Obama abbronzato? No, è proprio negro! Parola di Forattini
Nel pomeriggio di ieri, in tutto il mondo, attraverso internet, TG o quotidiani, si diffondeva la notizia dell'infelice battuta di Berlusconi, che aveva descritto Obama come un «bello, giovane e abbronzato». Non so quanto di razzista ci sia effettivamente in quella frase. Onestamente, mi pare più uno dei suoi soliti, imbarazzanti, inutili, sproloqui diplomatici. Che si trovi ad un vertice italo-russo insieme al premier Medvedev, oppure con una ubriaca compagnia in un'osteria, per il presidente del consiglio italiano pare fare lo stesso.Il problema semmai è che non fa lo stesso per l'immagine dell'Italia all'estero. Fuori dai confini italici, quella che una volta era la terra di poeti, santi e navigatori, appare oggi come la patria di giullari e di pagliacciate politiche.
Ma se eravate rimasti sbalorditi della battuta di Berlusconi su Obama ... beh, dovete tenere da parte un po' del stupore per Giorgio Forattini. Il vignettista rimette le cose in chiaro: Barack Obama non è abbronzato. Il neoeletto presidente USA è proprio negro. Anzi è figlio di un maggiordomo negro. E lo fa con la vignetta qui sotto.
E' conosciuta a tutti la valenza dispregiativa della parola negro, quindi immagino anche a Forattini. Se a quella parola si aggiunge la qualifica (in questo caso dequalifica) di maggiordomo, si manifesta un profondo disprezzo per le origini di Barack Obama.Quella vignetta ricorda tanto le vignette razziste che erano diffuse, soprattutto in USA, fino ai primi decenni del '900. Dove i neri (anzi, i negri) erano raffigurati con sembianze vicine alle bestie. Oppure impegnati in attività squallide o dequalificanti e servili. Come appunto quella del maggiordomo-servitore-schiavo. Perchè solo attività servili svolte in stato di completa sottomissione all'uomo bianco, era possibile agli afroamericani.
Forse Forattini rimpiange quel periodo. E' forse un nostalgico dello schiavismo. Lui, schiavo della cieca ignoranza e rappresentazione umana di un servilismo che non dovrebbe appartenere alla satira.





