconoscerlo tale? Mi chiedo allora perchè Veltroni lo consideri così poco dal punto di vista economico. Un ruolo fondamentale, vale solo 12,91 euro l'anno?
Una proposta concreta, che davvero avvicinerebbe la proposta elettorale alle esigenze reali delle persone e che quindi non risulterebbe macchiata da una logica populista, sarebbe quella di concedere un reddito di cittadinanza. In questo modo, chi si occupa dei lavori domestici entro le mura della propria casa, sarebbe svincolato da una dipendenza economica verso il partner.
Ma soprattutto, in un Paese come il nostro che vede le donne lavoratrici con uno stipendio pari alla metà di quello maschile e costrette a subire discriminazioni sessiste, potrebbero sfuggire dai ricatti padronali.
Se Veltroni avesse avanzo una proposta di questo tipo, sarebbe stato credibile nel momento in cui ha dichiarato di ritenere fondamentale il lavoro domestico. Ma nel momento in cui il lavoro casalingo, è praticamente considerato giustamente remunerato con meno di 12,91 euro l'anno (meno di 4 centesimi al giorno), ogni parola di buona considerazione nei confronti di quel lavoro, suona quanto meno ipocrita.

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mercoledì 2 aprile 2008

Torna la tessera per il pane?

I salari italiani, si sa, sono i più bassi d'Europa, Portogallo a parte. Il potere di acquisto dei salari degli italiani, è stato eroso negli anni ed in questi termini, negli ultimi 5 sono stati tolti dalle tasche degli italiani circa 2000 euro.
Negli ultimi 10 anni, la ricchezza si è spostata in maniera prepotente dal lavoro alle rendite, impoverendo le persone ed arricchendo l'impresa. Ed ormai i poveri in Italia sono oltre 7 milioni, più del 10% della popolazione.
La politica chissà perchè, si è ora accorta di questa drammatica situazione. Forse perchè anche i poveri votano. Tra tutti i diritti che dovrebbero essere inalienabili (casa, salute, ecc.) chissà com'è, questo è l'unico diritto che viene garantito (per ora).
Siccome anche il voto di chi è povero vale quanto quello di uno ricco e siccome i poveri sono molti più dei ricchi, occorre fare proposte elettorali a riguardo. Così, dal cappello di Veltroni escono i buoni spesa che, come ha spiegato il leader del PD, «potrà essere potrà essere utilizzato con i negozi convenzionati». Quindi i poveri avranno i loro buoni spesa, da spendere nei loro supermercati magari lontani da quelli dei ricchi, che hanno fastidio nel vedere i poveri.
Anzichè quindi puntare sull'aumento salariale, sulla riduzione di privilegi manageriali per redistribuire degli utili aziendali, su politiche per case popolari; anzichè su cose del genere, si punta invece all'assistenza, che mette il povero nella indecente condizione di doversi mostrare nel suo dramma economico e sociale e nello stesso tempo, il povero è posto in una condizione di sudditanza e costretto a ringraziare chi lo ha ridotto in povertà, perchè intanto gli fa l'elemosina.
Beh ... a me questa proposta ha ricordato immediatamente la tessera per il pane di epoca fascista.

P.S.: ho volutamente usato il termine povero, senza mai cercare di ingentilire quella parola, ormai così poco usata. Non perchè ci si vergogni della loro presenza, ma perchè è bene che siano poco visibili, perchè il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam.



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mercoledì 19 marzo 2008

Fini e Veltroni fanno a gara di altruismo ... e di ipocrisia!

Di programmi per il prossimo governo è bene non parlare. D'altronde, è cosa nota, gli impegni presi dal PD e dal PdL sono molto simili tra loro ed antrambi rispecchiano le richieste di Confindustria, elencate dall'ex presidente dell'associazione degli industriale Luca Cordero di Montezemolo.
E allora meglio puntare su altro, per convincere la massa di indecisi, che sembrano essere in numero molto maggiore rispetto alle precedenti elezioni. E su cosa puntare? Niente di più semplice di buttarsi su sul vecchio e mai sorpassato, facile populismo.

