Le comunità gagè rubano i bambini
La notizia non ha avuto l'eco che meriterebbe, ma era prevedibile. Si rischierebbe un contraccolpo alla sub-cultura italica, dalle conseguenze imprevedibili. Così abituata alla paura, che abbandonarla rischierebbe di creare un vuoto a quella sottocultura, che comporterebbe il problema di dover essere in qualche modo colmato.La notizia è questa: le comunità gagè rubano i bambini. Nessuno lo diceva prima, ora lo rileva un'indagine commissionata dalla Fondazione Migrantes al dipartimento di Psicologia e Antropologia culturale dell’Università di Verona. I risultati dello studio, che ha preso in riferimento il periodo che va dal 1986 al 2007, ha preso in considerazione l'archivio Ansa ed i fascicoli di tribunale. In quel periodo ci sono state 11 sparizioni sicure di bambini, tutte riconducibili appunto alle etnie gagè. Ma chi sono i gagè?
Di questa comunità fanno parte tutte quelle persone che non appartengono alle popolazioni romanì. Cioè tutti quelli che non sono rom, sinti, kalè, romnichels, ecc. Insomma, i gagè (nel linguaggio romanì) sono i "non zingari". Mentre gli "zingari" non rubano i bambini.
Gli "zingari" non rubano i bambini perchè non è nella loro tradizione. Non è concepito nella cultura romanì il rapimento di bambini. Ma nemmeno sarebbe sensato rapire bambini, dato che gli "zingari" hanno già tanti figli. Nonostante tutto, nell'irrazionale immaginario collettivo, questa paura è tanto forte che se una persona di etnia rom, o sinti, o altro si avvicina ad un bambino, si ha subito ed istintivamente il timore di non rivedere mai più il proprio figlio.
Ma si riuscirà ad abbandonare quel pregiudizio para-religioso che tanto lo fa assomigliare ad un dogma? Si riuscirà a scansare quelle affermazioni insensate e si potrà cominciare a ragionare, a verificare ed a cercare di capire? Non ne sono sicuro.
C'è da aspettarsi che nemmeno il rapporto della Fondazione Migrantes, riuscirà a scalfire la coltre di pregiudizio che avvolge gli "zingari". D'altronde l'informazione è costruita in modo da mantenere un rapporto superstizioso con altre comunità. Nutre i timori e le suggestioni con capri espiatori, buoni a nascondere i reali problemi sociali, dei quali le comunità additate come carnefici sono invece doppiamente vittime.




