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venerdì 24 luglio 2009

Ogni tanto una buona notizia

Ogni tanto c'è qualcuno che prova a riscrivere la storia e sprattutto la storia partigiana ed antifascista italiana. Un politico, un "intellettuale", un giornalista pronto a scagliarsi contro i partigiani, periodicamente sente la voglia di farsi sentire ed occupare la scena. Era capitato al quotidiano Il Tempo, notoriamente vicino al centrodestra, che qualche tempo fa aveva definitori "massacratori" i partigiani protagonisti dell'attacco portato a segno contro le truppre SS in Via Rasella. L'equiparazione dei GAP ai nazisti, era il tentativo. Massacratori gli SS e massacratori anche i Gap. Squallido tentativo ed indecente epiteto contro persone, i partigiani, che lottarono e diedero la vita per liberare l'Italia dalla dittaura nazifascista.

Ma poi, come raramente accade, arriva una buona notizia: la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di Elena Bentiveglia, figlia dei gappisti Carla Capponi e Rosario Bentivegna, contro il quotidiano romano. La Cassazione ha stabilito che i gappisti non sono stati dei massacratori, e che con quel termine Il Tempo ha leso la dignità dei partigiani e per questo il quotidiano è stato condannato.

Mi chiedo quanto questi denigratori dei partigiani, che non perdono occasione per scagliarsi contro chi ha combattuto per liberare l'Italia dalla dittatura nazifascista, meritino quella libertà regalatagli dai partigiani, spesso a costo della vita.

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venerdì 25 aprile 2008

buon 25 aprile Partigiano





“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”
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Antonio Gramsci
11 febbraio 1917

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