Così, mentre Veltroni intrattiene la piazza di Varese con i suoi "ma anche" e con richiami al patto operai-imprenditori (sic!), Fini lo chiama ipocrita, perchè «Veltroni propone di ridurre l'indennità ai parlamentari», ma lui, Veltroni, a «52 anni percepisce una pensione di 5.216 euro netti al mese». Veltroni non manca ovviamente di replicare che «Fini ha perso un'occasione per stare zitto. Avevo chiesto di poter rifiutare quei soldi ma non è possibile. Così li ho spesi nelle cose in cui credo».
E allora, via con la corsa alla candidatura di migliore benefattore. Veltroni si candida a leader dei mecenati per avere «dato 100.000 euro in beneficenza». Ma è incalzato dal caritatevole Fini, che ha detta del suo entourage «guadagnando il doppio del segretario del Pd avrà certamente contribuito con cifre doppie delle sue ad aiutare chi è meno fortunato».
Mi chiedo se questi due personaggi politici, discutendo delle loro facili pensioni e dei loro lauti compensi, si rendano conto di quanto percepisce mediamente un pensionato o di quale sia lo stipendio ed il salario della stragrande maggioranza dei lavoratori in Italia. E neppure credo si rendano conto, i due politicanti, che quelle pensioni e quegli stipendi e salari generalmente percepiti, non bastano a condurre una vita dignitosa.
Mentre Fini e Veltroni si lanciano frecciate sulle loro pensioni, in Italia ci sono migliaia di pensionati che cercano di calmare i morsi della fame rovistando nella spazzatura.
Questi due politicanti, anzichè fare a gara in un presunto campionato italiano di filantropia, farebbero bene a rileggersi i loro programmi, dove la parola "pensione" è nominata una volta sola in quello del PdL e mai in quello del PD. Mentre le parole stipendio o salario mai sono citate nel programma del PdL ed una volta sola in quello del PD. Uno pari ... palla al centro. La sfida può continuare, ma gli spalti si stanno svuotando!


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lunedì 3 marzo 2008

La faccia come il Walter

«Con Calearo dimostriamo che siamo la forza del patto tra gli imprenditori e i lavoratori». Sono parole di Walter Veltroni, all'annuncio della candidatura di Calearo nelle liste del PD.
Cosa dire? Che bisogna avere la faccia come il Walter, per mettere insieme, nelle liste del PD, persone come Boccuzzi, l'operaio scampato al rogo dell Thyssenkrupp e Colaninno, presidente dei giovani industriali; l'operatrice di un call center e Calearo, falco di Confindustria.
Ci vuole una faccia come il Walter, per poter continuare a dire con tanta naturalità, non tanto che il suo partito si pone in una condizione di neutralità tra capitale e lavoro, semmai il voler fare credere agli italiani che ciò possa essere fatto realmente.

Non solo gli interessi in gioco sono agli antipodi, ma i fatti anche molto recenti, stanno a dimostrare l'incompatibilità tra le pretese industriali e le esigenze dei lavoratori.
Mentre i lavoratori continuano a morire sul lavoro ed inutilmente fino ad oggi, hanno fatto esplicita richiesta di vedere compiuta la Legge delega in materia di sicurezza, i confindustriali, di cui Colaninno è presidente dei giovani, continuano a pretendere che quella stessa legge decada.
Alle loro legittime richieste di rinnovo del contratto nazionale, i metalmeccanici hanno trovato la dura opposizione proprio di Calearo, che aveva fatto di tutto per evitarne il rinnovo.
Non può esserci quindi equidistanza tra gli interessi degli industriali e quelle dei lavoratori. Ma questo Veltroni lo sa bene ed infatti la sua scelta di campo l'ha già fatta. Veltroni ha scelto che il suo PD debba prendere una posizione neocentrista, il cui sguardo non deve rivolgersi a sinistra neache per sbaglio.Ne sono la dimostrazione le candidature di personaggi come Ichino, che da anni si batte per l'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Senza dimenticare che nelle sue liste il PD ha inserito il super-poliziotto Achille Serra ed il generale Del Vecchio. Mentre l'Opus Dei era già presente e ben rappresentato dalla senatrice Binetti.
Il PD si presenta alle elezioni con un programma di destra e per dimostrare di poterlo applicare, in caso di vittoria, ha bisogno di presentarsi con personaggi di destra.
Ci vuole una faccia come il Walter, in queste condizioni, per presentarsi come alternativo al centro-destra ed a Berlusconi.

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